lunedì 26 ottobre 2026

Dall'amnistia ad Autistici/Inventati: 80 anni di contenimento a sinistra

The Italy Project

A sinistra del PD c'è il deserto. Non una frammentazione, non una pluralità di voci, non una dialettica: il deserto. Il quotidiano Il Manifesto sopravvive come testata ma non produce egemonia culturale né pressione politica. Autistici/Inventati, fino alla designazione USA del 26 agosto 2026, rappresentava un'infrastruttura digitale per chi si collocava fuori dal perimetro istituzionale — non un soggetto politico organizzato. E non c'era altro.

A destra del centrodestra, invece, esiste una galassia: Vannacci, liste identitarie, movimenti sovranisti, scissioni continue, competizione interna permanente. Una costellazione che si divide, si ricompone, si attacca reciprocamente — ma esiste, produce dibattito, conquista spazi mediatici ed elettorali. La stessa legge elettorale — Rosatellum, Italicum, Porcellum — che penalizza i piccoli a sinistra non impedisce a destra la proliferazione di sigle. L'asimmetria non è spiegabile con le regole del gioco. Va cercata altrove.

Per capirla, bisogna tornare al 1946. La Repubblica italiana nasce senza una resa dei conti con il ventennio fascista. Due omissioni ne segnano il carattere originario. La prima: l'amnistia Togliatti (giugno 1946), che cancella o riduce drasticamente i reati fascisti, liberando migliaia di responsabili del regime. La seconda: la mancata convocazione di un tribunale internazionale per i crimini del fascismo italiano. A differenza della Germania e del Giappone, l'Italia non viene mai chiamata a rispondere collettivamente della propria esperienza totalitaria.

Il risultato è che l'apparato statale — burocrazia, forze armate, magistratura, servizi — non viene epurato. I quadri formatisi sotto il fascismo restano al loro posto. Alcuni vengono reclutati nelle strutture clandestine NATO di Gladio (Stay-behind), con il placet anglo-americano. Da questa ambiguità originaria nasce la strategia della tensione: la fase che va dalla fine degli anni '60 al 1980 — stragi impunite, bombe, anni di piombo — ha un effetto politico oggettivo: spinge la popolazione verso la difesa dell'ordine costituito. Il voto diventa atto di fedeltà a un sistema percepito come minacciato.

I numeri lo confermano. Come documenta il CISE-LUISS, dal 1948 al 1976 l'affluenza alle elezioni politiche resta costantemente sopra il 90%, con un picco del 93,84% nel 1953. Il sistema regge perché due partiti si dividono il campo in modo funzionale: la Democrazia Cristiana governa, con l'affidabilità garantita agli anglo-americani; il Partito Comunista Italiano fa opposizione, ma un'opposizione controllata — non mette mai in discussione l'appartenenza atlantica in modo irreversibile, non supera mai la soglia del 35%, non entra mai al governo. È un argine a sinistra che impedisce la nascita di qualcosa di più radicale, e un interlocutore affidabile per l'Occidente proprio perché non prende il potere.

Entrambi i partiti hanno contribuito, a loro modo, alla vittoria alleata: la DC come riferimento della società civile cattolica filo-occidentale, il PCI attraverso la Resistenza. Entrambi risultano, agli occhi dei vincitori, gestibili. Il duopolio DC-PCI non è un incidente: è il prodotto di un equilibrio che conviene a chi ha disegnato l'architettura del dopoguerra.

Nel 1992-1994 il sistema della Prima Repubblica crolla. Ma il crollo è asimmetrico. La DC si dissolve. Il PSI, il PSDI, il PRI vengono travolti giudiziariamente. Il PCI/PDS subisce una condanna per finanziamento illecito — quella di Primo Greganti, il "Compagno G", arrestato il 1° marzo 1993 con l'accusa di aver ricevuto 621 milioni di lire dal gruppo Ferruzzi/Calcestruzzi per conto del partito (Il Post; L'Espresso). Condannato a 3 anni e 7 mesi, pena patteggiata a 3 anni, confermata in Cassazione nel 2002. Ma il partito sopravvive. Il "silenzio del compagno G" protegge i vertici. La PM Cazzola dichiara: "Non vogliono andare a fondo alla pista rossa". Il partito cambia nome — PDS, poi DS — e si presenta come forza nuova di un mondo nuovo. Come nota Studi Elettorali, i partiti a sinistra del futuro PD subiscono una specie di "colpo di grazia" già con il secondo governo Prodi.

Nel 2007, le DS (ex PCI) e La Margherita (ex DC di sinistra) si fondono nel Partito Democratico. Il PD è, strutturalmente, la continuazione del duopolio DC-PCI in un'unica formazione: il partito che governa e fa opposizione, a seconda dei cicli, senza mai uscire dal perimetro di sistema. Chi si colloca alla sua sinistra non trova spazio. La sinistra radicale (Rifondazione, SEL, SI) si esaurisce in un ciclo di scissioni e rientri. Il Movimento 5 Stelle intercetta il voto di protesta ma viene assorbito nel gioco di governo. Lo spazio digitale e sociale — Autistici/Inventati, i centri sociali, le reti autorganizzate — viene marginalizzato, monitorato, e infine colpito.

Il 26 agosto 2026, il Dipartimento di Stato e il Tesoro USA (OFAC, State Department) designano Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist ai sensi dell'Executive Order 13224. L'accusa: aver fornito infrastruttura digitale a gruppi violenti di estrema sinistra e, tra questi, al PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), organizzazione designata come terroristica da USA, UK e UE. Undici giorni dopo, il collettivo annuncia la chiusura. Nessun processo. Nessun contraddittorio. Solo la cascata di compliance del dollaro: banche, registrar, hosting, payment processor — tutti tagliano. Come ha scritto il Verfassungsblog, è "governance by friction": esclusione dal mercato globale dei servizi senza che nessun giudice italiano abbia mai esaminato i fatti.

Il legame con Paolo De Rosa — fondatore e segretario di AI ODV, l'associazione che rappresentava legalmente A/I, e contemporaneamente responsabile tecnologico del Dipartimento per la Trasformazione Digitale di Palazzo Chigi (2017-2022, governi Gentiloni, Conte, Draghi), poi funzionario della DG Connect della Commissione europea — aggiunge un livello di sovrapposizione che resta inspiegato. Se l'intento era fornire un perimetro gestibile a un collettivo di attivisti — un "giocattolo" che li contenesse — il risultato è stato un fallimento: quel giocattolo è stato usato da organizzazioni come il PKK, e la sua eliminazione è avvenuta per decisione unilaterale di un governo straniero, senza che lo Stato italiano possa opporre alcunché.

A destra, la concorrenza è tollerata perché non minaccia l'architettura: frammentata, litigiosa, mediaticamente visibile ma strategicamente contenuta dentro il perimetro atlantico. Vannacci — con i suoi eccessi — produce dibattito ma non struttura alternativa. La sua funzione oggettiva è polarizzare l'attenzione, non spostare il baricentro.

Il deserto a sinistra del PD non è un accidente elettorale. È il prodotto di un'architettura che affonda le radici nel 1946 — nel mancato giudizio sul fascismo, nell'amnistia, nell'arruolamento dei quadri del regime nelle strutture atlantiche — e che si è riprodotta attraverso la Prima Repubblica, la transizione di Tangentopoli come selezione darwiniana, e la Seconda Repubblica con il PD come fusione dei due poli originari.

La domanda che resta aperta — e che non ha risposta nei documenti pubblici disponibili — è se questa architettura sia il risultato emergente di interessi convergenti o il prodotto di un progetto consapevole. La verità, se esiste, è probabilmente in archivi non declassificati. Oppure — ed è la scommessa di The Italy Project (Franco Fracassi e Paola Pentimella Testa, 2022) — è possibile che 26 anni di inchiesta giornalistica, testimonianze e documenti raccolti fuori dai circuiti ufficiali possano colmare quel vuoto. A chi leggerà il libro il giudizio.

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