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giovedì 18 aprile 2019

Magaldi: ipocriti e invidiosi, i nemici dell’accordo Italia-Cina

Gioele MagaldiBei sepolcri imbiancati, i nemici dell’accordo Italia-Cina: di loro, par di capire, “il più pulito ha la rogna”. Francia e Germania friggono d’invidia: ma come possono rinfacciare a Roma il fatto di aver scavalcato Bruxelles, se Parigi e Berlino sono reduci dal Trattato di Aquisgrana, stipulato come se l’Unione Europeanon esistesse neppure? Una discreta faccia tosta anche da parte dell’alleato americano: furono proprio gli Usa ad aprire alla Cina le porte del mercato globale, ricorda Gioele Magaldi in web-streaming su YouTubecon Fabio Frabetti. Sempre in video-chat con il conduttore di “Border Nights”, lo stesso Gianfranco Carpeoro (che del Movimento Roosevelt è un dirigente) rincara la dose: «Ha fatto benissimo, il governo Conte, a fare l’accordo con la Cina: tutela i legittimi interessi dell’Italia. Gli Usa strepitano? Pazienza, capiranno: anche loro mirano all’interesse nazionale. Ci rinfacciano che stringiamo un’alleanza con un paese non democratico? Prima ci spieghino la loro alleanza con monarchie autoritarie come l’Arabia Saudita». Aggiunge Carpeoro: «Dopo l’accordo con la Cina, ora l’Italia passi oltre: faccia fronte comune con paesi come la Spagna e la Grecia. E’ ora di metter fine al domino abusivo nord-europeo, finora esercitato da nazioni come la Germania, la Francia e l’Olanda».
La verità è che siamo attaccati in modo pretestuoso da politici invidiosi e smemorati, sintetizza Gioele Magaldi. Sono ipocriti, i bellimbusti come Macron che vorrebbero imporre proprio all’Italia una cabina di regina europea per la gestione del commercio con Pechino. Quanto ai rimbrotti degli Usa, irritati dal fatto che l’Italia stringa accordi con un paese non esattamente democratico, Magaldi ricorda che fu proprio il massimo potere statunitense – ben incarnato da una struttura come la Trilaterale, guidata dai vari Kissinger, Rockefeller e Brzezinski – ad accogliere la Cina nel Wto, senza pretendere da Pechino né una svolta democratica né la tutela dei diritti sindacali del lavoro, pur sapendo che in quel modo la Cina avrebbe potuto immettere sul mercato globale prodotti a bassissimo costo. Del resto, sostiene Magaldi, questa è la natura dell’attuale globalizzazione progettata dalla massoneria sovranazione di segno reazionario: un club opaco, che ha anteposto il business ai dirittiumani e alla sovranità democratica. Nessuno, oggi, ha le carte in regola per criticare l’Italia: chi dice di pretendere democrazia da Pechino non gestisce affatto in modo democratico la stessa governance europea, preferendo il neoliberismo mercantile al libero mercato, e la post-democrazia alla sovranità effettiva delle istituzioni, completamente piegate all’ordoliberismo dell’élite finanziaria.
Pur ribadendo la propria fede atlantista, Magaldi critica la stessa Nato, che in passato supportò in Grecia il regime dittatoriale dei colonnelli. La Cina, ribadisce Magaldi, non è certo un modello di democrazia. E l’aspetto peggiore del suo turbo-capitalismo, che pure ha fatto progredire rapidamente il paese garantendo un crescente benessere, sono i protagonisti del boom cinese: grandi magnati che hanno acquisito posizioni dominanti, in patria e all’estero, in quanto provenienti dalla ristretta oligarchia del partito comunista. Da qui a contestare l’Italia, però, ne corre: tra i grandi gestori mondiali del vero potere – conclude Magaldi – nessuno è estraneo alla vorticosa ascesa della Cina, con la quale l’Italia ha giustamente stretto il suo recente accordo. Secondo Magaldi, il nostro paese dovrebbe insistere proprio nell’interpretare il suo ruolo naturale di “ponte”: non solo verso Pechino ma anche verso la Russia, l’Africa e il Medio Oriente, impegnandosi a sviluppare relazioni che, accanto ai commerci, producano un’evoluzione democratica dei partner. Tutto questo, per arrivare infine a pretendere – come il Movimento Roosevelt chiederà nel suo convegno il 30 marzo a Londra – un “New Deal Rooseveltiano” per l’Europa, basato sul recupero del capitalismo sociale keynesiano: un forte investimento pubblico per sostenere l’economia e, al tempo stesso, la conquista di istituzioni comunitarie finalmente democratiche.

mercoledì 3 aprile 2019

VOCE / 5 ANNI FA QUEL KILLERAGGIO SCIENTIFICO


Da cinque anni la Voce ha cessato le sue pubblicazioni cartacee e non è più in edicola. Dove non riuscirono Pomicino, Gava, Scotti, faccendieri e mafiosi d'ogni risma, è riuscito Antonio Di Pietro. Che ha ottenuto dai suoi colleghi prima di Sulmona e poi dell'Aquila sentenze abnormi e tali da decretare la fine del nostro magazine.


Annita Zinni e Antonio Di Pietro

L'esecuzione in piena regola di una Voce che da trent'anni stava combattendo le sue battaglie antimafia, per scovare i politici collusi, i capitali riciclati, le camorre formato esportazione, alzare i veli sui palazzi del Potere, sui santuari bancari, sui controllori che controllano se stessi, sui conflitti d'interesse, sulle endemiche corruzioni, sui Misteri d'Italia, dal caso Alpi alla strage del sangue infetto.
Quella Voce di tutta evidenza "Doveva Morire", come è titolato il libro sulla tragedia di Aldo Moro scritto da due grandi amici di sempre della Voce, Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato.

QUELLA VOCE DOVEVA MORIRE
Ma vediamo le tappe dell'esecuzione scientifica. 2008. Alberico Giostra, giornalista Rai e da parecchi mesi collaboratore della Voce (dopo un anno firmerà "Il tribuno", dedicato allo stesso Di Pietro, senza passare alcun guaio, così come per l'articolo "incriminato") scrive un articolo su Cristiano Di Pietro, il rampollo dell'ex pm che si sta dando alla politica a livello regionale, nel suo Molise. Giostra narra anche della sua problematica maturità, per la quale riceve un aiutino da una insegnante di Sulmona, Annita Zinni. Niente di agghiacciante, nessuna accusa di stampo mafioso né di corruttele: una semplicissima, piccola mano.


Alberico Giostra

Apriti cielo. Neanche avessimo accostato il nome della maestrina a quello di Totò Riina, dopo alcuni mesi riceviamo una citazione civile, in cui lady Zinni sostiene di aver ricevuto danni incalcolabili da quell'articolo killer, quantificabili in almeno 40 mila euro. A quanto pare non poteva più uscire di casa per la vergogna!
Francamente prendiamo la vicenda giudiziaria sottogamba, perché quelle lamentele non stanno né in cielo né in terra. Tant'è vero che in quel lasso di tempo, circa 9 mesi, l'insegnante ha fatto carriera politica, come documentato da alcuni filmati su Yuo Tube: da semplice segretaria di nome e di fatto è diventata segretario provinciale dell'Italia dei Valori del suo amico storico, Tonino Di Pietro.
Veniamo a sapere, da fonti molisane, che lo stesso ex pm avrebbe voluto querelare la Voce in prima persona; ma poi, consigliato dalla consorte e da un fido avvocato, avrebbe optato per l'amica Zinni. Avanti lei con la citazione milionaria.


Il Tribunale di Civitavecchia

Eccoci alla sentenza di primo grado, pronunciata dal giudice Massimo Marasca del tribunale di Sulmona (oggi in servizio a Civitavecchia). La Voce viene condannata a 90 mila euro, addirittura il doppio di quanto richiesto dalla stessa Zinni. Ai confini della realtà.
E ancora più ai confini della realtà sono le motivazioni. Secondo il giudice Marasca, infatti, la povera Zinni ha subito un triplice danno: morale per la reputazione rovinata dall'articolo, di relazione per il fatto che la maestrina ha dovuto per quasi un anno interrompere qualsiasi tipo di relazione sociale (non è potuta, per fare un esempio, neanche andare in piscina), poi psicologico, un "patema d'animo transeunte", come attestava il certificato di un'amica psicologa.
Siamo lieti, comunque, di capire quanto la Voce conti: più di un Espresso e di una Repubblica, ritualmente condannate per episodi ben più eclatanti a 30-40 mila euro; più di un Roberto Saviano, che per una "svista" nel suo Gomorra (aveva scritto di un normale cittadino come di un camorrista) costò alla Mondadori 30 mila euro. Nel nostro piccolo siamo felici di tali attestati di stima da parte del giudice Marasca.
Gli attestati però volano via, mentre restano decreti ingiuntivi, pignoramenti, chiusura dei conti correnti, tutto l'autentico calvario che la Voce e il suo direttore, Andrea Cinquegrani, sono stati per 5 anni esatti costretti a percorrere.

IL LUNGO CALVARIO
La Voce, da allora, non è più uscita in edicola, per il semplice fatto che non era di tutta evidenza più possibile pagare le spese tipografiche e di distribuzione, non avendo più lo straccio di un conto corrente.


Cristiano Di Pietro "interrogato" da Filippo Roma delle Iene

Gli ultimi spiccioli sono finiti per difenderci dagli attacchi giudiziari a raffica di lady Zinni, la quale è riuscita anche ad ottenere dal giudice civile di Roma l'ultima tranche di quel fondo per l'editoria derivante dal rimborso per le spese tipografiche. Ha incassato circa 20 mila euro di una annualità e bloccato ogni possibilità di riceve le seguenti. Cinquegrani, da allora, non ha più potuto avere un conto corrente, come neanche il peggior appestato.
E' riuscita Zinni – con il suo amico e mandante Di Pietro – a fare il deserto economico intorno a noi. Quel deserto che, in ben altro modo, evocava il grande Giorgio Bocca nel suo "Inferno", in cui dedicava un intero paragrafo al nostro magazine, "Una Voce nel deserto". Venne a trovarci nella piccola ma animatissima redazione di piazza Mercato nel 1991 e dopo quasi 15 anni tornò in occasione del suo "Napoli siamo noi", per la cui realizzazione ha collaborato Rita Pennarola.


Filippo Roma delle Iene durante la preparazione del servizio sulla vicenda giudiziaria di Sulmona che ha portato alla chiusura della Voce

Arrivano tre anni fa a Napoli le "Iene" con Filippo Roma per realizzare un servizio sul caso della Voce.
Un servizio che non uscirà mai. Solo l'intervista a Cristiano Di Pietro, per documentarne l'alto tasso di cultura con domande sulle capitali del mondo: quella del Brasile è Buenos Aires…
Ma l'odissea è solo all'inizio. Perché appena lette le farneticanti motivazioni della sentenza ci affrettiamo a chiedere che l'appello si possa tenere nel più breve tempo possibile, perché – lo sanno anche i bambini – se un giornale non esce presto muore.
Sapete cosa ci ha risposto il solerte tribunale dell'Aquila? Una multa, una sanzione di 1000 euro per aver osato disturbare lorsignori, chiedendo semplicemente di fare il loro dovere e il loro lavoro, visto che quello dell'Aquila non è un foro così intasato come possono essere quelli di Roma e Napoli. Lesa maestà.
E sapete quando si è svolto il secondo grado? A fine dello scorso anno, 2018, quindi dopo ben 4 anni da quello di primo grado. Ormai a quel punto non aveva più alcun senso, visto che era del tutto impossibile riprendere le pubblicazioni cartacee dopo una pausa così lunga. E del tutto scontato, poi, l'esito del giudizio: una limatina alla condanna, ridotta da 90 a 50 mila euro; però addirittura tornata sopra l'asticella dei 100 per via di interessi, spese legali e tutto quanto fa giustizia di casa nostra.
Una farsa all'italiana.

LE NOSTRE BATTAGLIE
Come abbiamo detto all'inizio, in trent'anni di pubblicazioni, a partire da aprile 1984, ne abbiamo passate di cotte e di crude (ma la Voce ha nel frattempo vinto il premio Penne Pulite e il premio Saint Vincent per le migliori inchieste), sia per via delle querele che delle pesanti citazioni civili, quelle richieste di risarcimento danni puntate come un autentico revolver alle tempie dei giornalisti scomodi, soprattutto se non hanno alle spalle un editore di una certa forza: ma anche in questi casi l'intimidazione riesce, perché da un bel po' ormai gli editori "scaricano" i giornalisti; se poi sono free lance vengono lasciati tranquillamente sbranare dagli aggressori in colletto bianco o anche sporco di mafia.


Oliviero Beha

Siamo passati dalle citazioni miliardarie di Paolo Cirino Pomicino e i suoi 11 miliardi di lire per 'O Ministro, a quelle della sua creatura del cuore, l'ICLA acchiappatutto nel dopo terremoto e non solo; dalla raffica di querele e citazioni di Franco De Lorenzo per "Sua Sanità" e la Farmatruffa, a quelle degli amici Marcucci, gli oligopolisti nella lavorazione e distribuzione di emoderivati; da Alessandra Mussolini all'amico-camerata Roberto Fiore, il leader di Forza Nuova. Da quella di Bettino Craxi appena sbarcato in Tunisia, alla citazione del faccendiere dei Casalesi Cipriano Chianese ben prima che la magistratura cominciasse ad indagare su di lui. Ed a quella del Centro Sociologico Italiano, la seconda obbedienza massonica in Italia. Negli ultimi mesi una citazione perfino dalla Wada (il colosso internazionale che sulla carta è impegnato sul fronte antidoping) per il giallo del campione di marcia Alex Schwazer.
Per condire il tutto con altri faccendieri, camorristi e colletti bianchi, dalla sanità alla giustizia (sic) alla finanza. Un bel mix.
Siamo riusciti a spuntarla con tutti, ci siamo svenati in spese giudiziarie (ormai insostenibili anche solo per attrezzare un minimo di difesa), abbiamo resistito, siamo andati avanti tra sforzi inenarrabili per 30 anni.
Poi è arrivato lui, il Giustiziere, l'Uomo che voleva cambiare l'Italia. Ce l'aveva giurata, perché la Voce è stata la prima testata a scrivere del suo "tesoro", quella società Antocri che ne custodiva tutti i segreti e gli immobili, palate milionarie.
Ne scrivemmo dieci anni fa per primi. Nello stesso periodo usciva "Italiopoli" del grande Oliviero Beha, dove metteva a confronto, tra le varie coppie di italiani, come magistrati le figure di Ferdinando Imposimato e di Di Pietro. E Oliviero alzava il sipario sugli altarini del fondatore-affondatore di Italia dei Valori, Antocri ben compresa.
Qualche anno dopo Italiopoli e l'inchiesta della Voce, arriva il servizio di Report, che decreta in 24 ore la fine di Italia dei Valori e del suo leader maximo.
Di Pietro si è ricordato bene di quella cronologia…

To see the article visit www.lavocedellevoci.it

mercoledì 20 marzo 2019

LA VOCE rooseveltiana N° 7 di Martedì, 19 Marzo 2019


La Voce Rooseveltiana


D(i)RITTI VERSO LA LIBERTÀ DAL BISOGNO
 
Siamo una comunità di cittadini che sognano il Rinascimento democratico
di cui la società ha bisogno




Editoriale
 
LA SOLITUDINE DI FEDERICA, FUGGITA ALL'ESTERO PER SALVARE SUO FIGLIO DANNEGGIATO DAI VACCINI

di Giorgio Cattaneo








Si chiama Federica, vive in provincia di Gorizia. Ha una voce melodiosa da cantante jazz, e un coraggio da eroe greco.
Federica Santi

Antigone, con due bambini da difendere con le unghie e coi denti. Entrambi minacciati da un orco invisibile, armato di siringa. Il piccolo Nicola, il primogenito, oggi ha otto anni. Da poco è tornato tra noi. Era scomparso: muto, assente, estraneo. Un bambino divenuto alieno, anaffettivo, indifferente a tutto. In una parola: autistico. Lo è diventato di colpo, dopo un vaccino "sbagliato", esavalente: antitetanica, antiepatite B, antipolio, anti-difterica, anti-haemophilus, anti-pertosse. «A tredici mesi, Nicola sgambettava come un leprotto. A 20 parlava e cantava, manifestava il suo talento artistico in ogni occasione: sapeva dipingere, era affettuoso, baciava il fratellino nel pancione». Poi, intorno ai 22 mesi, subito dopo la nascita di Enrico, ha avuto un improvviso arresto dello sviluppo. «E in poche settimane ha smesso di parlare, di mangiare, di dormire». Sintomi allarmanti: vomito "a getto". All'epoca, Federica non sapeva ancora della stretta correlazione fra cervello, stomaco e intestino. Già, perché l'intestino è il secondo cervello. E proprio dall'intestino è cominciata la guarigione "impossibile": eliminando glutine e caseina, Nicola ha ripreso a parlare, a mangiare, a sorridere. Ma non in Italia: all'estero. Grazie al costoso intervento di medici all'avanguardia, in cliniche private.


 
LEGGI TUTTO

 


TragiComix
di Mirko Bonini

TragiComix by Mirco Bonini 07
 



Secondo Noi
   
GM MAGALDI: LA GIOVANE GRETA È ANTICA COME MALTHUS, L'INFELICE PROFETA DELLA SCARSITÀ CARO ALL'ÉLITE

Dietro alla piccola Greta, paladina della campagna contro il climate change, ci sono idee "antiche" come quelle settecentesche di Malthus, il teorico della scarsità smentito dal boom della tecnologia. Secondo Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, nella decrescita "climatologica" c'è il darwinismo sociale dell'élite che ha creato la scarsità artificiosa della moneta su cui si fonda il feudalesimo neoliberista. Sbagliato temere il futuro e la robotica: ancora una volta sarà l'innovazione a risolvere molti problemi. Ne beneficeremo tutti, se sapremo riconquistare la perduta sovranità democratica.
(Intervento su YouTube, ripreso da Libreidee). 
GALLONI: GRETA E I "GRETINI" CHE CREDONO ANCORA ALLA FIABA DELL'ANIDRIDE CARBONICA

Greta e i "Gretini", cioè i seguaci della giovanissima attivista-fenomeno, la svedese Greta Thunberg, non sanno che l'anidride carbonica pesa solo per il 2% sulla variazione climatica, peraltro non arrestabile né imputabile alle sole attività umane? Per Nino Galloni, vicepresidente MR, la crociata contro il global warming è un utile diversivo: l'élite finanziaria sa benissimo che l'emergenza ecologica sarebbe affrontabile a costo zero, introducendo nuove tecnologie per produrre cibo ed energia senza impatti ecologici.
(Intervento su Scenari Economici).
NG
FM MAGGINO: OLTRE IL PIL, SCOMMETTIAMO SU INDICATORI COME IL RISPETTO E LA FIDUCIA, PER UN VERO RATING DELL'ITALIA

Nuove idee per superare il semplice Pil. Le suggerisce la rooseveltiana Filomena Maggino, docente di statistica e consulente di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, col quale sta per lanciare il programma interministeriale "Benessere Italia". Occorre recuperare indicatori di valore attendibili, come ad esempio il rispetto umano e la fiducia nel sistema, per fornire un "rating" più attendibile della comunità nazionale italiana, altrimenti affidato ai soli indicatori finanziari controllati dalle agenzie di Wall Street.
(Intervento in video sul sito web della Camera, ripreso dal blog MR).
 
MAGALDI: BEPPE GRILLO IN DECLINO E ORMAI SENZA IDEE, DOPO LA PERDITA DI GIANROBERTO CASALEGGIO

Gioele Magaldi riconosce a Grillo il merito di aver dato un salutare scossone al sistema politico italiano. Ora però l'ex comico appare in declino, orfano del massone Gianroberto Casaleggio (che non aveva paura di confrontarsi con la massoneria). Proprio l'ipocrita massonofobia di oggi, secondo il presidente del Movimento Roosevelt, dimostra l'inconsistenza politica dei 5 Stelle: incapaci di mantenere le promesse, perché privi del coraggio di opporsi a Bruxelles difendendo la possibilità di ricorrere alla leva del deficit.
(Intervento su YouTube, ripreso da Libreidee).
GM
RH HECHICH: L'ITALIA DIFENDA LA GRECIA E CIPRO NELLA NUOVA "GUERRA DI TROIA" PER IL GAS DELL'EGEO

Proteggere la Grecia e Cipro, dimostrando di essere una potenza mediterranea. Secondo Roberto Hechich, direttore del Dipartimento geopolitica e difesa del Movimento Roosevelt, l'Italia dovrebbe intervenire con equilibrio e fermezza per ridurre le gravi tensioni che si stanno accumulando nell'Egeo dopo la scoperta di immensi giacimenti di gas, che scatenano gli appetiti "neo-ottomani" della Turchia di Erdogan e creano seri problemi commerciali anche alla Russia di Putin, presente militarmente nell'area in appoggio alla Siria.
(Intervento sul blog MR).
GALLONI: SE NON RIPUDIA IL NEOLIBERISMO, IL PD SERVIRÀ SOLO A FRENARE GLI ECCESSI DELLA LEGA

Stupisce la partecipazione popolare alle ultime primarie del Pd, pur in assenza di vere differenziazioni politiche nelle proposte dei candidati. Secondo Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, se il Pd non ripudia l'austerity neoliberista non potrà tornare al governo. Gli resterà un ruolo soltanto residuale: presidiare la tutela dei diritti civili come quelli dei migranti, magari frenando gli eccessi polemici della Lega.
(Intervento su Scenari Economici
). 
NG
GM MAGALDI: NICOLA ZINGARETTI SI SALVA DAL NAUFRAGIO SOLO SE IL SUO PD DIVENTA FINALMENTE PROGRESSISTA

Abbia il coraggio di gettare a mare l'intera eredità politica del centrosinistra, cioè 25 anni in cui gli eredi del Pci-Pds si sono limitati a obbedire ai diktat dell'élite finanziaria neoliberista. Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, avverte il neo-segretario Nicola Zingaretti: ha di fronte un'unica chance, quella di trasformare il Pd in un partito finalmente progressista, capace di opporsi alla governance antidenmocratica dell'Unione Europea.
(Intervento su YouTube, ripreso da Libreidee).
PERON: SOLO IL LIBRO "MASSONI" DI GIOELE MAGALDI CI SPIEGA CHI COMANDA DAVVERO IL NOSTRO MONDO

Chi detiene il potere in questo mondo? Come lo gestisce? Come lo conserva? Domande a cui risponde, in modo esclusivo, il bestseller "Massoni" di Gioele Magaldi, uscito nel 2014. Un libro sconcertante e al tempo stesso illuminante, imprescindibile: lo conferma l'ottima analisi critica che ne fa Roberto Peron, ricercatore e astrofisico, direttore del Dipartimento per l'università e la ricerca nell'ambito della segreteria generale del Movimento Roosevelt.
(Intervento sul blog MR).
RP
GC CATTANEO: QUASI DUE MILIONI DI ITALIANI ALLE PRIMARIE PD, PARTITO RIMASTO ALL'ETÀ DELLA PIETRA

Un successo le primarie del Pd, nonostante i tre candidati-fotocopia (Zingaretti, Martina e Giachetti). Secondo Giorgio Cattaneo, non cessa di stupire la base di un partito che è rimasto all'età della pietra, ancorato al neoliberismo e impotente di fronte al successo di Lega e 5 Stelle, che hanno intercettato al meglio la delusione degli italiani per le politiche della Seconda Repubblica, col centrosinistra ridotto a mero esecutore del rigore finanziario.
(Intervento sul blog MR, ripreso da Libreidee).
ALICE: LA CINA PROTEGGE I LAVORATORI CON IL CAPITALISMO SOCIALE, DA NOI INVENTATO E POI DIMENTICATO

Con imponenti detrazioni fiscali, la Cina sta proteggendo i suoi lavoratori e creando un solido sistema di welfare, che mette al riparo le famiglie dalle incertezze del futuro. Lo sottolinea Roberto Alice, dirigente piemontese del Movimento Roosevelt e candidato 5 Stelle alle prossime regionali. In pratica, la Cina sta inaugurando il provvidenziale capitalismo sociale, da noi stessi inventato ma poi dimenticato negli ultimi decenni.
(Intervento sul blog MR).
RA
Antonio Avigliano AVIGLIANO: EASTMED, LA RETE DI GASDOTTI CHE CI RENDERÀ PIÙ INDIPENDENTI SUL PIANO DELL'ENERGIA

Porte aperte a EastMed, lo spettacolare sistema di gasdotti on-offshore finalizzato a distribuire gas naturale estratto dai giacimenti più orientali del Mediterraneo. Lo spiega Antonio Avigliano, del Dipartimento geopolitica e difesa del Movimento Roosevelt: con i suoi 1900 chilometri, EastMed (di cui il Tap pugliese sarebbe un "passante") si rivelerebbe un "toccasana" per l'Europa in termini di differenziazione energetica. Un gasdotto decisivo per l'Italia: potrà contribuire all'indipendenza energetica del paese.
(Intervento sul blog MR).
GALLONI: LA SOLUZIONE NON È L'AUTONOMIA REGIONALE, MA LA QUALITÀ DELLA CLASSE DIRIGENTE LOCALE

Falsa pista, l'autonomia regionale come via d'uscita: se qualcuno pensa di trasformare il Nord-Est nella Catalogna italiana, farebbe meglio a notare com'è stata mal gestita una Regione a statuto speciale come la Sicilia. Per Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, la soluzione sta nella classe dirigente: se si creano mezzi monetari territoriali, incoraggiando così anche il credito bancario, si risolve il malcontento di Lombardia e Veneto, reduci da referendum che potrebbero rivelarsi il vero banco di prova per il governo.
(Intervento su Scenari Economici).
NG
 
PS SCANU: SCUOLA-AZIENDA REGIONALIZZATA? LOMBARDIA E VENETO, ATTENTATO CONTRO L'ISTRUZIONE DEMOCRATICA

No alla regionalizzazione della scuola proposta in Lombardia e Veneto, e in parte anche in Emilia. Protesta Patrizia Scanu, segretaria generale del Movimento Roosevelt: così si rompe l'unitarietà nazionale dell'istruzione, generando scuole differenziate sotto la guida di dirigenti scolastici di nomina regionale, sottoposti a pressioni politiche locali. Il rischio: accelerare verso la scuola-azienda destinata a riprodurre diseguaglianze anziché pari opportunità, con scuole di serie A e scuole di serie B, scuole ricche e scuole povere.
(Intervento sul blog MR).
 
GALLONI: UNA MONETA TERRITORIALE, PARALLELA ALL'EURO, SALVEREBBE DALLA CRISI I PASTORI SARDI

Salvare i pastori sardi, esposti alla concorrenza globalizzata che non tiene conto della qualità superiore del loro latte? Per l'economista Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, la soluzione sarebbe a portata di mano se l'Italia emettesse una moneta di Stato, non a debito e parallela all'euro, con la quale tutelare i produttori del pecorino sardo, eccellenza nazionale.
(Intervento su Scenari Economici).
NG


 
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MR News


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ROOSEVELT IN EMILIA,
AL LAVORO
IL GRUPPO REGIONALE

 

Il Movimento Roosevelt ha aggiornato la sua agenda di idee per l'Emilia Romagna dopo la riunione del 17 marzo a Stellata di Bondeno, in provincia di Ferrara. A cura del coordinatore territoriale, Federico Caselli, la prima assemblea regionale 2019 con iscritti e simpatizzanti, per far crescere il movimento anche in Emilia.


(Info: federico.caselli@movimentoroosevelt.com).

GALLONI A TORINO,
MONETA ALTERNATIVA
PER SALVARE L'ITALIA


Nino Galloni propone di emettere moneta di Stato, non a debito, parallela all'euro, per creare posti di lavoro e risollevare l'economia. L'ha spiegato lo stesso Galloni, introdotto da Enrica Perucchietti nell'affollato convegno "Soldi per noi, non contro di noi" promosso a Torino il 15 marzo dal Movimento Roosevelt Piemonte, con la partecipazione di Egidio Rangone e Roberto Alice.

(Info: daniele.gervasoni@gmail.com).

AL VIA IL GRUPPO
ROOSEVELTIANO
DELLA PUGLIA 


Nuovi impegni territoriali per il Movimento Roosevelt in Puglia, dopo l'assemblea regionale tenutasi il 9 marzo a Bari, sotto la guida del coordinatore regionale Michele Ciccarone. Un incontro importante, per definire progressivamente le iniziative rooseveltiane sul suolo pugliese.


(Info: michele.ciccarone@movimentoroosevelt.com, telefono 349.3591295).
 

Agenda MR

 

23 MARZO

23 MARZO
ASSEMBLEA MR UMBRIA
(PERUGIA - h 18.15)

 
Contro la crisi della democrazia, per il rilancio di infrastrutture e trasporti nel Centro Italia e per una prospettiva di rinnovato impegno territoriale dei rooseveltiani umbri, coordinati da Simone Casagrande Moretti. Questi i temi che saranno affrontati sabato 23 marzo dall'assemblea regionale Umbria del Movimento Roosevelt, convocata alle ore 18,15 nella  Sala della Vaccara, spazio comunale del Palazzo dei Priori a Perugia, in piazza IV Novembre.

(Info: simone.casagrande@movimentoroosevelt.com). 
RIUNIONE MR UK
(LONDRA - h 15)

 
Sovranismo o sovranità? Stati sempre meno indipendenti: se ne parla a Londra, al "forum ateniese" promosso dalla sezione Uk "William Beveridge" del Movimento Roosevelt domenica 24 marzo. Che cos'è la sovranità? Chi la garantisce? E' vero che la sovranità degli Stati sta erodendosi? E cosa significa "governo sovranista"? Il sovranismo è realmente una forma di populismo? Sono solo alcune delle domande a cui cercheremo di dare una risposta, annuncia Emanuele Barrasso nel presentare l'incontro, che si svolgerà presso l'Inca Uk, Italian Advice Centre (124 Canonbury Road, London N1 2UT). Orario: 3pm. L'iniziativa durerà un paio d'ore.

(Info: info@rooseveltmovement.co.uk).

30 MARZO

03 maggio
UN NEW DEAL PER L'ITALIA
E PER L'EUROPA

(LONDRA - h 14.30)

 
"Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa". Dall'importante convegno di Londra, il Movimento Roosevelt si prepara a lanciare un messaggio a tutti gli europei: difendere le istituzioni democratiche dalle ricette economiche del neoliberismo. Nella Fyvie Hall della Westminster University interverranno fra gli altri Ilaria Bifarini, Danilo Broggi, Guido Grossi e Antonio Maria Rinaldi, accanto a Nino Galloni, Egidio Rangone, Pino Cabras, Gioele Magaldi, Marco Moiso, Patrizia Scanu e Giovanni Smaldone.

(Info: https://blog.movimentoroosevelt.com/home/1967-grande-evento-europeo-organizzato-il-30-marzo-a-londra-dal-movimento-roosevelt.html).
NEL SEGNO DI OLOF PALME,
CARLO ROSSELLI E THOMAS SANKARA

(MILANO - h 14)

 
"Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli e Thomas Sankara e contro la crisi della democrazia in Italia, Europa, Africa e a livello globale". Questo il tema dell'importante evento rooseveltiano in programma il prossimo 3 maggio a Milano, ore 14, al Museo del Risorgimento, col patrocinio del Comune di Milano e un intervento dell'ambasciatore italiano a Stoccolma. Costituito il comitato organizzativo, presieduto da Gioele Magaldi.

18-19 Maggio
ASSEMBLEA GENERALE MR
(ROMA)
 
In preparazione, per il 18 e 19 maggio, la prossima assemblea nazionale del Movimento Roosevelt, destinata a produrre l'ennesimo salto di qualità, configurando il movimento come soggetto giuridico di primo piano. L'assise sarà ospitata, come di consueto, dall'Istituto 



 
   



 
Movimento Roosevelt / Democrazia contro oligarchia
 
Il mondo non è mai stato così ricco, eppure la società è colpita da diseguaglianze inaudite:
senza giustizia sociale non si possono garantire né diritti né pari opportunità.
Grazie all'opposizione artificiosa tra destra e sinistra, l'élite neoliberista ha potuto privatizzare il mondo, minando, dagli anni '70, il futuro delle istituzioni democratiche.
Oggi la vera contrapposizione politica non è più tra destra e sinistra, ma tra democrazia e oligarchia. 
Il Movimento Roosevelt è un soggetto politico meta-partitico ispirato da Gioele Magaldi
e istituito da 500 soci fondatori a Perugia  il 21 marzo del 2015.
Il nostro movimento è impegnato a smascherare la pretesa scientificità economicistica
del rigore nei bilanci pubblici, contribuendo al risveglio democratico della politica italiana, europea e mondiale.
Dobbiamo utilizzare indicatori economici che siano accurati nel misurare il benessere della collettività e ricominciare a costruire ricchezza con le politiche economiche proprie del modello post-keynesiano,
fondato sull'investimento pubblico strategico per rilanciare il settore privato.
Si tratta di una sfida culturale per la quale il Movimento Roosevelt si rivolge a tutte le persone di animo sinceramente progressista, disposte a contribuire a far crescere una nuova consapevolezza.
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lunedì 18 marzo 2019

GIALLO ALPI / I SERVIZI SEGRETI SANNO, COPRONO, DEPISTANO E NON SVELANO LA “FONTE”

I servizi segreti di casa nostra sanno tutto sull’omicidio di Ilaria Alpi Miran Hrovatin ma non dicono una parola. Tacciono. E quindi coprono non solo i killer di Mogadiscio ma soprattutto i mandanti di quel tragico duplice assassinio di ormai quasi 25 anni fa.
La circostanza emerge ora in modo clamoroso dalla nuova richiesta di archiviazione presentata il 4 febbraio scorso dal pm della procura di Roma Elisabetta Ceniccola e controfirmata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone. Che già avevano presentato una analoga richiesta un anno fa. Ai confini della realtà.
Per la serie: si sa bene che qualcuno sa e copre, ma invece di completare l’inchiesta e portare davanti ad un tribunale chi mente e svia le indagini, viene chiesta l’archiviazione definitiva del caso. Allucinante.

Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone.
Ma entriamo di nuovo nella autentica “selva” di carte e faldoni giudiziari – come la definiscono gli stessi inquirenti – per dare un’idea completa del depistaggio nel depistaggio che sta per essere portato a termine.
Un anno fa, appunto, la richiesta di archiviazione del tandem Ceniccola-Pignatone, inviata al gip per la decisione finale. Passano alcuni mesi per individuare il nome del gip incaricato, alla fine si tratta di Andrea Fanelli. Il quale, per le sue indagini, chiede anche una proroga.
Si tratta di verificare quanto è emerso in altre indagini svolte nel 2012 dalle fiamme gialle per conto della procura di Firenze, in particolare a base di intercettazioni. Al telefono parlano alcuni somali tra di loro ed anche con Douglas Duale, il legale di Hashi Omar Assan, il somalo ingiustamente accusato del duplice omicidio, in galera da innocente per 16 anni. Al centro delle conversazioni il caso Alpi, e anche un compenso da 40 mila raccolto a favore dell’avvocato nella comunità somala per pagarne le forti spese sostenute per difendere Hashi.
Incredibile ma vero, quei matateriali raccolti dalle fiamme gialle fiorentine, passati alla procura gigliata nel 2012, ci hanno messo la bellezza di 6 anni per arrivare alla procura competente, quella di Roma, titolare del caso Alpi-Hrovatin!
Altre indagini svolte negli ultimi mesi per accertare le eventuali responsabilità dei militari italiani allora presenti a Modadiscio, e anche dei nostri civili, in particolare sul sospettato numero uno da sempre, l’affarista Giancarlo Marocchino, non approdano a nulla. Addirittura si scopre che Marocchino ha vinto alcuni contenziosi legali per calunnia, visto che il suo nome era stato tirato in ballo nei primi anni!

Giancarlo Marocchino
Insomma, nessun ragno viene cavato dal buco nell’anno di ulteriori indagini ordinate dal gip Fanelli. Ed ora, il 4 febbraio, il pm Ceniccola deposita l’ennesima richiesta di archiviazione del caso, che dovrà ancora una volta passare al vaglio dell’ennesimo gip. Altri mesi di attesa.

LA FONTE SUPERCOPERTA PER 22 ANNI DAI SERVIZI
Intanto, però, è estremamente istruttivo leggere le “motivazioni” messe nero su bianco dal pm Ceniccola e controfirmate da procuratore capo Pignatone. A riprova che il porto delle nebbie è nuovamente saldo e forte nella capitale.
Prima notazione: le ultime indagini sono state affidate il 27 giugno 2018 da Fanelli al Reparto Antiterrorismo del Ros dei carabinieri, che ha depositato una “esaustiva informativa” – come dettaglia il pm – a fine dell’anno scorso, ossia il 13 dicembre 2018.
Andiamo subito al cuore del problema, ossia che i servizi segreti sanno e coprono.
Scrive Ceniccola: “L’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna(AISI, ndr), con foglio riservato del 6 settembre 2018, ha espresso la volontà di continuare ad avvalersi della facoltà di non rivelare legeneralità della risorsa fiduciaria citata nella nota del SISDE del 3 settembre 1997. Il Servizio, argomentando le motivazioni a supporto della propria decisione, ha evidenziato l’irreperibilità del soggetto e, quindi, l’impossibilità di chiedere allo stesso il consenso (negato in precedenti circostanze simili a quella in parola) ad essere sentito quale teste nell’ambito del procedimento in parola”.
Tradotto: l’AISI, vale a dire i nostri servizi segreti, l’ex Sisde, conosce bene dalla bellezza di 22 anni il nome dell’uomo di tutti i misteri, l’agente che sa quel che successe a Mogadiscio e quel che ha combinato Marocchino. Ma lo copre ancora, non vuole rivelare la identità del suo 007.
Il che significa insabbiare il caso per l’ennesima volta e infangare la memoria sia di Ilaria che di Miran. Ucciderli per una seconda volta.
C’è di più. Secondo i servizi quella fonte è “irreperibile”.

Chiara Cazzaniga
Proprio come lo è stata un’altra primula rossa del caso, Ali Rage, alias Gelle, che con la sua falsa verbalizzazione ha fatto sbattere in galera l’innocente Hashi; quel Gelle che è stato taroccato a tavolino dalla polizia di casa nostra, fatto verbalizzare davanti al pm ma non davanti ai giudici del dibattimento, quindi fatto scappare prima in Germania e poi in Inghilerra. Dove lo ha scovato l’inviata di “Chi l’ha visto” Chiara Cazzaniga: e solo quell’intervista ha permesso di riaprire il caso del somalo innocente e ha fatto sancire, al tribunale di Perugia, la totale estraneità di Hashi al duplice omicidio.
Introvabile Gelle allora, per le nostre “intelligence” (sic), introvabile la fonte che tutto sa sul giallo oggi. Ha scritto a chiare lettere di “depistaggio di stato” la sentenza di Perugia a proposito di Gelle un anno e mezzo fa. Ora siamo al secondo depistaggio, con la non-volontà di ri-trovare quella fonte addirittura messa nero su bianco.
Ma nelle 11 pagine firmate del pm Ceniccola per la richiesta di archiviazione c’è ancora molto da leggere.

ITALIANI BRAVA GENTE 
Sulla totale estraneità degli italiani allora presenti a Mogadiscio scrive: “La tesi della responsabilità ‘degli italiani’ nell’omicidio fu ipotesi più volte prospettata nel corso degli anni e sempre risultata priva di concretezza, come anche la responsabilità di Giancarlo Marocchino, il quale addirittura ha ottenuto un risarcimento per i danni subìti dalla diffusione di notizie diffamatorie. Fermo restando poi che l’ipotesi della responsabilità ‘italiana’ va circoscritta al mandato a commettere l’omicidio, poiché non è mai emerso alcun dubbio sulla esecuzione materiale da parte di un commando di cittadini somali”.
E par poco il “mandato a commettere l’omicidio”? D’altra parte, di quale “commando” si tratta, dal momento che fino ad un anno e mezzo fa l’unico colpevole era l’innocente Hashi?
E sullo stesso Hashi state a sentire cosa scrive il pm.
Con specifico riferimento all’estraneità al fatto di Hashi Omar Hassan ed alla falsità della testimonianza di Gelle, si tratta di notizie di pubblico dominio risalenti ad un periodo di gran lunga precedente alla messa in onda della trasmissione ‘Chi l’ha visto’ il 18 febbraio 2015”.  E il pm sciorina un lista di date che – a suo parere – fanno intendere come tutti sapessero dell’innocenza di Gelle, tranne i magistrati che l’hanno tenuto in galera fino alla sentenza di un anno e mezzo fa a Perugia.

Il testimone ‘taroccato’ Gelle
Fa riferimento, Ceniccola, alle tesi della parte civile, ossia i genitori di Ilaria Alpi, convinti dell’innocenza di Hashi: e ci mancherebbe, lo hanno sempre sostenuto contro tutto e contro tutti, soprattutto i togati. Fa poi riferimento alle istanze di revisione del processo avanzate dal suo legale, Douglas Duale: e ci mancherebbe anche stavolta. Quindi parla delle “voci di popolo” della comunità somala. Infine di una sola intervista in precedenza rilasciata da Gelle a un giornalista somalo che collaborava con la RaiMohamed Sabrie, in cui scagionava Hashi da ogni accusa. Ma quell’intervista non venne mai tenuta in alcun conto dagli inquirenti.
Fino all’intervista di Chiara Cazzaniga realizzata in Inghilterra, per “Chi l’ha visto”, a Gelle e grazie alla quale si è riaperto il caso sul killer di Mogadiscio.
Passiamo quindi alla spiegazione circa il macroscopico ritardo nella trasmissione delle informazioni raccolte nel 2012 a Firenze e arrivate a destinazione solo 6 anni più tardi. Nota il pm: “Si è provveduto ad accertare le motivazioni che hanno causato la ritardata trasmissione della nota della Guardia di Finanza di Firenze datata dicembre 2012 alla Procura di Roma, inoltro che l’allora Sostituto Procuratore di Firenze, Squillace Greco, aveva disposto con provvedimento del 19 dicembre 2012”. Il chiarimento è tutto a base di “semplici errori”, “fascicoli pendenti non rintracciati, “sviste”, “fatalità”: tutti termini che ben caratterizzano lo stato comatoso della giustizia di casa nostra.

UNA TOGA SCOMODA SUBITO SCIPPATA
Sulla “Fonte del Sisde” viene sottolineato dal pm: “L’AISI, che è subentrata al Sisde, ha riferito con nota riservata della irreperibilità della fonte con la conseguente impossibilità di interpellarla sull’autorizzazione a rivelarne l’identità. Nel corso delle indagini, e vieppiù nel corso dell’istruttoria della Commissione parlamentare d’inchiesta i cui atti sono stati integralmente acquisiti, sono emerse numerose fonti informative tra cui quelle della Digos di Udine e dei servizi di Firenze e di Trieste, alcune delle quali sono state poi escusse, le cui dichiarazioni sono risultate inutili, inattendibili e non verificabili”.
Non la pensava certo allo stesso modo il primo pm del caso Alpi, l’unico che abbia subito visto chiaro nella tragica story, Gianfranco Pititto, il quale aveva appreso molti dettagli interessanti e inquietanti proprio dalla Digos di Udine, che aveva avuto la prontezza di raccoglieri i primi, significativi elementi. Ma proprio per questo al giudice Pititto dopo pochi mesi è stata scippata l’inchiesta: era “ambientalmente incompatibile”, per il fatto che voleva accertare quelle verità troppo scomode, esplosive, sugli esecutori e soprattutto i mandanti eccellenti. Dopo alcuni anni Pititto lascia la magistratura perchè nauseato e scrive un libro che ricalca per filo e per segno il caso Alpi, “Assalto al potere”. Dopo Pititto si sono alternati altri 8 inquirenti, nessuno dei quali è riuscito – chissà perchè – a ritrovare il bandolo della matassa. Fino all’ennesima richiesta odierna di archiviazione.

Giuseppe Pititto
Che così tombalmente si conclude: “Ancora una volta non si può fare a meno di constatare che anche gli elementi pervenuti in limine, i quali apparivano idonei, se non all’identificazione degli autori materiali ovvero dei mandanti dell’omicidio, almeno ad avvalorare la tesi più accreditata del movente che ha portato al gesto efferato o ad esplorare l’ipotesi del depistaggio, si sono rivelati privi di consistenza. Invero gli stessi se non esplicitamente, almeno implicitamente, hanno trovato soluzione e risposta nella selva di atti confluiti nel procedimento”.
Chiude con la richiesta che “il Giudice per le indagini preliminari voglia disporre l’archiviazione del procedimento ed ordinare la trasmissione degli atti al proprio ufficio”.
Avrà mai la forza e la volontà, il prossimo gip, di districarsi nella “selva” e soprattutto di trovare e far parlare quella “fonte” dei servizi mai cercata? Vale più una qualche forma di privacy rispetto alla memoria di Ilaria e Miran? Cosa e chi protegono i servizi di casa nostra?  Perchè nel frattempo la politica, in coro, tace? E anche il governo gialloverde si allinea a tutti i precedenti nell’omertà? Per quale motivo, ancora un volta, i media alzano una cortina di silenzio omertoso?

Ecco a seguire la richiesta di archiviazione del pm Ceniccola.