lunedì 6 luglio 2020

Cosa svelano le manifestazioni USA, di Thierry Meyssan


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Le manifestazioni non sono più contro il razzismo ma contro i simboli della storia del Paese. A protezione dei monumenti è stata dispiegata la Guardia Nazionale: nella foto, il 2 giugno al Lincoln Memorial di Washington.

Le manifestazioni contro il razzismo negli Stati Uniti sono rapidamente diventate veicolo delle idee difese dal Partito Democratico. Non è più una lotta affinché tutti abbiano gli stessi diritti, né una messa in discussione dei pregiudizi di taluni poliziotti: è la riapertura di un conflitto culturale, col rischio d’una nuova guerra di secessione.

Le manifestazioni contro il razzismo diffuse un po’ ovunque in Occidente mascherano l’evoluzione del conflitto negli Stati Uniti: dalla contestazione di quanto residua della schiavitù dei Neri, si va verso un altro tipo di scontro, suscettibile di rimettere in causa l’integrità del Paese.
La scorsa settimana ricordavo che gli Stati Uniti avrebbero dovuto dissolversi dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, sulla cui esistenza si sostenevano. Il progetto imperialista (la “Guerra senza fine”) promosso da George W. Bush permise tuttavia il rilancio del Paese all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001. Nello stesso articolo rimarcavo anche come negli ultimi decenni la popolazione americana si sia molto spostata, per raggrupparsi secondo affinità culturali [1]. I matrimoni interrazziali sono di nuovo in diminuzione. Da questi elementi ho tratto la conclusione che l’ingresso nella contestazione di altre minoranze oltre ai Neri avrebbe minacciato l’integrità del Paese [2].
È proprio quanto accade oggi. Il conflitto non contrappone più Neri e Bianchi: in alcune manifestazioni antirazziste i Bianchi sono maggioranza, ispanici e asiatici si sono uniti ai cortei, il Partito Democratico si è intromesso.
A iniziare dal mandato di Bill Clinton, il Partito Democratico si è identificato con il processo di globalizzazione; una posizione che il Partito Repubblicano ha sostenuto tardivamente, senza peraltro mai adottarla appieno. Donald Trump rappresenta una terza via: quella del “sogno americano”, ossia dell’imprenditoria contrapposta alla finanza. Trump si è fatto eleggere proclamando American First!, slogan che non fa riferimento al movimento isolazionista filonazista degli anni Trenta, come da taluni sostenuto, ma alla rilocalizzazione, come si è visto nel prosieguo del suo mandato. Trump ha certamente avuto il sostegno del Partito Repubblicano, ma rimane un “jacksoniano”, non è nient’affatto un “conservatore”.
Come ha dimostrato lo storico Kevin Phillips – consigliere elettorale di Richard Nixon – la cultura anglosassone ha provocato tre guerre civili [3]:
– la prima guerra civile inglese, cosiddetta Grande Ribellione, che contrappose lord Cromwell e Carlo I (1642-1651);
– la seconda guerra civile inglese, o Guerra d’Indipendenza americana (1775-1783);
– la terza guerra civile anglosassone, o Guerra di secessione americana (1861-1865).
Quanto sta accadendo potrebbe portare alla quarta guerra civile. È quel che sembra temere l’ex segretario alla Difesa, Jim Mattis, che ha dichiarato a The Atlantic di essere preoccupato per la politica divisiva e non unitaria del presidente Trump.
Torniamo alla storia degli Stati Uniti per collocare le forze in campo. Il presidente populista Andrew Jackson (1829-1837) oppose il veto alla Banca federale (Fed), istituita da Alexander Hamilton, uno dei padri della Costituzione favorevole al federalismo perché violentemente contrario alla democrazia. Da discepolo di Jackson, oggi Donald Trump si oppone alla Fed.
Vent’anni dopo Jackson ci fu la Guerra di secessione, cui tutti i manifestanti di oggi fanno riferimento, ritenendola una lotta fra il Sud schiavista e il Nord difensore dei diritti dell’uomo. Il movimento, nato da un fatto di cronaca razzista (il linciaggio di un nero, George Floyd, da parte di un poliziotto bianco di Minneapolis), oggi prosegue con la distruzione delle statue dei generali sudisti, soprattutto di Robert Lee. Fatti di questo tipo erano già accaduti nel 2017 [4], ma ora stanno acquisendo sempre più rilevanza e vi partecipano governatori del Partito Democratico.
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Il governatore democratico della Virginia, Ralph Northam, ha annunciato la rimozione, su richiesta di manifestanti bianchi, di una celebre statua del generale Lee. Non si tratta più di lottare contro il razzismo, bensì di distruggere i simboli dell’unità del Paese.
È una narrazione che non corrisponde affatto alla realtà: all’inizio della guerra di Secessione, Nordisti e Sudisti erano entrambi schiavisti, ma alla fine erano entrambi anti-schiavisti. La fine della schiavitù non deve nulla agli abolizionisti; al contrario, deve tutto all’urgenza delle forze in campo di reclutare nuovi soldati.
La Guerra di secessione oppose un Sud agricolo, cattolico e ricco, a un Nord industriale e protestante, che voleva fare fortuna. Si è cristallizzata attorno alla questione dei diritti di dogana, che i Sudisti volevano fossero fissati dagli Stati federati e che i Nordisti invece volevano fossero aboliti fra gli Stati federati, nonché definiti dallo Stato federale.
Perciò, demolendo i simboli sudisti, i manifestanti odierni non se la prendono con i residui della schiavitù, ma contestano la concezione sudista dell’Unione. È soprattutto ingiusto prendersela con il generale Lee, che mise fine alla Guerra di secessione rifiutandosi di continuare la guerriglia dalle montagne e scegliendo l’unità nazionale. In ogni caso, questo deterioramento della protesta apre effettivamente la via a una quarta guerra civile anglosassone.
Nord e Sud non corrispondono più a realtà geografiche. Oggi si potrebbe parlare di Dallas contro New York e Los Angeles.
Non è possibile scegliere, della storia di un Paese, gli aspetti che più ci aggradano e distruggere quelli che giudichiamo negativi, senza contestualmente rimettere in causa quanto costruito nell’insieme.
Riprendendo lo slogan di Richard Nixon durante le elezioni del 1968, «Legge e Ordine» (Law and Order), il presidente Trump non predica l’odio razzista, come gli attribuiscono numerosi commentatori, ma si riferisce al pensiero del suo autore, Kevin Philipps, citato in precedenza. Intende comunque far trionfare il pensiero di Andrew Jackson contro la Finanza, appoggiandosi alla cultura sudista: non vuole certamente smembrare il Paese.
Il presidente Donald Trump si trova oggi nella stessa situazione di Mikhail Gorbaciov alla fine degli anni Ottanta: l’economia – non la finanza – del Paese è in netto declino da decenni, ma i concittadini si rifiutano di ammetterne le conseguenze [5]. Gli Stati Uniti possono sopravvivere solo prefiggendosi nuovi obiettivi, ma un cambiamento di tale portata è particolarmente difficile in periodo di recessione.
Donald Trump si aggrappa paradossalmente al “sogno americano” (ossia l’opportunità di fare fortuna) proprio nel momento in cui la società americana è boccata, le classi medie stanno scomparendo e i nuovi immigrati non sono più gli europei. Nello stesso tempo i suoi oppositori (Fed, Wall Street e Silicon Valley) propongono un nuovo modello, ma a scapito delle masse.
Il problema dell’URSS era diverso, tuttavia la situazione era simile: Gorbaciov ha fallito e l’Unione Sovietica si è dissolta. Sarebbe sorprendente che il prossimo presidente degli Stati Uniti, chiunque sarà, ci riuscisse.
Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

domenica 5 luglio 2020

Blog Emanuela Orlandi: Pietro Orlandi: Sono stanco di rivolgere appelli a Francesco, sollecito papa Ratzinger non può non essere a conoscenza dei fatti.




Pubblicato un nuovo articolo nel Blog di Emanuela Orlandi 

Pietro Orlandi: Sono stanco di rivolgere appelli a Francesco, sollecito papa Ratzinger non può non essere a conoscenza dei fatti.

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Buona lettura

venerdì 3 luglio 2020

Verso un nuovo ordine ? La crisi globale del debito e la privatizzazione dello Stato


C’è una seria crisi sanitaria che deve essere adeguatamente risolta e questa è la priorità numero uno.
Ma c’è un altro importante aspetto che deve essere affrontato.
Milioni di persone hanno perso il lavoro e i risparmi di una vita. Nei paesi in via di sviluppo prevalgono povertà e disperazione.
Mentre il lockdown è presentato all’opinione pubblica come l’unico modo di risolvere una crisi sanitaria globale, i suoi devastanti effetti economici e sociali sono disinvoltamente ignorati.
La verità inconfessata è che il nuovo coronavirus fornisce un pretesto ai potenti interessi finanziari e ai politici corrotti per precipitare l’intero mondo in una spirale di disoccupazione di massa, di bancarotta e di estrema povertà.
Questo è il vero ritratto di ciò che sta capitando. La povertà è in tutto il mondo. Mentre la carestia sta esplodendo nei paesi del terzo mondo, più vicino a casa, nel paese più ricco al mondo,
“milioni di americani disperati aspettano in lunghe affollate file per l’elemosina “
una foto illustra file lunghe chilometri formatesi la scorsa settimana fuori dalle mense dei poveri e degli uffici di collocamento negli Stati Uniti .
In India: “il cibo sta scomparendo, …(la gente) si chiude nelle baraccopoli troppo impaurita per uscire, torna a casa o viene intrappolata nelle azioni repressive in strada,
In India ci sono stati 106 morti di coronavirus fino ad oggi, per guardare le cose nella giusta prospettiva, 3000 bambini indiani muoiono di fame ogni giorno”.
Da Mumbai a New York City. È questa la “Globalizzazione della Povertà”.
La produzione è ferma.
Fame in Asia ed in Africa. Carestia negli Stati Uniti.
Tutti i paesi ormai sono paesi del Terzo Mondo. È questa la riduzione al terzo mondo (terzomondializzazione) di quelle che sono considerate nazioni sviluppate ad alto reddito.
E che cosa succede in Italia?
La gente sta restando senza cibo. Alcune inchieste confermano che la mafia sta ricevendo localmente più appoggio locale del governo, distribuendo cibo gratuito alle famiglie povere in quarantena che sono rimaste al verde. (The Guardian)
La crisi mette insieme la paura e il panico nei confronti del Covid-19 ed un sofisticato processo di manipolazione economica.
Incominciamo ad esaminare le conseguenze che riguardano i paesi in via di sviluppo.
Paesi in via di sviluppoLa “medicina economica” del Fondo Monetario Internazionale e la Globalizzazione della Povertà
Il coronavirus e la crisi da lui indotta fanno parte di un agenda macroeconomica più ampia?
Prima qualche richiamo storico.
Ho speso più di 10 anni a condurre delle ricerche sul campo circa l’impatto delle riforme economiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in Africa, In Asia, in America Latina, nell’Europa dell’Est e nei Balcani.
Fin dagli inizi degli anni 80 è stata imposta ai paesi in via di sviluppo indebitati una dura medicina economica all’insegna di ciò che era chiamato “programma di revisione strutturale” (SAP- Structural Adjustment Program).
Dal 1992 al 1995, ho condotto delle ricerche sul campo in India, Bangladesh e Vietnam e poi sono tornato in America Latina per completare i miei studi sul Brasile. In tutti i paesi che ho visitato, incluso Kenya, Nigeria, Egitto, Marocco e Filippine, ho rilevato lo stesso tipo di manipolazione economica e di interferenza politica esercitata dalle istituzioni con base a Washington. In India, come risultato diretto delle riforme del Fondo Monetario Internazionale, milioni di persone sono state ridotte alla fame. Il Vietnam che va annoverato tra le economie più prospere del mondo per la produzione di riso, a livello locale sono scoppiate delle carestie, come risultato diretto dell’ abolizione del controllo dei prezzi e della liberalizzazione del mercato delle granaglie. (prefazione alla seconda edizione della “Globalizzazione della Povertà”).
L‘egemonia del dollaro è stata imposta. Con l’aggancio del debito al dollaro, alla fine nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo l’intero sistema monetario nazionale era “dollarizzato.”
Massicce misure di austerità hanno portato al collasso dei salari reali. Sono stati imposti programmi di privatizzazione radicali. Queste riforme economiche mortali, applicate in favore dei creditori, hanno dato il via invariabilmente al collasso economico, alla povertà e alla disoccupazione di massa.
A partire dagli anni’80 del secolo scorso in Nigeria tutto il sistema di sanità pubblica è stato smantellato. Gli ospedali pubblici sono stati ridotti alla bancarotta. I medici con i quali ho parlato hanno descritto il famigerato programma di riforme strutturali con accenti umoristici: “siamo stati Schiacciati dal Sap” ( gioco di parole inglese tra il verbo To sap- fiaccare e la sigla SAP, programma di riforme strutturali); i nostri ospedali sono stati letteralmente distrutti, dicevano, grazie alla benevolenza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
Dalle riforme strutturali alla Riforma globale.
Oggigiorno il meccanismo che scatena la povertà ed il collasso economico è fondamentalmente diverso e sempre più sofisticato.
Lo sviluppo della crisi economica del 2020 è connesso alla logica della pandemia del Covid-19: non c’è bisogno che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale negozino una riforma strutturale del debito con i governi nazionali.
Ciò che si è verificato durante la crisi del Covid-19 è una “Riforma Globale” nella struttura dell’economia mondiale. In un colpo solo questa Riforma Mondiale (GA- Global Adjustment) origina un processo mondiale di fallimenti, disoccupazione, povertà e totale disperazione.
Come funziona? Il lockdown è presentato ai governi Nazionali come l’unica soluzione per risolvere la pandemia dovuta al Covid-19. E questo diventa una decisione politica che se ne frega di distruggere l’economia e delle conseguenze sulla società.
Non c’è bisogno di riflettere o di di analizzare le probabili conseguenze. I corrotti governi nazionali sono obbligati ad adeguarsi .
La chiusura parziale o totale dell’economia di una nazione è innescata con l’applicazione delle cosiddette linee guida dell’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS-WHO) che riguardano il lockdown ma anche il commercio, le restrizioni all’immigrazione e ai trasporti e così via.
Potenti istituzioni finanziarie e gruppi lobbistici che comprendono Wall Street, il World Economic forum (WEF), la fondazione di Bill e Melinda Gates sono intervenuti per definire le azioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardanti la pandemia del Covid-19.

Il lockdown, insieme alla riduzione del commercio e dei trasporti aerei ha creato le condizioni di partenza. Questa chiusura delle economie nazionali è stata avviata in tutto il mondo a cominciare dal mese di marzo ed ha colpito contemporaneamente un largo numero di paesi in tutte le più grandi regioni del mondo. Nella storia del mondo è una cosa senza precedenti.
Perché leader di vertice hanno lasciato che questo succedesse? Le conseguenze erano scontate.
Questa operazione di chiusura colpisce le linee di produzione e di rifornimento di beni e servizi, le attività di investimento, l’export/import, il commercio all’ingrosso e al minuto, gli acquisti dei consumatori, la chiusura delle scuole, dei collegi e delle università, delle istituzioni di ricerca eccetera
Di conseguenza porta quasi immediatamente alla disoccupazione di massa, al fallimento delle piccole e medie aziende, al collasso del potere d’acquisto, diffonde povertà e carestia.
Qual è l’obiettivo nascosto di questa ristrutturazione dell’economia globale? Quali sono le conseguenze? Cui prodest?
  • una massiccia concentrazione di ricchezza e di capitale finanziario
  • La destabilizzazione delle piccole e medie aziende in tutte le aree di più grande attività economica compresi l’economia dei servizi, dell’agricoltura e della produzione industriale.
  • Facilita di conseguenza l’acquisizione da parte dei grandi gruppi delle imprese fallite
  • Permette di derogare ai diritti dei lavoratori. e destabilizza il mercato del lavoro.
  • Crea disoccupazione di Massa
  • Comprime i salari e il costo del lavoro tanto nei cosiddetti paesi sviluppati ad alto reddito quanto nei paesi in via di sviluppo impoveriti.
  • Conduce all’aumento del debito esterno.
  • Di conseguenza facilita le privatizzazioni.
Non c’è bisogno di sottolineare che questa operazione di riforma globale è molto più dannosa del programma di riforma strutturale a livello di stati che propongono il Fondo Monetario Mondiale e la Banca Mondiale..
È il neoliberismo all’ennesima potenza.
In un colpo solo, nel corso degli ultimi mesi, la crisi del Covid-19 ha contribuito ad impoverire una larga parte della popolazione mondiale.
E pensate un po’ chi viene in soccorsoIl FMI e la Banca Mondiale.
L’Amministratore delegato del FMI Kristalina Georgieva (1) ha distrattamente riconosciuto che l’economia mondiale è in situazione di stallo, senza individuare le cause del collasso economico.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità è istituita per proteggere il benessere delle popolazioni, il Fondo Monetario Internazionale c’è per proteggere la salute economica del mondo” dice Georghieva.
Che cosa intende fare lei per “proteggere l’economia mondiale”?
(farlo) A spese delle economie nazionali?
Qual è la sua “soluzione magica”?
“ Noi contiamo su una capacità di prestito complessiva di circa mille miliardi di dollari” (GeogievaAD del FMI- Conferenza stampa dei primi di Marzo)
A prima vista sembra essere “munifico”, un sacco di soldi. Ma a ben guardare è quello che noi potremmo chiamare “moneta fittizia” e ciò che significa è: “Noi vi presteremo il denaro e con il denaro che vi imprestiamo voi ci ripagherete “.(parafrasi).
L‘obiettivo finale è far crescere moltissimo il debito estero denominato in dollari.
Il Fondo Monetario Internazionale è esplicitoIn una delle sue “lending windows” (2), il Fondo di contenimento e di rimedio alle catastrofi, che si applica alle pandemie, “fornisce generosamente garanzie per l‘alleggerimento del debito ai nostri membri più poveri e più vulnerabili.”
È una dichiarazione priva di senso: sta lì per riempire le casseforti dei creditori, il denaro è destinato a ripagare il debito.
“per i paesi a basso reddito e per i paesi a medio reddito in via di sviluppo abbiamo fino a 50 miliardi che non richiedono un programma completamente definito del Fondo Monetario Internazionale.”
Non vi sono condizioni su come voi spendete denaro. Ma questo denaro aumenta il debito complessivo e richiede un rimborso.
I paesi sono già in una camicia di forza. L’obiettivo è che soddisfino pienamente le richieste dei creditori.
Questa è la soluzione neoliberista applicata a livello globale. Nessun risanamento economico reale, più povertà e disoccupazione in tutto il mondo. La “soluzione” diventa la “causa”. Che dà inizio ad un nuovo processo di indebitamento, e contribuisce ad un’escalation del debito.
Più si presta e più si costringono i paesi in via di sviluppo ad allinearsi politicamenteIn definitiva è questo l’obiettivo del decadente Impero Americano.
La verità non detta è che 1000 miliardi di dollari delle istituzioni di Bretton Woods hanno il compito di aumentare il debito estero.
Nei recenti sviluppi i ministri della Finanza del G20 hanno deciso di mettere in sospeso il rimborso delle obbligazioni di restituzione del debito dei paesi più poveri del mondo. La cancellazione del debito non è stata presa in esame, anzi è proprio l’opposto. La strategia consiste nell’aumentare il debito.
È importante che i governi dei paesi in via di sviluppo prendano una posizione ferma contro l’”operazione di salvataggio” del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
La crisi globale del debito nei paesi sviluppati.
Una crisi fiscale senza precedenti si sta sviluppando a tutti i livelli di governo. Con alti livelli di disoccupazione nei paesi sviluppati gli incassi di tasse sul reddito sono perlomeno a un punto morto. Nel corso degli ultimi due mesi i governi nazionali si sono indebitati sempre di più. Di conseguenza i governi dell’ovest, come anche i partiti politici sono sempre più sotto il controllo dei creditori che alla fine dettano legge.
A tutti i livelli i governi sono caduti nella stretta mortale del debito. Il debito non può essere ripagato. Negli Stati Uniti il deficit federale “è aumentato del 26% fino ai 984 miliardi di dollari dell’anno fiscale 2019, il più alto negli ultimi sette anni”.E questo è solo l’inizio.
Nei paesi occidentali si è verificata una colossale espansione del debito pubblico. Che viene usato per finanziare i salvataggi, le elargizioni alle multinazionali, nonchè per le reti di sicurezza sociale per i disoccupati.
La logica dei salvataggi per molti aspetti è simile a quella della crisi economica del 2008 ma su una scala molto più ampia. Per ironia, nel 2008 le banche degli Stati Uniti erano sia i creditori del governo federale USA, sia i fortunati beneficiari: l’operazione di salvataggio era finanziata dalle banche con la prospettiva di “salvare le banche”. Vi sembra contraddittorio?
La privatizzazione dello Stato
Alla fine la crisi farà accelerare la privatizzazione dello Stato. I governi nazionali saranno sempre più sotto la stretta di Big Money.
All’orizzonte vi è in vari Paesi la privatizzazione di fatto dell’intera struttura dello Stato, paralizzato dalla crescita dei debiti, a tutti i livelli di governo, sotto il controllo di potenti interessi finanziari. Sarà comunque conservata la finzione di “governi sovrani” che servono gli interessi degli elettori.
Il primo livello di governo che subirà le privatizzazioni saanno i municipi (molti dei quali sono già parzialmente o completamente privatizzati, come per esempio Detroit nel 2013).I miliardari americani potrebbero essere indotti a comprare una intera città .
Molte grandi città sono già sul punto di fare bancarotta (questa non è affatto una novità).
La città di Vancouver è pronta per essere privatizzata?: “il sindaco di Vancouver ha già detto che ha paura che la sua città faccia bancarotta.” (Le Devoir, 15 Aprile 2020)
Nelle più grandi città d’America la gente semplicemente non è in grado di pagare le tasse: il debito di New York City per l’anno fiscale 2019 è uno sbalorditivo ammontare di 91,56 miliardi di dollari, un aumento del 132% rispetto all’anno fiscale 2000. A loro volta anche i debiti delle persone in America sono andati alle stelle.
“ Le famiglie americane collettivamente hanno un debito verso le carte di credito di circa 1000 miliardi di dollari”. Nessun provvedimento si sta prendendo negli Stati Uniti per ridurre i tassi di interesse sul debito delle carte di credito.
Il nuovo ordine mondiale?
Il lockdown impoverisce sia i paesi sviluppati sia quelli in via di sviluppo e distrugge letteralmente le economie nazionali.
Destabilizza l’intero panorama economico. Compromette le istituzioni sociali comprese le scuole e luniversità. Spinge le piccole medie e aziende verso la bancarotta.
Che tipo di mondo ci aspetta?
Si sta costruendo un diabolico “Nuovo Ordine Mondiale” come ipotizzava Henry Kissinger?
La pandemia da coronavirus cambierà per sempre l’ordine mondiale”
Ricordiamo la storica dichiarazione di Kissinger nel 1974: “La diminuzione di popolazione dovrebbe essere la più alta priorità nella politica estera degli Stati Uniti verso il Terzo Mondo”. ( memorandum al National Security Council nel 1974) (Consiglio di sicurezza degli Usa. Il più importante organo consultivo della Casa Bianca).
Le conseguenze politiche sono di vasta portata.
Che tipo di governo avremo in conseguenza della crisi ?
Osservazioni finali.
La natura di questcrisi è stata largamente male interpretata.
Alcuni intellettuali progressisti adesso dicono che questa crisi costituisce una sconfitta del neoliberismo.” Spalanca un nuovo inizio”.
Alcuni vedono questo come un potenziale punto di svolta che apre un’opportunità per ” costruire il socialismo” o ricostruire la socialdemocrazia” in conseguenza del Lockdown.
L’evidenza conferma ampiamente che il neoliberismo non è stato sconfitto. È proprio l’opposto.
Il capitalismo globale ha consolidato le sue posizioni . La paura ed il panico prevalgonoSi sta privatizzando lo Stato. C’è una tendenza verso forme di governo autoritario.
Questi sono gli argomenti che noi dobbiamo affrontare.
Quella storica opportunità di opporsi alle strutture potenti del capitalismo globale, compreso l’apparato militare degli Stati Uniti e della NATO – resta da affermare con fermezza alla fine del lockdown.
Prof. Michel Chossudovsky – GlobalResearch
(1) Kristalina Gheorghieva (Sofia,13 agosto 1953) è un’economista politica bulgara, dal 1º ottobre 2019 direttrice operativa del Fondo Monetario Internazionale. Ha lavorato come direttrice generale della Banca mondiale dal 2 gennaio 2017 al 30 settembre 2019, ha ricoperto il ruolo di presidente facente funzione del gruppo Banca mondiale dal 1º febbraio 2019 al 4 aprile 2019.
Nel 2014 riceve da George Soros il premio della Open Society Foundation ed entra nella Commissione guidata da Jean-Claude Juncker assumendo l’incarico di vice-presidente e di commissario europeo per il Bilancio e le risorse umane.
(2) “Lending Windows” – : illustrano le possibilità di accesso e le regole dei prestiti ottenibili dal FMI, comprese le condizioni finanziarie di restituzione.
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Giakki49