venerdì 22 marzo 2019

PROCURA DI ROMA / I “MISTERI” DEL DOPO PIGNATONE


Valzer di nomine nelle procure italiane. Oltre un centinaio nei prossimi mesi, con un Csm super impegnato a ridisegnare la mappa del potere giudiziario in Italia.
Nel suo fresco numero l'Espresso, con un'inchiesta della firma antimafia Lirio Abbate, punta i riflettori e sciorina una sfilza di nomi e papabili per i prossimi, delicati incarichi, procura per procura.

Si parte, of course, dalla più bollente del nostro Paese, quella di Roma. Così dettaglia Abbate: "L'epicentro del terremoto è Roma. Giuseppe Pignatone andrà in pensione a maggio e il posto è già stato bandito per evitare di lasciarlo scoperto a lungo. I candidati sono tredici. Oggi piazzale Clodio non è più il 'Porto delle nebbie'. Pignatone lascia a chi erediterà il suo ruolo una grande responsabilità. Vale a dire, continuare a tenere alto il livello della giustizia a Roma senza troppo rispetto per i potenti, come mai prima di lui era stato fatto nella Capitale. Qui sono state squarciate zone grigie, si è puntato dritto alle mafie, nazionali e internazionali" e via continuando con le grandi imprese targate 'Mafia Capitale'.

Proseguono le trombe di Abbate: "Ma anche sulla politica corrotta e collusa sono arrivate condanne e sequestri di beni, decisi e applicati per la prima volta nei casi di corruzione proprio dai pm guidati da Pignatone".
Un paradiso in terra, la procura capitolina, un Eden dove finalmente i cittadini possono trovare i portoni spalancati per ospitare la Giustizia, quella vera. Altro che il famigerato 'Porto delle Nebbie'!

A questo punto, prima di lasciare la procura tra inni e fanfare, non resta a Pignatone che risolvere qualche problemino lasciato ai posteri.
Prendiamo il caso Alpi. E' fresca del 4 febbraio la firma apposta da Pignatone all'ennesima richiesta di archiviazione per l'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. La richiesta è del pm Elisabetta Ceniccola, che ancora una volta chiede al gip di turno (per un anno è stato Andrea Fanelli, chissà chi è il prossimo) di archiviare la "pratica". Nonostante le clamorose evidenze emerse dal processo di Perugia, che un anno e mezzo fa non solo ha liberato dalla galera (vi ha trascorso 16 anni da innocente) Hashi Omar Assan, ma ha anche descritto il "depistaggio di stato" messo in atto da inquirenti e forze dell'ordine per proteggere e far scappare in Inghilterra il teste fasullo Ali Rage, alias Gelle.
Prima di lasciare Roma perchè il capo Pignatone non spiega la "non inchiesta" della sua procura, che si configura a questo punto come l'ennesimo depistaggio? Alla faccia di ogni ipocrita volontà di far Giustizia?

Passiamo all'eterno mistero che ancora avvolge la sparizione di Emanuela Orlandi e della sua amica Mirella Gregori. Mesi fa è sembrato che si aprisse uno squarcio, con il ritrovamento di misteriose ossa in Vaticano. Poi niente, erano ossa stravecchie.
Ma circa un anno fa avevano fatto capolino altre verità molto più clamorose: ossia tracce di una documentazione top secret e conservata nella super cassaforte del Vaticano, in cui venivano messe nero su bianco tutte le spese sostenute per nascondere Emanuela per un anno – a metà dei '90 – in una residenza gestita da alcune suore a Londra.
Come mai quella pista non è stata mai battuta? Perchè la procura capitolina ha paura di ficcare il naso in Vaticano? Perchè si genuflette davanti ad ogni ostacolo? Misteri.
Come di misteri è avvolto, ancora oggi, il giallo sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini. Senza che la procura di Roma alzi un dito, neanche mezzo.

Due anni fa l'avvocato della famiglia, Stefano Macioti, ha chiesto la riapertura dell'inchiesta basandosi su una prova inoppugnabile: quella del DNA, il cui test ha dimostrato come sulla scena del delitto non si trovasse solo Ignoto 1, ossia Pino Pelosi, ma anche un secondo e forse un terzo soggetto (Ignoto 2 e Ignoto 3). A questo punto Macioti ha semplicemente chiesto che quel test del DNA venisse esaminato e il caso venisse riaperto. Facile come bere un bicchier d'acqua.
Pensate che qualcosa si sia mosso? Neanche un battito d'ali. Il pm del caso, Francesco Minisci, s'è tuffato negli impegni sindacali, diventando presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati e certo non aveva tempo da perdere in bazzecole del genere.
D'accordo il capo Pignatone? Perchè non fa sapere qualcosa prima di godersi la dorata pensione?

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giovedì 21 marzo 2019

Pedofilia e abusi, come uscire dall’«11 settembre» ecclesiale?


Quel che è venuto alla luce in varie parti del mondo a partire dal 2002 ha determinato una serie di scosse telluriche in tante diocesi e conferenze episcopali. La necessitàdi una conversione profonda e di un cambiamento di rotta. Il summit in Vaticano dal 21 al 24 febbraio.


Abusi su bambini e ragazzi da parte di preti e religiosi. Abusi a centinaia, a migliaia. Praticamente sempre coperti, insabbiati, non denunciati. Permettendo così all’abusatore di continuare a delinquere. «L’11 settembre della Chiesa» l’ha definito chi certo non può essere considerato un catastrofista: l’arcivescovo Georg Gänswein, già segretario di Benedetto XVI. Lo scandalo della pedofilia paragonato al grande attacco terroristico del 2001 agli Stati Uniti. In altri termini, un evento spartiacque, dopo il quale nulla potrà essere come prima. Esagerato?
Nella prospettiva di un comune fedele italiano, forse sì. Quel che è venuto alla luce dal 2002, con l’inchiesta del quotidiano «Boston Globe» (raccontata nel film Spotlight, vincitore dell’Oscar), in poi ha determinato una serie di scosse telluriche in molte diocesi e conferenze episcopali. Ha abbattuto vescovi, arcivescovi e cardinali; ha mandato in bancarotta Chiese locali; Usa, Belgio, Austria, Australia, Irlanda, Cile… immaginate – è un incubo che non si concretizzerà, ma utile per provare a comprendere lo sconcerto di una comunità ecclesiale – che tutti i vescovi italiani vengano rimossi, com’è accaduto di recente in Cile, per il loro silenzio sui casi di pedofilia, coperti, insabbiati, silenziati. Una tragedia. Che non riguarda solo né principalmente i singoli protagonisti, ma la credibilità della Chiesa. Il suo annuncio. Il Vangelo.
Come uscire dall’11 settembre ecclesiale? Nessuna guerra, se non interiore alla ricerca del male da estirpare. Ma una conversione sì. Un esercizio di sincerità – persino «spietato» – sì. E la ricerca di un cambiamento di rotta. Perché alla diagnosi deve sempre seguire la terapia. E questa che colpisce la Chiesa non è una banale febbriciattola.
Per questo motivo nell’agosto scorso papa Francesco ha scritto una «Lettera al popolo di Dio» (a tutti i battezzati, nessuno escluso, perché un peccato grave di alcuni membri riguarda l’intero corpo e nessuno può chiamarsi fuori) e ha convocato dal 21 al 24 febbraio in Vaticano un summit, a cui parteciperanno i presidenti delle Conferenze episcopali nazionali e i capi dei dicasteri.
«La prima regola per guarire è accettare di essere malati». E la malattia che esplode oggi ha origini antiche. La prima denuncia formale risale addirittura al 1051 a opera di Pier Damiani. Senza conseguenze. I Papi dell’epoca, come Gregorio VII, intervengono per arginare la corruzione del clero, ma ignorano la pedofilia. Emblematica ma tristissima è la vicenda di Giuseppe Calasanzio, fondatore degli Scolopi. La Controriforma è fatta di ombre e luci. Calasanzio è una luce che forze oscure tentano di spegnere. Venuto a sapere senza ombra di dubbio che un suo confratello, Giuseppe Cherubini, abusa degli alunni («orchi in tonaca e saio»), lo rimuove. Ma Cherubini gode di potenti protezioni in Vaticano. Calasanzio viene a sua volta inquisito e imprigionato. Basta poco, a quel tempo, anche solo la frequentazione di Galileo… Chi prende il suo posto a capo degli Scolopi? Cherubini, l’orco. Calasanzio sarà riabilitato e canonizzato. Ma l’episodio rimane.
di Umberto Folena

mercoledì 20 marzo 2019

LA VOCE rooseveltiana N° 7 di Martedì, 19 Marzo 2019


La Voce Rooseveltiana


D(i)RITTI VERSO LA LIBERTÀ DAL BISOGNO
 
Siamo una comunità di cittadini che sognano il Rinascimento democratico
di cui la società ha bisogno




Editoriale
 
LA SOLITUDINE DI FEDERICA, FUGGITA ALL'ESTERO PER SALVARE SUO FIGLIO DANNEGGIATO DAI VACCINI

di Giorgio Cattaneo








Si chiama Federica, vive in provincia di Gorizia. Ha una voce melodiosa da cantante jazz, e un coraggio da eroe greco.
Federica Santi

Antigone, con due bambini da difendere con le unghie e coi denti. Entrambi minacciati da un orco invisibile, armato di siringa. Il piccolo Nicola, il primogenito, oggi ha otto anni. Da poco è tornato tra noi. Era scomparso: muto, assente, estraneo. Un bambino divenuto alieno, anaffettivo, indifferente a tutto. In una parola: autistico. Lo è diventato di colpo, dopo un vaccino "sbagliato", esavalente: antitetanica, antiepatite B, antipolio, anti-difterica, anti-haemophilus, anti-pertosse. «A tredici mesi, Nicola sgambettava come un leprotto. A 20 parlava e cantava, manifestava il suo talento artistico in ogni occasione: sapeva dipingere, era affettuoso, baciava il fratellino nel pancione». Poi, intorno ai 22 mesi, subito dopo la nascita di Enrico, ha avuto un improvviso arresto dello sviluppo. «E in poche settimane ha smesso di parlare, di mangiare, di dormire». Sintomi allarmanti: vomito "a getto". All'epoca, Federica non sapeva ancora della stretta correlazione fra cervello, stomaco e intestino. Già, perché l'intestino è il secondo cervello. E proprio dall'intestino è cominciata la guarigione "impossibile": eliminando glutine e caseina, Nicola ha ripreso a parlare, a mangiare, a sorridere. Ma non in Italia: all'estero. Grazie al costoso intervento di medici all'avanguardia, in cliniche private.


 
LEGGI TUTTO

 


TragiComix
di Mirko Bonini

TragiComix by Mirco Bonini 07
 



Secondo Noi
   
GM MAGALDI: LA GIOVANE GRETA È ANTICA COME MALTHUS, L'INFELICE PROFETA DELLA SCARSITÀ CARO ALL'ÉLITE

Dietro alla piccola Greta, paladina della campagna contro il climate change, ci sono idee "antiche" come quelle settecentesche di Malthus, il teorico della scarsità smentito dal boom della tecnologia. Secondo Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, nella decrescita "climatologica" c'è il darwinismo sociale dell'élite che ha creato la scarsità artificiosa della moneta su cui si fonda il feudalesimo neoliberista. Sbagliato temere il futuro e la robotica: ancora una volta sarà l'innovazione a risolvere molti problemi. Ne beneficeremo tutti, se sapremo riconquistare la perduta sovranità democratica.
(Intervento su YouTube, ripreso da Libreidee). 
GALLONI: GRETA E I "GRETINI" CHE CREDONO ANCORA ALLA FIABA DELL'ANIDRIDE CARBONICA

Greta e i "Gretini", cioè i seguaci della giovanissima attivista-fenomeno, la svedese Greta Thunberg, non sanno che l'anidride carbonica pesa solo per il 2% sulla variazione climatica, peraltro non arrestabile né imputabile alle sole attività umane? Per Nino Galloni, vicepresidente MR, la crociata contro il global warming è un utile diversivo: l'élite finanziaria sa benissimo che l'emergenza ecologica sarebbe affrontabile a costo zero, introducendo nuove tecnologie per produrre cibo ed energia senza impatti ecologici.
(Intervento su Scenari Economici).
NG
FM MAGGINO: OLTRE IL PIL, SCOMMETTIAMO SU INDICATORI COME IL RISPETTO E LA FIDUCIA, PER UN VERO RATING DELL'ITALIA

Nuove idee per superare il semplice Pil. Le suggerisce la rooseveltiana Filomena Maggino, docente di statistica e consulente di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, col quale sta per lanciare il programma interministeriale "Benessere Italia". Occorre recuperare indicatori di valore attendibili, come ad esempio il rispetto umano e la fiducia nel sistema, per fornire un "rating" più attendibile della comunità nazionale italiana, altrimenti affidato ai soli indicatori finanziari controllati dalle agenzie di Wall Street.
(Intervento in video sul sito web della Camera, ripreso dal blog MR).
 
MAGALDI: BEPPE GRILLO IN DECLINO E ORMAI SENZA IDEE, DOPO LA PERDITA DI GIANROBERTO CASALEGGIO

Gioele Magaldi riconosce a Grillo il merito di aver dato un salutare scossone al sistema politico italiano. Ora però l'ex comico appare in declino, orfano del massone Gianroberto Casaleggio (che non aveva paura di confrontarsi con la massoneria). Proprio l'ipocrita massonofobia di oggi, secondo il presidente del Movimento Roosevelt, dimostra l'inconsistenza politica dei 5 Stelle: incapaci di mantenere le promesse, perché privi del coraggio di opporsi a Bruxelles difendendo la possibilità di ricorrere alla leva del deficit.
(Intervento su YouTube, ripreso da Libreidee).
GM
RH HECHICH: L'ITALIA DIFENDA LA GRECIA E CIPRO NELLA NUOVA "GUERRA DI TROIA" PER IL GAS DELL'EGEO

Proteggere la Grecia e Cipro, dimostrando di essere una potenza mediterranea. Secondo Roberto Hechich, direttore del Dipartimento geopolitica e difesa del Movimento Roosevelt, l'Italia dovrebbe intervenire con equilibrio e fermezza per ridurre le gravi tensioni che si stanno accumulando nell'Egeo dopo la scoperta di immensi giacimenti di gas, che scatenano gli appetiti "neo-ottomani" della Turchia di Erdogan e creano seri problemi commerciali anche alla Russia di Putin, presente militarmente nell'area in appoggio alla Siria.
(Intervento sul blog MR).
GALLONI: SE NON RIPUDIA IL NEOLIBERISMO, IL PD SERVIRÀ SOLO A FRENARE GLI ECCESSI DELLA LEGA

Stupisce la partecipazione popolare alle ultime primarie del Pd, pur in assenza di vere differenziazioni politiche nelle proposte dei candidati. Secondo Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, se il Pd non ripudia l'austerity neoliberista non potrà tornare al governo. Gli resterà un ruolo soltanto residuale: presidiare la tutela dei diritti civili come quelli dei migranti, magari frenando gli eccessi polemici della Lega.
(Intervento su Scenari Economici
). 
NG
GM MAGALDI: NICOLA ZINGARETTI SI SALVA DAL NAUFRAGIO SOLO SE IL SUO PD DIVENTA FINALMENTE PROGRESSISTA

Abbia il coraggio di gettare a mare l'intera eredità politica del centrosinistra, cioè 25 anni in cui gli eredi del Pci-Pds si sono limitati a obbedire ai diktat dell'élite finanziaria neoliberista. Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, avverte il neo-segretario Nicola Zingaretti: ha di fronte un'unica chance, quella di trasformare il Pd in un partito finalmente progressista, capace di opporsi alla governance antidenmocratica dell'Unione Europea.
(Intervento su YouTube, ripreso da Libreidee).
PERON: SOLO IL LIBRO "MASSONI" DI GIOELE MAGALDI CI SPIEGA CHI COMANDA DAVVERO IL NOSTRO MONDO

Chi detiene il potere in questo mondo? Come lo gestisce? Come lo conserva? Domande a cui risponde, in modo esclusivo, il bestseller "Massoni" di Gioele Magaldi, uscito nel 2014. Un libro sconcertante e al tempo stesso illuminante, imprescindibile: lo conferma l'ottima analisi critica che ne fa Roberto Peron, ricercatore e astrofisico, direttore del Dipartimento per l'università e la ricerca nell'ambito della segreteria generale del Movimento Roosevelt.
(Intervento sul blog MR).
RP
GC CATTANEO: QUASI DUE MILIONI DI ITALIANI ALLE PRIMARIE PD, PARTITO RIMASTO ALL'ETÀ DELLA PIETRA

Un successo le primarie del Pd, nonostante i tre candidati-fotocopia (Zingaretti, Martina e Giachetti). Secondo Giorgio Cattaneo, non cessa di stupire la base di un partito che è rimasto all'età della pietra, ancorato al neoliberismo e impotente di fronte al successo di Lega e 5 Stelle, che hanno intercettato al meglio la delusione degli italiani per le politiche della Seconda Repubblica, col centrosinistra ridotto a mero esecutore del rigore finanziario.
(Intervento sul blog MR, ripreso da Libreidee).
ALICE: LA CINA PROTEGGE I LAVORATORI CON IL CAPITALISMO SOCIALE, DA NOI INVENTATO E POI DIMENTICATO

Con imponenti detrazioni fiscali, la Cina sta proteggendo i suoi lavoratori e creando un solido sistema di welfare, che mette al riparo le famiglie dalle incertezze del futuro. Lo sottolinea Roberto Alice, dirigente piemontese del Movimento Roosevelt e candidato 5 Stelle alle prossime regionali. In pratica, la Cina sta inaugurando il provvidenziale capitalismo sociale, da noi stessi inventato ma poi dimenticato negli ultimi decenni.
(Intervento sul blog MR).
RA
Antonio Avigliano AVIGLIANO: EASTMED, LA RETE DI GASDOTTI CHE CI RENDERÀ PIÙ INDIPENDENTI SUL PIANO DELL'ENERGIA

Porte aperte a EastMed, lo spettacolare sistema di gasdotti on-offshore finalizzato a distribuire gas naturale estratto dai giacimenti più orientali del Mediterraneo. Lo spiega Antonio Avigliano, del Dipartimento geopolitica e difesa del Movimento Roosevelt: con i suoi 1900 chilometri, EastMed (di cui il Tap pugliese sarebbe un "passante") si rivelerebbe un "toccasana" per l'Europa in termini di differenziazione energetica. Un gasdotto decisivo per l'Italia: potrà contribuire all'indipendenza energetica del paese.
(Intervento sul blog MR).
GALLONI: LA SOLUZIONE NON È L'AUTONOMIA REGIONALE, MA LA QUALITÀ DELLA CLASSE DIRIGENTE LOCALE

Falsa pista, l'autonomia regionale come via d'uscita: se qualcuno pensa di trasformare il Nord-Est nella Catalogna italiana, farebbe meglio a notare com'è stata mal gestita una Regione a statuto speciale come la Sicilia. Per Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, la soluzione sta nella classe dirigente: se si creano mezzi monetari territoriali, incoraggiando così anche il credito bancario, si risolve il malcontento di Lombardia e Veneto, reduci da referendum che potrebbero rivelarsi il vero banco di prova per il governo.
(Intervento su Scenari Economici).
NG
 
PS SCANU: SCUOLA-AZIENDA REGIONALIZZATA? LOMBARDIA E VENETO, ATTENTATO CONTRO L'ISTRUZIONE DEMOCRATICA

No alla regionalizzazione della scuola proposta in Lombardia e Veneto, e in parte anche in Emilia. Protesta Patrizia Scanu, segretaria generale del Movimento Roosevelt: così si rompe l'unitarietà nazionale dell'istruzione, generando scuole differenziate sotto la guida di dirigenti scolastici di nomina regionale, sottoposti a pressioni politiche locali. Il rischio: accelerare verso la scuola-azienda destinata a riprodurre diseguaglianze anziché pari opportunità, con scuole di serie A e scuole di serie B, scuole ricche e scuole povere.
(Intervento sul blog MR).
 
GALLONI: UNA MONETA TERRITORIALE, PARALLELA ALL'EURO, SALVEREBBE DALLA CRISI I PASTORI SARDI

Salvare i pastori sardi, esposti alla concorrenza globalizzata che non tiene conto della qualità superiore del loro latte? Per l'economista Nino Galloni, vicepresidente del Movimento Roosevelt, la soluzione sarebbe a portata di mano se l'Italia emettesse una moneta di Stato, non a debito e parallela all'euro, con la quale tutelare i produttori del pecorino sardo, eccellenza nazionale.
(Intervento su Scenari Economici).
NG


 
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MR News


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ROOSEVELT IN EMILIA,
AL LAVORO
IL GRUPPO REGIONALE

 

Il Movimento Roosevelt ha aggiornato la sua agenda di idee per l'Emilia Romagna dopo la riunione del 17 marzo a Stellata di Bondeno, in provincia di Ferrara. A cura del coordinatore territoriale, Federico Caselli, la prima assemblea regionale 2019 con iscritti e simpatizzanti, per far crescere il movimento anche in Emilia.


(Info: federico.caselli@movimentoroosevelt.com).

GALLONI A TORINO,
MONETA ALTERNATIVA
PER SALVARE L'ITALIA


Nino Galloni propone di emettere moneta di Stato, non a debito, parallela all'euro, per creare posti di lavoro e risollevare l'economia. L'ha spiegato lo stesso Galloni, introdotto da Enrica Perucchietti nell'affollato convegno "Soldi per noi, non contro di noi" promosso a Torino il 15 marzo dal Movimento Roosevelt Piemonte, con la partecipazione di Egidio Rangone e Roberto Alice.

(Info: daniele.gervasoni@gmail.com).

AL VIA IL GRUPPO
ROOSEVELTIANO
DELLA PUGLIA 


Nuovi impegni territoriali per il Movimento Roosevelt in Puglia, dopo l'assemblea regionale tenutasi il 9 marzo a Bari, sotto la guida del coordinatore regionale Michele Ciccarone. Un incontro importante, per definire progressivamente le iniziative rooseveltiane sul suolo pugliese.


(Info: michele.ciccarone@movimentoroosevelt.com, telefono 349.3591295).
 

Agenda MR

 

23 MARZO

23 MARZO
ASSEMBLEA MR UMBRIA
(PERUGIA - h 18.15)

 
Contro la crisi della democrazia, per il rilancio di infrastrutture e trasporti nel Centro Italia e per una prospettiva di rinnovato impegno territoriale dei rooseveltiani umbri, coordinati da Simone Casagrande Moretti. Questi i temi che saranno affrontati sabato 23 marzo dall'assemblea regionale Umbria del Movimento Roosevelt, convocata alle ore 18,15 nella  Sala della Vaccara, spazio comunale del Palazzo dei Priori a Perugia, in piazza IV Novembre.

(Info: simone.casagrande@movimentoroosevelt.com). 
RIUNIONE MR UK
(LONDRA - h 15)

 
Sovranismo o sovranità? Stati sempre meno indipendenti: se ne parla a Londra, al "forum ateniese" promosso dalla sezione Uk "William Beveridge" del Movimento Roosevelt domenica 24 marzo. Che cos'è la sovranità? Chi la garantisce? E' vero che la sovranità degli Stati sta erodendosi? E cosa significa "governo sovranista"? Il sovranismo è realmente una forma di populismo? Sono solo alcune delle domande a cui cercheremo di dare una risposta, annuncia Emanuele Barrasso nel presentare l'incontro, che si svolgerà presso l'Inca Uk, Italian Advice Centre (124 Canonbury Road, London N1 2UT). Orario: 3pm. L'iniziativa durerà un paio d'ore.

(Info: info@rooseveltmovement.co.uk).

30 MARZO

03 maggio
UN NEW DEAL PER L'ITALIA
E PER L'EUROPA

(LONDRA - h 14.30)

 
"Un New Deal rooseveltiano per l'Italia e l'Europa". Dall'importante convegno di Londra, il Movimento Roosevelt si prepara a lanciare un messaggio a tutti gli europei: difendere le istituzioni democratiche dalle ricette economiche del neoliberismo. Nella Fyvie Hall della Westminster University interverranno fra gli altri Ilaria Bifarini, Danilo Broggi, Guido Grossi e Antonio Maria Rinaldi, accanto a Nino Galloni, Egidio Rangone, Pino Cabras, Gioele Magaldi, Marco Moiso, Patrizia Scanu e Giovanni Smaldone.

(Info: https://blog.movimentoroosevelt.com/home/1967-grande-evento-europeo-organizzato-il-30-marzo-a-londra-dal-movimento-roosevelt.html).
NEL SEGNO DI OLOF PALME,
CARLO ROSSELLI E THOMAS SANKARA

(MILANO - h 14)

 
"Nel segno di Olof Palme, Carlo Rosselli e Thomas Sankara e contro la crisi della democrazia in Italia, Europa, Africa e a livello globale". Questo il tema dell'importante evento rooseveltiano in programma il prossimo 3 maggio a Milano, ore 14, al Museo del Risorgimento, col patrocinio del Comune di Milano e un intervento dell'ambasciatore italiano a Stoccolma. Costituito il comitato organizzativo, presieduto da Gioele Magaldi.

18-19 Maggio
ASSEMBLEA GENERALE MR
(ROMA)
 
In preparazione, per il 18 e 19 maggio, la prossima assemblea nazionale del Movimento Roosevelt, destinata a produrre l'ennesimo salto di qualità, configurando il movimento come soggetto giuridico di primo piano. L'assise sarà ospitata, come di consueto, dall'Istituto 



 
   



 
Movimento Roosevelt / Democrazia contro oligarchia
 
Il mondo non è mai stato così ricco, eppure la società è colpita da diseguaglianze inaudite:
senza giustizia sociale non si possono garantire né diritti né pari opportunità.
Grazie all'opposizione artificiosa tra destra e sinistra, l'élite neoliberista ha potuto privatizzare il mondo, minando, dagli anni '70, il futuro delle istituzioni democratiche.
Oggi la vera contrapposizione politica non è più tra destra e sinistra, ma tra democrazia e oligarchia. 
Il Movimento Roosevelt è un soggetto politico meta-partitico ispirato da Gioele Magaldi
e istituito da 500 soci fondatori a Perugia  il 21 marzo del 2015.
Il nostro movimento è impegnato a smascherare la pretesa scientificità economicistica
del rigore nei bilanci pubblici, contribuendo al risveglio democratico della politica italiana, europea e mondiale.
Dobbiamo utilizzare indicatori economici che siano accurati nel misurare il benessere della collettività e ricominciare a costruire ricchezza con le politiche economiche proprie del modello post-keynesiano,
fondato sull'investimento pubblico strategico per rilanciare il settore privato.
Si tratta di una sfida culturale per la quale il Movimento Roosevelt si rivolge a tutte le persone di animo sinceramente progressista, disposte a contribuire a far crescere una nuova consapevolezza.
Per ridiventare cittadini e smettere di essere "sudditi" di anonimi tecnocrati, al servizio di potentati economici privatistici, abbiamo bisogno della consapevolezza, del supporto e dell'impegno del popolo.
L'orizzonte per il quale lavoriamo è squisitamente democratico: vogliamo restituire alla collettività
un futuro prospero e degno di essere vissuto appieno.


 
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  LA VOCE Rooseveltiana
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L'avvicinamento di Parigi e Berlino, di Thierry Meyssan


Si tratta di una questione molto grave: dietro l'apparenza di un'unione di sforzi per la pace, in realtà Parigi e Berlino stanno avvicinando le loro politiche estere e presto faranno altrettanto con le loro politiche di difesa. Una trasformazione che viene dall'alto, senza consultazioni popolari, e che distrugge dall'interno le conquiste democratiche.

Uno dei principi su cui si fonda l’ONU è che ogni Stato e ogni popolo sono liberi, uguali e indipendenti. Questa è la grande differenza che distingue l’ONU dalla Società delle Nazioni che l’ha preceduta e che, affinché il sistema coloniale potesse protrarsi, si è sempre rifiutata di riconoscere la parità dei popoli.
La voce di ogni Stato vale quanto quella di ogni altro. Così Stati Uniti e Unione Sovietica hanno potuto aderire all’ONU in quanto Stati federali, ossia non hanno potuto far valere, rispettivamente, i 50 Stati federati e le 15 Repubbliche Unite. Sarebbe stato illegittimo che gli Stati Uniti disponessero di 50 voti e l’URSS di 15, mentre tutti gli altri di uno solo.
Ebbene, Francia e Germania, cui spetta la presidenza del Consiglio di Sicurezza rispettivamente a marzo e aprile, hanno annunciato che eserciteranno congiuntamente il mandato. Benché non sia stato precisato, questa decisione dovrebbe implicare l’assunzione da parte delle due delegazioni di una posizione comune sulle questioni affrontate. Le politiche estere dei due Stati non saranno perciò più libere e indipendenti l’una dall’altra.
Nessuna organizzazione che si fondi sulla parità dei suoi membri può sopravvivere a questo tipo di coalizione.
Il problema si pose già nel 1949, con la creazione della NATO: gli Stati membri si sono impegnati a reagire collettivamente a qualsiasi aggressione contro uno di loro, ma per far sì che fosse possibile hanno accettato una forma di organizzazione sottoposta all’autorità degli Stati Uniti, che esercitano in via permanente le funzioni fondamentali, fra le altre quelle del Comandante Supremo (il capo di statomaggiore).
All’epoca, l’Unione Sovietica denunciò la creazione di un blocco di Stati non più liberi e indipendenti. L’URSS fece altrettanto nel 1968, quando invase la Cecoslovacchia perché agli Stati membri del Patto di Varsavia non era permesso allontanarsi dalla comune dottrina comunista. Oggi il totalitarismo sovietico non c’è più, quello degli Stati Uniti è sempre lì.
Ed è proprio perché si opponeva a che le forze armate francesi dovessero sottostare al comando degli Stati Uniti che il presidente Charles De Gaulle lasciò il comando integrato della NATO, pur rimanendo nel Trattato Nordatlantico. Questa saggia decisione è stata abrogata dal presidente Nicolas Sarkozy, che nel 2009 ha riportato la Francia nel comando integrato.
La Francia afferma che l’esercizio congiunto della presidenza del Consiglio non significa che Francia e Germania si apprestino a fondere il proprio seggio all’ONU. Tuttavia, a cominciare dall’inizio del mandato di Sarkozy, il Quai d’Orsay e la Wilhelmstrasse (ossia i ministeri degli Esteri francese e tedesco) hanno iniziato a ridurre il personale e a incaricare le rispettive ambasciate di ripartirsi alcune funzioni.
L’avvicinamento si è interrotto con i presidenti François Hollande ed Emmanuel Macron, in previsione di un’alleanza militare con il Regno Unito, già presa in considerazione da Jacques Chirac. È ripreso quando è apparso chiaro che Londra avrebbe messo in atto la Brexit e si stava perciò preparando a nuove alleanze.
Un’eventuale fusione della politica estera francese e tedesca solleva parecchi problemi. In primo luogo, per essere credibile deve essere accompagnata anche dalla fusione dei due eserciti. Questa, nel 1995, era anche l’opinione di Alain Juppé [primo ministro durante la presidenza di Chirac, ndt]. Sicché la Germania verrebbe ad assumere una posizione co-decisionale sulla forza di dissuasione francese. Ed è anche l’idea presa in considerazione dal Bundestag nel 2017, nonché l’attuale posizione del direttore della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, Wolfang Ischinger [1]. Ed è pure la ragione che ha indotto Macron a considerare la possibilità di costituire un esercito europeo in termini diversi da quelli del progetto di Comunità Europea di Difesa (1954), ossia strutturandolo in modo da poter alla fine sfociare in una fusione degli eserciti franco-tedesco. In secondo luogo, avere la stessa politica estera e di difesa presuppone perseguire gli stessi interessi. È quanto provano a fare Parigi e Berlino dispiegando truppe congiunte, legalmente in Sahel, illegalmente in Siria.
Lungi dal creare un nuovo Stato, l’avvicinamento franco-tedesco non potrà che consacrare la dipendenza della nuova entità da Washington: già oggi i due eserciti sono membri del comando integrato della NATO e obbediscono a uno stesso Comandante Supremo, scelto dal presidente degli Stati Uniti. È del resto grazie a questo sovrano che Francia e Germania hanno fatto pace: non molto tempo fa, nella ex Jugoslavia, le loro forze speciali si combattevano segretamente tra loro, una dalla parte serba l’altra da quella croata. Lo scontro finì allorquando Washington impose il proprio punto di vista.
Desiderando fondere, a termine, Germania e Francia, i dirigenti non tengono conto delle realtà umane dei loro Paesi. Confondendo la riconciliazione dei due popoli realizzata dai loro predecessori con un avvicinamento di interessi e mentalità, intendono creare un nuovo sistema politico senza assoggettarsi al controllo democratico. Del resto perché accollarsi queste procedure dal momento che nessuno è sovrano?

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martedì 19 marzo 2019

USTICA / BONFIETTI: LA FRANCIA TIRI FUORI LA VERITA’


A quasi 40 anni dalla tragedia di Ustica che nel 1980 provocò la morte di 81 innocenti, continua la penosa odissea dei familiari delle vittime.
Lo Stato continua ad essere un muro di gomma: come è successo per le indagini e i vari processi, così anche sul fronte dei risarcimenti negati. L'ultimo caso è quello della moglie e dei tre figli di Carlo Parrinello. La giustizia civile ha stabilito un risarcimento da 1 milione 990 mila euro, di cui i ministeri della Difesa e dei Trasporti fino ad oggi hanno pagato solo 430 mila euro. Per la restante parte fanno orecchie da mercante e non vogliono sganciare altri euro.

La famiglia, a questo punto, ha attivato una ovvia procedura giudiziaria, notificando ai due dicasteri  una serie di pignoramenti, anche presso terzi (vale a dire ad alcuni debitori della Difesa e dei Trasporti).

Perchè si oppongono al pagamento? Secondo l'avvocatura dello Stato quello che è stato pagato basta e avanza (nonostante vi sia una sentenza ad hoc), visto che alla famiglia viene versato un assegno mensile di 1.600 euro. Motivo per cui bisogna ricalcolare tutto, ovvero sottrarre a quell'ammontare ancora dovuto tutte le mensilità che potranno in via teorica essere percepite fino al compimento dei 75 anni di età di ciascun componente del nucleo familiare.
Aritmetiche di Stato…

Su un altro fronte, la storica presidente del comitato che raggruppa i familiari delle vittime, l'ex deputata del Pd Daria Bonfietti, fa un appello al governo: non chiedete alla Francia solo l'estradizione dei terroristi che da decenni ospita, ma anche di dire finalmente la verità sulla strage di Ustica. Una verità – rammenta Bonfietti – che perfino l'ex capo di Stato Francesco Cossiga nel 2008 parzialmente svelò, indicando la pista della "portaerei francese" dalla quale partì il missile che abbattè il DC9 Itavia con gli 81 innocenti a bordo.

Una pista che addirittura nel 1991 l'allora parlamentare del PSI, Franco Piro, in un'intervista aveva rivelato alla Voce. Secondo Piro si trattava della portaerei Clemanceau.
E tre anni fa un documentario di Canal Plus ha ribadito tutte le circostanze.
Come mai, fino ad oggi, la Francia ha coperto e depistato? Sciocche e spesso infantili polemiche a parte, non sarebbe il caso di chiedere ai francesi qualcosa di serio, ossia la verità sugli 81 morti di Ustica?

Nel prossimo incontro sbandierato da Matteo Salvini sia con l'ambasciatore "di rientro" da Parigi che nel meeting con il collega francese degli Interni, non varrebbe la pena, in quell'occasione, far la voce grossa e pretendere dai transalpini carte & documenti su Ustica?

In apertura Daria Bonfietti

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lunedì 18 marzo 2019

GIALLO ALPI / I SERVIZI SEGRETI SANNO, COPRONO, DEPISTANO E NON SVELANO LA “FONTE”

I servizi segreti di casa nostra sanno tutto sull’omicidio di Ilaria Alpi Miran Hrovatin ma non dicono una parola. Tacciono. E quindi coprono non solo i killer di Mogadiscio ma soprattutto i mandanti di quel tragico duplice assassinio di ormai quasi 25 anni fa.
La circostanza emerge ora in modo clamoroso dalla nuova richiesta di archiviazione presentata il 4 febbraio scorso dal pm della procura di Roma Elisabetta Ceniccola e controfirmata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone. Che già avevano presentato una analoga richiesta un anno fa. Ai confini della realtà.
Per la serie: si sa bene che qualcuno sa e copre, ma invece di completare l’inchiesta e portare davanti ad un tribunale chi mente e svia le indagini, viene chiesta l’archiviazione definitiva del caso. Allucinante.

Il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone.
Ma entriamo di nuovo nella autentica “selva” di carte e faldoni giudiziari – come la definiscono gli stessi inquirenti – per dare un’idea completa del depistaggio nel depistaggio che sta per essere portato a termine.
Un anno fa, appunto, la richiesta di archiviazione del tandem Ceniccola-Pignatone, inviata al gip per la decisione finale. Passano alcuni mesi per individuare il nome del gip incaricato, alla fine si tratta di Andrea Fanelli. Il quale, per le sue indagini, chiede anche una proroga.
Si tratta di verificare quanto è emerso in altre indagini svolte nel 2012 dalle fiamme gialle per conto della procura di Firenze, in particolare a base di intercettazioni. Al telefono parlano alcuni somali tra di loro ed anche con Douglas Duale, il legale di Hashi Omar Assan, il somalo ingiustamente accusato del duplice omicidio, in galera da innocente per 16 anni. Al centro delle conversazioni il caso Alpi, e anche un compenso da 40 mila raccolto a favore dell’avvocato nella comunità somala per pagarne le forti spese sostenute per difendere Hashi.
Incredibile ma vero, quei matateriali raccolti dalle fiamme gialle fiorentine, passati alla procura gigliata nel 2012, ci hanno messo la bellezza di 6 anni per arrivare alla procura competente, quella di Roma, titolare del caso Alpi-Hrovatin!
Altre indagini svolte negli ultimi mesi per accertare le eventuali responsabilità dei militari italiani allora presenti a Modadiscio, e anche dei nostri civili, in particolare sul sospettato numero uno da sempre, l’affarista Giancarlo Marocchino, non approdano a nulla. Addirittura si scopre che Marocchino ha vinto alcuni contenziosi legali per calunnia, visto che il suo nome era stato tirato in ballo nei primi anni!

Giancarlo Marocchino
Insomma, nessun ragno viene cavato dal buco nell’anno di ulteriori indagini ordinate dal gip Fanelli. Ed ora, il 4 febbraio, il pm Ceniccola deposita l’ennesima richiesta di archiviazione del caso, che dovrà ancora una volta passare al vaglio dell’ennesimo gip. Altri mesi di attesa.

LA FONTE SUPERCOPERTA PER 22 ANNI DAI SERVIZI
Intanto, però, è estremamente istruttivo leggere le “motivazioni” messe nero su bianco dal pm Ceniccola e controfirmate da procuratore capo Pignatone. A riprova che il porto delle nebbie è nuovamente saldo e forte nella capitale.
Prima notazione: le ultime indagini sono state affidate il 27 giugno 2018 da Fanelli al Reparto Antiterrorismo del Ros dei carabinieri, che ha depositato una “esaustiva informativa” – come dettaglia il pm – a fine dell’anno scorso, ossia il 13 dicembre 2018.
Andiamo subito al cuore del problema, ossia che i servizi segreti sanno e coprono.
Scrive Ceniccola: “L’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna(AISI, ndr), con foglio riservato del 6 settembre 2018, ha espresso la volontà di continuare ad avvalersi della facoltà di non rivelare legeneralità della risorsa fiduciaria citata nella nota del SISDE del 3 settembre 1997. Il Servizio, argomentando le motivazioni a supporto della propria decisione, ha evidenziato l’irreperibilità del soggetto e, quindi, l’impossibilità di chiedere allo stesso il consenso (negato in precedenti circostanze simili a quella in parola) ad essere sentito quale teste nell’ambito del procedimento in parola”.
Tradotto: l’AISI, vale a dire i nostri servizi segreti, l’ex Sisde, conosce bene dalla bellezza di 22 anni il nome dell’uomo di tutti i misteri, l’agente che sa quel che successe a Mogadiscio e quel che ha combinato Marocchino. Ma lo copre ancora, non vuole rivelare la identità del suo 007.
Il che significa insabbiare il caso per l’ennesima volta e infangare la memoria sia di Ilaria che di Miran. Ucciderli per una seconda volta.
C’è di più. Secondo i servizi quella fonte è “irreperibile”.

Chiara Cazzaniga
Proprio come lo è stata un’altra primula rossa del caso, Ali Rage, alias Gelle, che con la sua falsa verbalizzazione ha fatto sbattere in galera l’innocente Hashi; quel Gelle che è stato taroccato a tavolino dalla polizia di casa nostra, fatto verbalizzare davanti al pm ma non davanti ai giudici del dibattimento, quindi fatto scappare prima in Germania e poi in Inghilerra. Dove lo ha scovato l’inviata di “Chi l’ha visto” Chiara Cazzaniga: e solo quell’intervista ha permesso di riaprire il caso del somalo innocente e ha fatto sancire, al tribunale di Perugia, la totale estraneità di Hashi al duplice omicidio.
Introvabile Gelle allora, per le nostre “intelligence” (sic), introvabile la fonte che tutto sa sul giallo oggi. Ha scritto a chiare lettere di “depistaggio di stato” la sentenza di Perugia a proposito di Gelle un anno e mezzo fa. Ora siamo al secondo depistaggio, con la non-volontà di ri-trovare quella fonte addirittura messa nero su bianco.
Ma nelle 11 pagine firmate del pm Ceniccola per la richiesta di archiviazione c’è ancora molto da leggere.

ITALIANI BRAVA GENTE 
Sulla totale estraneità degli italiani allora presenti a Mogadiscio scrive: “La tesi della responsabilità ‘degli italiani’ nell’omicidio fu ipotesi più volte prospettata nel corso degli anni e sempre risultata priva di concretezza, come anche la responsabilità di Giancarlo Marocchino, il quale addirittura ha ottenuto un risarcimento per i danni subìti dalla diffusione di notizie diffamatorie. Fermo restando poi che l’ipotesi della responsabilità ‘italiana’ va circoscritta al mandato a commettere l’omicidio, poiché non è mai emerso alcun dubbio sulla esecuzione materiale da parte di un commando di cittadini somali”.
E par poco il “mandato a commettere l’omicidio”? D’altra parte, di quale “commando” si tratta, dal momento che fino ad un anno e mezzo fa l’unico colpevole era l’innocente Hashi?
E sullo stesso Hashi state a sentire cosa scrive il pm.
Con specifico riferimento all’estraneità al fatto di Hashi Omar Hassan ed alla falsità della testimonianza di Gelle, si tratta di notizie di pubblico dominio risalenti ad un periodo di gran lunga precedente alla messa in onda della trasmissione ‘Chi l’ha visto’ il 18 febbraio 2015”.  E il pm sciorina un lista di date che – a suo parere – fanno intendere come tutti sapessero dell’innocenza di Gelle, tranne i magistrati che l’hanno tenuto in galera fino alla sentenza di un anno e mezzo fa a Perugia.

Il testimone ‘taroccato’ Gelle
Fa riferimento, Ceniccola, alle tesi della parte civile, ossia i genitori di Ilaria Alpi, convinti dell’innocenza di Hashi: e ci mancherebbe, lo hanno sempre sostenuto contro tutto e contro tutti, soprattutto i togati. Fa poi riferimento alle istanze di revisione del processo avanzate dal suo legale, Douglas Duale: e ci mancherebbe anche stavolta. Quindi parla delle “voci di popolo” della comunità somala. Infine di una sola intervista in precedenza rilasciata da Gelle a un giornalista somalo che collaborava con la RaiMohamed Sabrie, in cui scagionava Hashi da ogni accusa. Ma quell’intervista non venne mai tenuta in alcun conto dagli inquirenti.
Fino all’intervista di Chiara Cazzaniga realizzata in Inghilterra, per “Chi l’ha visto”, a Gelle e grazie alla quale si è riaperto il caso sul killer di Mogadiscio.
Passiamo quindi alla spiegazione circa il macroscopico ritardo nella trasmissione delle informazioni raccolte nel 2012 a Firenze e arrivate a destinazione solo 6 anni più tardi. Nota il pm: “Si è provveduto ad accertare le motivazioni che hanno causato la ritardata trasmissione della nota della Guardia di Finanza di Firenze datata dicembre 2012 alla Procura di Roma, inoltro che l’allora Sostituto Procuratore di Firenze, Squillace Greco, aveva disposto con provvedimento del 19 dicembre 2012”. Il chiarimento è tutto a base di “semplici errori”, “fascicoli pendenti non rintracciati, “sviste”, “fatalità”: tutti termini che ben caratterizzano lo stato comatoso della giustizia di casa nostra.

UNA TOGA SCOMODA SUBITO SCIPPATA
Sulla “Fonte del Sisde” viene sottolineato dal pm: “L’AISI, che è subentrata al Sisde, ha riferito con nota riservata della irreperibilità della fonte con la conseguente impossibilità di interpellarla sull’autorizzazione a rivelarne l’identità. Nel corso delle indagini, e vieppiù nel corso dell’istruttoria della Commissione parlamentare d’inchiesta i cui atti sono stati integralmente acquisiti, sono emerse numerose fonti informative tra cui quelle della Digos di Udine e dei servizi di Firenze e di Trieste, alcune delle quali sono state poi escusse, le cui dichiarazioni sono risultate inutili, inattendibili e non verificabili”.
Non la pensava certo allo stesso modo il primo pm del caso Alpi, l’unico che abbia subito visto chiaro nella tragica story, Gianfranco Pititto, il quale aveva appreso molti dettagli interessanti e inquietanti proprio dalla Digos di Udine, che aveva avuto la prontezza di raccoglieri i primi, significativi elementi. Ma proprio per questo al giudice Pititto dopo pochi mesi è stata scippata l’inchiesta: era “ambientalmente incompatibile”, per il fatto che voleva accertare quelle verità troppo scomode, esplosive, sugli esecutori e soprattutto i mandanti eccellenti. Dopo alcuni anni Pititto lascia la magistratura perchè nauseato e scrive un libro che ricalca per filo e per segno il caso Alpi, “Assalto al potere”. Dopo Pititto si sono alternati altri 8 inquirenti, nessuno dei quali è riuscito – chissà perchè – a ritrovare il bandolo della matassa. Fino all’ennesima richiesta odierna di archiviazione.

Giuseppe Pititto
Che così tombalmente si conclude: “Ancora una volta non si può fare a meno di constatare che anche gli elementi pervenuti in limine, i quali apparivano idonei, se non all’identificazione degli autori materiali ovvero dei mandanti dell’omicidio, almeno ad avvalorare la tesi più accreditata del movente che ha portato al gesto efferato o ad esplorare l’ipotesi del depistaggio, si sono rivelati privi di consistenza. Invero gli stessi se non esplicitamente, almeno implicitamente, hanno trovato soluzione e risposta nella selva di atti confluiti nel procedimento”.
Chiude con la richiesta che “il Giudice per le indagini preliminari voglia disporre l’archiviazione del procedimento ed ordinare la trasmissione degli atti al proprio ufficio”.
Avrà mai la forza e la volontà, il prossimo gip, di districarsi nella “selva” e soprattutto di trovare e far parlare quella “fonte” dei servizi mai cercata? Vale più una qualche forma di privacy rispetto alla memoria di Ilaria e Miran? Cosa e chi protegono i servizi di casa nostra?  Perchè nel frattempo la politica, in coro, tace? E anche il governo gialloverde si allinea a tutti i precedenti nell’omertà? Per quale motivo, ancora un volta, i media alzano una cortina di silenzio omertoso?

Ecco a seguire la richiesta di archiviazione del pm Ceniccola.