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venerdì 18 ottobre 2019

Il più importante prigioniero politico al mondo


Siamo a solo una settimana dalla fine della lunghissima detenzione di Julian Assange, reo di non essersi presentato in tribunale dopo esser stato rilasciato su cauzione. Dal resto di quella sentenza riceverà la libertà condizionale, ma continuerà a rimanere in custodia cautelare in attesa dell’udienza sull’estradizione verso gli Stati Uniti – un processo che potrebbe durare diversi anni.
A quel punto, svaniranno tutte le giustificazioni per la prigionia di Assange che i finti liberali britannici hanno accampato. Non ci sono accuse né indagini pendenti in Svezia, dove le “prove” si sono disintegrate al primo soffio di controllo critico. Ha scontato la propria pena. L’unico motivo della sua attuale incarcerazione è la pubblicazione dei registri di guerra afgani ed iracheni, ricevuti da Chelsea Manning, che comprovavano molteplici illeciti e crimini di guerra.
Nell’incarcerare Assange per non esser comparso innanzi alla corte dopo la cauzione, il Regno Unito è chiaramente andata contro la sentenza del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria (UNWGAD), la quale attesta:
“In base al diritto internazionale, la detenzione preventiva deve essere imposta solo in limitati casi. Quella durante le indagini deve essere ancor più limitata, soprattutto in assenza di accuse. Le indagini svedesi sono chiuse da oltre 18 mesi: l’unico motivo rimasto per la continua privazione della libertà del signor Assange è il non essersi presentato in tribunale dopo il rilascio su cauzione nel Regno Unito. Questo è, oggettivamente, un reato minore, che non può giustificare, post facto, gli oltre 6 anni di confino a cui è stato sottoposto da quando ha cercato asilo nell’ambasciata dell’Ecuador. Assange dovrebbe essere in grado di esercitare il proprio diritto alla libera circolazione, in conformità alle convenzioni sui diritti umani, che il Regno Unito ha ratificato.”
Nel ripudiare l’UNWGAD, il governo britannico ha minato un importante pilastro del diritto internazionale, uno che ha sempre sostenuto in centinaia di altre decisioni. I media mainstream non hanno del tutto sottolineato il fatto che l’UNWGAD abbia chiesto il rilascio di Nazanin Zaghari-Ratcliffe – una potenzialmente preziosa fonte di pressione internazionale sull’Iran, che il Regno Unito ha reso vano per il proprio rifiuto di conformarsi alle Nazioni Unite sul caso Assange. L’Iran ha semplicemente risposto “se non rispettate voi l’UNWGAD, perché dovremmo noi?”
È in effetti un’indicazione chiave della collusione tra media e governo il fatto che i media britannici, che riportano regolarmente sul caso Zaghari-Ratcliffe per promuovere la propria agenda governativa anti-iraniana, non abbiano riportato l’appello dell’UNWGAD per la scarcerazione di lei – per il desiderio di negare la credibilità dell’organismo delle Nazioni Unite nel caso di Julian Assange.
Nel presentare domanda di asilo politico, Assange stava entrando in un procedimento legale diverso e più elevato, un diritto riconosciuto a livello internazionale. Un’altissima percentuale di prigionieri politici in tutto il mondo sono in carcere con accuse penali apparentemente non correlate, che le autorità affibbiano loro. Molti dissidenti hanno ricevuto asilo in queste circostanze. Assange non si è nascosto – si sapeva dove fosse. La semplice caratterizzazione di questo come “fuga” da parte del giudice distrettuale Vanessa Baraitser è una farsa di giustizia – e, come il ripudio del rapporto UNWGAD nel Regno Unito, è un atteggiamento che i regimi autoritari saranno lieti di ripetere nei confronti dei dissidenti di tutto il mondo.
La sua decisione di costringere Assange ad una ulteriore prigionia, in attesa dell’udienza di estradizione, è stata eccessivamente crudele, anche in considerazione dei gravi problemi di salute che questi ha incontrato a Belmarsh.
Vale la pena far notare che l’affermazione della Baraitser, secondo cui Assange aveva dei “precedenti di fuga in questi procedimenti” – e ho già considerato “fuga” un termine estremamente inappropriato – è inaccurata, in quanto “questi procedimenti” sono del tutto nuovi, e si riferiscono soltanto alla richiesta di estradizione statunitense. Assange era in prigione per tutto il corso di “questi procedimenti”, e certamente non è fuggito. Il governo ed i media hanno interesse a confondere “questi procedimenti” con le precedenti, risibili, accuse provenienti dalla Svezia, e con la successiva condanna in séguito al rilascio su cauzione. Dobbiamo dipanare questa maligna matassa. Dobbiamo chiarire che Assange è ora detenuto solo e soltanto per aver pubblicato quei documenti. Che un giudice debba mescolare le accuse è disgustoso. Vanessa Baraitser è una vergogna.
Assange è stato demonizzato dai media come un pericoloso, insano e folle criminale. Non c’è cosa più lontana dalla verità. Assange non è mai stato condannato per alcunché, tranne che per violazione dopo cauzione.
Nel Regno Unito abbiamo quindi ora un governo di destra con evidente scarsa preoccupazione per la democrazia. Abbiamo, in particolare, un estremista di destra come Segretario degli Interni. Assange ora è, chiaramente e senza discussioni, un prigioniero politico. Non è in prigione per aver disertato il tribunale dopo la cauzione. Né per molestie sessuali. È incarcerato soltanto per aver pubblicato segreti d’ufficio. Il Regno Unito detiene ora il prigioniero politico più famoso al mondo, e non ci sono motivi razionali per negare questo fatto. Chi prenderà posizione contro questo atto d’autoritarismo ed a favore della libertà di pubblicazione?
Traduzione  per www.comedonchisciotte.org  a cura  HMG

venerdì 4 ottobre 2019

Angeli e Demoni: giro d’affari di oltre un miliardo di euro per distruggere famiglie

Maria Pia Capozza-photo di MARIA PIA CAPOZZA

Il mio intervento alla manifestazione di oggi a Roma “Angeli e demoni”:  International Protest
Oggi rappresento due associazioni: la Giovanna d’Arco Onlus, attiva per il contrasto agli abusi sui minori e la Themis & Metis, che ha come mission la lotta alla corruzione.
Da anni siamo attivi per offrire informazione (attraverso convegni o sui nostri canali social ed ovunque ne abbiamo la possibilità) e formazione (corsi di formazione – anche online – sulle tematiche della tutela dei minori, del contrasto agli abusi sui minori e della lotta alla corruzione).
Seguiamo con interesse, le varie inchieste che emergono sui temi che affrontiamo. L’inchiesta “Angeli e Demoni” quasi “miracolosamente” ha tolto il velo su un fenomeno che, in realtà, esiste da anni e sul quale non si è mai fatta chiarezza.
“Angeli e Demoni”, un’inchiesta talmente sconvolgente che il Procuratore Capo di Reggio Emilia ha così commentato: «Mi sono occupato di ’Ndrangheta per anni, ma questa inchiesta è umanamente devastante».
A questo proposito ricordiamo che già nel “marzo 1999 Carlo Giovanardi, allora vicepresidente della Camera, presentava al ministro della Giustizia Oliviero Diliberto un’accorata interrogazione parlamentare: quattro fratellini la notte del 12 novembre 1998 erano stati portati via dalle forze dell’ordine. I genitori non erano indagati né accusati di nulla, ma la cuginetta, dopo mesi di trattamenti con psicologi e assistenti sociali di Mirandola, aveva prima raccontato di abusi da parte dei genitori, poi via via coinvolto altri bambini, portando a una raffica di arresti e minori sottratti. Erano i primi atti del dramma poi noto come ‘I diavoli della Bassa Modenese’, anni di processi per presunti abusi, riti satanici e sacrifici umani, che si conclusero con il carcere per alcuni genitori, assoluzioni piene per altri (tra questi i genitori dei 4 fratellini, Lorena Morselli e Delfino Covezzi), sei adulti morti di dolore (tra i quali Delfino e don Giorgio Govoni, ritenuto il capo della setta e condannato a 14 anni, pienamente riabilitato post mortem). Una ventina i bambini spariti per sempre, anche i figli degli assolti.
Com’è noto, psicologi e assistenti sociali di allora erano in gran parte gli stessi oggi coinvolti nell’inchiesta choc di Reggio Emilia ‘Angeli e Demoni’”.
Viene spontaneo domandarsi cosa sia l’affido familiare ed il perché di tutta questa violenza verso bambini, ma anche il perché sia così importante sottrarli ai loro genitori.
L’affidamento è stato creato come uno strumento a tutela di quel minore, che solo temporaneamente risulti privo di un ambiente familiare idoneo alla propria crescita. L’affido è stato istituito anche come una forma di aiuto alla famiglia del minore, aiuto che si aggiunge ad altri eventuali interventi pubblici di sostegno (ad esempio, buoni alimentari, assegni familiari, sostegno nel pagamento di bollette). L’affidamento del minore a soggetti terzi, individuati in base alle indicazioni della legge, dura per il periodo in cui sussiste l’impedimento nella famiglia di origine. Tale situazione di disagio deve essere circoscritta nel tempo. L’obiettivo dell’istituto dell’Affido è contribuire ad eliminare la causa che abbia impedito alla famiglia di origine di prendersi cura del minore ed aiutare il minore a fare ritorno nel suo nucleo familiare.
Ed invece, scopriamo che non ci sono dettagli o stime sui minori che ritornano nella loro famiglia di origine ed anzi ci sono migliaia di genitori che sono scesi in piazza per “chiederne la restituzione”, quasi si trattasse di un sequestro. O forse, è un sequestro di Stato?
Da Nord a Sud, si scopre che l’Italia è diventato il Paese delle “Case Famiglia”: non esistono stime ufficiali ma da quelle sommarie, si può immaginare che ci siano oltre 1800 strutture e quasi 30mila minori fuori dalle loro case d’origine. Tra cui 1626 sono bambini al di sotto dei sei anni. I bambini e i ragazzi ospitati in queste comunità costano dai 70 ai 120 euro al giorno.
Le Case Famiglia vengono addirittura consigliate come una buona attività di Business su appositi siti.
I soldi sono “sicuri” in quanto le case Famiglia sono pagate dai Comuni, ovvero con soldi pubblici, fino a che il bambino resta lì e spesso la permanenza è fino alla maggiore età.
Un giro d’affari che si aggira oltre ad un miliardo di euro all’anno.
Chi monitora come vengono affidati gli appalti e come vengono spesi i soldi? Non si trovano Bilanci Sociali sulla questione.
Come stanno i bambini dentro le strutture?
Chi monitora il loro miglioramento e chi si occupa di verificare e favorire il ritorno dei bambini nelle loro famiglie?
Mancano monitoraggi, verifiche, controlli.
Emergono ingenti flussi di denaro pubblico e conflitti di interesse tra assistenti sociali, magistrati, psicologi, politici e case famiglie in tutta Italia
Emerge, in modo drammatico, che le famiglie in difficoltà non solo non vengono aiutate ma addirittura vengono private dei loro figli.
Appare chiara l’esistenza di un “Sistema” in tutta Italia (ed in Europa) di “ladri di bambini”.
Resta confermato, quindi, che esiste un Sistema che regge il Business Sociale ovvero una rete capillare che coinvolge professionisti, politici, magistrati.
Resta anche confermato che il Business è di almeno un miliardo di soldi pubblici.
Sul sito del Dipartimento per le Politiche della Famiglia, si legge l’ultimo “Rapporto di Monitoraggio sulle Politiche per la Famiglia delle Regioni e Province Autonome” del 19 Marzo 2018 e scopriamo che “Nel quadriennio 2014/2017, il Dipartimento per le politiche della famiglia ha destinato, con quattro diverse Intese, oltre 20 milioni di euro per lo sviluppo di servizi e/o interventi a favore dell’infanzia e della famiglia cui si è aggiunto il cofinanziamento da parte delle Regioni pari al 20% del finanziamento assegnato, anche attraverso la valorizzazione di risorse umane”.
Lo Stato spende solo 20 milioni di euro per aiutare le Famiglie disagiate ed oltre un miliardo di euro per sostenere le Case Famiglie che dovrebbero aiutare “momentaneamente” alcune di quelle famiglie.
Inoltre, secondo l’ISTAT in Italia e è aumentato il “rischio di povertà (20,6% dal precedente 19,9%) le quote di famiglie gravemente deprivate (12,1% dal precedente 11,5%) e quelle a bassa intensità lavorativa (12,8% dal precedente 11,7%)”.
Leggiamo, anche, che “Il principale obiettivo da raggiungere in modo coeso, condiviso e partecipato a livello dell’UE è la definizione del concetto di famiglia come soggetto sociale, affinché possano essere definite politiche familiari esplicite e chiaramente incentrate sul soggetto “famiglia”, al fine di valorizzarlo nella propria dimensione relazionale e di reciprocità. ….
Insomma, l’obiettivo dichiarato è aiutare la famiglia in stato di disagio ma lo si fa soltanto con pochi “spiccioli” mentre il grosso degli investimenti di soldi pubblici viene destinato a Case Famiglie.
Molti genitori che hanno denunciato la sottrazione dei loro bambini, raccontano di sottrazioni effettuate da “commandi” di dodici o tredici persone – tra operatori dei Servizi Sociali e del Terzo Settore e/o forze dell’Ordine – e suggellate da provvedimenti di Magistrati dei Tribunali dei Minori che hanno messo la loro firma su tragedie familiari.
Molti genitori si sono suicidati in quanto accusati ingiustamente di aver abusato dei propri figli.
Dai giornali si apprende che a Reggio Emilia, decine di persone, tra cui il sindaco Pd di Bibbiano Andrea Carletti – arrestato -, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti e psicologi e psicoterapeuti di una Onlus sono stati raggiunti da misure cautelari varie. I reati contestati fanno ipotizzare che si fosse creata una rete, con l’obiettivo di strappare i bambini illecitamente ai genitori per darli ad altri. E per raggiungere questo obiettivo ogni mezzo era lecito: comprese false relazioni, terapeuti travestiti da personaggi «cattivi» delle fiabe in rappresentazione dei genitori, falsi ricordi di abusi sessuali generati attraverso impulsi elettrici per alterare lo stato della memoria dei piccoli in prossimità dei colloqui giudiziari. Si parla di «lavaggio del cervello».
I falsi dossier dell’indagine di Reggio Emilia sono composti da disegni dei bambini falsificati con l’aggiunta di dettagli a carattere sessuale, abitazioni descritte falsamente come fatiscenti, stati emotivi dei piccoli relazionati in modo ingannevole, travestimenti dei terapeuti da personaggi «cattivi» delle fiabe messi in scena ai minori in rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male, denigrazione della figura paterna e materna.
Ricordiamo anche il caso de “Il Forteto” una comunità di recupero per minorenni nata negli anni ’70 a Vicchio del Mugello, vicino Firenze, con altre vittime, per maltrattamenti e abusi sessuali su minori.
I racconti dei ragazzi de Il Forteto, raccolti da Le Iene sono devastanti: “Sono arrivato a 13 anni perché mio padre era stato accusato di abusi sessuali”, racconta Paolo, uno dei ragazzi della comunità, alla Iena nel primo dei tre servizi dedicati a questo caso. “Sono arrivato al Forteto e sono stato abusato. Erano rapporti completi”.
Queste due storie di orrore e molte altre che sembrano diverse, ad una più attenta osservazione, appaiono simili.
Simili nel metodo: creazione di una rete criminale – che comprende operatori del Terzo Settore ed Organi Istituzionali: Politici, Magistrati, Assistenti Sociali, Ispettori – per togliere i bambini alle famiglie e darli in Affido a strutture di accoglienza del Terzo Settore – Cooperative e Onlus finanziate con Fondi Pubblici.
Simili nell’obiettivo: abusare dei Minori dati in Affido.
Simili nel Movente: ottenere soldi e potere attraverso la commissione di reati in associazione a delinquere.
Le conferme vengono dalle dichiarazioni dei Carabinieri, che hanno seguito l’indagine sugli illeciti affidamenti di minori in provincia di Reggio Emilia è «un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro di cui beneficiavano alcuni degli indagati, mentre altri si avvantaggiavano a vario titolo dell’indotto derivante dalla gestione dei minori attraverso i finanziamenti regionali». Grazie a questi fondi venivano, inoltre, organizzati anche numerosi corsi di formazione e convegni ad appannaggio di una Onlus, «in elusione del codice degli appalti e delle disposizioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione».
Tutto questo alimenta Sistemi e reti di corruzione capillari che contano su connivenze tra Istituzioni e Terzo Settore, mala gestio dei soldi pubblici, corruzione in atti giudiziari e, soprattutto, violenza inaudita e manipolazione verso bambini, distruzione di famiglie, suicidi di madri e padri disperati.
I fatti accaduti non sono isolati e dimostrano l’esistenza di una rete, capillare e ben organizzata, all’interno delle Istituzioni, che supporta crimini come la pedofilia e la pedopornografia. Il volume d’affari dietro la pedopornografia è ingente e dietro ogni foto distribuita sui canali pedopornografici, si nasconde un abuso.
La politica e le Istituzioni dovrebbero sentire il dovere di intervenire in modo radicale, i Media dovrebbero avviare più inchieste in contemporanea per evidenziare quanto il fenomeno sia diffuso.
Abbiamo una “Commissione di Inchiesta su Il Forteto”, avviata soltanto a febbraio 2019 e di cui non conosciamo lo stato dei lavori.
Abbiamo una “Squadra speciale appena istituita sull’inchiesta “Angeli e Demoni”” di cui sappiamo che si occuperà principalmente di rivedere il settore affidi per il futuro ma non si occuperà dei fatti di Bibbiano.
Le domande, tutte senza risposta, sono tante:
1) dov’era chi doveva controllare sugli appalti, sull’assegnazione ma anche sull’esecuzione di appalti concessi con fondi pubblici? Come mai i fondi pubblici risultano assegnati alle stesse Cooperative ed alle stesse Onlus da anni e sempre per lo stesso servizio? Il criterio di rotazione non vale?
2) Ci sono stati controlli in loco presso Il Forteto o le Case Famiglia della Provincia di Reggio Emilia? Chi ha firmato i verbali, le relazioni; chi ha intervistato i minori e le loro famiglie? Chi ha valutato i risultati dei programmi di intervento sui minori che, oggi, risultano essere stati abusati da anni?
3) Chi risarcirà i danni ai bambini abusati ed ai loro genitori a cui sono stati strappati? Chi provvederà al recupero psico-fisico dei danni subiti?
Le risposte non possono tardare a venire.
La risposta a tutte le domande, inoltre, deve essere quella di effettuare maggiori controlli quotidiani, ispezioni, programmi di prevenzione e di intervento. Punizioni esemplari per chi delinque.
Partecipando alla manifestazione, chiediamo:
• il RIDIMENSIONAMENTO DEI COMPITI DEL TRIBUNALI PER I MINORENNI al primario obiettivo di giudicare i minori colpevoli di reati, ovvero alle competenze in materia penale e l’istituzione di altre forme di tutela dei minori e delle loro famiglie, con personale specializzato e formato continuamente sui temi dei conflitti di coppia, mediazione, abusi e pedofilia.
• l’ABOLIZIONE dell’art.403 c.c., che prevede l’intervento urgente di “messa in sicurezza” del minore a mezzo dei Servizi Sociali del Comune, semplicemente, su segnalazione di una terza persona e dopo aver riferito al Sindaco, ottenendo l’eventuale supporto della forza pubblica.
• AIUTO per le famiglie in difficoltà economica o con disagio sociale.
• SUPPORTO e RISARCIMENTO DANNI per gli allontanamenti illeciti.
• ISPEZIONI a tappeto e riapertura dei fascicoli per riesaminare questioni controverse, al fine di far ritornare i bambini nelle loro famiglie di origine.
• di PARTECIPARE come Terzo Settore sano e di essere chiamati come parti sociali a verificare che questi controlli siano effettuati, che siano monitorati il benessere psico-fisico dei bambini e delle loro famiglie, che siano assicurati alla giustizia tutti coloro che continuano a lucrare su questo Business.
In particolare, Themis & Metis e la Giovanna d’Arco onlus attiveranno dei corsi di formazione online, a basso costo o gratuiti – se riceveranno dei finanziamenti ad hoc – per formare il personale che opera con i bambini ma anche per informare le famiglie sui propri diritti e sulle procedure da seguire, in caso di separazione o divorzio e di gestione della coppia genitoriale.

lunedì 23 settembre 2019

Epstein: la pedofilia non è una debolezza ma un crimine contro l’umanità

Pedogate: i pedofili commettono crimini contro l’umanità e, spesso, hanno in mano i destini dell’umanità
È morto Jeffrey Epstein, definito come un “American financier and convicted sexual abuse”.
Si legge che era un pedofilo e che apparteneva alla élite finanziaria del mondo. La casa in cui è stato arrestato era di oltre 2000 mq.
Uomo d’affari di giorno, criminale seriale e pedofilo nel tempo libero: Epstein viene descritto così, come se fosse una descrizione normale di una persona, avvocato e professore in alcuni casi, pedofilo e finanziere nel suo caso.
In realtà, sarebbe più appropriato parlare di un pedofilo, criminale seriale, che ha creato un business intorno al traffico di minori ed alla schiavitù sessuale.
La storia va letta dando il vero nome alle cose.
La pedofilia non è una debolezza umana, su cui si può sorvolare. Essa è da considerarsi un crimine contro l’umanità, che distrugge per sempre la vita del minore abusato e quella della sua famiglia, contestualmente minando le fondamenta della società civile, in quanto il patto segreto di omertà che si crea tra i sodali della rete di pedofili, per il fatto di aver compartecipato a festini o essersi scambiati foto pedopornografiche (o, peggio ancora, aver assistito alla morte di un minore abusato, che spesso si conclude con il traffico d’organi) è il più forte humus nel quale nascono altri reati, prima tra tutti la Corruzione.
Questi criminali hanno più vite. Nella vita visibile sono Premier, Presidenti di Regioni, Attori, Uomini d’affari, padri di famiglia. In quella nascosta finanziano e partecipano ad incontri, orge e festini, a viaggi organizzati ad hoc in Paesi poveri, dove i bambini vengono venduti e di cui possono abusare senza pietà.
Spesso i minori abusati muoiono per le violenze subite.
Il mercato di rifornimento dei bambini si approvvigiona in vari modi; all’estero con i viaggi a scopo sessuale.
Alcuni bambini vengono letteralmente venduti, vengono abusati, e di alcuni si perdono le tracce, in quanto si tratta di minori immigrati irregolari – quindi invisibili – o talmente poveri da non essere noti neanche all’anagrafe di Paesi altrettanto poveri; in altri casi, sono minori con disagio sociale o poveri di valori e di futuro, che inizialmente si offrono, con il fine di ottenere denaro per sé stessi e per la propria famiglia, ma poi diventano schiavi di un Sistema più grande di ognuno di noi e soprattutto di loro;
In Italia: già nel 2008 a Roma si contavano oltre 200 bambini di etnia Rom dei quali si erano perse le tracce. Non vogliamo ipotizzare quale sia la cifra raggiunta ad oggi;
L’inchiesta “Angeli e Demoni”, che ha squarciato il velo sui “Rapimenti di Stato” e su un Sistema di abusi sui bambini.
“IL MALE”, DUNQUE, ESISTE. ED E’ VICINO A NOI PIU’ DI QUANTO SI POTEVA IMMAGINARE.
Minori, sempre e comunque, troppo vulnerabili ed immaturi per poter esprimere un consenso consapevole e, quindi, sicuramente molestati ed abusati o ammaliati dal potere che i ricchi magnati o politici senza scrupoli emanano ed esercitano.
Epstein è morto ed ha portato nella sua tomba tanti segreti, nomi importanti e giri di affari internazionali costruiti su attività illecite: festini in isole deserte, spesso in Estremo Oriente o in lussuose quanto segrete dimore, pedopornografia e tanto altro.
Ma anche business come gestione di immobili o di attività commerciali, dove il denaro illecito viene “ripulito” attraverso la “naturale” rete di omertà e complicità che si crea tra ricchi amici, corrotti nell’animo e corrotti per qualunque altra attività illecita.
Subito dopo la morte di Epstein, il Presidente USA ha avallato la tesi dell’omicidio ed il Direttore del Carcere nonché due guardie sono stati rimossi dal loro ruolo. Le indagini sono in corso e tutti noi vorremmo conoscere la verità.
È facile immaginare che molti tra i personaggi che compongono questa immonda rete gestiscano un pezzo della politica del loro Paese o abbiano in mano alcune leve della finanza o siano, forse ancora peggio, degli “esempi” per i loro cittadini a causa della “faccia visibile” della loro vita.
Cosa penserebbero i cittadini o i sudditi o, semplicemente, gli spettatori di un film o i lavoratori se sapessero che i loro destini ed il loro pensiero o addirittura la loro realtà imprenditoriale è gestita, coordinata o finanziata da un pedofilo ?
Inoltre, un pedofilo (ovvero un criminale seriale) può avere a cuore le sorti del suo prossimo ? O è, invece, un persona talmente spregevole da essere disposta a tutto pur di salvare la sua immagine e mantenere il suo potere ?
La pedofilia è un’emergenza da affrontare in tutti gli Stati, per la rete ed il Sistema corruttivo trasversale che si crea tra i pedofili, al di là del credo politico di facciata.
Più la rete di pedofili è estesa e potente, più si crea un tacito accordo tra i suoi componenti per occultare, mentire, corrompere, perseguitare chi scopre qualcosa, chi denuncia, chi cerca di scappare ma anche chi sta indagando.
Chiunque attenta a tali segreti o infrange l’omertà è in pericolo di vita.
Non è difficile pensare che queste persone siano anche disposte ad uccidere, posto che “di norma” violentano bambini.
Da qui la necessità di scoprire le reti internazionali, formare il personale inquirente e tutti gli operatori o i professionisti che si occupano di bambini.
E’ inoltre fondamentale ascoltare i minori che hanno denunciato e proteggerli da eventuali ritorsioni.

Maria Pia Capozza

martedì 17 settembre 2019

Menti raffinatissime: i poteri a cui Grillo ora svende l’Italia

Beppe Grillo “Fare la storia, cambiare l’Italia: occasione irripetibile”. Ogni volta che parte la supercazzola di Beppe Grillo, ci siamo: sta per succedere qualcosa di orrendo. Il segnale: basta che il padrone del Movimento 5 Stelle si metta a parlare come un rivoluzionario dei cartoni animati. Caricatura di se stesso solo in apparenza, l’infido Grillo: è il servitore decisivo del potere europeo, l’unico capace di ripristinare la totale sottomissione del Belpaese. Dopo l’ambigua e velleitaria sbornia gialloverde, che aveva illuso la Lega (e gli italiani) che le regole potessero davvero cambiare, è intervenuto l’uomo del Britannia: è stato l’ex comico a dare il via libera alla “soluzione finale”. Senza il suo intervento padronale, i valletti grillini – pur traumatizzati dall’incubo delle elezioni anticipate – non ce l’avrebbero fatta, a calare le brache fino al punto di arrendersi all’odiato Matteo Renzi, decretando in questo modo la morte politica del Movimento 5 Stelle. L’indecorosa trattativa è stata affidata a manovali recalcitranti come Di Maio e Zingaretti, che hanno finto di prendere sul serio l’imbarazzante prestanome Giuseppe Conte. Ma è evidente che a decidere è stato il Giglio Magico, che ha colto al volo l’assist – decisivo – del Mago di Genova.
Avverte il massone progressista Gianfranco Carpeoro: a Renzi, che da premier aveva bussato inutilmente alle superlogge reazionarie, è stata fatta balenare la possibilità – dopo la strana passerella del Bilderberg (unico politico italiano invitato, nel 2019) – di ottenere finalmente l’agognato accesso al santuario esclusivo della supermassomeria oligarchica. Compitino da svolgere, per superare la prova: evitare in ogni modo le elezioni anticipate, anche osando l’impensabile – le nozze coi vituperati, abominevoli grillini – pur di mettere fuori gioco Salvini. Missione compiuta, ma solo grazie al domatore genovese dei sub-parlamentari penstastellati. Dopo la lunga stagione della finta palingenesi (“uno vale uno”) e il precario intermezzo gialloverde, ora le acque sono ridiventate cristalline: l’Italia è chiaramente sotto padrone, e la mano del reggente è tornata in piena luce. Certo, il coro gracidante del mainstream si eserciterà puntualmente nel valutare solo l’effimero: l’acconciatura stagionale dei servi sciocchi dell’operazione, gli euro-camerieri del Pd, e magari i mielosi cinguettii del finto innamoramento con gli ex pseudo-rivoluzionari grillini, nullità politiche assolute e disperatamente avvinghiate alla poltrona. E così, ancora una volta, si eviterà la narrazione scomoda, veritiera, della tragicommedia in corso.
Matteo Renzi – il vero titolare del povero Zingaretti – è stato avvistato dalle parti della superloggia Maat, a suo tempo creata dallo stratega americano Zbigniew Brzesinski per dare al suo ultimo progetto (lo specchietto per allodole chiamato Barack Obama) un profilo di “pontiere” supermassonico tra “l’impero del male” (i Bush) e la massoneria democratica. Premessa: se non si entra nei territori elusivi delle Ur-Lodges, da cui peraltro non è possibile riportare “selfie”, non si riesce a leggere la trama del film: si assiste al semplice spettacolo delle comparse, senza scorgere né i mandanti né il loro movente. Letta solo dal basso, la politichetta nazionale si riduce a una questione di simpatie e antipatie personali, al massimo di presunte incompatibilità politiche – ridicolo, specie in questa Italia dove Zingaretti e Renzi, Grillo e Di Maio sono riusciti a dire tutto e il contrario di tutto praticamente ogni giorno, ribaltando alleanze e linea politica. Più facile che bersi un mojito sulla spiaggia romagnola del Papeete. Unica clausola: del “terzo livello” è bene che non si parli mai, così come per la mafia, altrimenti i Brzezinski e Obamagestori del sistema si irritano. E se esce un saggio come “Massoni”, di Gioele Magaldi, meglio ignorarlo, anche se diventa un bestseller: la scoperta del “chi è chi, ma per davvero” è qualcosa di troppo indigesto per la stampa, troppo rischioso.
Fu Brzezisnki, consigliere per la sicurezza nazionale sotto Jimmy Carter, a reclutare in Afghanistan il saudita Osama Bin Laden, come pedina contro l’Urss. Socio dei petrolieri Bush, il futuro capo di Al-Qaeda lasciò poi la superloggia “Three Eyes” per approdare alla “Hathor Pentalpha”, vero e proprio avamposto dei neocon, sospettata di aver progettato l’attentato dell’11 Settembre per accelerare, a mano armata, la globalizzazione solo mercantile e finanziaria del pianeta. Sempre Magaldi rivela che lo stesso Abu-Bakr Al-Baghadi, “califfo” del sedicente Stato Islamico, milita nella “Hathor”, che ha annoverato tra le sue fila, oltre al clan Bush, politici come Blair, Sarkozy, Erdogan. Tradotto: terrorismo e guerra. Afghanistan e Iraq, Libia e Siria, attentati in Europa firmati Isis ma propiziati da servizi segreti “distratti”. Tranne che in un paese: l’Italia. «Avevamo il miglior dispositivo antiterrorismo del mondo», ha ripetuto Carpeoro, sodale di Magaldi. Messaggio: agenti leali, fedeli alle istituzioni e decisi a dimostrare ai “professionisti del terrore” che non tutta l’Europa era caduta nelle loro mani, visto che almeno nel Belpaese l’intelligence avrebbe compiuto il suo dovere, sventando decine di attentati (anche se la notizia non è mai apparsa sui media). Unico indizio: lo stragista di Berlino – Anis Amri, mercatino di Natale 2016 – freddato a Milano dalla polizia.
Nel saggio “Dalla massoneria al terrorismo”, Carpeoro svela i retroscena anche simbologici (templari, non islamici) degli attentati in Europa. E spiega: i settori eversivi della supermassoneria sovranazionale reazionaria – epicentro, la Francia – volevano essenzialmente spaventare il presidente socialista François Hollande, eletto nel 2012 grazie alla promessa di opporsi all’austerity europea promossa dal sistema di potere che usa la Germania come “ariete” del rigore da imporre agli altri paesi. Per inciso: Hollande era in quota alla superloggia progressista “Fraternitè Verte”, riferisce Magaldi, mentre la Merkel è saldamente arruolata nella “Golden Eurasia”, officina dell’oligarchia mercantilista e post-democratica. Nel 2012, quando Hollande si apprestava a “cambiare verso” alla politica francese provando ad allentare la stretta del rigore di bilancio, Beppe Grillo – a colpi di Vaffa – stava per lanciare la volata decisiva al Movimento 5 Stelle, che l’anno seguente sarebbe diventato il primo partito italiano, il più votato alla Camera. Il seguito è cronaca: la resa di Hollande al ricatto del terrore (Charlie Hebdo,CarpeoroBataclan) e l’obbedienza italiana alla legge del Rigor Montis, tramite grigi esecutori (Letta, Gentiloni) con in mezzo il menestrello Renzi, rivoluzionario solo a chiacchiere – proprio come il suo attuale socio, Beppe Grillo.
Dal cilindro delle “menti raffinatissime” che hanno dominato il backstage europeo in questi anni, nel 2017 è uscito Emmanuel Macron. La strage di Nizza – 14 luglio – ha siglato nel sangue il suo esordio di finto “avvocato del popolo”: sangue sull’anniversario della Presa della Bastiglia, emblema di libertà per i massoni progressisti. L’anno seguente, la rabbia dei francesi (imbrogliati, traditi) sarebbe esplosa nelle strade invase dai Gilet Gialli, ma senza riuscire a trasformarsi in proposta votabile. Colpa anche del sistema politico transalpino, bloccato dall’ineleggibile Marine Le Pen che domina l’opposizione, congelandola. In ogni caso il massone Macron, già banchiere Rothschild (prescelto da Papa Francesco come grande amico del Vaticano) si è distinto nella guerra contro l’Italia gialloverde, e in particolare contro Salvini. Un’Italia strana, ibrida, bifronte. Con un’ulteriore stranezza: la delega ai servizi segreti rimasta a Palazzo Chigi anziché al Viminale, com’era sempre stato, fino ai tempi dell’ottimo Minniti. «Non cambiate i vertici dei servizi», si era raccomandato Carpeoro. Poi invece il governo Conte ha licenziato quelli che erano stati gli impeccabili tutori della sicurezza italiana. «In realtà – accusa Carpeoro – a ordinare il cambio della guardia è stato direttamente il massone reazionario Jacques Attali, mentore di Macron». Un caso, se poi a Mosca viene intercettato il colloquio tra il leghista Savoini e alcuni emissari di seconda fila del potere russo?
La barzelletta che oggi va per la maggiore è che Matteo Salvini sia impazzito, sulla spiaggia di Milano Marittima. “Il cinghialone leghista, drogato dal boom delle europee”. Affermazioni deliranti: eppure sono i giornalisti nostrani a biascicarle, pur di non dire la verità. Che è tragicamente semplice: gli amici italiani di Macron hanno sabotato l’unico politico di cui avevano paura. L’unico, con tutti i suoi limiti, che aveva messo in allarme il sistema del dominio europeo che vuole un’Italia succube e depredabile, grazie alla cortese collaborazione dell’establishment tricolore. Tutto si era messo nel peggiore dei modi fin dall’inizio, con la bocciatura di Paolo Savona: l’ex ministro di Ciampi, voluto da Salvini, avrebbe avuto la statura per rinegoziare condizioni onorevoli per l’Italia, provando a risollevare l’economia nazionale liberandola dai vincoli più soffocanti. L’oligarca tedesco Günther Oettinger, massone reazionario, si è affrettato ad avvertici che sarebbero stati “i mercati” a Paolo Savonainsegnarci come votare. A ruota, Sergio Mattarella – nel bocciare Savona – ha ripetuto (ufficialmente, da presidente della Repubblica) che sono proprio “i mercati” a decidere chi governa, e non i cittadini: comanda lo spread, non gli elettori.
La Lega ha abbozzato; perso Savona, sperava comunque di introdurre elementi progressisti nell’economia nostrana, grazie anche agli economisti keynesiani (Bagnai, Rinaldi) ingaggiati da Salvini: i soli a introdurre una narrazione “di sinistra” nel cimitero politico italiano. Solo in casa leghista, infatti, è risuonato un paradigma alternativo al rigore mortale del “ce lo chiede l’Europa”, santificato da Monti e Letta, Renzi e Gentiloni, fino all’ultima comparsa del teatrino italico, il professor-avvocato Giuseppe Conte. Nei momenti decisivi, il finto amico del popolo Beppe Grillo non ha mai mancato di far sapere da che parte stesse: nel 2016 tentò di traghettare il gruppo europarlamentare del Movimento 5 Stelle tra gli ultras dell’Eurozona, nell’Alde. Ma Grillo un tempo non agitava lo spettro del referendum sull’euro? Appunto: è la sua tecnica. Dietro al Vaffa, il piano nascosto: il vero obiettivo. L’orrendo Salvini? E’ stato cucinato a fuoco lento: assediato dalle inchieste sullo stop ai migranti, minacciato dai gossip sulla Russia, boicottato sulla riforma strategica della de-tassazione. Colpo di grazia: il voto dei grillini per Ursula von der Leyen. Ha staccato la spina, quando ha capito che non sarebbe arrivato vivo a fine anno: era questo, il progetto messo a punto dai vari Grillo e Macron, Attali e Renzi.
Il loro ometto del momento? Conte, fattosi improvvisamente imperioso, nei toni. Mancava solo il Pd, ma a reclutarlo è bastato poco. E ancor meno fatica è costato il tradimento suicida dei 5 Stelle, con l’inevitabile esilio del peso-piuma Di Maio. Se il peggior potere europeo deve ringraziare qualcuno, per il favoloso Conte-bis, può certo applaudire le anime morte del Pd e il loro condottiero Matteo Renzi, che ora potrà sperare di essere finalmente accolto a bordo, al pari di personaggi come Massimo D’Alema e Giorgio Napolitano, fino a Pier Carlo Padoan. Ma senza il vero protagonista dell’inciucio – il Mago di Genova, l’uomo del Vaffa e del Britannia – i vari Macron, Merkel, Attali e Oettinger non avrebbero avuto di che brindare. Un conto è convincere il “partito della Boschi” a turarsi il naso, sopportando gli ex rivoluzionari all’amatriciana. Ben altra impresa, invece, Grillo e Renziè indurre gli sventurati grillini a tradire la loro storia, cioè gli ideali di trasparenza sbandierati per dieci anni, fino a naufragare tra le spire di quello che fino a ieri insultavano come “il partito di Bibbiano”.
C’è riuscito, eccome, il mago Beppe, anche se orfano del massone Gianroberto Casaleggio, a sua volta compagno di avventura – agli albori – del prestigioso Enrico Sassoon, eminente pensatore e uomo di primissimo piano dell’élite supermassonica internazionale. E’ capace di tutto, del resto, Giuseppe Piero Grillo detto Beppe: prima di attraversare a nuoto lo Stretto di Messina, nel 2013, era riuscito a incantare persino gli irriducibili NoTav. Retropensiero: quei fessi. Come tutti gli altri italiani, del resto. Abbindolati in modo spettacolare da un ex comico, e ora venduti alla banda Macron: cioè al cuore nero della peggior destra economica, tecnocratica e supermassonica, quella che – usando l’ex sinistra, in tutta Europa – confisca la democrazia per meglio rapinare i cittadini. Grazie a Grillo, se non altro, ora è tutto più chiaro. Caduto anche l’ultimo velo, l’Elevato è in vena di regali: riesce finalmente a riconsegnare l’Italia agli stranieri, ma in compenso apre gli occhi agli italiani. Compresi quelli che un anno fa credettero di votare per il mitico, fenomenale “cambiamento”.
(Nel libro “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges”, pubblicato da Chiarelettere nel 2014, Gioele Magaldi dichiara che sue affermazioni sono comprovate da documenti d’archivio. Si tratta di 6.000 pagine di dossier riservati, che l’autore è disposto a esibire in caso di contestazioni. Nessuno dei soggetti citati si è però azzardato a contraddire l’autore).

domenica 15 settembre 2019

11 SETTEMBRE / BUSH & CIA, LA LUNGA SCIA DI COLLUSIONI E DEPISTAGGI


Sono trascorsi 18 anni dalla tragedia delle Torri Gemelle che ha causato oltre 3 mila vittime e i cittadini americani stanno aprendo gli occhi sulle responsabilità di quell’11 settembre. Nonostante l’establishment a stelle strisce abbia fatto di tutto e cerchi ancora adesso di fare di tutto per nascondere le tremende verità.
Secondo un ultimo rilevamento, quasi il 60 per cento degli statunitensi pensa che il governo Usa insabbi quelle responsabilità.

George Bush
All’interno di questa larga, predominante fetta, c’è una parte dell’opinione pubblica che sostiene apertamente la pista della cospirazione interna: cioè che si sia trattato di un “lavoro interno” (“an inside job”) dell’allora amministrazione Bush (senior); non pochi poi addebitano colpe agli israeliani, soprattutto tra coloro che parlano di esplosivi all’interno delle Torri Gemelle.
Dal congresso degli Stati Uniti (sotto la presidenza Obama) è stato elaborato un ponderoso documento, dal quale emergono responsabilità riconducibili all’Arabia Saudita, che avrebbe coperto le frange estremistiche del terrore islamista. Ma niente di più. Dopo tanto lavoro, partorito un topolino. Tanto più per il fatto che dagli Usa non sono mai state intraprese azioni politiche o legali nei confronti di quel Paese, peraltro considerato un alleato strategico nel sempre bollente scacchiere mediorientale.

FAMIGLIE AMERICANE CONTRO SAUDITI
Due anni fa è partita un’azione legale (a fini risarcitori) intentata dai familiari delle vittime dell’11 settembre, proprio contro il governo saudita, accusato, appunto, di collusioni con i terroristi. Sostiene Andrew Maloney, il legale delle famiglie: “I sauditi hanno coperto. Sapevano che quel mattino erano arrivati a Los Angeles degli uomini di Al Qaeda. Così come lo sapeva bene la CIA”.
Eccoci al nodo, la Cia. Di cui si parla diffusamente nelle 6 mila e 800 pagine di carte e documenti presentati davanti alla Corte dall’avvocato Maloney. Il quale ha chiamato a testimoniare, tra gli altri, Fahad al-Thumairy, importante ufficiale saudita a Los Angeles e all’epoca imam alla moschea di Culver City, in California, frequentata da alcuni componenti del commando. Nel 2003 Thumairy è stato fermato all’aeroporto di Los Angeles (proveniente dalla Germania) e rimpatriato in Arabia Saudita perchè “sospettato di legami con i terroristi”. Ma oggi lavora ancora per il governo di Riyad. “Potete crederlo, questo?”, si è chiesto Maloney in aula.

Fahad al-Thumairy
Il legale sta cercando di ottenere dall’FBI – per via giudiziaria – tutti i contatti intercorsi con la Cia nei mesi precedenti e susseguenti all’attacco delle Torri Gemelle. Per dimostrare come la Cia fosse perfettamente a conoscenza dei piani di strage, non abbia fatto nulla per contrastarli e abbia molto limitato la condivisione delle informazioni con lo stesso Fbi.
Una guerra tutta interna agli Stati Uniti, dunque, con una Cia in campo – in combutta coi vertici governativi dell’epoca – per colludere, fiancheggiare, coprire e depistare, e un Fbi nei panni degli sprovveduti, tanto che nelle testimonianze di non pochi agenti dell’Fbi – anche apicali – fanno sempre capolino espressioni del tipo “ci hanno fregati”, “non ci hanno comunicato”, “ci hanno nascosto” e via di questo passo. Alice nel paese delle meraviglie, il potente e super attrezzato Federal Bureau ofInvestigation?

TUTTA CIA, DEPISTAGGIO PER DEPISTAGGIO
Sembrerebbe proprio di sì, stando a quanto raccolto dagli autori di un libro-inchiesta, “The Watchdogs didn’t Barc: The CIA, NSA, and the Crimes of the War on Terror”.
A firmarlo John Duffy, uno scrittore e attivista di sinistra, e Ray Novosielsky, un regista, i quali tra l’altro dieci anni fa, nel 2009, intervistarono un consulente della Casa Bianca (sotto le presidenze Bush senior e Clinton) per l’antiterrorismo, Richard Clark. In quella occasione Clark lanciò delle pesantissime accuse contro i vertici della Cia e del suo numero uno, George Tenet,a proposito della rocambolesca e mai chiarita cattura di Osama bin Laden: hanno nascosto tutte le informazioni – è il tono del j’accuse – così come hanno celato le notizie sull’arrivo negli Usa dei futuri terroristi Khalid al-Mihdhar eNawaf al-Hazmi.

Osama bin Laden
Davanti al Congresso Usa, nel 2002 Tenet aveva respinto i primi addebiti, sostenendo di non essere a conoscenza di eventuali pericoli prima dell’11 settembre. Clamorosamente smentito, tra l’altro, da una serie di cablogrammi che contenevano informazioni sugli spostamenti di quei terroristi.
Circa 50-60 ufficiali della Cia, oltre ovviamente al capo Tenet, erano a conscenza di quei fatti, è il senso dell’accusa di Clark, il quale parla senza peli sulla lingua di “agenti doppi”.

I due autori raccolgono svariate testimonianze, lungo il percorso di quella che definiscono la “cospirazione del silenzio”.
Uno dei principali agenti Fbi dell’antiterrorismo, Ali Soufan,esclama: “E’ orribile. Ancora non sappiamo cosa è successo, hanno nascosto tutto. L’11 settembre ha cambiato la storia. Ciò ha portato alle invasioni dell’Afghanistan e dell’Iran, l’estrema instabilità del Medio Oriente, la crescista dell’islamismo militante ma ha anche condotto gli Stati Uniti ad un regime quasi poliziesco”. Parole bollenti.
“Sono triste e depresso per queste cose”, osserva Mark Rossini,uno dei due agenti Fbi di maggior grado posti al coordinamento dell’operazione che ha portato alla misteriosa cattura di Osama bin Laden.
“Ci volevano chiaramente nascondere delle verità”, sottolineano altri due ufficiali di lunga esperienza all’Fbi, Pat D’Amuro Dale Watson.

Terry Strada
Durissime le affermazioni di Terry Strada, leader del gruppo “9/11 Families & Survivors United for Justice Against Terrorism”. Le sue parole: “E’ molto triste che ci sia ancora tutta questa oscurità su quella tragedia. E’ frustrante, e mi fa molto arrabbiare. E’ uno schiaffo in faccia. Pensano di essere al di sopra di tutto, sopra la legge e di non dover rispondere alle famiglie e al mondo. E’ semplicemente disgustoso”.

IL J’ACCUSE DI FERDINANDO IMPOSIMATO
Quasi dieci anni fa è stato Ferdinando Imposimato, il memorabile magistrato antiterrorismo e antimafia, a firmare un report infuocato sull’11 settembre che tirava pesantemente in ballo i vertici Usa e della Cia.
Imposimato, infatti, venne incaricato dal tribunale dell’Aja per i crimini contro l’umanità di preparare un dettagliato dossier per far luce su molti controversi aspetti. Un lavoro che Ferdinando prese molto a cuore. Consultò montagne di documenti, gli demmo una mano per tradurne alcuni (per anni ha scritto per la Voce), redasse un rapporto ponderoso, circa 150 pagine, che venne presentato a New York.

Ne emergeva un quadro probatorio schiacciante. Prove documentali sui contatti della Cia con una serie di terroristi, alcuni dei quali tranquillamente acquartierati negli Usa senza che nessuno alzasse un dito.
Un nome su tutti, quello di Mohamed Atta, il pilota del primo aereo – l’American Airlines Flight11– che si è schiantato contro le Torri Gemelle.
Nato in Egitto nel 1968, Atta trascorre parecchi anni in Germania e all’inizio del 2001 si trasferisce nel States. A Venice, in Florida, prende il brevetto di pilota. In tutti i mesi precedenti all’attacco, fa la spola tra Europa e Usa, e da uno Stato all’altro all’interno degli stessi Usa. Libero di volare come un fringuello, nonostante il suo nome compaia in chiara evidenza ai terminali della Cia e della stessa Fbi nella black list.

Mohammed Atta
Il vertice della Casa Bianca, in quei mesi del 2001, è tenuto costantemente informato dalla Cia: ossia Bush e i suoi scagnozzi sanno bene di che personaggio si tratta, così come di parecchi altri rampanti terroristi. Ma nessuno compie un… atto, una sola azione per fermarli.
Imposimato fornisce ampi ragguagli; fa nomi, cognomi e indirizzi dei principali personaggi coinvolti; così come di coloro i quali avrebbero dovuto vigilare, controllare e fermare quell’azione terroristica e non lo hanno fatto.
E’ successo qualcosa dopo quel potente atto d’accusa stradocumentato? Niente. Così come dopo altre accuse e inchieste al calor bianco, in Italia una per tutte quella firmata da Giulietto Chiesa sull’autodisastro delle Torri Gemelle.

BUSH & FRIENDS
Del resto, perché mai George W. Bushavrebbe dovuto alzare un dito, amico com’era della famiglia bin Laden?

Bjorn Borg e Loredana Bertè
Perché nell’agenda Bush va rammentata un’altra data da novanta. Quella di una gara di tennis e poi di un super pranzo. Tra le guest star il re della racchetta Bjorn Borg e la sua compagna di allora, Loredana Bertè. A raccontare la story alla Voce fu l’avvocato Carlo Taormina, che allora tutelava gli interessi della coppia Borg-Bertè.

Ma c’era un altro ospite eccellente, a quel meeting: Osama bin Laden. Proprio lui, il Principe del Terrore.