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mercoledì 24 aprile 2019

Canapa: quel materiale scomodo per le lobby che in Puglia sta rinascendo “volevano farla sparire”


“Bene i controlli che stanno interessando il settore della canapa che in Puglia negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo importante che va salvaguardato da frodi e speculazioni. Sono numerose le imprese agricole che stanno segnalando e denunciando dal 2017 fenomeni distorsivi e speculativi. La Legge italiana c’è, va rispettata e fatta rispettata, magari completandola, in modo da renderla ancora più efficace e rispondente alle esigenze produttive e di mercato reali degli imprenditori agricoli”, è il commento del Presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, a quanto disposto dalla Procura di Taranto.
Il boom della canapa in Puglia è stato registrato anche grazie alla legge regionale entrata in vigore il 14 gennaio 2017 che ha favorito – dice Coldiretti Puglia – il moltiplicarsi di terreni e produzione, oltre ad idee innovative nella trasformazione della ‘pianta’ dai mille usi, dalla birra alla ricotta e agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorioalle bioplastiche, fino a semi, fiori per tisane, pasta, taralli, biscotti e cosmetici e ancora vernici, saponi, cere, detersivi, carta o imballaggi, oltre al pellet di canapa per il riscaldamento che assicura una combustione pulita.
“La nuova frontiera è la cannabis light con la coltivazione e la vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) – aggiunge il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti– attività regolamentate dalla legge numero 242 del 2 dicembre 2016 recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” che ha disciplinato il settore. Con la nuova norma non è più necessaria, infatti, alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. Resta il divieto  di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare”.
La percentuale di Thc nelle piante analizzate potrà inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Al momento risulta consentita – precisa ColdirettiPuglia – solo la coltivazione delle varietà ammesse, l’uso industriale della biomassa, nonché la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati esclusivamente i semi in quanto privi del principio psicotropo (Thc).

“L’affermarsi di stili di vita più ecologici ha favorito – precisa Claudio Natile, referente del comparto della canapa di Coldiretti Giovani Impresa Puglia  – la diffusione della canapa che è particolarmente versatile negli impieghi, ma anche in grado dal punto di vista colturale a basso impatto ambientale di ridurre il  consumo del suolo, la percentuale di desertificazione e la perdita di biodiversità. Considerata l’importanza economica del settore, occorre formare le aziende agricole per favorire la qualità della produzione nazionale e supportarle nella trasformazione del prodotto, scongiurando l’alterazione della legge italiana di riferimento anche attraverso un sistema di controllo nei confronti degli operatori delle filiere per favorire la legalità e prevenire truffe e comportamenti illeciti. Valorizzare la canapa italiana, di nostra tradizione, considerato che negli anni Quaranta eravamo il secondo Paese mondiale a produrla, dopo la Russia e promuoverla all’estero per sostenere le aziende italiane anche nelle esportazioni”.
Si tratta in realtà – rileva Coldiretti Puglia – del ritorno ad una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta.
ll Governo italiano nel 1961sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono. Il boom della coltivazione della canapa è un’ottima dimostrazione – conclude Coldiretti Puglia – della capacità delle imprese agricole di scoprire e sperimentare nuove frontiere e soddisfare i crescenti bisogni dei nuovi consumatori che proprio da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del Paese. M5S a parte, ve lo ricordate lo spettacolo di Grillo “rivelatorio” del 1997? Guardate qua:

martedì 23 aprile 2019

L’antisionismo non è antisemitismo


I vecchi tabù di carattere sessuale e morale, nelle società occidentali, sono caduti e ne sono sorti di nuovi, il più inviolabile dei quali riguarda la questione israelo-palestinese. Il solo chiedere di parlarne, viene visto dai grandi media come una provocazione e quelli che conducono programmi di informazione politica, alla proposta di affrontarlo, reagiscono con un misto di timore e di costernazione di fronte a una richiesta tanto osé, similmente a come avrebbero reagito, al tempo della televisione di Bernabei, all’idea di un programma sui piaceri della pornografia.
LA PAROLA D’ORDINE è “evitate l’argomento”. Non si tratta di censura, piuttosto di elusione. Quando poi in rarissime occasioni, per distrazione, se ne parla, si evita accuratamente di far sentire le opinioni e le argomentazioni di coloro che criticano aspramente la politica del governo israeliano e la definiscono colonialismo, oppressione di un intero popolo, segregazionismo e razzismo. Gli oppositori di tale politica, se si esprimono con schiettezza, vengono immediatamente apostrofati e classificati con l’insultante epiteto di antisemita (!), I sedicenti amici di Israele hanno accolto l’equazione “critico del governo di Israele uguale antisionista, uguale antisemita”. Altrettali sono definiti quelli che chiedono piena dignità e diritti per il popolo palestinese. I meno accaniti di questa eletta schiera di sostenitori del sionismo e amici di Israele accusano i sostenitori delle legittime rivendicazioni palestinesi di diffondere l’antisemitismo perché le critiche allo Stato ebraico portano la pandemia antisemita. Falso! Il climax del veleno antisemita si manifestò » quando Israele non esisteva e gli ebrei vivevano in diaspora. In Israele peraltro, alcuni giornalisti coraggiosi e di altissimo profilo si esprimono senza alcun timore apertis verbis et ore rotundo. Gideon Levy su Haaretz (quotidiano israeliano pubblicato in Israele, da un editore israeliano, letto da lettori israeliani) in un suo articolo dal titolo palmare, In U.S. Media, Israelis Untouchable, scrive: “You can attack the Palestinians in America uninterrupted, call to expel them and deny their existence. Just don’t dare say a bad word about Israel, the holy of holies”. E a proposito della proliferazione dei sentimenti antisemiti nota: “Jews are not as hated as Israel would like: only 10 percent said they had any negative feelings about them”.
LA MIA OPINIONE, come quella di autorevoli esponenti della società israeliana, è che le classi dirigenti e il governo Netanyahu utilizzino strumentalmente l’accusa di antisemitismo al solo scopo di ricattare i paesi dell’Occidente per legittimare l’occupazione e la colonizzazione delle terre palestinesi e per annettere terre che la legalità internazionale assegna al popolo palestinese. Così, a proposito dell’equiparazione di antisionismo e antisemitismo, scrive lo storico israeliano Shlomo Sand: “Il tentativo del presidente francese Emmanuel Macron e del suo partito di criminalizzare oggi l’antisionismo come una forma di antisemitismo mostra di essere una manovra cinica e manipolatoria. Se l’antisionismo diventa un crimine, mi sento di raccomandare a Macron di far condannare con effetto retroattivo, il bundista Marek Edelman, che fu uno dei leader del ghetto di Varsavia e totalmente antisionista. Si potrebbe anche inviare a processo i comunisti antisionisti che, piuttosto che emigrare in Palestina, scelsero di combattere, armi in pugno, contro il nazismo. Se intende essere coerente nella condanna retroattiva di tutti i critici del sionismo, Macron dovrà aggiungere la mia insegnante Madeleine Rebérioux, che ha presieduto la Lega dei diritti umani, l’altro mio insegnante e amico Pierre Vidal-Naquet e, naturalmente, anche Eric Hobsbawm, Edward Said e molte altre eminenti figure, ora scomparse, ma i cui scritti sono ancora autorevoli. Se Macron desidera attenersi a una legge che reprime gli antisionisti ancora viventi, la cosiddetta futura legge dovrà applicarsi anche agli ebrei ortodossi di Parigi e New York che rifiutano il sionismo, a Naomi Klein, Judith Butler, Noam Chomsky e molti altri umanisti universalisti, in Francia e in Europa, che si autoidentificano come ebrei pur dichiarandosi antisionisti. Si troveranno, naturalmente, molti idioti antisionisti e giudeofobi, come non mancano pro-sionisti imbecilli, pure giudeofobi, ad augurare che gli ebrei lascino la Francia ed emigrino in Israele. Li includerà in questa grande impennata giudiziaria? Stia attento, signor Presidente, a non lasciarsi trascinare in questo ciclo infernale, proprio quando la popolarità è in declino!”. Personalmente ritengo che debbano cessare retoriche, propagande, calunnie insensate e strumentalizzazioni, che non sia più tollerabile tacere sulla crudele oppressione del popolo palestinese. E ora che i Paesi occidentali affrontino la questione con coraggio e onestà intellettuale.
Moni Ovadia
Fonte:
comedonchisciotte.org
www.ilfattoquotidiano.it

venerdì 19 aprile 2019

Non date retta alla propaganda, l’Isis non è ancora stato sconfitto – Ecco perchè


Dopo tutti i titoli sulla presunta sconfitta dell’Isis, chiunque non ne creda anche una sola parola potrebbe fare la figura del guastafeste. Ma, ogni volta che leggo che si è cantato vittoria, che si tratti della “missione compiuta” di Bush o delle fantasie sull’”ultima roccaforte dell’Isis in procinto di cadere,” io tiro un bel respiro. Perché, e potete tranquillamente scommetterci, non è vero.
Non solo perché i combattimenti attorno a Baghouz, di fatto, continuano ancora al di fuori della città ormai distrutta. Ma perché ci sono molti militanti dell’Isis ancora in armi e pronti a combattere nella provincia siriana di Idlib, insieme ai loro compagni di Hayat Tahrir al Sham, al-Nusra e al-Qaeda, quasi circondati dalle truppe del governo siriano, ma con uno stretto corridoio in cui poter fuggire in Turchia, sempre che il Sultano Erdogan glielo permetta. Ci sono avamposti di truppe russe all’interno di queste linee del fronte islamista, ed anche forze dell’esercito turco, ma il timido cessate il fuoco, che regge ormai da cinque mesi, nelle ultime settimane è diventato molto più fragile.
Forse è un fallimento della nostra memoria istituzionale, o, in pratica, è più facile seguire la storia più semplice, ma Idlib è stata per tre anni la discarica di tutti i nemici islamici della Siria, o, almeno, degli antagonisti che non si erano arresi quando erano fuggiti dalle grandi città, sotto i bombardamenti siriani e russi.
Lo scorso settembre, anche se mi sembra che ce siamo dimenticati, Trump e le Nazioni Unite avevano messo in guardia sull’imminente “ultima battaglia” per Idlib, temendo (così dicevano) che i Siriani e i Russi avrebbero usato armi chimiche nel loro assalto all’Isis e ai suoi sodali. Persino l’esercito siriano aveva annunciato l’imminente scontro (non gli agenti chimici) in un sito web dell’esercito chiamato “Alba ad Idlib.”
Mi ero così imbarcato in un lungo viaggio lungo tutte le linee del fronte siriano di Idlib, dalla frontiera turca, poi a sud, ad est e a nord, e di nuovo fino ad Aleppo e non avevo visto convogli di carri armati, nessun trasporto truppe, pochi elicotteri siriani, nessuna colonna di rifornimenti e avevo concluso, anche se gli avvertimenti sullo ‘sterminio finale’ continuavano, che questa particolare “ultima battaglia” era ancora molto lontana. Il giorno in cui ero arrivato a sud di Jisr al-Shughur, al-Nusra e l’Isis avevano sparato alcuni colpi di mortaio contro le posizioni dell’esercito siriano, i Siriani avevano risposto al fuoco e la cosa era finita lì.
Un complicato accordo di tregua, che aveva coinvolto sia Turchi che Russi, era riuscito a scongiurare la carneficina che tutti avevano previsto. Si era parlato molto degli uomini dell’Isis, di al-Nusra e di al-Qaeda, alcuni dei quali sauditi, che, muniti di lasciapassare, venivano inviati dai Turchi nelle terre selvagge dell’Arabia Saudita per una sorta di “rieducazione.” Avevo sempre sperato che questo potesse essere quel desolato pezzo di deserto [Empty Quarter], dove la loro surriscaldata teologia sarebbe finalmente diventata bella croccante.
Ma sono ancora ad Idlib, felici, senza dubbio, di sapere che l’Occidente pensa di aver conseguito la sua “vittoria finale” sull’Isis. La battaglia per Baghouz, naturalmente, è sempre stata quella che ha fatto notizia. Gli attacchi aerei americani e la presenza degli alleati (e molto coraggiosi) Curdi hanno reso la faccenda molto più abbordabile [al pubblico], sebbene [la situazione] sia ancora pericolosa. E ha distolto l’attenzione da altre problematiche: per esempio su chi ha inventato la denominazione “Forze Democratiche Siriane,” che, in realtà, sono prevalentemente curde, dove molti dei suoi membri preferirebbero non essere considerati siriani e sicuramente non hanno mai visto un’elezione democratica in tutta la loro vita.
Se, alla fine, gli Americani se ne andranno, i Curdi saranno traditi ancora una volta e rimarranno alla mercé dei loro nemici, siano essi la Turchia o il governo siriano (con cui i Curdi hanno avuto, con scarso successo, alcuni colloqui lo scorso anno). Un buon momento per gli Americani, quindi, per farla finita davanti a Baghouz, ovviamente cantando vittoria, e andarsene. Sperando che il mondo si dimentichi di Idlib.
Ma non penso che lo farà. La guerra siriana non è ancora finita, anche se è questo è ciò che crede il mondo (compreso, sembra, il governo siriano). Idlib rimane un territorio con decine di migliaia di rifugiati e legioni di combattenti, un luogo di miseria, con ferrovie interrotte, autostrade distrutte e gruppi islamici che a volte si scontrano l’un l’altro con molto più entusiasmo di quello che mostrano nel combattere l’esercito siriano.
Ma questa diventerà ora la possibilità per la Russia di dimostrare di saper sconfiggere l’Isis. Naturalmente ci sono contatti tra Mosca e i vari gruppi coinvolti nella guerra siriana. I combattenti dell’Isis, negli ultimi due anni, hanno lasciato le città siriane sotto la protezione dell’esercito russo. La cosa potrebbe ripetersi. Putin ha permesso alle donne dell’Isis e ai bambini di ritornare a casa. C’è ancora una possibilità che Isis, Nusra/al-Qaeda e i loro compagni siano in grado di andarsene sani e salvi, anche se il tempo suggerisce che potrebbero ancora dover combattere un’ultima, vera battaglia per Idlib.
Ma, anche allora, potrebbe essere una buona idea mettere un freno ai titoloni che cantano “vittoria.”
Robert Fisk
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

mercoledì 17 aprile 2019

Carpeoro: nelle mie logge non c’erano magistrati né politici

CarpeoroAnziché escludere i massoni dalla politica, non sarebbe meglio se fosse la massoneria stessa, a monte, a chiudere le porte a chi ha incarichi pubblici? Si eviterebbero tanti equivoci, incluse le tempeste giudiziarie come quella che sta travolgendo il mondo politico siciliano, con il recentissimo caso della loggia "coperta" di Castelvetrano. Lo afferma l'avvocato Gianfranco Pecoraro, alias Carpeoro, saggista e dirigente del Movimento Roosevelt. «In alcune regioni italiane – dice – la contiguità tra mafia e massoneria è particolarmente vistosa». Nel 2005 Carpeoro arrivò a sciogliere l'intera obbedienza di cui era "sovrano gran maestro" (storica espressione del Rito Scozzese italiano) dopo aver chiuso innanzitutto le logge siciliane e calabresi. «Nella mia massoneria – dichiara in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di "Border Nights" – per mia esplicita disposizione non potevano essere ammessi nemmeno magistrati ed esponenti della forze dell'ordine», proprio per evitare che li si potesse accusare, un giorno, di essere tentati di favorire "confratelli" nei guai con la giustizia. «L'aiuto massonico deve avere carattere privato», sottolinea Carpeoro: «Se un "fratello" finisce in carcere, se necessario si deve sostenere finanziariamente la sua famiglia, ma certo non gli si può evitare la galera».

Osservatore privilegiato della scena politica italiana, un tempo vicino a Bettino Craxi, Carpeoro è autore di saggi particolarmente scomodi: "Dalla massoneria al terrorismo", edito nel 2016 da Revoluzione, imputa a settori dei servizi segreti Nato la "sovragestione" degli attentati condotti dall'Isis in Europa, rilevaldone la chiara matrice simbolica non islamica, ma templarista e massonica. Quanto alla massonofobia di facciata esibita in modo ipocrita dal Movimento 5 Stelle, Carpeoro conferma l'appartenenza massonica di Gianroberto Casaleggio, da poco segnalata dal presidente del Movimento Roosevelt, Gioele Magaldi. Su Casaleggio senior, Carpeoro aggiunge: «Era affiliato alla massoneria inglese, e anche a una Ur-Lodge attualmente di segno reazionario, anch'essa radicata nel mondo britannico». Come svelato da Magaldi nel saggio "Massoni" (Chiarelettere, 2014), le superlogge sovranazionali sono 36 organismi che reggono di fatto i destini mondo, al di sopra dei governi. Quello di Casaleggio era dunque un cenacolo oligarchico? «Sì, ma Casaleggio era un visionario, non un reazionario: e ogni visionario punta sempre al bene dell'umanità, non al suo male», fa notare Carpeoro, spesso critico con i grillini.

Lo stesso Carpeoro ha spesso denunciato l'influenza del politologo statunitense Michael Ledeen su Luigi Di Maio: «E' stato lui a organizzargli i tour alla vigilia delle elezioni, lo scorso anno, nei santuari supermassonici della finanza atlantica». Secondo Carpeoro, Ledeen – membro di spicco del potente Jewish Institute – è un tipico esponente della "sovragestione" della politica italiana: «Fu accanto a Craxi ma al tempo stesso anche a Di Pietro, poi a Renzi e contemporaneamente a Di Maio». Lobby ebraica? Supermassoneria reazionaria? Carpeoro diffida del complottismo, preferisce dosare rivelazioni precise e proporre analisi. La Michael Ledeenscorsa estate denunciò le manovre francesi per bloccare la nomina di Foa in Rai tramite Napolitano, Tajani e Berlusconi. Ora avverte: persa la partita contro Foa, sarebbe stato proprio il supermassone Jacques Attali, "padrino" di Macron, a premere (insieme al consueto Ledeen) perché il governo gialloverde cambiasse il vertice dei servizi segreti italiani, finora distinisi per essere riusciti a proteggere il nostro paese dal terrorismo.

Dettagli che fanno pensare, specie se si alza il volume sull'infiltrazione della mafia nelle logge siciliane, ma si tace sul resto. Come dire: si strepita per piccole questioni locali, senza mai voler vedere le trame della vera massoneria di potere, quella sovranazionale. «Lo stesso dicasi per il caso Mps: il Montepaschi era una struttura interamente massonica, e il massone David Rossi – precipitato dalla finestra del suo ufficio, nel 2013 – è morto per aver scoperto una verità imbarazzante». E cioè che era stato Mario Draghi, allora governatore di Bankitalia, a manovrare perché la banca di Siena si esponesse a operazioni spericolate, eseguendo ordini di scuderia provenienti dal gotha della finanza massonica mondiale. Quanto alla massoneria nazionale italiana, Carpeoro ormai se ne tiene alla larga: reputa tramontata la sopravvivenza della sua eredità culturale, e consiglia di non avvicinarsi alle logge (ormai in completo declino, a suo dire). L'insidia della malavita? «Risolvibile anche quella, volendo – conclude l'avvocato – nella misura in cui sono risolvibili anche gli altri mali storici italiani». A patto che, ovviamente, si smetta di fingere di non vederli.

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martedì 16 aprile 2019

Regione Lazio, denuncia sprechi ed atti illeciti: allontanata dal posto di lavoro

Intervistiamo oggi l'Avvocato Maria Pia Capozza donna simbolo del Whistleblowing (denuncia alle autorità di attività illecite e fraudolente all'interno della pubblica amministrazione o in aziende private ) nell'era Zingaretti in regione Lazio.

Cosa succede quando un dipendente pubblico segnala anomalie e procedure illecite inerenti la Cosa Pubblica ai propri dirigenti? Dirigenti che solitamente vengono da incontri di piazza in cui manifestano la volontà di rompere col passato, con quei sistemi clientelari che hanno rovinato il nostro Paese, con i compromessi, con i ricatti, insomma, con la corruzione!

Prendiamo ad esempio alcune frasi pubbliche del governatore del Lazio e neo segretario Pd Nicola Zingaretti: "si rifiuta la cultura del lavoro che è un favore da chiedere a qualcuno: al politico, al potente di turno. Non è un favore da chiedere, il lavoro, è un diritto sancito dalla Costituzione".

Condividiamo questo principio e andiamo a vedere cosa ha fatto per tutelare il lavoro di una dipendente che ha denunciato fatti gravissimi passati sotto i suoi occhi e che ha avviato un percorso di risparmio per le casse pubbliche del 75% rispetto alla gestione che l'aveva preceduta come segretario di ISMA – Istituti di Santa Maria in Aquiro –

Avv. Maria Capozza, ha ricoperto l'incarico di Segretario Generale dell'IPAB ISMA cosa sono le IPAB?

"Le I.P.A.B. sono Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, che derivano dal cambio di normazione delle Opere Pie effettuato dalla Legge Crispi del 1890 e gestiscono patrimoni immobiliari di prestigio per erogare servizi sociali alle persone più svantaggiate. Di fatto le IPAB sono nate per essere lo strumento di Welfare più efficace e, soprattutto, più capillare, essendo presenti su tutto il territorio nazionale. Purtroppo, dalle cronache dei giornali italiani, emerge che le IPAB sono state coinvolte in scandali più o meno gravi di mala gestio. Ciò viene evidenziato anche da una mozione presentata il 6 marzo 2019 dalla Senatrice Maria Laura Granato per chiedere un intervento del Governo sulle IPAB ed anche per valutare la nascita di un'autorità amministrativa indipendente presso cui istituire un registro unico degli Enti di Assistenza e Beneficenza"

Anche l'IPAB ISMA è stata coinvolta in scandali di mala gestio?

"Si, anche l'IPAB ISMA ed anzi io stessa ho effettuato diverse denunce presso la Regione Lazio, l'ANAC, la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti su irregolarità ed illeciti che ho riscontrato. Inoltre, sul caso IPAB ISMA sono state presentate diverse Interrogazioni dinanzi alla Regione Lazio, al Senato, alla Camera dei Deputati e sono stati pubblicati diversi articoli, da ultimo Il Fatto Quotidiano del 27 febbraio 2019 a firma di Gaia Giuliani"

Quali sono state le risposte alle sue denunce, da parte delle Istituzioni coinvolte?

"Sono in piedi diversi giudizi in cui cercherò di far emergere la verità. Inoltre, subito dopo l'avvio di una serie di verifiche e di segnalazioni e denunce da parte mia nonché l'apertura di un fascicolo di Whistleblower presso l'ANAC non solo non ho avuto alcuna azione a tutela del mio posto di lavoro ma è iniziata nei miei confronti un'azione di persecuzione che mi ha impedito di svolgere mansioni presso l'IPAB dal 2014 ed, inoltre, il 31 luglio 2018 mi è stato notificata l'immediata caducazione del mio posto di lavoro presso l'IPAB ISMA. Quindi senza lavoro e senza stipendio, in attesa dei tempi "insani" della giustizia".

Qual è stato il ruolo della Regione Lazio?

"La Regione Lazio – appena insediata la prima giunta a guida dell'attuale Governatore – è stata la prima Istituzione a cui ho inviato le mie segnalazioni, in quanto per legge ha la vigilanza sulle IPAB. Inoltre, sono state presentate diverse interrogazioni sull'IPAB ISMA e su altre IPAB e denunce di sindacati quali DIRPUBBLICA E DIRETS (ex DIRER-DIRL). In particolare, la DIRER-DIRL dal 2014 ha denunciato alla Regione Lazio l'irregolarità di diverse nomine effettuate e DIRPUBBLICA ha presentato ricorso al TAR per l'impugnazione del bando che ha nominato l'attuale Segretario Generale dell'IPAB ISMA ed ha richiesto il commissariamento dell'IPAB ISMA sia alla Regione Lazio che al Ministro Salvini esponendo la "forzatura" delle nomine e, tra l'altro, il reato continuato di falso ideologico. Ad oggi, non mi risulta alcuna azione concreta avviata".

A suo parere ci sono elementi di novità e di cambiamento nel suo settore e nella Regione Lazio, negli ultimi anni?

"A questo proposito posso dire che i vertici di diverse IPAB e delle posizioni strategiche della Regione Lazio sono ricoperte da ex dirigenti del PCI e/o pensionati e sono di nomina dell'attuale Governatore della Regione Lazio. Inoltre non mi risulta che siano rispettati i principi di pari opportunità, essendo il numero delle donne nominate ai vertici quasi inesistente "

Concludiamo questo racconto segnalando che meno di un anno fa, il consiglio di Stato (con la sentenza 745/2018), ha evidenziato la mancanza di volontà da parte della regione, di attuare quanto previsto dalla Corte Costituzionale sulle IPAB lasciando un buco normativo che ha permesso abusi, sprechi e atti illegittimi.

A distanza di un anno, il  Consiglio regionale del Lazio ha approvato la legge di riforma degli IPAB che secondo Zingaretti completano "il quadro dei servizi sociali dopo l'approvazione del Piano sociale. Gli Ipab nel Lazio sono 55. Siamo partiti dalla volontà di ridurre i costi, tagliere le spese inutili ma l'obiettivo vero di questa riforma è quello di creare una rete capillare diffusa su tutto il territorio che offra ai cittadini  una gestione trasparente e sana della cosa pubblica, e di tutti quei servizi che sono utili alle persone che esposte alla profonda e radicata crisi"

L'esatto intento di Maria Pia Capozza e allora perché ha perso il posto di lavoro ed è diventata vittima di denunce e addirittura dell'annullamento del suo concorso?

Il Governatore Zingaretti sostiene che contro l'illegalità e la mancanza di trasparenza: "il punto di partenza, è la convinzione che l'impegno per la legalità non può essere delegato a nessuno. C'è una sfera di collaborazione da indagare e discuterne per indagarne gli effetti.può prevenire, curare e asciugare il brodo in cui l'illegalità e il crimine organizzato si radicano"

Qualche brodo è rimasto privo di asciugatura. Speriamo se ne accorga presto.

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lunedì 15 aprile 2019

VACCINI / PER PRODURLI ANCHE CELLULE DI FETI ABORTITI


Da molti anni si usano cellule di feto abortito per produrre vaccini. Ma pochi lo sanno.
I media, travolti nella scriteriata campagna Pro Vax senza se e senza ma, propagandando bufale e fake news d'ogni sorta, preferiscono ignorare e suonare le trombe.
Perchè gli scienziati taroccati e Big Pharma vengano regolarmente serviti, riveriti omaggiati.
Di Vaccini & Feti si è parlato in un recentissimo convegno a Roma sul tema "Fede, Scienza e Coscienza", al quale sono intervenuti ricercatori i quali cercano, con gran fatica, di far conoscere agli italiani alcune verità nascoste sui vaccini, e soprattutto, su un loro razionale utilizzo.
Materia bollente, visti i muri di gomma innalzati da una classe politica sempre più genuflessa davanti ai mega interessi delle case farmaceutiche.
Sono intervenuti, tra gli altri, Debi Vinnedge, Martina Collotta, Stefano Montanari e Theresa Deisher.
Deisher afferma di aver trovato tracce di DNA fetale in alcuni vaccini e che questa presenza può spiegare lo scatenarsi di risposte autoimmuni.
Montanari rammenta che le linee cellulari fetali sono più di due: "Al momento – sostiene – esistono una trentina di vaccini realizzati con le due linee cellulari WI-38 e MRC-5, oltre a creme di bellezza. Ma sono in preparazione altre linee cellulari".


Stefano Montanari

Collotta, dal canto suo, spiega come avviene un aborto. Osserva che quelli finalizzati alle linee cellulari "lasciano il feto integro. E il feto deve essere assolutamente sano".
Per questo motivo gli interessi di Big Pharma non riguardano bimbi abortiti spontaneamente, che possono essere partoriti con qualche malformazione. Ma quelli abortiti per scelta, e quindi perfettamente sani. Come neanche gli ariani al tempo dei nazi.
Of course le industrie farmaceutiche che producono farmaci, vaccini & creme di bellezza hanno la vista lunga, pensano alle montagne di profitti e se ne strafottono della vita umana.
Su questi temi ha di recente "esternato" un medico ed ex consulente del colosso in pillole Sanofi-Pasteur. Dettagliando le incredibili ricerche portate avanti al Wistar Institute di Philadelphia per conto di Big Pharma. Al centro dell'interesse i feti, per produrre vaccini e cosmetici. Ne sono stati sacrificati ben 76 (di feti) stando alle sue solo conoscenze.
Ma ecco un altro raccapricciante racconto. "Per combattere una malattia esantematica, pericolosa solo per donne in gravidanza, si uccidono e fanno a pezzi i figli di chi rifiuta la maternità".
Scrive un sito di controinformazione: "Ci chiediamo che senso abbia impedire l'uso delle cellule embrionali per la ricerca e usare, senza dichiaralo apertamente, quelle fetali per fabbricare sieri farmaceutici. Non è certo 'tenendo nascosto' un crimine che se ne perdono i risvolti morali".
Racconta con grande amarezza una madre: "Ero all'oscuro di tutto questo al momento di vaccinare le mie bimbe e non mi sento, per questo, giustificata. Né la mia pediatra, né gli operatori della Asl mi avevano messa al corrente. Si obietterà che non vi è reato visto che quelle donne abortiscono volontariamente: loro sì, liberissime, ma chi è contrario all'aborto e ignora come vengono prodotti questi vaccini, compie una scelta che non gli appartiene, una scelta immorale. Diventa complice suo malgrado. Sono stata ingannata. E con me milioni di genitori".

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venerdì 12 aprile 2019

Glaxo: orfani, neonati e bambini usati come cavie da laboratorio


Secondo un’indagine di ‘The Observer’, bambini orfani e neonati fino a tre mesi sono stati utilizzati come cavie in esperimenti medici potenzialmente pericolosi sponsorizzati da aziende farmaceutiche, tra le quali la Glaxo. Ad affermarlo è il famoso quotidiano inglese “The Guardian“.


Il gigante britannico Glaxo Smith Kline e’ coinvolto nello scandalo. L’azienda ha sponsorizzato esperimenti su bambini presso l’Incarnation Children’s Centre, una casa di cura di New York specializzata nel trattamento dei malati di HIV e gestita da un ente di carita’ che si spaccia per cattolico.
I bambini venivano infettati da HIV o nati da madre con HIV positivo. I loro genitori erano morti, non trattati o ritenuti indatti  a prendersi cura di loro.

Secondo i documenti ottenuti da ‘The Observer’, Glaxo ha sponsorizzato almeno 4 studi medici usando bambini ispanici e neri all’Incarnation Children’s Center.
Gli esperimenti
I documenti forniscono dati di tutti gli studi clinici negli Stati Uniti e rivelano che gli esperimenti sponsorizzati da Glaxo sono stati progettati per testare la ‘sicurezza e la tolleranza’ dei farmaci AIDS alcuni dei quali presentano effetti collaterali potenzialmente pericolosi. Glaxo produce una serie di farmaci destinati a trattare l’HIV tra cui l’AZT.
Normalmente i test sui bambini richiedono il consenso dei genitori, ma, poiche’ i neonati sono in cura, sono le autorita’ di New York a decidere.
Piu’ di 100 bambini sono stati utilizzati in 36 esperimenti-almeno quattro cosponsorizzati da Glaxo.
Alcuni di questi studi sono stati progettati per testare la tossicita’ di farmaco AIDS.
Uno ha esaminato la reazione nei bambini di sei mesi ad una doppia dose di vaccino contro il morbillo. Un altro riguarda il dosaggio di cocktail di sette farmaci contemporaneamente.
Nel 1997 un esperimento co-sponsorizzato da Glaxo ha usato i bambini per ottenere dati di tolleranza, sicurezza e farmacocinetica per i farmaci Herpes.
In un esperimento piu’ recente i bambini sono stati utilizzati per testare l’AZT.
Un terzo esperimento sponsorizzato da Glaxo e dall’impresa farmaceutica statunitense Pfizer ha esaminato la sicurezza a lungo termine di farmaci antibatterici nei bambini di 3 mesi.
Vera Sharov, Presidente dell’Alleanza per la Protezione della Ricerca Umana ha dichiarato che i bambini sono stati trattati come ‘animali da laboratorio’.
Visto su: www.jedanews.it
Traduzione e sintesi a cura di: nomassoneriamacerata.blogspot.it

giovedì 11 aprile 2019

Martin Selmayr e lo strano suicidio alla corte di Bruxelles


La bomba l'ha sganciata Libèration. Secondo il giornale francese, infatti, Martin Selmayr, Segretario generale della Commissione europea, tedesco della Cdu e descritto come "una delle figure più potenti e influenti della commissione stessa", è al centro di una storia fatta di veleni che farebbe impallidire gli sceneggiatori di pluripremiate serie televisive come House of Cards o 24.

L'autore dello scoop intitolato "Selmayrgate, conflitti d'interesse, menzogne e…suicidio" è Jean Quatremer, giornalista di fama internazionale e prestigio indiscusso, già in passato autore di ficcanti retroscena su Bruxelles.

L'incipit dell'inchiesta è clamoroso: "Laura Pignataro s'è suicidata il  17 dicembre. Questa alta funzionaria del servizio giuridico della  Commissione Europea era stata costretta a difendere la nomina, macchiata di irregolarità, di Martin Selmayr, già capo di gabinetto di Jean-Claude Junker, come segretario generale dell'istituzione".

L'inchiesta sull'eurocrate Martin Selmayr

Bruxelles, 17 dicembre 2018, ore 7.30 del mattino. Secondo la ricostruzione di Quatremer, Laura Pignataro chiede a Lorenza B., la ragazza che l'ha ospitata per alcuni giorni, di accompagnare la figlia quattordicenne alla fermata dell'autobus per andare a scuola. Non si sente bene, si giustifica. Appena le due donne si salutano, l'avvocatessa sale all'ultimo piano dell'edificio e si getta nel vuoto. Muore all'istante. La polizia belga conclude rapidamente che si tratta suicidio. Ma perché questa donna italiana, una brillante giurista dalla carriera brillante, si sarebbe suicidata?

E chi è Laura Pignataro? Non una persona qualunque. Come racconta Libèration, "contava nella cosiddetta bolla europea. Questa giurista italiana, figlia di un magistrato, formatasi in Italia, Stati Uniti, Francia e Spagna, faceva parte del gruppo chiuso di alti funzionari della Commissione". Nel giugno 2016, prosegue, "è stata promossa a capo del dipartimento risorse umane del servizio giuridico della Commissione. È questa mansione che l'ha portata a ricoprire un ruolo chiave nella gestione del caso Martin Selmayr, ex capo dello staff tedesco di Jean-Claude Juncker".

Come racconta Linkiesta, il potentissimo avvocato tedesco molto vicino ad Angela Merkel, "in meno di dieci anni è passato da semplice portavoce a segretario generale della Commissione, il ruolo amministrativo più importante dell'Unione europea" – che ricopre dal 1° marzo scorso. Per arrivarci, Seymar avrebbe scavalcato tutti, anche direttori generali molto più anziani e più esperti di lui. E ora il quotidiano francese collega il suicidio della Pignataro proprio alla scalata sospetta dell'avvocato "macchiata di irregolarità". Una scalata che lascia spazio a moltissimi dubbi e anzi: c'è chi parla di un vero e proprio golpe.

La ricostruzione

"Panico". Su pressione anche dei media, il 28 febbraio 2018 la commissione per il controllo del budget del Parlamento europeo invia 134 domande al fine di fare chiarezza sul "Selmayrgate". Secondo quanto riportato dal giornale francese , il 24 marzo, 10 persone del Servizio giuridico, tra cui Pignataro, si riuniscono per preparare le risposte. Ad un certo punto, tuttavia, il potente eurocrate entra nella stanza e blocca tutto.

Una seconda riunione per rispondere a nuove domande dei parlamentari è indetta il 2 aprile. Anche stavolta, il segretario generale fa sentire la sua pressione e influenza. Fonti anonime citate da Libération descrivono la Pignataro come furiosa per le violazioni al regolamento che le vengono imposte. A maggio entra in scena Emily O' Reilly, mediatore europeo, ovvero "l'organo indipendente e imparziale che chiama le istituzioni e gli organismi dell'Ue a rispondere del loro operato e promuove la buona amministrazione". O'Reilly vuole tutte le e-mail concernenti la nomina sospetta dell'avvocato tedesco e Laura Pignataro a quel punto decide di cedere e consegnare il materiale.

Naturalmente, Selmayr è letteralmente furioso. Secondo Quatremer "le impone di non parlare con nessuno", la mette nella situazione di essere "obbligata a mentire", "la chiama nel cuore della notte per darle delle direttive". Il 12 dicembre, l'avvocatessa italiana confesserebbe agli amici tutta la sua frustrazione: "Sono finita".

Lo strano suicidio di Laura Pignataro

Che pressioni avrebbe ricevuto Laura Pignataro tanto da doversi togliere la vita? "Né Martin Selmayr, né Günther Oettinger, commissario per l'amministrazione, né Juncker hanno ritenuto opportuno inviare le loro condoglianze alla famiglia, né di partecipare (o di essere rappresentati) alla cremazione tenuto 21 dicembre a Bruxelles". D'altra parte, "quel giorno, tutti i funzionari hanno ricevuto un messaggio da Selmayr augurandoci buone feste. Siamo rimasti tutti scioccati", racconta uno degli amici dell'italiana a Libèration.

Alla base del suo gesto tragico ci sono motivi non professionali? Libèration sembra escludere questa pista. "Quelli che abbiamo intervistato la descrivono una donna che ama la vita e lo sport. "È difficile capire il suo gesto, era allegra, forte ed energica", ricorda uno dei suoi ex capi, Giulano Marenco, vice direttore generale del dipartimento legale in pensione. Non si sentiva sopraffatta da nulla".

La replica della Commissione

Nelle scorse ore, la Commissione europea ha replicato alle accuse mosse dall'inchiesta del giornale francese. "La Commissione europea respinge il contenuto dell'articolo nel modo più forte possibile – si legge in una nota -. Si basa su una richiesta completamente sbagliata e su "fonti" anonime. Fa accuse inaccettabili che non hanno nulla a che fare con la realtà di ciò che è agli occhi del pubblico".

La morte della nostra brillante collega, prosegue, "direttore del servizio giuridico, a cui si è fatto riferimento nell'articolo, è stato uno shock per tutti noi che abbiamo avuto il privilegio e la possibilità di conoscerla e lavorare con lei". Per la commissione, che cita la polizia belga, la vicenda è chiusa: "suicidio in un contesto privato".

Fonte: www.occhidellaguerra.it

mercoledì 10 aprile 2019

GIULIO TARRO / IL J’ACCUSE CONTRO L’OBBLIGO DEI VACCINI


Lo scandalo sulla obbligatorietà dei vaccini continua.
Un forte j'accuse, super attrezzato sotto il profilo scientifico, arriva da Giulio Tarro, il ricercatore napoletano insignito a fine 2019 del titolo di "miglior virologo mondiale" a New York. Allievo di Albert Sabin che scoprì il vaccino antipolio, due volte nella cinquina del Nobel per la Medicina, Tarro ha appena scritto un pamphlet consigliato a tutti i cittadini e alle famiglie che vogliono districarsi nella giungla informativa – o meglio disinformativa – che ruota intorno ai vaccini e non solo.
Emblematico già il titolo, "Una medicina per la gente – Dal Male Oscuro alla imposizione delle vaccinazioni", che segue ad un anno di distanza "10 cose da sapere sui vaccini", teso ad evidenziare tutte le assurdità del decreto Lorenzin sul folle obbligo vaccinale.
Un libro storico e anche autobiografico, attraverso cui si leggono pagine di scienza, di medicina e di vita vissuta, le prime ricerche con il maestro Albert Sabin; ma anche vicende personali, per fare un solo esempio la storia dell'amatissima gattina Venerina, che fin da giovane gli fece capire la totale assurdità delle pratiche di sperimentazione animale, le atrocità e la completa anti-scientificità della "vivisezione".

QUEGLI SCIENZIATI CIUCCI & PRESUNTUOSI
Ma andiamo al cuore del problema, le vaccinazioni.


Una foto d'epoca che ritrae Giulio Tarro in laboratorio con Albert Sabin.I n apertura Tarro e la copertina del suo nuovo libro

Da gustare l'incipit, una frase di Bertrand Russell: "Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi". Una frase – commenta Tarro – "completamente sbagliata se con il termine di 'intelligenti' si intende 'scienziati'. Mai conosciuta una categoria più arrogante e arruffona, capace di qualsiasi infamia pur di preservare miserabili privilegi".
Quale l'odierno portabandiera di questa kasta? Lo 'scienziato' (sic) che va per la maggiore nei salotti tivvù, il ricercatore via facebook, il più 'gettonato' a botte di like. Si tratta di Roberto Burioni, massone del Grande Oriente d'Italia a sua insaputa (nega di essere iscritto ad alcuna loggia), in palese conflitto d'interessi, dal momento che sforna brevetti per le aziende di Big Pharma, ad esempio quella di lady Diana Bracco. E' stato autore, un anno e mezzo fa, di un epico "La congiura dei Somari", l'incappucciato Burioni, per discreditare tutti quelli che non la pensano come lui sul bollente tema dei vaccini.
Come, per fare un nome, il Nobel Luc Montagnier, che osa attaccare l'obbligatorietà vaccinale e dimostrare – documenti scientifici alla mano – tutte le cautele che bisogna adottare per evitare di finire nelle grinfie di Big Pharma.
Somari oppure, commenta Tarro, "'Asini', termine entrato in auge grazie alla davvero scandalosa ospitalità concessa dalla TV ad un ormai famigerato personaggio che si erge a 'Sacerdote della Scienza'".


Beatrice Lorenzin

Racconta Tarro: "Per me il, il 2018 è stato l'anno della rinascita. Mi mancava il gusto della polemica, che mi aveva animato sin dai tempi del 'Male Oscuro'. Per mia fortuna, nel 2018 fui risucchiato nella tempesta scatenata dalla sbalorditiva campagna vaccinale imposta dal ministro della Sanità Beatrice Lorenzin. Su questa ho pubblicato 'Dieci cose da sapere sui vaccini' (edito dalla Newton Compton) che voleva essere al di sopra delle parti: non già un libello 'pro o contro' ma una panoramica a 360 gradi sulla questione vaccini indirizzata anche ai miei colleghi medici che, spesso, soprattutto quando rivestono una qualche carica accademica, finiscono per aggrapparsi pervicacemente alle proprie 'convinzioni'. Il 'nocciolo' consisteva in una tabella che schematicamente sintetizzava 'i pro e i contro' di ognuno dei vaccini resi obbligatori dalla legge 119 del 28 luglio 2017".

IL MAESTRO ALBERT SABIN
Seguiva un anno fa, e segue anche nel fresco di stampa, una densa carrellata sui vaccini, con tanto di aspetti favorevoli e sfavorevoli; quindi tutte le precauzioni da prendere prima dell'uso oppure farmaci da non assumere perché del tutto inutili, e comportanti rischi di gran lunga maggiori dei possibili benefici.
S'interroga lo scienziato di origini siciliane e partenopeo d'adozione: "Perché mai una persona come me, spesso etichettato come 'il figlioccio di Sabin' (il quale deve la sua fama alla vaccinazione antipoliomielitica) si mette a scrivere un libro che pone dei dubbi sulle vaccinazioni? Sabin era una persona eccezionale talmente convinto della bontà del suo vaccino da testarlo, nel 1953, dapprima su se stesso e poi sulle sue figlie Debby e Amy. Questa sua certezza, comunque, non sconfinò mai nel fanatismo e nonostante l'innegabile superiorità del suo vaccino rispetto a quello ideato da Salk (quest'ultimo sponsorizzato da già allora potenti lobbies farmaceutiche), ebbe sempre un profondo rispetto per le opinioni di ricercatori 'filo-Salk', che mai e poi mai si permise di additare come 'asini'". Come, purtroppo, succede oggi.
Eccoci ad una drammatica storia che Tarro rammenta. "Nel 1980, a Verona, mi imbattei nella tragedia dei fratellini Tremante. Due morti dopo una vaccinazione, il terzo – dopo la stessa vaccinazione che era stata sciaguratamente imposta dalle 'autorità sanitarie' – ridotto alla paralisi. Dopo aver visitato il bambino 'superstite', letto le cartelle cliniche e innumerevoli analisi, il mio responso fu inequivocabile: encefalopatia da poliovirus vaccinico. La tempesta che si scatenò dopo quella diagnosi la potete leggere nel mio libro sui vaccini; qui mi basti dire che quella vicenda mi permise di conoscere un collega davvero eccezionale che aveva assistito il padre dei fratellini Tremante nella sua odissea: Roberto Gava, per il quale, quarant'anni dopo, mi è toccato di scrivere una relazione presentata in sua difesa nei confronti dell'Ordine dei medici di Treviso che ne aveva decretato l'espulsione".

MEDIA ALLINEATI E COPERTI

Roberto Burioni

Prosegue il virologo: "Ma la campagna terroristica scatenatasi a seguito del Decreto Lorenzin non ha riguardato solo medici come Roberto Gava. No, la protervia del 'mondo scientifico' (e dei relativi sponsor) ha travolto anche i biologi. E' di questi giorni il linciaggio mediatico contro l'Ordine dei Biologi 'colpevole' di aver, parzialmente, finanziato (10 mila euro su 50 mila) una ricerca portata avanti da una associazione – Corvelva – e affidata a prestigiosi laboratori al di sopra di ogni sospetto. Date una occhiata ai titoli della stragrande maggioranza dei giornali: 'Le fake news fanno danni', 'Allarmismo ingiustificato'. 'Questo tipo di analisi è inutile e pretestuoso', 'Nella produzione dei vaccini sono previsti centinaia di controlli, cui si aggiungono quelli a campione delle istituzioni nazionali ed europee', 'Un concentrato di sciocchezze ed errori sperimentali, dei quali qualcuno dovrà presto vergognarsi'… Nessuno, o quasi, che si degni di riportare COSA abbiano evidenziato quelle analisi: decine di impurità e di sostanze potenzialmente tossiche e/o nocive. Uno scandalo – come evidenziato del Presidente dell'Ordine Nazionale dei Biologici Vincenzo D'Anna – pari alla mancata pubblicazione degli esami di certificazione e di qualità che sono per legge propedeutici alla commercializzazione di medicinali come, appunto, i vaccini".
Conclude, con amarezza, Tarro: "Servirà almeno questo scandalo a far riflettere l'opinione pubblica e il 'mondo politico' su una 'campagna vaccinale' come quella imposta dalla legge 119 del 2017? Sarei lieto se almeno servirà a far riflettere il mondo medico. Ma su quello, ormai, nutro sempre meno speranze".
P.S. In un prossimo servizio documenteremo cosa Tarro pensa e scrive a proposito della "sperimentazione animale", alias "vivisezione", nel suo "Una medicina per la gente".
Un'altra lezione di scienza – quella vera – e di civiltà.

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VACCINI / IL MANUALE ANTI FAKE NEWS FIRMATO DAL VIROLOGO GIULIO TARRO

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martedì 9 aprile 2019

I medici Usa al Congresso: vaccini pericolosi, no all’obbligo

VacciniLa Association of American Physicians and Surgeons (Aaps, Associazione dei medici e chirurghi americani) si oppone con forza all’interferenza federale nelle decisioni mediche, incluse quelle sui vaccini obbligatori. Dopo essere stati pienamente informati sui rischi e sui benefici di una procedura medica, i pazienti hanno il diritto di accettare o rifiutare la procedura. La regolamentazione della pratica medica è una funzione statale, non federale. La prevalenza dell’ordinamento pubblico sulle decisioni dei pazienti o dei genitori riguardo all’accettazione di farmaci o ad altri interventi medici è una seria intrusione nella libertà dell’individuo, nella sua autonomia, e nelle decisioni dei genitori sull’educazione dei figli. Il motivo addotto a sostegno delle politiche di vaccinazione obbligatoria è la minaccia per la salute pubblica. Ma che razza di minaccia è necessaria per giustificare che le persone siano costrette ad accettare i rischi imposti dalle scelte del governo? Il legislatore può intervenire per proteggere la popolazione da un rischio di uno su un milione di prendere il cancro per un’esposizione involontaria ad una tossina, o da un rischio di uno su centomila dovuto a un’esposizione volontaria (ad esempio, per lavoro). Qual è il rischio di morte, di cancro o di una complicazione invalidante per un vaccino?
Non ci sono studi di sicurezza rigorosi e di attendibilità sufficiente per escludere rischi molto maggiori di complicazioni, anche uno su diecimila, per i vaccini. Questi studi richiederebbero un adeguato numero di soggetti, una lunga durata (anni, non giorni), un gruppo di controllo non vaccinato (il “placebo” dovrebbe essere veramente una sostanza inattiva, come la soluzione salina isotonica, non un adiuvante o qualsiasi cosa eccetto l’antigene testato), e osservazioni su tutti gli eventi sanitari avversi (inclusi i disturbi dello sviluppo neurologico). I vaccini comportano inevitabilmente rischi, come riconosciuto dalla Corte Suprema e dal Congresso degli Stati Uniti. Il Vaccine Injury Compensation Program (Programma per il risarcimento dei danni causati da vaccini) ha pagato circa 4 miliardi di dollari di danni, anche se per ottenere il rimborso devono essere superati ostacoli notevoli. Il danno può essere talmente grave che la maggior parte delle persone preferirebbe ripristinare le funzionalità perdute, invece di ricevere un indennizzo multimilionario. Il vaccino contro il vaiolo è così pericoloso che non lo si può assumere, nonostante il vaiolo oggi sia statotrasformato in un’arma.
L’antirabbica è somministrata soltanto dopo una sospetta esposizione al contagio o a persone ad alto rischio come i veterinari. Il vaccino a cellule intere contro la pertosse è stato ritirato dal mercatostatunitense, un decennio dopo il ritiro dal mercato giapponese, a causa delle segnalazioni su gravi danni permanenti al cervello. Il vaccino acellulare che l’ha rimpiazzato è evidentemente più sicuro, sebbene sia un po’ meno efficace. Il rapporto rischi-benefici varia a seconda della frequenza e della gravità della malattia, della sicurezza del vaccino e dei fattori individuali del paziente. Questi devono essere valutati dal paziente e dal medico, non imposti da un’agenzia governativa. Il morbillo è la minaccia, molto pubblicizzata, usata per sostenere l’obbligo, ed è probabilmente la minaccia peggiore tra le malattie che possono essere prevenute dai vaccini, perché è molto contagioso. Ci sono epidemie occasionali, che in genere iniziano da un individuo infetto proveniente da qualche luogo Il Congresso Usafuori dagli Stati Uniti. La maggioranza delle persone, ma assolutamente non tutte quelle che prendono il morbillo, non sono state vaccinate. Quasi tutti hanno un totale recupero, sviluppando un’immunità forte che dura tutta la vita.
L’ultima morte per morbillo negli Stati Uniti è avvenuta nel 2015, secondo i Center for Disease Control and Prevention (Cdc, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie). Le potenziali complicazioni dovute al morbillo, inclusa la morte di persone che non possono essere vaccinate perché immunodeficienti, sono una giustificazione per abrogare i diritti degli americani e stabilire un precedente per restrizioni ancora maggiori al nostro diritto di dare – o rifiutare – il consenso agli interventi medici? Chiaramente, no. Le vaccinazioni Mpr sono state seguite da molte gravi complicazioni, che sono elencate dal produttore nel foglietto illustrativo, sebbene non si sia potuta stabilire una relazione causale. Secondo un rapporto del 2012 della Cochrane Collaboration, «il design e la segnalazione dei risultati di sicurezza negli studi sui vaccini Mpr, sia prima che Manifestazione free-vaxdopo la commercializzazione, sono in gran parte inadeguati» (citato dal National Vaccine Information Center, Centro nazionale informativo sui vaccini).
I sostenitori dell’obbligo spesso affermano che sia necessario un tasso di vaccinazione del 95% per raggiungere l’immunità di gregge. Tuttavia Mary Holland e Chase Zachary della Nyu School of Law, sulla “Oregon Law Review”, ribattono che, poiché la completa immunità di gregge e l’eliminazione del morbillo sono irrealizzabili, l’obiettivo migliore è l’effetto gregge e il controllo della malattia. Il risultato ottimale, sostengono, deriverebbe dal consenso informato, da una maggiore comunicazione aperta e da un approccio che si basa sul mercato. Anche senza tenere conto degli effetti avversi del vaccino, i risultati della vaccinazione quasi universale non sono stati del tutto positivi. Il morbillo, quando si verifica, è quattro o cinque volte peggiore rispetto ai tempi antecedenti alle vaccinazioni, secondo il “Lancet Infectious Diseases”, a causa della diversa distribuzione dell’età: più adulti, la cui immunità, basata sul vaccino, è diminuita, e più bambini che non ricevono più l’immunità passiva dalle loro madri, naturalmente immuni, in modo da essere protetti durante il loro periodo più vulnerabile.
Il morbillo è un problema assillante, e una vaccinazione forzata e più completa probabilmente non lo risolverà. Sono necessarie migliori misure di sanità pubblica – rilevamento, tracciamento dei contatti e isolamento precoci; un vaccino più efficace e più sicuro; o un trattamento efficace. Nel frattempo, coloro che scelgono di non vaccinarsi adesso potrebbero farlo durante l’esplosione di un focolaio, o possono essere isolati. I pazienti immunodepressi potrebbero scegliere l’isolamento, in ogni caso, perché anche le persone vaccinate possono trasmettere il morbillo, anche se non si ammalano. Il Congresso dovrebbe considerare le seguenti questioni: i produttori sono praticamente immuni dalla responsabilità connessa al prodotto, quindi è molto diminuito l’incentivo a sviluppare prodotti più sicuri. I produttori possono persino rifiutarsi di rendere disponibile un prodotto ritenuto più sicuro, come il vaccino monovalente contro il morbillo in preferenza all’Mpr (morbillo-parotite-rosolia). Il rifiuto dei consumatori è l’unico incentivo a fare meglio. Ci sono enormi conflitti d’interesse che implicano Jane Orient, direttrice dell'Aapsrelazioni redditizie con i fornitori di vaccini. Viene repressa la ricerca sui possibili effetti avversi del vaccino, così come il dissenso dei professionisti. Esistono molti meccanismi teorici per giustificare gli effetti avversi dei vaccini, specialmente nei bambini con cervello e sistema immunitario in sviluppo.
Notate gli effetti devastanti del virus Zika o della rosolia sugli esseri umani in sviluppo, mentre gli adulti possono avere infezioni lievi o asintomatiche. Molti vaccini contengono virus vivi, con lo scopo di provocare una lieve infezione. Il cervello dei bambini si sviluppa rapidamente – qualsiasi interferenza con la complessa sinfonia dello sviluppo potrebbe essere rovinosa. I vaccini non sono né sicuri al 100% né efficaci al 100%. Né sono gli unici mezzi disponibili per controllare la diffusione della malattia. L’Aaps crede che il diritto alla libertà sia inalienabile. Pazienti e genitori hanno il diritto di rifiutare la vaccinazione, anche se le persone potenzialmente contagiose possono essere limitate nei loro movimenti (ad esempio come avviene con l’Ebola), poiché ciò è necessario per proteggere gli altri da un pericolochiaro e presente. Le persone non vaccinate non esposte a una malattia e senza alcuna prova di contagio non rappresentano un pericolo chiaro o presente.
(Jane M. Orient, direttore generale dell’Aaps, Association of American Physicians and Surgeons, “Dichiarazione sull’obbligo vaccinale federale”; lettera indirizzata al Congresso degli Stati Uniti il 26 febbraio 2019, tradotta da “Voci dall’Estero”. L’Aaps rappresenta migliaia di medici in tutte le specialità, negli Usa, a livello nazionale. È stata fondata nel 1943 per proteggere la medicina privata e la relazione medico-paziente).