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venerdì 15 febbraio 2019

Internet è salvo? Purtroppo no! Save The Internet

Save The Internet ha appena condiviso un aggiornamento sulla petizione Internet è in pericolo e tu puoi salvarlo Guardalo e lascia un commento:
Aggiornamento sulla petizione

Internet è salvo? Purtroppo no!


Purtroppo alcune false informazioni circolano in rete promettendo che internet è stato salvato! La controversa riforma del diritto d'autore nel mercato interno digitale è fallita dopo che il Consiglio dell'UE ha cancellato il trilogo di lunedì scorso. Purtroppo questo non corrisponde al vero. Ecco quindi un breve chiarimento da parte nostra sulla situazione attuale:
  
Attualmente vi è...
Leggi l'aggiornamento completo

giovedì 14 febbraio 2019

Copyright, approvato il testo finale. Ma si può ancora fermare



di Julia Reda

Poco fa i negoziatori del Parlamento europeo e del Consiglio hanno concluso i negoziati a tre con un testo definitivo per la nuova direttiva UE sul diritto d'autore.

Per due anni abbiamo discusso diverse bozze e versioni dei controversi articoli 11 e 13. Ora, non c'è più ambiguità: Questa legge cambierà radicalmente Internet come la conosciamo noi, se sarà adottata nella prossima votazione finale. Ma possiamo ancora impedirlo!

Continuate a leggere per maggiori dettagli sul testo, su come siamo arrivati qui e su cosa fare ora:

Cosa c'è nella direttiva UE sul diritto d'autore

Fresche di stampa le formulazioni definitive degli articoli 11 e 13. Ecco la mia sintesi:

Articolo 13: Filtri in upload

Il negoziatore parlamentare Axel Voss ha accettato l'accordo tra Francia e Germania che ho esposto in un recente post:
  • I siti commerciali e le applicazioni in cui gli utenti possono pubblicare materiale devono fare "tutto il possibile" per acquistare preventivamente licenze per tutto ciò che gli utenti possono eventualmente caricare – cioè: tutti i contenuti protetti da copyright nel mondo. Un'impresa impossibile.
  • Inoltre, tutti i siti, tranne pochissimi (sia quelli piccoli che quelli molto nuovi) dovranno fare tutto ciò che è in loro potere per evitare che finisca online qualsiasi cosa che possa essere una copia non autorizzata di un'opera che un titolare dei diritti ha registrato con la piattaforma. Non avranno altra scelta se non quella di implementare filtri automatici di upload, che per loro natura sono costosi e soggetti ad errori.
  • Nel caso in cui un tribunale ritenga che i suoi sforzi di licenza o di filtraggio non siano abbastanza feroci, i siti saranno ritenuti direttamente responsabili delle violazioni come se fossero stati loro stessi a commetterle. Questa imponente minaccia porterà le piattaforme a rispettare eccessivamente queste regole per rimanere sul sicuro, peggiorando ulteriormente l'impatto sulla nostra libertà di parola.

Articolo 11: La "tassa sui link"

La versione finale di questo copyright extra per i siti di notizie assomiglia molto alla versione che ha già fallito in Germania, solo che questa volta non si limita ai motori di ricerca e agli aggregatori di notizie, il che significa che danneggerà molti più siti web.
  • La riproduzione di più di "singole parole o brevissimi estratti" di notizie richiede una licenza. Questo probabilmente coprirà molti dei frammenti comunemente mostrati oggi accanto ai link per darvi un'idea di ciò a cui portano. Dovremo aspettare e vedere come i tribunali interpretano nella pratica cosa significa "molto breve" – fino ad allora, il link (con i frammenti) sarà impantanato nell'incertezza del diritto.
  • Nessuna eccezione è prevista anche per i servizi gestiti da privati, piccole imprese o organizzazioni no profit, che probabilmente includono blog o siti web monetizzati.

Altre disposizioni

Il progetto per consentire agli europei di praticare il Text & Data mining, fondamentale per la ricerca moderna e lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, è stato ostacolato da troppe avvertenze e requisiti. I titolari dei diritti possono scegliere di non ricevere i dati delle loro opere da chiunque, ad eccezione degli istituti di ricerca.

Diritti d'autore: La proposta del Parlamento secondo cui gli autori dovrebbero avere il diritto a un compenso proporzionato è stata gravemente indebolita: i contratti di riacquisto totale continueranno ad essere la norma.

Miglioramenti minori per l'accesso al patrimonio culturale: le biblioteche potranno pubblicare online opere fuori commercio e i musei non potranno più rivendicare i diritti d'autore su fotografie di dipinti secolari.

Come siamo arrivati fin qui

La storia di questa legge è vergognosa. Fin dall'inizio, lo scopo degli articoli 11 e 13 non è mai stato quello di risolvere questioni chiaramente definite nel diritto d'autore con misure ben ponderate, ma di servire potenti interessi particolari, senza preoccuparsi quasi mai per i danni collaterali causati.

Nel perseguimento incessante di questo obiettivo, le preoccupazioni di accademici indipendenti, difensori dei diritti fondamentali, editori indipendenti, startup e molti altri sono state ignorate. A volte, si è diffusa la confusione sulle prove contrarie cristalline. Il negoziatore parlamentare Axel Voss ha anche diffamato la protesta senza precedenti di milioni di utenti internet come "costruita sulle menzogne".

Nel suo gruppo conservatore del PPE, la forza motrice di questa legge, i dissidenti sono stati emarginati. Il lavoro della loro rappresentante inizialmente nominata è stato buttato dalla finestra dopo che le conclusioni da lei raggiunte erano troppo sensate. Voss ha poi votato così ciecamente a favore di tutte le misure restrittive che è stato colto di sorpresa da alcune delle assurdità che aveva ottenuto l'approvazione. Il suo partito, la CDU/CSU tedesca, ha violato con noncuranza l'accordo di coalizione che avevano firmato (che rifiutava i filtri di upload), senza badare al proprio ministro delle questioni digitali.

Ci sono voluti sforzi egualmente erculi e sisifei attraverso le linee di partito per evitare che il testo risultasse ancora peggiore di quanto non sia ora.

Dulcis in fundo, un "commercio di cavalli" a porte chiuse tra Francia e Germania è stato sufficiente a superare le obiezioni…. finora.

Ciò che è importante notare, però: non è "l'UE" in generale ad essere colpevole, ma coloro che antepongono gli interessi particolari ai diritti fondamentali, che attualmente detengono un potere considerevole. Si può cambiare tutto questo alle urne! L'estrema destra antieuropea sta cercando di cogliere questa opportunità per promuovere la propria agenda nazionalista, mentre in realtà senza il persistente sostegno del gruppo di estrema destra dell'ENF (dominato dal Rassemblement/Front National) la legge avrebbe potuto essere fermata nella cruciale Commissione Affari Giuridici e in generale non sarebbe stata così estrema come lo è oggi.

Possiamo ancora fermarla

I negoziatori del Parlamento e del Consiglio che hanno concordato il testo definitivo ritornano ora alle loro istituzioni per ottenere l'approvazione del risultato. Se i due voti restano invariati, diventerà legge dell'UE, che gli Stati membri sono obbligati a recepire nel diritto nazionale.

In entrambi gli organi vi è resistenza.

Il percorso in Parlamento inizia con l'approvazione da parte della Commissione Affari Legali, che dovrebbe fissata per lunedì 18 febbraio.

Successivamente, in data da destinarsi, i governi degli Stati membri dell'UE voteranno in seno al Consiglio. La legge può essere fermata qui da 13 governi degli Stati membri o da un qualsiasi numero di governi che insieme rappresentano il 35% della popolazione dell'UE (calcolatrice). L'ultima volta, 8 paesi che rappresentano il 27% della popolazione si sono opposti. O un paese grande come la Germania o diversi paesi piccoli dovrebbero cambiare idea: Questo è il modo meno probabile per fermarlo.

La nostra ultima chance: la votazione finale in plenaria del Parlamento europeo, quando tutti i 751 deputati, eletti direttamente per rappresentare il popolo, hanno diritto di voto. La votazione si svolgerà tra il 25 e il 28 marzo, il 4 aprile o tra il 15 e il 18 aprile. Abbiamo già dimostrato lo scorso luglio che è possibile ottenere una maggioranza contro una cattiva proposta sul diritto d'autore.

La plenaria può votare per eliminare il disegno di legge – o per apportare modifiche, come la rimozione degli articoli 11 e 13. In quest'ultimo caso, spetta al Consiglio decidere se accettare queste modifiche (la direttiva diventa legge senza questi articoli) o accantonare il progetto fino a dopo le elezioni europee di maggio, che rimescoleranno tutte le carte.

È qui che entri in gioco tu

Il voto finale del Parlamento europeo si svolgerà solo poche settimane prima delle elezioni europee. La maggior parte degli eurodeputati – e certamente tutti i partiti – cercheranno di essere rieletti. Gli articoli 11 e 13 saranno sconfitti se un numero sufficiente di elettori renderà tali questioni rilevanti per le campagne elettorali. (Ecco come votare alle elezioni dell'UE – cambiare la lingua in una di quelle ufficiali del vostro paese per informazioni specifiche).

Sta a voi chiarire ai vostri rappresentanti: Il loro voto sull'opportunità di rompere Internet con gli articoli 11 e 13 comporterà o meno il vostro voto alle elezioni europee. Siate insistenti, ma per favore, siate sempre gentili.
  • Consulta il comportamento di voto dei tuoi rappresentanti su SaveYourInternet.eu
  • Chiamate o visitate gli uffici dei vostri eurodeputati (a Bruxelles, Strasburgo o nella loro circoscrizione locale).
  • Visitate gli eventi delle campagne e delle feste e sollevate l'argomento
  • Firma la petizione da record e diffondete la voce, se non l'hai ancora fatto.Insieme, possiamo ancora fermare questa legge.
Fonte: www.partito-pirata.it

martedì 12 febbraio 2019

PROCESSO SANGUE INFETTO / PER IL PM “IL FATTO NON SUSSISTE”. TUTTI ASSOLTI E SANTI SUBITO

Tutti assolti. Il fatto non sussiste.
Con queste parole è terminata la requisitoria del pm, Lucio Giugliano, al processo per le morti da sangue infetto in corso da quasi tre anni davanti alla sesta sezione penale del tribunale di Napoli, presieduta da Antonio Palumbo.
Un processo “storico”, iniziato 27 anni fa a Trento e che vede alla sbarra ex dirigenti, funzionari e addetti delle aziende del gruppo Marcucci, all’epoca oligopolista nel settore degli emoderivati in Italia e ancor oggi al vertice con la nuova corazzata Kedrion. Alla sbarra anche l’ex direttore del settore farmaci al ministero della Sanità Duilio Poggiolini.
Nove le parti civili che si sono costituite, rappresentate dai familiari delle vittime, più parecchie associazioni nate nel corso degli anni a tutela della salute dei malati di emofilia e non solo. Come dato “storico”, comunque, è bene sapere che la questione “sangue infetto” ha riguardato e riguarda migliaia e migliaia di cittadini, infettati nel corso del tempo, a partire dagli anni ’70: e molti altri casi potranno manifestarsi ancora, perchè il periodo di “incubazione” dell’infezione può arrivare a superare i vent’anni (un po’ come per i roghi tossici nella Terra dei Fuochi). Stragi impunite.

Duilio Poggiolini a un’udienza del processo. Nel montaggio di apertura l’ingresso del tribunale di Napoli
Va sottolineato che l’odierno processo per le morti da sangue infetto è stato totalmente silenziato dai media, sia locali che nazionali (tratte il Fatto). Meglio scrivere di pizza & bombe carta.
Riavvolgiamo adesso il nastro delle tre ore di requisitoria per analizzarla nei suoi vari aspetti.
Il pm ha voluto subito far chiarezza e così ha esordito: “Sono sicuro che le mie parole di assoluzione nei confronti degli imputati potranno causare dolore e delusione nei familiari dei pazienti deceduti. Testimonio la vicinanza mia e dell’ufficio ai loro sacrifici e alle loro sofferenze”.
Ciò detto, ha tracciato una breve storia del processo ed ha rimarcato fin dall’inizio che anche il processo odierno si deve basare sostanzialmente sui materiali probatori raccolti nelle fasi investigative di Trento: materiali insufficienti – ha  subito precisato – per individuare quel fondamentale nesso di causalità tra l’assunzione dei farmaci e l’insorgenza delle patologie (e quindi, in molti casi, la morte). Carenti quindi le indagini trentine e per questo il processo è presto finito con l’archiviazione ed è passato per competenza a Napoli, dove anche stavolta non ha avuto lunga vita perchè è stato di nuovo impossibile trovare ogni nesso causale e risalire al primo contagio.
Quel secondo processo partenopeo, però, a parere del pm, si è concluso con un provvedimento definito “tecnicamente abnorme” preso dal gip: ossia riprendere da capo, con un nuovo processo, basandosi su un diverso capo d’accusa, “omicidio colposo plurimo”. In pratica una “imputazione coatta” che a parere di Giugliano non stava né in cielo né in terra.
Ma eccoci al processo di oggi, che si è aperto ad aprile 2016.

NESSUNA PROVA, SOLO INDIZI  
Chiarisce il pm: “nei faldoni non ci sono prove, ma solo cartelle cliniche. Per questo ho ordinato subito in questo processo una perizia tecnica, che sulla base di quelle cartelle cliniche potesse portare a qualche chiarimento circa il nesso causale”
Giugliano ha quindi passato in rassegna le posizioni dei singoli malati: stando alla perizia per tre di essi non è possibile risalire a niente, in cinque casi c’è la possibilità di arrivare a un nesso (il nono è nel frattempo deceduto). Ma ecco un altro ostacolo. In tutti i casi, tranne uno, le cure sono quasi sempre  in seguito avvenute a domicilio: e in quei casi si può reperire  un piccolo diario domestico, alcuni appunti, nella migliore delle ipotesi. E c’è un’altra circostanza sfavorevole: quando anche si abbia una qualche traccia precisa dell’assunzione di emoderivati, praticamente mai si riesce a sapere di quale casa farmaceutica siano. Insomma una autentica giungla.
L’elemento fondamentale, ha spiegato Giugliano, rifacendosi soprattutto alla perizia, è sapere la data del contagio, della prima somministrazione alla base di tutta la patologia. Connessa è la causa, ossia il farmaco, quindi la ditta produttrice. E di tutto ciò non v’è chiarezza né alcuna certezza né alcun elemento probatorio. Niente.
Dopo aver effettuato varie ricognizioni temporali, il pm individua la fascia ‘incriminata’ in tutti gli anni ’70 e i primi ’80: di sicuro tutti gli ammalati i cui nomi sono presenti al processo (tranne uno) hanno contratto l’infezione in quel decennio ’70, solo nel caso di uno dei fratelli Scalvenzi quella data è possibile collocarla negli ’80, fino all’87.  Ciò permette – secondo il pm – di escludere le responsabilità di molte aziende, soprattutto del gruppo Marcucci.
Ancora. Un altro motivo che finisce per minimizzare le responsabilità delle aziende italiane è il fatto che in quegli anni il mercato era praticamente in mano alla case farmaceutiche straniere, che nel campo degli emoderivati avevano una fascia compresa tra il 5 e il 10 per cento (per molti anni non hanno superato la soglia del 5 per cento).

Piermannuccio Mannucci
Il pm ha poi effettuato una lunga dissertazione sul tema di “re-infezioni” e “sovra-infezioni|”, oggetto di una seconda consulenza svolta dai tre periti. In sostanza, i pareri nel mondo scientifico non sono unanimi, ma ciò non sposta più di tanto il problema centrale: ossia, la questione non serve a far chiarezza sul dilemma del nesso di causalità né contribuisce a conoscere quale sia stato il primo contagio, la prima infusione che ha provocato l’insorgere della patologia.
Eccoci ai nodi centrali. Ossia il ruolo del gruppo Marcucci e quello di Poggiolini.

QUELLE AZIENDE IMMACOLATE
Soprattutto in questa circostanza (ma anche in altre) il pm si rifà alla prima testimonianza resa a questo processo, quella dell’ematologo milanese Piermannuccio Mannucci. Tenuto conto che gli emoderivati arrivavano dall’estero e che il principale paese dal quale importavamo erano gli Usa, secondo la letteratura scientifica dell’epoca quel sangue era particolarmente affidabile, testato, sicuro, anche perché c’erano i rigidi controlli esercitati dalla Food and Drug Administration.
“Non risulta che le aziende del gruppo Marcucci abbiano mai violato le leggi, le normative sanitarie in materia. Tutto risulta fatto in modo corretto, sono state rispettate le procedure. Non sono state dimostrate nel corso del processo colpe o responsabilità di alcun tipo”.
Tutti da assolvere quindi gli ex dipendenti del gruppo Marcucci. Anche i vertici aziendali come Enzo Bucci e Giovanni Rinadi, rispettivamente direttore tecnico e responsabile del marketing. “Non è stata dimostrata alcuna loro responsabilità. Del resto, quali potevano mai averne? Potevano fra l’altro mai essere responsabili della qualità dei prodotti che venivano importati con tutte le certificazioni del caso?”.
Ed eccoci ad un altro passaggio fondamentale, la posizione di Duilio Poggiolini. Del quale il pm ha tracciato un profilo, elencandone tutti i ruoli strategici ricoperti a livello di ministero della Sanità durante un ventennio, dal 1973 al 1993.
“Il sospetto non basta, ci vogliono prove, e nel caso di Poggiolini non ci sono”, ha subito chiarito il pm.
Così prosegue la requisitoria sull’ex re mida della sanità.

POGGIOLINI, SANTO SUBITO
“Di cosa lo si può accusare? Quali sono i reati che avrebbe commesso, le norme che avrebbe infranto, le leggi che non avrebbe rispettato? Nel corso del dibattimento non è emerso niente. Almeno in quel periodo base, tra il 173 e il 1978,  di cosa mai si sarebbe macchiato? Poteva mai evitare qualunque di quei tragici eventi nei vari ruoli che ricopriva? Non sono emersi, nel corso di questo processo, elementi probatori a suo carico, neanche uno. In questi anni si è semplificato, si è voluto addossare ogni responsabilità sulle spalle di un solo soggetto, colpevole di ogni reato. Si può imputare ad un solo vertice della sanità le colpe di una politica sbagliata o insufficiente? E’ stata proprio la mancanza, in Italia, di una politica lungimirante nel campo degli emoderivati la fonte prima di tutti i problemi. Perché non è stato fatto da noi come in molti altri paesi soprattutto del nord e dell’est europeo? Vale a dire far in modo di non dover dipendere così tanto, fino al 95 per cento, dalle importazioni, ma di avere una vera ‘politica del sangue’ nella più totale sicurezza e qualità dei prodotti? Come si possono imputare a Poggiolini queste cose, tutte le falle della nostra politica per anni?”.
Qualche piccola nota di riflessione sulla requisitoria del pm.
In larghissima parte prende spunto e trova linfa nelle due perizie svolte dai tre consulenti tecnici, tutti esperti del settore: si tratta di Raffaele Pempinello, infettivolgo, Pasquale Madonna, ematogo e Pierluigi Zangani, medico legale.
Di particolare pregnanza, evidentemente, la prima perizia,  ordinata dal pm fin dalla prima udienza (in cui fra l’altro chiedeva subito il proscioglimento di tre imputati ex gruppo Marcucci). I periti hanno chiesto diverse proroghe e alla fine hanno partorito il loro lavoro, una trentina di pagine dattiloscritte. Non proprio una gran fatica, di cui non pochi addetti ai lavori hanno notato le gravi carenze e lacune scientifiche.
Fatto sta che nella bibliografia della perizia predomina su tutti un nome (una decina di citazioni sul totale di una ventina): quello di Piermannuccio Mannucci, il primo teste sentito al processo, circa due anni e mezzo fa.

UN TESTE IN PALESE CONFLITTO D’INTERESSE
Un teste, come ha più volte sottolineato la Voce, in palese conflitto d’interessi, circostanza mai venuta alla ribalta a livello processuale né ha tantomeno ha fatto capolino nella requisitoria del pm (soltanto l’avvocato delle parti civili Stefano Bertone ha vi ha fatto cenno).

L’avvocato Stefano Bertone
Mannucci, infatti, è stato per anni consulente di Kedrion, la corazzata di casa Marcucci, ricevendone evidentemente dei compensi. Ha avuto anche un ‘indirizzo scientifico’ proprio presso il principale stabilimento toscano dei Marcucci, ed ha preso parte, regolarmente gettonato, a svariati simposi nazionali e internazionali organizzati da Kedrion. Che, val la pena di rammentarlo, viaggia oggi col vento sempre più in poppa, espandendo i suoi mercati internazionali sotto la guida di Paolo Marcucci (figlio del patriarca Guelfo, imputato in questo processo ma deceduto alcuni mesi prima dell’avvio), fratello di Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato e formatosi alla scuola di Sua Sanità Francesco De Lorenzo, tanto che sotto i vessilli del Pli venne eletto per la prima volta in Parlamento nel ’91.
Tornando a Mannucci, nel corso della sua “storica” verbalizzazione, circa la provenienza di quegli emoderivati, così disse: “quando ho chiesto alla dirigenza del gruppo Marcucci qualche informazione circa la provenienza di quel sangue, ho ricevuto tutte le rassicurazioni possibili. Mi dissero che era sicuro, testato e che arrivava dai campus degli studenti universatari e dalle casalinghe americane”. Boom.
Nessun cenno da parte di Mannucci ad altre provenienze poco raccomandabili di cui già si parlava all’epoca. Come nel caso delle carceri a stelle e strisce, in particolare quelle dell’Arkansas. “Non ne ho mai sentito parlare, neanche per sogno”, confermò dopo quell’udienza alla Voce.
Tra i testi principali delle parti civili, ha verbalizzato il regista statunitense Kelly Duda, autore nel 2007 di uno choccante docufilm, “Fattore VIII”, in cui vengono illustrati in modo drammatico i traffici di sangue per anni in corso tra le galere a stelle e strisce, sotto il vigile sguardo delle autorità americane (anche la Bbc ha documentato i traffici dei “vampiri” di casa nostra). Immagini da brivido, di cui ha parlato nella sua testimonianza, confermando per filo e per segno quanto noto a molti, anche nella comunità scientifica dell’epoca, e invece clamorosamente ignorato da Mannucci.
Un’udienza turbolenta, quella in cui ha parlato Duda. Conclusasi con una querela – con tanto di minacciato arresto seduta stante – proprio da parte del pm Giugliano, stizzito per alcune parole pronunciate in inglese dal regisita al termine dell’udienza. Coda di paglia o che? Quanto meno un forte pregiudizio – e un clima certo non idilliaco – nei confronti di quel teste base delle parti civili.

PICCOLI INTERROGATIVI CRESCONO
Come mai quella verbalizzazione bollente non è stata citata neanche en passant nella lunga requisitoria del pm? Un fatto “sostanziale”, nel caso da smontare: invece neanche un cenno, non una parola, mentre lunghe sono state le dissertazioni parascientifiche.
Come mai neanche un cenno a quelle carceri dell’Arkansas, tanto per dire che si trattava di  fake newsante litteram?
Ancora. Come mai nella sempre lunga requisitoria non è stato fatto il nome, neanche per caso, di Sua Sanità De Lorenzo, storicamente grande amico sia di Poggiolini che di Guelfo Marcucci e della sua dinasty? Perchè non è stato fornito alcun ragguaglio circa gli stretti rapporti intercorsi?
Come mai nessuna parola sui conflitti d’interesse, tanti, del super ematologo Mannucci?

Una manifestazione di protesta degli ammalati per sangue infetto
Come mai nessun cenno specifico (se non un criptico passaggio) al processo per la Farmatruffa che ha visto la condanna prima penale e poi civile sia di De Lorenzo che di Poggiolini ad un maxi risarcimento da 5 milioni di euro a testa?
Come mai  nessun cenno alle conclamate carenze della perizia, che invece è stata alla base della requisitoria stessa?
Come mai nessun cenno a quella letteratura scientifica e a quei ricercatori che spiegano i nessi di causa ed effetto? Nè agli altri processi internazionali per la stragi da sangue infetto? Nemmeno una parola sulle vittime senza giustizia? Nè alla fresca commissione d’inchiesta decisa perfino in Inghilterra?
Tanti, troppi buchi neri, per una giustizia che ancora una volta viene calpestata. Compresa la memoria di tante vittime, pur omaggiate (quelle del processo) dalle parole iniziali del pm.
Una prima conclusione però c’è. I legali di tutti gli imputati (in prima fila i big del foro Massimo Di NoiaAlfonso Stile) potranno risparmire tutte le fatiche in vista delle loro arringhe: basta e avanza la requisitoria del pm.
Comunque il processo è aggiornato all’11 febbraio, quando prenderanno la parola tutte le parti civili, tranne quelle rappresentate da Stefano Bertone ed Ermanno Zancla, previsti per le due udienze successive. La sentenza è stata fissata dal giudice Palumbo per il 25 marzo.

Fonte:

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lunedì 11 febbraio 2019

Patto franco-tedesco, Magaldi: minacciamoli di lasciare l’Ue

Gioele Magaldi«Il governo gialloverde non fa paura a nessuno, in Europa: abbaia, ma non morde. Ecco perché l'oligarchia europea non ha alcun interesse a farlo cadere, men che meno per instaurare un esecutivo "tecnico" come quello di Monti, oggi improponibile all'elettorato italiano». Secondo Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, l'allarme lanciato da Gianfranco Carpeoro (Cottarelli al posto di Conte, in attesa di Draghi) ha un significato  «sottilmente apotropaico», quello cioè di evocare un pericolo – l'ennesimo complotto – proprio allo scopo di scongiurarlo, "bruciandolo". Per Magaldi, in fondo, la realtà è persino peggiore di quella tratteggiata da Carpeoro: perché «gli spaventapasseri Di Maio e Salvini non hanno nemmeno saputo approfittare della rivolta francese dei Gilet Gialli per pretendere, come avrebbero dovuto, il rispetto delle legittime istanze del governo italiano». Mazziati e cornuti, ma senza ammetterlo: «Bravi ad alzare la voce sui migranti e magari su Battisti, e invece zitti di fronte ai diktat della Commissione Europea», peraltro dominata da due paesi – Germania e Francia – che adesso, con lo scandaloso Trattato di Aquisgrana, «rifilano un ceffone plateale a tutti i cantori, anche italiani, della mitica Unione Europea, finora in realtà mai esistita e mai davvero nata».
Chiamiamola Disunione Europea: è una cupola di oligarchi affaristi, impegnati a svuotare le nostre democrazie impoverendo i popoli. Di fronte a questo, «l'Italia dovrebbe minacciare di sospendere la vigenza dei trattati europei». Il dado è tratto, avverte Macron e MerkelMagaldi: ormai, i gruppi di potere (privatistici) che sostengono la Merkel e Macron hanno gettato la maschera. «Odiano a tal punto la democrazia, da stipulare un accordo smaccatamente egoistico, in danno degli altri paesi europei». Oltre all'incredibile "Consiglio dei ministri congiunto, franco-tedesco", c'è anche «la barzelletta dei "due sederi" che si alternerebbero al seggio, attualmente solo francese, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Parigi è disposta a cedere il 50% di quella poltrona a Berlino? «Curioso: da Francia e Germania, non una parola sul penoso stato in cui è ridotta l'Onu, ormai incapace di far rispettare i diritti umani nel mondo». Quanto alla Francia, «persino Di Maio, meglio tardi che mai, si è premurato di ricordare l'atteggiamento predatorio e neo-coloniale che i francesi impongono a 14 paesi africani, quelli da cui provengono molti dei migranti diretti in Italia, su cui poi il signor Macron si permette di fare lo spiritoso».
Una denuncia che il presidente del Movimento Roosevelt anticipa in una video-chat su YouTube con Marco Moiso, ribadendola poi nel web-streaming con Fabio Frabetti di "Border Nights": l'Italia, semplicemente, non può accettare che una cricca di faccendieri oligopolisti decida – per giunta, parlando a nome del popolo tedesco e di quello francese – di prendere a calci i partner europei per tentare di ipotecare all'infinito il loro potere, finora affidato ai burattini Merkel e Macron. La verità è un'altra: la cancelliera è al tramonto, mentre l'Eliseo è assediato dalla rivolta di strada: 8 francesi su 10 voterebbero contro l'attuale presidente. E in queste condizioni i governi di Francia e Germania pensano di poter dichiarare guerra, impunemente, al resto d'Europa? I fatti potrebbero dar loro ragione, commenta Magaldi con amarezza, solo se il governo italiano continuasse la sua indecorosa manfrina: proclami altisonanti, per poi lasciarsi regolarmente umiliare. Sembra proprio che tutto sia Salvinicominciato il 27 maggio 2018, quando Lega e 5 Stelle accettarono di subire il "niet" di Mattarella sull'incarico a Paolo Savona come ministro dell'economia.
Da lì in poi, gli oligarchi devono aver capito che il nascituro governo gialloverde si sarebbe rassegnato a ingoiare qualsiasi rospo, rinunciando alle grandi promesse della campagna elettorale: reddito di cittadinanza, Flat Tax, rottamazione della legge Fornero sulle pensioni. Per invertire la rotta e bocciare l'Europa del rigore serviva un deficit di almeno il 4%, capace di stimolare l'economia già nel 2019. Ma l'esecutivo Conte non è andato oltre la proposta del 2,4%, restando al di sotto della soglia (artificiosa, ideologica e dannosa) sancita dal famoso 3% di Maastricht. Salvo poi perdere definitivamente la faccia, facendosi limare un altro mezzo punto di deficit, sotto la minaccia della procedura d'infrazione. Risultato: accorciata ulteriormente la coperta, tutte le promesse gialloverdi sono evaporate. L'irrisorio reddito grillino appare condizionato da intricatissimi vincoli burocratici, mentre la riforma delle pensioni (quota 100) è ridotta a puro ecloplasma. E non s'è vista nessuna vera riduzione del carico fiscale. Anche per questo, dice Magaldi, i gialloverdi alzano il volume su questioni secondarie e irrilevanti, come l'arresto di Cesare Battisti, estradato solo perché in Brasile è salito al potere l'imbarazzante Bolsonaro.
Un avviso a Salvini: non basta cambiare felpa, tutti i giorni, per nascondere la bancarotta politica del "governo del cambiamento", che si sta rivelando una colossale presa in giro. «Che bisogno c'è di farlo cadere, un governo così docile? E' perfetto, per lasciare tutto com'è». Con in più il vantaggio di dare agli italiani, per ora, l'illusione di un'inversione di rotta. «Ma attenzione: le cose possono cambiare in tempi rapidissimi». Se n'è accorto Matteo Renzi, «altro campione di chiacchiere», passato in pochi mesi dal 40% al ruolo di profugo politico. Anche per questo, sottolinea Magaldi, è necessario dare fiato a una nuova prospettiva, quella del "partito che serve all'Italia", i cui promotori – tra cui Ilaria Bifarini, Nino Galloni e Antonio Maria Rinaldi – torneranno a riunirsi a Roma il 10 febbraio. Orizzonte: costruire un vero Piano-B per uscire dall'autismo Renzidell'Europa degli oligarchi. Se ne parlerà anche a Londra il 30 marzo, in un forum sull'economia europea indetto dal Movimento Roosevelt, al quale parteciperanno personalità come Guido Grossi, già supermanager Bnl.
E' il momento di parlar chiaro, ribadisce Magaldi: oggi, l'Italia ha il dovere di convocare i partner europei – Francia e Germania in testa – per obbligarli a riscrivere le regole dell'Unione. Ovvero: una Costituzione democratica e un governo continentale finalmente eletto dal Parlamento Europeo, espressione diretta degli elettori. E quindi: una politica economica unitaria, la fine dello spread, il sostegno al debito mediante gli eurobond. Addio al Trattato di Maastricht e al suo ignobile 3%. O si disegna un New Deal, come invocato dallo stesso Savona nel suo discorso al Senato, o l'Europa è morta. E se Parigi e Berlino pensano di fare da sole, a maggior ragione: l'Italia le fermi. «Dica chiaramente, il nostro governo, che se la linea è quella del Trattato di Aquisgrana, il nostro paese sospende la vigenza di tutti i trattati europei». In questo modo, aggiunge Magaldi, l'Italia parlerebbe anche a nome degli altri partner Ue, esercitando un ruolo autorevole: «Un governo italiano realmente europeista, che denunciasse come anti-europeisti i difensori di questa Europa così com'è, dovrebbe dire a tutti gli altri partner che è giunta l'ora di sciogliere il patto».
E questo, peraltro, «vorrebbe dire assumersi la leadership di un processo di riconversione democratica dell'Europa». Se invece Francia e Germania rifiutassero di ascoltare l'Italia, a quel punto «l'eventuale uscita dai trattati avrebbe ben altra legittimazione, anche internazionale». Certo, aggiunge Magaldi, lo schiaffo franco-tedesco deve bruciare soprattutto sulle guance «di tutti quegli imbecilli, anche italiani», che hanno fatto del mantra "ce lo chiede l'Europa" un dogma di fede, «credendo che il sogno europeo dovesse passare per l'imposizione di una governance post-democratica». Una sonora lezione anche per i velleitari "eroi" del nuovo sovranismo, ambigua bandiera «da sventolare in campagna elettorale, per poi ammainarla una volta al governo». Prendete Salvini: la sua ipotetica alleanza tra nazionalismi contava soprattutto su Ungheria e Polonia, «cioè proprio i due paesi che, per primi, hanno bocciato la manovra del governo Conte».
Per Magaldi, in sostanza, «dobbiamo essere abili, e anche leali verso gli altri popoli europei». Illusorio rifugiarsi entro i confini nazionali: chi rimpiange l'Italia della lira, che stava certamente assai meglio di quella dell'euro, «dimentica sempre di ricordare che il nostro paese beneficiava innanzitutto del supporto internazionale degli Usa». Ovvero: «Con gli "assi" fondati sugli egoismi nazionali non si va da nessuna parte: fare da soli è impossibile, in un mondo sempre più interconnesso. E qualunque idea di una nazione isolata che possa resistere all'urto dei poteri globali è pura follia». L'alternativa? Semplice, in teoria: «Per contrastare le reti sovranazionali private, cementate da interessi inconfessabili, bisogna costruire reti sovranazionali pubbliche e finalmente democratiche». L'Italia di eri – fino a Monti, Letta, Renzi e Gentiloni – era «subalterna, imbelle e servile». Quella di oggi, gialloverde, preferisce «il piagnisteo velleitario, i proclami muscolari a cui poi non seguono i fatti». Serve un'altra Italia, «sovrana e democratica, orgogliosa di sé», capace di alzarsi in piedi e resuscitare la democrazia come modello imprescindibile, «non solo in Europa ma anche alle Nazioni Unite».

To see the article visit www.libreidee.org

venerdì 8 febbraio 2019

LA BANCA D'ITALIA NELLA MANI DI VISCO Sarò Franco ED. SPECIALE

LA BCE AFFIDAVA A BLACKROCK GLI STRESS TEST SULLE BANCHE



La BCE ha dato in appalto la gestione degli stress test, dai quali dipende il commissariamento delle banche, alla più grande società che investe sulle banche al mondo: Blackrock. Valerio Malvezzi su Byoblu.

Fonte: www.byoblu.com 

giovedì 7 febbraio 2019

L’articolo 13 è tornato. E peggiora, anziché migliorare


di Julia Reda

Riassunto delle puntate precedenti: il 18 gennaio scorso i negoziati sulla nuova legge europea sul diritto d'autore si sono bruscamente interrotti dopo che i governi degli Stati membri non si sono accordati su una posizione comune sull'articolo 13, che costringerebbe le piattaforme internet a censurare i post dei loro utenti utilizzando filtri di upload.

Senza un tale accordo, i negoziati a tre delle riunioni finali, in cui la legge doveva essere finalizzata insieme ai rappresentanti del Parlamento europeo, ha dovuto essere annullata – e il tempo a disposizione si stava esaurendo, con le elezioni dell'UE che rimescoleranno tutte le carte a maggio.

Al contrario di quanto era stato scritto in alcuni articoli, tuttavia, l'articolo 13 non è stato accantonato perché la maggioranza dei governi dell'UE ha capito che i filtri di caricamento sono costosi, soggetti a errori e minacciano i diritti fondamentali.

Senza dubbio, l'opposizione pubblica senza precedenti ha contribuito al fatto che 11 governi degli Stati membri hanno votato contro il procedimento, rispetto ai soli 6 dell'anno scorso. Tuttavia, è rimasta una maggioranza a favore dell'articolo 13 in generale, con solo qualche distinguo sui dettagli. La questione è stata ora risolta, e il processo di promulgazione della legge è di nuovo in corso.

Un accordo ha richiesto un compromesso tra Francia e Germania, che per le loro dimensioni possono fare o rompere una maggioranza. Entrambi i Paesi sono d'accordo con i filtri per gli upload: il punto su cui non sono riusciti a trovare un accordo è chi dovrebbe essere costretto a installarli:

La posizione della Francia

L'articolo 13 è grandioso e deve applicarsi a tutte le piattaforme, indipendentemente dalle dimensioni. Devono dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il caricamento di materiale protetto da copyright. Nel caso delle piccole imprese, ciò può significare o meno l'uso di filtri per l'upload – in ultima analisi, un tribunale dovrebbe fare quella chiamata.
(Questa era in precedenza la posizione di maggioranza tra i governi dell'UE, prima che il nuovo governo eletto in Italia ritirasse completamente il loro sostegno all'articolo 13.).

La posizione della Germania

L'articolo 13 è grandioso, ma non dovrebbe applicarsi a tutti. Le imprese con un fatturato inferiore a 20 milioni di euro all'anno dovrebbero essere escluse del tutto, per non danneggiare le startup europee di Internet e le PMI.
(Si tratta di una posizione più vicina a quella attuale del Parlamento europeo, che chiede l'esclusione delle imprese con un fatturato inferiore a 10 milioni di euro e meno di 50 dipendenti).

Su cosa concordano: peggiorare ulteriormente l'articolo 13

Nell'accordo franco-tedesco [PDF], trapelato oggi, l'articolo 13 si applica a tutte le piattaforme a scopo di lucro. I filtri di upload devono essere installati da tutti, ad eccezione di quei servizi che soddisfano tutti e tre i seguenti criteri estremamente ristretti:
  • Disponibile al pubblico per meno di 3 anni
  • Fatturato annuo inferiore a 10 milioni di euro
  • Meno di 5 milioni di visitatori unici al mese
Innumerevoli applicazioni e siti che non soddisfano tutti questi criteri avrebbero bisogno di installare filtri di upload, gravando sui loro utenti e operatori, anche quando la violazione del copyright non è un problema per loro. Alcuni esempi:
  • Forum di discussione su siti commerciali, come i forum di Ars Technica o Heise.de (di età superiore a 3 anni)
  • Patreon, una piattaforma con l'unico scopo di aiutare gli autori ad essere pagati (non soddisfa nessuno dei tre criteri)
  • Reti sociali di nicchia come GetReeled, una piattaforma per i pescatori (ben al di sotto dei 5 milioni di utenti, ma con più di 3 anni)
  • Piccoli concorrenti europei di grandi marchi statunitensi come Wykop, una piattaforma polacca di condivisione delle notizie simile a Reddit (fatturato ben al di sotto dei 10 milioni di euro, ma può raggiungere i 5 milioni di visitatori ed ha più di 3 anni).
Inoltre, anche le piattaforme più piccole e più recenti, che soddisfano tutti e tre i criteri, devono comunque dimostrare di "aver fatto tutto il possibile" per ottenere le licenze dai titolari dei diritti, come le case discografiche, gli editori di libri e i database di foto stock per qualsiasi cosa i loro utenti possano pubblicare o caricare – un compito impossibile. In pratica, tutti i siti e le applicazioni in cui gli utenti possono condividere i contenuti saranno probabilmente costretti ad accettare qualsiasi licenza che il titolare dei diritti offre loro, indipendentemente dalle cattive condizioni e dal fatto che vogliano o meno che il materiale protetto da copyright del titolare dei diritti sia disponibile sulla loro piattaforma, per evitare l'enorme rischio legale di entrare in conflitto con l'articolo 13. Il Comitato ritiene che la Commissione non sia in grado di valutare se i siti e le applicazioni in cui gli utenti possono condividere i contenuti.
In sintesi:
  • Il compromesso di Francia e Germania sull'articolo 13 richiede ancora che quasi tutto ciò che pubblichiamo o condividiamo online richieda l'autorizzazione preventiva di "macchine per la censura", algoritmi che sono fondamentalmente incapaci di distinguere tra violazioni del copyright e opere legali come parodie e critiche.
  • Trasformerebbe il web da un luogo in cui possiamo esprimerci (con una certa moderazione applicata eventualmente dopo eventuali violazioni) in un luogo in cui i grandi titolari dei diritti aziendali sono i custodi di ciò che può e non può essere pubblicato prima ancora che venga pubblicato. Permetterebbe a questi titolari dei diritti di intimidire qualsiasi sito commerciale o app che includa una funzione di posting.
  • L'innovazione europea sul web sarebbe scoraggiata dai nuovi costi e dai rischi legali per le startup, anche se si applicano solo quando le piattaforme hanno tre anni di vita o raggiungono un certo successo. I siti e le applicazioni straniere che non possono permettersi eserciti di avvocati sarebbero incentivati a bloccare geograficamente tutti gli utenti dell'UE per essere sul sicuro.

Ora tutto dipende dal Parlamento europeo

Con questo blocco stradale fuori mano, i negoziati a tre per completare la nuova legge sul diritto d'autore sono tornati. Senza tempo da perdere, ci saranno enormi pressioni per raggiungere un accordo globale nei prossimi giorni e approvare la legge in marzo o aprile.

Molto probabilmente, il compromesso di Germania e Francia sarà approvato dal Consiglio venerdì 8 febbraio e poi, lunedì 11 febbraio, si svolgerà un ultimo trilogo finale con il Parlamento.

Gli eurodeputati, la maggior parte dei quali si battono per la rielezione, avranno un'ultima parola. Lo scorso settembre, una ristretta maggioranza per l'articolo 13 ha potuto essere trovata in Parlamento solo dopo l'inclusione di un'eccezione per le piccole imprese che era molto più forte di quello che Francia e Germania propongono ora – ma purtroppo non c'è motivo di credere che il negoziatore del Parlamento Axel Voss sosterrà la sua posizione e insisterà su questo punto nel dialogo a tre. Si arriverà invece alla votazione finale nella plenaria di marzo o aprile, dove tutti i deputati hanno voce in capitolo.

Se i deputati europei respingeranno questa versione dannosa dell'articolo 13 (come hanno fatto inizialmente nel luglio scorso) o si piegheranno alla pressione dipenderà dal fatto che tutti noi glielo diciamo chiaramente:

SE ROMPETE INTERNET E APPROVATE L'ARTICOLO 13, NOI NON VI ELEGGEREMO.

Fonte: www.partito-pirata.it 

VACCINI – PRESENTATA UNA DIFFIDA CONTRO LA FALSA SCIENZA


Preso atto della grave carenza di completezza e correttezza delle informazioni e comunicazioni circa i rischi e danni da reazioni avverse gravi correlabili ai vaccini, non solo da parte dei principali media nazionali ma soprattutto da parte di soggetti che ricoprono incarichi e ruoli scientifici istituzionali o comunque di rilievo, i sottoscritti  hanno avvertito l'esigenza di presentare la Diffida sottostante contro la diffusione di "falsa Scienza".

Dr. Franco Trinca (Biologo – Perugia),
Dr. Fabio Franchi (Medico, Infettivologo – Trieste),
Dr. Armando Lippolis (Medico Omeopata – Torino),
Dr.ssa Anna Rita Iannetti (Medico, Prevenzione e Salute – AUSL Pescara),
Dr. Dario Miedico (Medico Legale – Savona),
Dr. Roberto Petrella (Medico, Ginecologo – Teramo),
Dr. Gerardo Rossi (Medico, Ortopedico – Macerata),
Avv. Roberto Ionta (Avvocato – Napoli).
NOTA: Missiva trasmessa tramite Posta Elettronica Certificata del Dr. Franco Trinca
Per contatti: info@vaccinoveritas.it  
 info: www.vaccinoveritas.it

14 gennaio 2019
DESTINATARI: Prof. Roberto Burioni
Ordinario di Microbiologia e Virologia
burioni.roberto@unisr.it Prof. Gualtiero (Walter) Ricciardiex Presidente ISS
walter.ricciardi@unicatt.it Dr. Alberto Villani
Presidente Società Italiana di Pediatria
presidenza@sip.it
presidenzasip@legalmail.it Prof. Pierluigi Lopalco
Coordinatore strategie vaccinali ECDC
pierluigi.lopalco@unipi.it Prof. Fabrizio PregliascoSovraintendente Sanitario dell'I.R.C.C.S.
fabrizio.pregliasco@unimi.it  per conoscenza MINISTRO DELLA SANITÀOn. Dr.ssa Giulia GRILLO
seggen@postacert.sanita.it
segreteriaministro@sanita.it PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRIAvv. Giuseppe Conte
usg@mailbox.governo.it
presidente@pec.governo.it Ministro dell'InternoOn. Matteo Salvini
gabinetto.ministro@pec.interno.it
caposegreteria.ministro@interno.it
assistenza@salvinipremier.it Ministro del lavoro e Sviluppo economicoOn. Luigi Di Maio
segreteria.ministro@mise.gov.it
gab.dg@pec.mise.gov.it
gabinetto@pec.mise.gov.it Ministro della GiustiziaOn. Avv.  Alfonso Bonafede
ilministroascolta@giustizia.it
capo.gabinetto@giustiziacert.it
gabinetto.ministro@giustiziacert.it Ministro della Famiglia e disabilitOn. Lorenzo Fontana
segredipfamiglia@pec.governo.it
segreteriadipfamiglia@governo.it Ministro dell'IstruzioneOn. Marco Bussetti
uffgabinetto@postacert.istruzione.it Ministro per i Rapporti con il ParlamentoRiccardo Fraccaro
rapportiparlamento@mailbox.governo.it Ministro per gli Affari regionaliErika Stefani
affariregionali@pec.governo.it Membri Commissione Sanità del Senato Deputati e Senatori della Repubblica Italiana Commissario ISSProf. Silvio Brusaferro
presidenza@iss.it
protocollo.centrale@pec.iss.it  Agenzia Italiana per il FarmacoDr. Luca Li Bassi
presidenza@pec.aifa.gov.it
direzione.generale@pec.aifa.gov.it
protocollo@pec.aifa.gov.it Autorità Nazionale AnticorruzioneDr. Raffaele Cantone
protocollo@pec.anticorruzione.it Autorità Garante della Concorrenza e del MercatoDr. Angelo Marcello Cardani
agcom@cert.agcom.it Governatori e Assessori regionali Comando Carabinieri per la Tutela della Salutesrm29424@pec.carabinieri.it Presidente Ordine Nazionale BiologiDr.  Vincenzo D'Anna
protocollo@peconb.it
v.danna@onb.it Presidente CODACONSAvv. Carlo Rienzi
ufficiolegale@codacons.org FNOMCEO
OMCEO 
loro sedi Membri NITAG
Principali testate giornalistiche  nazionali
Tv nazionali e principali Tv locali ASL territorio nazionale Comuni d'Italia

DIFFIDA ALLA DIFFUSIONE DI "FALSA SCIENZA" RELATIVA A NOTIZIE FUORVIANTI E/O INFONDATE E/O ERRATE SUI RISCHI E DANNI DA EVENTI E REAZIONI AVVERSE GRAVI DA VACCINI
I sottoscritti Dr. Franco Trinca, Dr. Fabio Franchi, Dr. Armando Lippolis,
Dr.ssa Anna Rita Iannetti, Dr. Dario Miedico, Dr. Roberto Petrella,
Dr. Gerardo Rossi, Avv. Roberto Ionta, nella qualità di membri
del Gruppo di lavoro Scientifico-Giuridico "VACCINO VERITAS"

PREMESSO
  1. che da uno studio di vaccino-sorveglianza attiva degli eventi avversi dopo vaccinazione anti-MPRV, condotto dall'Osservatorio Epidemiologico della Regione Puglia (OER) nel periodo 15 maggio 2017-15 maggio 2018 e pubblicato  nel Report 2017-2018del n. 3 Ottobre-Dicembre 2018 della Rivista trimestrale dell'OER(1), emerge una incidenza molto elevata di segnalazioni di eventi avversi gravi successivi  alla somministrazione del vaccino anti Morbillo-Parotite-Rosolia-Varicella (MPRV), pari al 4% dei bambini vaccinati (68 su 1672);
  2. che dal Rapporto OER Puglia si evidenziano in particolare altri tre dati oltremodo inquietanti:
  • il 73,1% degli eventi avversi gravi sopra citati risulta correlabile alle vaccinazioni effettuate di anti-MPRV (in parte abbinato all'anti-HAV);
  • gli eventi avversi gravi correlabili alle vaccinazioni anti-MPRV hanno coinvolto il 3% del totale dei bambini vaccinati (68:1672 x 0,731);
  • nel confronto dei risultati registrati in Puglia dal Programma di vaccino-sorveglianza passiva 2013-2017 (prassi normalmente praticata anche nel resto d'Italia), rispetto a quelli emersi nello studio di vaccino-sorveglianza attiva citato al punto 1, si è evidenziato che il programma di vaccino-sorveglianza passiva ha comportato un enorme tasso di sottostima degli eventi avversi  gravi segnalativalutabile in un rapporto di 1 a 339(!): rapporto tra i rispettivi Reporting rate per 1.000 dosi vaccino = 0,12:40,69.        
    Confrontando poi l'indice di correlabilità degli eventi avversi gravi al vaccino MPRV (abbinato in parte all'HAV), il rapporto di sottostima tra vaccino-sorveglianza passiva rispetto a quella attiva sale allo stratosferico livello di
    1 a 681 !!
3)     che l'altissimo tasso d'incidenza del 3% di eventi avversi gravi correlabili ai vaccini, emerso nello studio dell'OER della Puglia, è tuttavia da ritenersi ancora largamente sottostimato rispetto al rischio globale di eventi avversi correlabili a tutte le vaccinazioni previste (obbligatorie e fortemente raccomandate) dalla legge 119/2017 e inserite nel conseguente Piano Nazionale Vaccinazioni; in quanto il citato tasso del 3% si riferisce alle sole gravi conseguenze riconosciute a carico del vaccino MPRV (in  parte associato all'HAV), dovendosi aggiungere quelle legate a tutte le altre vaccinazioni obbligatorie e fortemente raccomandate che sono praticate in Italia: vaccino esavalente innanzitutto e poi, anti-meningococcici. anti-pneumococcico, anti-rotavirus, anti-HPV, anti-influenzale e anti-HZ;
4)     che, rapportando su scala nazionale il tasso del 3% di eventi avversi gravi correlabili alle vaccinazioni anti-MPRV, emerso nello studio citato, si avrebbe una stima attendibile di ben 30.000 casi/per milione di soggetti vaccinati… altro che 1 caso per milione o più (!) ;
5)     che alla luce di queste nuove evidenze epidemiologiche vanno riconsiderati in un'ottica di forte sottostima i dati finora pubblicati dall'AIFA, come ad esempio i 1.307 casi nazionali di segnalazioni di sospette reazioni avverse gravi riportati nel rapporto AIFA 2017(2), basati su segnalazioni derivanti da procedure di vaccino-sorveglianza passiva;
6)     che tutti gli indicatori di sospette reazioni avverse gravi del rapporto AIFA 2017 (anche queste comunque correlabili mediamente in più del 70% dei casi alle vaccinazioni effettuate), apparivano già con tutta evidenza largamente sottostimati a causa di fortissime discrepanze interne nel tasso di segnalazioni totali (lievi e gravi) riportate dalle diverse regioni; in quanto si va da 5,7 casi /100.000 abitanti della Campania, a 137,7 casi /100.000 abitanti della Valle D'Aosta, con una media nazionale di 34,3 casi /100.000 abitanti;
7)     che i tassi di reazioni avverse gravi post vaccinali pubblicati nel suddetto Rapporto AIFA 2017, devono essere di gran lunga ancor più considerati fortemente sottostimati alla luce di altri due dati innovativi emersi  dallo studio dell'Osservatorio Epidemiologico Regionale della Puglia:
  • il tasso di segnalazioni di reazioni avverse gravi evidenziate nel Rapporto 2017 dell'OER dopo vaccinazione MPR, riferito al numero di casi su 100.000 dosi di vaccino, risulta triplo rispetto a quello espresso nello stesso Rapporto ogni 100.000 abitanti; analogamente quindi, i dati del Rapporto AIFA 2017 sulla vaccino-vigilanza, riferiti unicamente a 100.000 abitanti, andrebbero già di base verosimilmente anch'essi triplicati per esprimerli rispetto a 100.000 dosi, alfine di rendere evidente la reale dimensione del rapporto rischio/beneficio delle vaccinazioni, specialmente di quelle obbligatorie;
  • il differenziale di segnalazioni di eventi avversi gravi evidenziato dal Rapporto dell'OER Puglia (già indicato al punto 2), tra vaccino-sorveglianza passiva e attiva (1 a 339, che diviene 1 a 681 per il tasso di quelli valutati correlabili ai vaccini) che, se fosse applicato in prima approssimazione ai dati AIFA, porterebbe la stima delle reazioni avverse gravi correlabili ad un livello impressionante, svelando una vera e propria emergenza sanitaria nazionale legata alle vaccinazioni(!);
8)     che i dati e le considerazioni di cui sopra non fanno che aggiungersi ad altre evidenze emerse in studi scientifici internazionali sull'impatto che campagne di vaccinazioni di massa possono avere sulla popolazione, in particolare infantile, di cui riportiamo una brevissima selezione(3-4-5-6);
9)     che, a titolo di esempio, nelle Conclusioni di un importante studio epidemiologico https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3170075/ condotto su 34 nazioni, relativamente ai tassi di vaccinazioni, di Infant Mortality Rate (IMR) e Sudden Infant Death Syndrome (SIDS) segnalati da ciascun Paese all'OMS, si legge: "Questi risultati dimostrano una relazione contro-intuitiva: le nazioni che richiedono più dosi di vaccino tendono ad avere tassi di mortalità infantile più alti ." ;
10) che reazioni avverse clinicamente rilevanti e anche gravi sono chiaramente affermate e descritte in un'ampia serie di pubblicazioni scientifiche di alto
profilo
(7-8-9-10), nelle quali le problematiche di sicurezza ed efficienza degli attuali vaccini sono riconosciute apertamente e ricondotte ad una teoria antiquata di concezione e formulazione vaccinica che a livello scientifico ha regnato in modo dominante fino alla fine degli anni '90  e di cui gli Autori invocano e anticipano il superamento anche nella prassi(8)"(…) un allontanamento radicale dalla metodologia storica con cui sono stati sviluppati i vaccini – un metodo empirico che abbiamo etichettato il paradigma "Isolate-Inactivate-Inject";

11) che reazioni avverse clinicamente rilevanti e anche gravi sono dichiarate attese, con frequenze per nulla trascurabili o minimizzabili, dalle stesse schede tecniche di molti vaccini. A titolo di esempio si riportano alcune reazioni avverse illustrate, con la specifica delle frequenze attese, nelle schede tecniche dei seguenti vaccini:
  • Infarix Hexa(11)fino a 99 casi per milione (per ciascuna reazione avversa): convulsioni (con o senza febbre), dermatite;  almeno 100 casi per milione (per ciascuna reazione avversa): trombocitopeniareazioni anafilattiche, anafilattoidi e allergiche, collasso o stato simile a shock, bronchite, apneaalmeno 1.000  casi per milione (per ciascuna reazione avversa): infezione del tratto respiratorio superiore, tosse, gonfiore diffuso dell'arto sede dell'iniezionea volte esteso all'articolazione adiacentealmeno 10.000 casi per milionediarreavomito, febbre superiore a 39,5°C almeno 100.000 casi per milione: disturbi psichiatrici (pianto inconsolabile, irritabilità), perdita di appetito, febbre superiore a 38°C e fino a 39,5°C;
  • Priorix Tetra(12);  almeno 100 casi per milione (per ciascuna reazione avversa): otite media, tosse, bronchite, convulsioni febbrilialmeno 1.000  casi per milione (per ciascuna reazione avversa): infezione del tratto respiratorio superiorelinfoadenopatiagonfiore delle ghiandole parotidivomitodiarreaanoressiapiantonervosismoinsonnialetargiamalessereaffaticamentoalmeno 10.000 casi per milioneirritabilitàeruzione cutaneafebbre superiore a 39,5°C almeno 100.000 casi per milionefebbre superiore a 38°C e fino a 39,5°C.
    Inoltre, la scheda tecnica riporta in aggiunta una serie di segnalazioni di reazioni avverse anche gravi derivanti da sorveglianza post marketing, definite "rare" (e quindi presuntivamente stimabili in 100 per milione): meningite, herpes zoster*, sindrome simile al morbillo, sindrome simile alla parotite (incluse orchite, epididimite e parotite) trombocitopenia, porpora trombocitopenica, reazioni allergiche (incluse reazioni anafilattiche ed anafilattoidi), encefalite, cerebellite, accidente cerebrovascolare, sindrome di Guillain Barré, mielite trasversa, neurite periferica, sintomi simili alla cerebellite (inclusi disturbo transitorio dell'andatura e atassia transitoria), vasculite, eritema multiforme, eruzione varicella- simile, artralgia, artrite;
12) che oltre la tossicità chimica di adiuvanti(13-14-15-16-17-18-19-20) e altri componenti ufficiali dei vaccini, come ad esempio la formaldeide(21-22-23-24-25), nonché possibili contaminazione di nano particelle(26), che fra l'altro...

...segue: www.lavocedellevoci.it