martedì 10 dicembre 2019

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Eleanor Roosevelt and Human Rights DeclarationIl Movimento Roosevelt è l'unico movimento politico ad usare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come principale ispirazione per la propria attività politica.

Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Dopo questa solenne deliberazione, l'Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente questa Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuirne il testo non soltanto nelle cinque lingue ufficiali dell'Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione.





DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'Assemblea Generale
proclama


la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11

1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14

1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16

1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21

1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

lunedì 9 dicembre 2019

BAYER / GLIFOSATO KILLER, UNA VALANGA DI RISARCIMENTI MILIARDARI


Fino ad oggi, in realtà, sono solo tre le cause perse in tribunale, ed intentate da agricoltori Usa. Ma i risarcimenti decisi sono già colossali e Bayer ha già perso 30 miliardi di dollari in capitalizzazione alla Borsa. Una cifra spaventosa.
Come spaventoso è il numero delle cause intentate, in crescita esponenziale mese per mese. Stando alle ultime rilevazioni, infatti, i contenziosi hanno raggiunto quota 43 mila, con una vertiginosa crescita fatta segnare negli ultimi mesi: da luglio sono più che raddoppiati.
Cerca di piazzare una pezza a colori Bayer: “Questo significativo incremento – osserva una nota aziendale – è chiaramente dovuto alla spesa in pubblicità televisiva a favore delle cause, che si stima sia grosso modo raddoppiata nel terzo trimestre 2019 rispetto a tutto il primo semestre dell’anno”.
Secondo gli esperti, l’ammontare delle cause si attesta intorno ai 50 miliardi di dollari. E a quanto pare i legali del colosso farmaceutico stanno studiando una exit strategy: ossia offrire a tutti coloro che hanno fatto causa un risarcimento cash pari a circa il 25 per cento della richiesta avanzata. E la cifra totale dovrebbe aggirarsi sui 10 miliardi di dollari. Per arginare lo tsunami che è ormai alle porte.
Da rammentare che la storia ha inizio un paio d’anni fa, con l’acquisto (da circa 65 miliardi di dollari) del gruppo Monsanto, leader mondiale degli erbicidi, tra cui il glifosato killer. Una decisione della quale i vertici del colosso tedesco oggi si pentono amaramente.

domenica 8 dicembre 2019

[Reseau Voltaire] Les principaux titres de la semaine ven 6 dic 2019

Réseau Voltaire
Focus
« Sous nos yeux » (9/25)
La France manipulée
par Thierry Meyssan




En bref

 
Le Parlement européen et la propagande anti-cubaine
 

 
La milice turkmène syrienne reçoit des chars allemands
 

 
La Banque centrale libanaise est-elle un système de Ponzi ?
 

 
Le rapport de l'OIAC était falsifié
 

 
Le Royaume-Uni défie l'AG de l'Onu et son tribunal
 
Controverses
Fil diplomatique

 
Débat à l'Assemblée nationale d'une proposition de loi visant à lutter contre l'antisémitisme
 

 
Un appel d'universitaires juifs aux députés français
 

 
Entretien de Bachar el-Assad avec Paris Match
 

 

« Horizons et débats », n°25, 25 novembre 2019
Les milices helvètes
Partenaires, 26 novembre 2019
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sabato 7 dicembre 2019

Rete Voltaire: I principali titoli della settimana sab 7 dic 2019

Rete Voltaire
Focus




In breve

 
Il parlamento europeo e la propaganda anti-cubana
 

 
La milizia turcomanna siriana riceve carrarmati tedeschi
 

 
La Banca Centrale libanese è uno schema Ponzi?
 

 
Il rapporto dell'OPAC è stato falsificato
 

 
Il Regno Unito sfida l'Assemblea Generale dell'ONU e il suo tribunale
 
Controversie

 
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venerdì 6 dicembre 2019

Una storia del 21° secolo


Negli anni ’90, mentre l’Unione Sovietica crollava con l’arresto del presidente sovietico Gorbachev da parte dell’ala dura del Partito Comunista,  Eltsin era il burattino degli USA e gli Americani e gli Israeliani saccheggiavano la Russia, i Neoconservatori avevano ordinato a Washington di rovesciare i governi del Medio Oriente. Lo scenario neoconservatore per la ristrutturazione del Medio Oriente era stato messo a punto ben prima degli eventi dell’11 settembre 2001.
I Neoconservatori avevano affermato di aver bisogno di “una nuova Pearl Harbor” per scatenare queste guerre in Medio Oriente. La storia di copertura era portare la democrazia in Medio Oriente, ma il vero scopo era rimuovere i governi che erano d’intralcio all’espansione israeliana.
Il principale obiettivo di Israele erano le risorse idriche nel sud del Libano. L’esercito israeliano aveva già tentato di occupare il Libano meridionale ma era stato ricacciato indietro dalla milizia di Hezbollah. Israele aveva così deciso di usare il suo vassallo americano per rovesciare Iraq, Siria e Iran, i governi che sostenevano i combattenti di Hezbollah. Una volta che il fantoccio americano avesse eliminato la resistenza all’espansione di Israele, Hezbollah non avrebbe più avuto alcun sostegno finanziario o militare e avrebbe potuto essere attaccato in sicurezza dall’esercito israeliano, una forza militare capace solo di uccidere donne e bambini palestinesi disarmati.
L’11 settembre è stato la loro Nuova Pearl Harbor.
Il generale Wesley Clark, un generale americano a 4 stelle che era stato comandante supremo alleato della NATO, aveva rivelato in televisione che, solo 10 giorni dopo l’11 settembre, mentre si trovava al Pentagono, gli era stato riferito da un generale che precedentemente aveva prestato servizio sotto il suo comando che la decisione di invadere l’Iraq era già stata presa. Questo accadeva prima della comparsa sui media americani controllati dai Neoconservatori di uno qualsiasi dei presunti, e poi smentiti, legami tra l’Iraq e l’11 settembre.
In altre parole, l’invasione dell’Iraq era stata prevista molto prima dell’11 settembre. Era già tutto pronto per la messa in scena di una false flag.
Il generale Clark, poche settimane dopo che il regime di Cheney/Bush aveva iniziato i bombardamenti sull’Afghanistan, aveva detto in TV di aver nuovamente incontrato il suo ex subordinato al Pentagono. Questo generale aveva in mano un promemoria che “descriveva come avremmo eliminato sette paesi in cinque anni, iniziando con l’Iraq, e poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e finendo con l’Iran.”
Il generale a 4 stelle Clark, era uno degli eletti. Aveva creduto di poter dire la verità, ma le sue rivelazioni non avevano avuto alcun effetto. Sono sorpreso che non sia stato arrestato e torturato come Julian Assange per aver rivelato “notizie riservate.
Osama bin Laden, un operativo della CIA che era stato usato contro i Sovietici in Afghanistan, e Al Qaeda, un gruppo di combattenti sostenuti dalla CIA  usati anch’essi contro i Sovietici in Afghanistan, erano stati accusati dell’attacco dell’11 settembre, nonostante la smentita di bin Laden. Tutti sanno che i veri terroristi rivendicano sempre la responsabilità di tutto ciò che accade, indipendentemente dal fatto che ne siano, o meno, responsabili. È così che promuovono le loro organizzazioni. Non aveva senso per il presunto leader terrorista bin Laden negare una tale vittoria senza precedenti storici contro “l’unica superpotenza mondiale.”
Secondo i necrologi provenienti da tutto il Medio Oriente, dall’Egitto e da Fox News, Osama bin Laden era deceduto per insufficienza renale e varie altre malattie nel dicembre 2001. Avevo documentato sul mio sito web la pubblicazione di questi numerosi necrologi.
Osama bin Laden è morto due volte. La sua morte, nel dicembre 2001, non aveva impedito al corrotto regime di Obama di ucciderlo nuovamente ad Abbottabad, in Pakistan, un decennio più tardi, nel 2011, perchè Obama, con la rielezione in pericolo a causa dei fallimenti del suo primo mandato, aveva un disperato bisogno di una rivincita.
C’e l’avevano anche fatto vedere. Ci avevano mostrato Obama e i suoi alti funzionari immobili davanti ad uno schermo televisivo, mentre, presumibilmente, guardavano il Team SEAL degli Stati Uniti uccidere un indifeso bin Laden. Questa sceneggiata era stata un errore, perchè tutti avevano poi chiesto che il filmato della morte di bin Laden fosse reso pubblico. Qualcuno non aveva tenuto nel debito conto la necessità di fare PR. Non essendoci alcun filmato, il regime di Obama si era trovato in imbarazzo. Era stata fatta una correzione. Il fatto che Obama e il suo team stessero guardando le riprese dell’assalto dei SEAL al complesso di bin Laden era stato un falso scoop giornalistico. La storia sostitutiva era che stavano ascoltando le notizie dell’attacco a Bin Laden.
Erano però emersi altri problemi. La TV pachistana aveva interrogato una persona che abitava vicino al presunto “complesso di bin Laden” riguardo ciò a cui aveva assistito la notte in cui le forze degli US SEAL erano presumibilmente atterrate, avevano ucciso Osama bin Laden e portato via il suo corpo, che sarebbe stato successivamente sepolto in mare da una portaerei americana.
Il vicino di casa aveva detto che tre elicotteri avevano sorvolato la zona ma che solo uno era atterrato. I soldati scesi dall’elicottero parlavano il pashtu. I Navy SEAL non conoscono il pashtu. Non erano Navy SEAL.
Il testimone (tutto questo era apparso sulla TV pachistana, ho i link nei miei archivi, sperando che non siano stati cancellati da Google o da qualche altro servo dell’Impero Diabolico) aveva riferito che gli occupanti dell’unico elicottero atterrato erano entrati nella casa del suo vicino, che sicuramente non era Bin Laden, e che ne erano usciti 20 minuti dopo. Aveva poi detto che l’elicottero era esploso mentre era in fase di decollo. Aveva affermato che non c’erano stati sopravvissuti e che il terreno era cosparso di resti umani. Aveva poi detto che erano arrivati i militari pachistani che avevano immediatamente fatto allontanare gli osservatori. Secondo il testimone, nessun altro elicottero era atterrato.
Il governo degli Stati Uniti aveva ammesso che un elicottero era esploso e aveva fatto pressioni sul Pakistan per poter riportare in patria i resti del velivolo. Il regime di Obama aveva affermato che erano atterrari altri elicotteri, che avevano poi trasportato il team SEAL e il corpo di bin Laden su una portaerei americana. I testimoni oculari pachistani sulla scena avevano però riferito che non era successo nulla del genere. L’unico elicottero di cui avevano parlato alla televisione pachistana era quello che era esploso e non c’erano stati sopravvissuti.
Quindi, come aveva potuto qualcuno fuggire con il corpo di bin Laden e poi gettarlo in mare da una portaerei americana?
Molti altri problemi erano derivati da questa sceneggiata a base di fake news del regime Obama.
I 2 o 3 mila marinai statunitensi della famosa portaerei da cui presumibilmente sarebbe stata data la sepoltura in mare a Bin Laden avevano scritto a casa che sulla loro nave non c’era stata alcuna sepoltura di Bin Laden. Sulle portaerei, come su tutte le navi della marina militare, ci sono persone sveglie, in servizio, a tutte le ore del giorno e della notte. Una nave non chiude i battenti e manda tutti a dormire, così che una sepoltura in mare possa essere fatta in segreto.
Inoltre, come si sono poi chiesti tutti coloro con sufficiente intelligenza, perché uccidere in modo così insensato una indifesa “eminenza grigia” quando se ne sarebbero potute ricavare tantissime informazioni preziose? Perché il suo cadavere era stato eliminato, invece di essere presentato come prova? Perché disfarsi di un corpo che avrebbe stabilito con certezza che la persona morta un decennio fa era ancora viva, nonostante l’insufficienza renale, e che, dopo un decennio, era stata infine localizzata e uccisa in un paese straniero non soggetto alle leggi degli Stati Uniti? I giornalisti non si erano posti queste domande e nemmeno il regime di Obama.
Senza una stampa [onesta], gli Americani sono indifesi. Non c’è nessuno che parli per loro. La CIA questo lo sapeva e il controllo dei media americani da parte della CIA ha conferito a Washington il potere totale. Le uniche spiegazioni che gli Americani ascoltano sono quelle che li tengono in uno stato di sottomissione mentale.
Poi abbiamo saputo che l’unità SEAL, da cui presumibilmente proveniva la squadra [dell’operazione bin Laden], era stata caricata su un elicottero per trasporto truppe dell’epoca del Vietnam, in violazione della regola che vieta di far salire tutti i membri di un’unità SEAL sullo stesso velivolo, e questo vetusto elicottero non armato era stato abbattuto Afghanistan e tutti i SEAL erano morti.
Le famiglie dei SEAL avevano gridato allo scandalo. Avevano detto di aver ricevuto messaggi dai loro figli che asserivano di sentirsi in pericolo, che qualcosa non andava. Le famiglie volevano sapere perché non era stata rispettata la regola di non far salire tutti i membri di un’unità SEAL sullo stesso velivolo. Perché erano stati fatti volare su un territorio ostile in un elicottero antiquato? All’epoca avevo riportato queste notizie. Da allora non se ne è saputo più nulla. Ovviamente, i SEAL si chiedevano l’un l’altro: “eri nella missione che ha eliminato Bin Laden?” E nessuno c’era stato. Perciò Washington ha dovuto eliminare l’unità SEAL.
Washington ha poi presentato un presunto membro del team SEAL che “aveva ucciso Bin Laden” e lo ha mandato in tournée. È stato scritto un libro. È stato realizzato un film. I media venduti alla CIA hanno dato grande enfasi alla veridicità della falsa narrativa. Gli Americani creduloni sono stati lieti di apprendere che Osama bin Laden aveva ricevuto quello che si meritava con una seconda morte un decennio dopo essere morto per insufficienza renale.
Una popolazione ingenua come quella americana non ha alcuna prospettiva di discernere la verità dalla finzione. E’ un popolo perduto, il cui destino è la tirannia. E penseranno di vivere in un modo di verità.
Attraverso il controllo operato sui media, come evidenziato dall’Operazione Mockingbird e dal libro di Udo Ulfkotte, la CIA è riuscita a trasformare la popolazione americana in Stepford Wives [1]. Questo serve al Deep State per il controllo dell’ordine interno, ma le Stepford Wives non sono una forza in grado di affrontare le forze armate russe e cinesi. Il complesso militare/di sicurezza ha assunto il comando, trasformando una nazione orgogliosa in un gregge disinformato.
Paul Craig Roberts
Scelto e tradotto per comedonchisciotte.org da MARKUS
[1] Stepford è un termine usato in riferimento a qualcuno talmente obbediente e perfetto da sembrare quasi un robot. Una donna estremamente sottomessa al marito e che soddisfa ogni sua esigenza in maniera assolutamente perfetta è un esempio di moglie Stepford.

mercoledì 4 dicembre 2019

L’Italia perde la Fiat, venduta alla Francia. E nessuno fiata

Carlos Tavares L’Italia perde la sua maggiore azienda, per decenni sorretta dallo Stato: a mangiarsi la Fiat è la Francia di Macron, con il gruppo Psa (Peugeot-Citroen-Opel) di cui il governo francese possiede il 13%. Il Cda di quello che diventerà il quarto produttore automobilistico al mondo, con 50 miliardi di dollari di fatturato, sarà guidato dall’attuale numero uno di Peugeot, Carlos Tavares, lasciando a John Elkann la presidenza del nuovo soggetto industriale. Clamorosa l’assenza totale della politica italiana: gli uomini del Conte-bis si limitano al ruolo di semplici spettatori, e tace anche l’opposizione. Silenzio generale, di fronte alla perdita definitiva del gruppo Fiat, fatto a pezzi nel corso degli anni. Stabilimenti delocalizzati in Polonia, Serbia, Turchia, Brasile, Argentina, India e Cina. E domiciliazioni “emigrate” in Gran Bretagna (sede legale), in Lussemburgo (fiscale) e negli Usa (borsistica). E ora, addio anche alla proprietà italiana del marchio, nonostante l’oceano di soldi – agevolazioni sugli stabilimenti, cassa integrazione – versati dai contribuenti italiani per tenere in piedi l’industria torinese. «Al silenzio della politica seguirà quello di giornali e televisioni», avverte il saggista Gigi Moncalvo: «Nessuno oserà contestare l’accordo, visto che il gruppo Fiat spende enormi quantità di denaro, in termini pubblicitari, sui media italiani».
Autore di scomodi libri sul potere della maggiore dinastia industriale italiana (“Agnelli segreti”, “I lupi e gli agnelli”), intervenendo nella trasmissione web-radio “Forme d’Onda”, Moncalvo sottolinea lo squallore della situazione italiana, di fronte allo “scippo” francese propiziato da «rabbini e grembiulini vicini a John Elkann». Moncalvo, che ha seguito da vicino anche l’ingloriosa saga dell’eredità di Gianni Agnelli, ha scoperto che il grosso del denaro di famiglia è tuttora custodito all’estero, in un caveau all’aeroporto di Ginevra, fuori dalla portata del fisco italiano. Sempre Moncalvo racconta che la Fiat, “scomunicata” dagli Usa nel 1945 per gli enormi benefici ottenuti dalle commesse belliche del regime fascista, fu improvvisamente riabilitata (e inserita nel Piano Marshall) grazie ai buoni uffici di Pamela Harriman, nuora di Churchill e buona amica dell’allora giovane Avvocato. A partire proprio dal dopoguerra, però – sostiene Moncalvo – il vero timone della Fiat passò nelle mani di Wall Street. Morto il problematico Edoardo Agnelli, che aveva annunciato la sua intenzione di avere voce in capitolo nel destino della Fiat, il gruppo torinese è stato affidato al ramo familiare Elkann.
Scomparso anche Gianni Agnelli, i suoi storici collaboratori – Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens – hanno fatto in modo, d’intesa con la vedova dell’Avvocato, che tutto il potere finisse nelle mani dell’allora giovanissimo John Elkann. Due anni dopo, la finanza Usa ha “spedito” a Torino il super-manager bancario Sergio Marchionne, che ha finto di rilanciare gli stabilimenti italiani per poi invece siglare l’accordo con Chrysler e trasferire il cuore del gruppo a Detroit, con il varo del marchio Fca. E oggi, appena un anno dopo la prematura morte di Marchionne, il gruppo formalmente rappresentato da John Elkann sembra voler “sbaraccare” quel che resta della Fiat in Italia, cedendo il controllo dell’ex impero al paese che più sta danneggiando l’Italia, sul piano industriale: la Francia. Secondo gli analisti, segnala il “Fatto Quotidiano”, la volontà francese di restare alla guida del nuovo gruppo sarebbe evidente anche dai numeri dell’operazione. Il gruppo Psa riconosce ai soci Fca un premio da 6,7 Marchionnemiliardi rispetto alle quotazioni di Borsa antecedenti l’inizio delle indiscrezioni sulle nozze. Senza contare che la cifra in questione sarebbe anche al netto del dividendo straordinario di Fca – 5,5 miliardi, di cui di cui 1,6 destinati ad Exor, la cassaforte degli Agnelli – e delle quote di Faurecia e Comau che verranno distribuite ai soci.
«Psa sta sostanzialmente comprando Fca», ha spiegato senza mezzi termini la società di consulenza Equita, secondo cui i francesi hanno pagato «un buon premio» agli Elkann e si sono assicurati la “maggioranza” per il controllo del nuovo gruppo. Come ha spiegato a “Bloomberg” Philippe Houchois, analista di “Jefferies”, «Psa sta pagando un premio del 32% per assumere il controllo di Fca». Sottraendo dal gruppo italo-americano i 5,5 miliardi del dividendo straordinario e il valore della quota di Comau (circa 250 milioni di euro), e da quello francese il valore della quota in Faurecia (2,7 miliardi), si arriva a una «capitalizzazione di mercato teorica» di 20 miliardi per Peugeot e di 13,25 miliardi per Fca. Sulla base di questi valori e «senza un premio», agli azionisti di Peugeot sarebbe spettato il 60,15% del nuovo gruppo e a quelli di Fca il 39,85%, anziché il 50% a testa John Elkannnegoziato. Insomma, i conti della “fusione alla pari” non tornano, scrive Fiorina Capozzi sul “Fatto”. Del resto, aggiunge, «a Torino era noto da tempo che gli Elkann avessero intenzione di ridimensionare il peso dell’auto nel patrimonio di famiglia».
Non è un mistero neppure che Fca fosse alla ricerca di un partner strategico, come testimonia il tentato “blitz” su Renault, sventato nei mesi scorsi dall’intervento di Macron. Lo Stato francese, socio di Renault, è anche azionista di Psa: segno che «in questo caso, ha fatto bene i suoi conti», chiosa Capozzi. Da parte sua, Moncalvo si domanda che fine faranno, ora, gli operai degli stabilimenti di Cassino, Melfi e Pomigliano d’Arco. Negli ultimi anni la Fiat ha chiuso Termini Imerese e Rivalta, senza contare l’Alfa Romeo di Arese. Nella storica fabbrica torinese di Mirafiori ormai si produce solo il Suv della Maserati, mentre a Cassino si assemblano le Alfa (Giulia, Giulietta e Stelvio), a Melfi la 500 X e la Jeep Renegade, a Pomigliano la Panda. La Cinquecento è prodotta in Polonia, le grandi Jeep in Brasile e in India, la Tipo in Turchia. Il gruppo oggi avrebbe 130.000 dipendenti, in 119 stabilimenti distribuiti nel mondo. Drammatico, negli ultimi anni, il crollo dei livelli occupazionali italiani. Negli anni Sessanta, Mirafiori dava lavoro a 65.000 operai. Oggi, le poche migliaia di addetti rimasti si limitano all’unica linea attiva, quella della Maserati Levante. Residuo futuro per l’ex Fiat? La famiglia Elkann sembra volersene lavare le mani. D’ora in poi a dettare legge saranno i francesi. E addio al made in Italy nel settore auto, simbolo per mezzo secolo della capacità industriale italiana in Europa.