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venerdì 17 agosto 2018

Come mai ad Aleppo c’erano mortai fabbricati in Bosnia?


Nelle cantine di un edificio adibito a deposito armi di al-Qaeda, ad Aleppo-Est, l’anno scorso avevo ritrovato i documenti di accompagnamento di armi che provenivano da una fabbrica di mortai in Bosnia, dove, su ogni pagina, vi era la firma di uno dei loro dirigenti, Ifet Krnjic. [Questi documenti] erano arrivati dai Balcani nel gennaio 2016, insieme ad un carico di 500 mortai da 120 mm. Ed ora, nel cuore boscoso della Bosnia Centrale, ho ritrovato il sig. Krnjic, che [in persona] mi ha riferito che era stata la sua azienda ad inviare le armi all’Arabia Saudita.
Seduti sul prato di casa sua, a sud della cittadina di Novi Travnik, un centro manufatturiero di armi, Krnjic scorre con il dito la prima pagina del documento che gli ho mostrato. “Questa è la mia firma! Si, è la mia!”, esclama ad alta voce. “E’ la garanzia di un mortaio da 120 mm., questo è uno standard NATO. Il carico era andato in Arabia Saudita. Faceva parte di una spedizione di 500 mortai. Ricordo bene quella spedizione per l’Arabia Saudita. [I Sauditi] erano venuti nel nostro stabilimento per controllare le armi, all’inizio del 2016.
Questo è stupefacente. Non solo Krnjic, il sessantaquattrenne neo-pensionato, responsabile del controllo armi nello stabilimento della BNT-TmiH di Novi Travnik, riconosce la sua firma, ma afferma anche di ricordare la visita dei rappresentanti ufficiali sauditi e del loro personale militare, venuti ad ispezionare i mortai prima del loro imbarco per Riyadh, e sottolinea che queste vendite erano in perfetta regola con i certificati di destinazione finale che la sua azienda richiedeva a tutti gli acquirenti,  in cui si precisava che le suddette armi potevano essere utilizzate solo dalle forze armate della nazione acquirente.


Un certificato di garanzia per un mortaio, firmato da Krnjic, rinvenuto nello scantinato di un edificio occupato da al-Nusrah ad Aleppo-Est.


Cinquecento mortai sono un carico notevole di armi, la maggior parte degli eserciti europei non ne ha in magazzino un simile quantitativo, e, almeno alcuni di essi, sembra siano finiti nelle mani dei nemici di Bashar al-Assad, il Fronte Islamico al-Nusra e al-Qaida, nel nord della Siria, neanche sei mesi dopo il loro trasferimento dalla Bosnia, distante quasi 2.000 km.  Dal momento che i mortai avevano lasciato la Bosnia il 15 gennaio 2016, con una garanzia di 24 mesi rilasciata dalla fabbrica BNT-TmiH (n° 779,  numero di serie per le armi da 3677), i documenti attualmente in possesso dell’Independent dovevano essere arrivati ad Aleppo prima della fine di luglio 2016, quando le truppe del governo siriano avevano completamente circondato l’enclave controllata dalle varie fazioni armate, comprendenti al-Nusra, l’Isis ed altri gruppi etichettati come “terroristi” dagli Stati Uniti.
Quando The Independent aveva chiesto alle autorità saudite una spiegazione riguardante la documentazione in suo possesso e sul perchè fosse stata rinvenuta ad Aleppo-Est, l’ambasciata saudita a Londra aveva replicato dicendo che il Regno non aveva mai fornito “assistenza pratica o di altro tipo ad alcuna formazione terrorista [comprese quindi al-Nusra e l’Isis] in Siria o in altre nazioni” e definiva le accuse lanciate dall’Independent come “vaghe ed infondate.” Aveva poi asserito che l’Arabia Saudita manteneva “un ruolo guida nell’ambito della comunità internazionale nella ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto siriano, collaborando allo stesso tempo con i paesi confinanti e con gli alleati per contrastare la crescita delle forze estremiste.” Non faceva commenti sui registri, sui certificati di garanzia delle armi e sulle fotografie che l’Independent aveva chiesto loro di esaminare.
In ogni caso, è chiaro che è stato il fanatico credo wahabita dell’Arabia Saudita ad ispirare al-Nusra, l’ISIS e le altre formazioni islamiche violente in Siria. L’Arabia Saudita è stata spesso accusata di armare i ribelli in Siria e gli opuscoli di propanda religiosa di Riyadh sono stati ritrovati nelle città occupate in precedenza dai gruppi islamici. Inoltre, l’Arabia Saudita si è sempre espressa per il rovesciamento di Bashar al-Assad e del suo governo di Damasco.


Ifet Krnjic,ex direttore del controllo armi nella fabbrica di Novi Travnik in Bosnia, la cui firma si trova sui documenti allegati alle armi.


Nel 2016, durante le ultime fasi dell’assedio di Aleppo, le truppe siriane e russe erano state condannate dall’Occidente per i bombardamenti quotidiani dei quartieri civili di Aleppo-Est e venivano costantemente diffusi  video e  immagini di morti e feriti, uomini, donne e bambini. Però, nello stesso periodo, i difensori islamisti della città, la maggior parte dei quali avrebbe in seguito lasciato la zona con la promessa di un lasciapassare per la regione di Idlib, controllata dagli Jihadisti, sparavano salve di mortaio nella zona occidentale di Aleppo, tenuta dai governativi.
Nelle settimane seguite alla resa dei ribelli ad Aleppo-Est, a metà dicembre, numerosi chilometri quadrati di macerie erano ancora infestati da mine e trappole esplosive. C’erano interi quartieri  transennati, quando, nel febbraio 2017, ero entrato in tre ex caserme dei gruppi islamici, con le macerie che a volte bloccavano il passaggio; pietre, mattoni, pezzi di metallo e schegge di granata in strada e all’interno degli edifici, danneggiati e pericolanti ma ancora in piedi. Dentro uno di questi, seminascosti da frammenti metallici e bende da campo avevo trovato pile di documenti abbandonati, con le istruzioni per l’uso di mitragliatrici e mortai, tutte in inglese.
C’erano anche bolle di carico e libretti di istruzioni di armi provenienti dalla Bosnia e dalla Serbia, con le pagine ancora umide per le piogge invernali, alcuni macchiati da impronte. Ne aveva infilati più che potevo nella tracolla che porto sempre con me in zona di guerra; più tardi avevo trovato, in un altro edificio, una bolla di carico bulgara per proiettili di artiglieria. Nella cantina profonda di un terzo edificio nel quartiere di Ansari, con la scritta Jaish al-Mujaheddin (esercito dei guerrieri sacri) maldipinta, ma ancora chiaramente visibile all’ingresso, con i piani superiori che portavano i segni dei bombardamenti dei jet siriani e russi, c’erano decine di casse vuote di armi anticarro, tutte con il marchio del produttore, la Hughes Aircraft Company, California. Le casse erano etichettate “Guided Missile Surface Attack” [missili guidati per attacchi di superficie] con numeri di serie che partivano da “1410-01-300-0254.”
Questi documenti, molti dei quali in mezzo a fucili rotti e frammenti di schegge, costituiscono la più affascinante traccia cartacea mai scoperta sui produttori delle armi finite nelle mani dei più feroci oppositori islamici di Assad e su come esse siano arrivate ai ribelli in Siria, attraverso nazioni “alleate” dell’Occidente. Mentre, nel suo ufficio, asseriva di dover “cercare” la documentazione riguardante la destinazione finale della spedizione di mortai del 2016, Adis Ikanovic, il direttore generale della fabbrica di Novi Travnik, mi aveva confermato che la maggior parte delle esportazioni della sua azienda erano destinate “probabilmente all’Arabia Saudita.” Una e-mail di sollecito ad Ikanovic, sei giorni dopo il nostro incontro, con la richiesta di poter avere in copia la documentazione sulla destinazione finale della fornitura di mortai, non ha mai avuto risposta.


Adis Ikanovic, direttore generale della fabbrica di armi BNT-TMiH in Bosnia. Ha asserito che la maggior parte delle sue esportazioni belliche era destinata all’Arabia Saudita.


Milojko Brzakovic, direttore generale della fabbrica di armi Zastava, in Serbia, sfoglia i manuali delle armi che avevo ritrovato ad Aleppo, compreso un documento di 20 pagine con le istruzioni della mitragliatrice pesante Coyote MO2, fabbricata dalla sua azienda, e mi dice “non c’è una sola nazione del Medio Oriente che, negli ultimi 15 anni, non abbia acquistato armi della Zastava.” Concorda sul fatto che le pubblicazioni che gli ho mostrato (compreso il manuale di 52 pagine della sua mitragliatrice media M84 da 7,62 mm., anch’esso rinvenuto fra le rovine di Aleppo, nelle cantine di un palazzo bombardato, contraddistinto dalla scritta in arabo “al-Nusrah” sul muro) erano state stampate in Serbia per conto della Zastava e che l’Arabia Saudita e gli Emirati erano fra i loro clienti.


Milojko Brzakovic,direttore generale della fabbrica di armi Zastava a Kragujovac, in Serbia, ha ammesso che l’Arabia Saudita era un loro cliente.


La descrizione di Ifet Krnjic della spedizione dei mortai da parte della BNT-TmiH in Bosnia è precisa e dettagliata. “Quando i Sauditi erano venuti a fare un sopralluogo nel nostro stabilimento, all’inizio del 2016, c’era un ‘ministro’ saudita…ed erano arrivati anche degli ufficiali sauditi per controllare le armi prima della spedizione. Gli ufficiali erano in abiti civili. Il ministro aveva la tunica. Tutta la nostra produzione dopo la guerra [in Bosnia] è sotto il controllo degli Americani e della NATO, che vanno e vengono in continuazione…sanno esattamente quanti pezzi della nostra produzione escono dalla fabbrica.”
Krnjic, che vive nel piccolo villaggio di Potok Krnjic (i villaggi bosniaci alle volte portano il nome delle famiglie allargate), a sud di Novi Travnik, mi descrive come faceva a riconoscere gli ufficiali della NATO in visita alla fabbrica, uno era un “ufficiale canadese, un tipo di colore di nome Stephen.” Ikanovic, il direttore della BNT-TmiH, mi conferma che tutte le spedizioni, comprese quelle all’Arabia Saudita, erano controllate dall’European Union Force Althea (EUFOR), la missione militare dell’UE che ha sostituito quella dalla NATO (SFOR), in conformità agli accordi di Dayton del 1995, che avevano posto fine alla guerra in Bosnia. Ikanovic mi dice che le ispezioni alla fabbrica vengono condotte da un generale austriaco e, con l’aiuto di alcuni impiegati dello stabilimento, riesco a capire che si tratta del Maggiore Generale austriaco a due stelle Martin Dorfer, il comandante dell’EUFOR. Krnjic afferma che le armi di loro produzione vengono esportate dall’aereoporto di Tuzla o da quello di Sarajevo.
I Sauditi, mi riferisce Krnjic, “non si lamentavano mai, perché è ormai molto tempo che godiamo di buona reputazione, non solo per la qualità delle armi, ma anche perché abbiamo tempi di consegna più rapidi… Lo so che non dovrei dirlo, ma la NATO e l’UE ci avevano dato il via libera per farlo. Il nostro è l’unico mortaio che può sparare dall’asfalto. Ogni mortaio ha un piatto-base, ma gli altri piatti-base [dei mortai di altre nazioni] si rompono, si possono usare solo su terreno soffice. I nostri possono anche essere portati nei sacchi, tre proiettili e un tubo, spari a un edificio e sparisci. Solo i mortai cinesi sono migliori dei nostri, li ho visti in Iraq.”
Si scopre che, anche se Krnjic non è mai stato in Siria, aveva lavorato in una fabbrica di armi che la BNT-TmiH aveva costruito in Iraq nel 1986, durante la guerra degli otto anni fra Iraq ed Iran. “Lavoravo all’interno della fabbrica in Iraq, non facevo di certo la guerra laggiù,” mi dice. “Lo stabilimento era più moderno del nostro [a Novi Travnik], eravamo a Fallujah e a Ramadi. All’epoca costruivamo i lanciamissili da 260 mm. per Saddam, ho visto Saddam tre volte.”
Ma le fortune di Novi Travnik erano andate in declino con l’inizio, nel 1992, della guerra in Bosnia; da una forza lavoro di 10.000 persone si è passati, al giorno d’oggi, a meno di 900. La maggior parte dell’area dello stabilimento è invasa dalla vegetazione, con i macchinari che arrugginiscono nei capannoni. Krnjic, un membro del Partito Socialdemocratico bosniaco e veterano della guerra civile, era andato in pensione alcuni mesi prima della nomina di Ikanovic a direttore generale.
“Non possiamo esportare niente senza un nullaosta approvato, qui in Bosnia, da cinque ministeri differenti e [il contratto] deve essere supervisionato dalla NATO,” mi aveva detto Ikanovic. “Possiamo vendere solo alle nazioni che sono sulla ‘lista bianca’ della NATO.” Come già avevano fatto Krnjic e Brzakovic in Serbia, afferma che la sua azienda deve ottenere, per ogni esportazione di armi, una certificazione di ultimo impiego internazionalmente riconosciuta, ma conviene che gli esportatori non hanno l’obbligo e neanche i mezzi per impedire il trasferimento delle proprie armi a terze parti, dopo il loro arrivo alla destinazione iniziale.
Robert Fisk
Fonte: www.independent.co.uk

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

giovedì 16 agosto 2018

Immigrazione: guerre occidentali e sfruttamento imperiale sradicano milioni di persone


Introduzione

‘L’immigrazione’ è diventata la questione dominante che divide Europa e Stati Uniti, eppure il motivo più importante che spinge milioni di persone ad emigrare viene ignorato: le guerre.

In questo articolo discuteremo le ragioni alla base della massificazione dell'immigrazione, concentrandoci su diverse questioni, in particolare (1) guerre imperiali (2) espansione corporativa multinazionale (3) il declino dei movimenti contro la guerra negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale (4) la debolezza dei movimenti sindacali e di solidarietà.

Procederemo identificando i principali paesi colpiti dalle guerre degli Stati Uniti e dell'UE che portano a un'immigrazione massiccia, per poi passare alle potenze occidentali costringendo i rifugiati a "seguire" i flussi di profitti.

Guerre imperiali e immigrazione di massa

Le invasioni e guerre statunitensi in Afghanistan e in Iraq hanno sradicato diversi milioni di persone, distruggendo le loro vite, famiglie, mezzi di sostentamento, alloggi e comunità e minando la loro sicurezza.

Di conseguenza, la maggior parte delle vittime ha dovuto scegliere la resistenza o la fuga. Milioni hanno scelto di fuggire in Occidente poiché i paesi della NATO non avrebbero bombardato negli Stati Uniti o in Europa.

Altri che sono fuggiti nei paesi vicini del Medio Oriente o dell'America Latina sono stati perseguitati, o risiedevano in paesi troppo poveri da poter offrire loro occupazione o opportunità di sostentamento.

Alcuni afgani sono fuggiti in Pakistan o in Medio Oriente, ma hanno scoperto che anche queste regioni erano soggette ad attacchi armati dall'Occidente.

Gli iracheni furono devastati dalle sanzioni, dall'invasione e dall'occupazione occidentali e fuggirono in Europa e in misura minore negli Stati Uniti, negli Stati del Golfo e in Iran.

La Libia prima dell'invasione USA-UE era un paese ‘ricevente’ che accettava e impiegava milioni di africani, fornendo loro la cittadinanza e un reddito dignitoso. Dopo l'attacco aereo-marittimo USA-UE e l'armamento e il finanziamento di bande terroristiche, centinaia di migliaia di immigrati del Sub-Sahara sono stati costretti a fuggire in Europa. La maggior parte ha attraversato il Mar Mediterraneo a ovest attraverso l'Italia, la Spagna, per dirigersi verso i ricchi paesi europei che avevano devastato le loro vite in Libia.

Gli eserciti mercenari di terroristi finanziati e armati dall’accoppiata USA-UE che hanno attaccato il governo siriano e costretto milioni di siriani a fuggire verso il Libano, la Turchia e oltre l'Europa, provocando le cosiddette "crisi dell'immigrazione" e l'ascesa dei partiti di destra anti-immigrati. Tale situazione ha determinato divisioni all'interno dei partiti socialdemocratici e conservatori, poiché i settori della classe lavoratrice sono diventati anti-immigrati.

L'Europa sta raccogliendo le conseguenze della sua alleanza con l'imperialismo militarizzato degli Stati Uniti, in base al quale gli Stati Uniti sradicano milioni di persone e l'UE spende miliardi di euro per coprire il costo degli immigrati in fuga dalle guerre occidentali.

La maggior parte delle prestazioni sociali degli immigrati sono molto lontane dal ricoprire le perdite subite nella loro terra d'origine. I posti di lavoro, le scuole e le associazioni civiche nell'UE e negli Stati Uniti sono di gran lunga meno importanti e accomodanti di quanto possedevano nelle loro comunità d’origine.

Imperialismo economico e immigrazione: America Latina

Le guerre statunitensi, l'intervento militare e lo sfruttamento economico hanno costretto milioni di latinoamericani a immigrare negli Stati Uniti. Nicaragua, El Salvador, Guatemala e Honduras hanno ingaggiato una strenua lotta popolare per la giustizia socio-economica e la democrazia politica tra il 1960 e il 2000. A un passo dalla vittoria sugli oligarchi fondiari e sulle multinazionali, Washington ha bloccato gli insorti popolari spendendo miliardi di dollari, armando, addestrando, assistendo le forze militari e paramilitari. La riforma agraria fu abortita; i sindacalisti furono costretti all'esilio e migliaia di contadini fuggirono per via delle campagne terroristiche predatorie.

I regimi oligarchici appoggiati dagli Stati Uniti hanno costretto milioni di disoccupati e senza terra a fuggire negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti hanno sostenuto colpi di Stato e dittatori. Il presidente Obama e Hillary Clinton hanno sostenuto un golpe militare in Honduras che ha rovesciato il presidente liberale Zelaya - che ha portato all'uccisione e al ferimento di migliaia di attivisti contadini e lavoratori dei diritti umani e il ritorno degli squadroni della morte, con il risultato di una nuova ondata di immigrati verso gli USA.

Gli Stati Uniti hanno promosso l'accordo di libero scambio (NAFTA) hanno ridotto centinaia di migliaia di agricoltori messicani in bancarotta; altri sono stati reclutati dai cartelli della droga; ma il gruppo più numeroso fu costretto ad emigrare attraverso il Rio Grande.

Il ‘Plan Colombia’ degli Stati Uniti, lanciato dal presidente Clinton, ha stabilito sette basi militari statunitensi in Colombia e ha fornito 1 miliardo di dollari in aiuti militari tra il 2001 e il 2010. Il Plan Colombia ha raddoppiato le dimensioni dell'esercito,

Gli Stati Uniti hanno sostenuto il presidente Alvaro Uribe, provocando l'assassinio di oltre 200.000 contadini, attivisti sindacali e operatori dei diritti umani da parte di Uribe. Oltre due milioni di contadini sono fuggiti dalle campagne e sono immigrati nelle città o oltre confine.

Le azioni degli Stati Uniti hanno condannato centinaia di migliaia latinoamericani a salari bassi, lavoratori agricoli e operai quasi tutti privi di assicurazione sanitaria o sussidi - sebbene paghino le imposte.

L'immigrazione ha raddoppiato i profitti, minato la contrattazione collettiva e abbassato le retribuzioni negli Stati Uniti. Imprenditori statunitensi senza scrupoli hanno reclutato immigrati per il traffico di droghe, prostituzione, commercio di armi e riciclaggio di denaro sporco.

I politici hanno sfruttato la questione dell'immigrazione per ottenere un guadagno politico, incolpando gli immigrati per il declino dei livelli di vita della classe lavoratrice distogliendo in tal modo l'attenzione dalla fonte reale: guerre, invasioni, squadroni della morte e saccheggio economico.

Dopo aver distrutto la vita dei lavoratori oltremare e rovesciato leader progressisti come il presidente libico Gheddafi e il presidente honduregno Zelaya, a milioni sono stati costretti a diventare immigrati.

Iraq, Afghanistan, Siria, Colombia, Messico hanno visto la fuga di milioni di persone, tutte vittime delle guerre degli Stati Uniti e dell'UE. Washington e Bruxelles incolpano le vittime e accusano gli immigrati di illegalità e condotta criminale.

L'Occidente discute dell'espulsione, dell'arresto e della prigione al posto delle riparazioni per crimini contro l'umanità e violazioni del diritto internazionale.

Per frenare l'immigrazione, il primo passo è porre fine alle guerre imperiali, ritirare le truppe e smettere di finanziare paramilitari e terroristi mercenari.

In secondo luogo, l'Occidente dovrebbe istituire un fondo a lungo termine da molti miliardi di dollari per la ricostruzione e il recupero delle economie, dei mercati e delle infrastrutture che hanno bombardato

La fine del movimento per la pace ha permesso a Stati Uniti e Unione Europea di avviare e prolungare guerre che hanno portato a una massiccia immigrazione - le cosiddette crisi dei rifugiati e la fuga verso l'Europa. Esiste una connessione diretta tra la conversione dei liberali e dei socialdemocratici in partiti della guerra e la fuga forzata di migranti verso l'UE.

Il declino dei sindacati e, peggio ancora, la loro perdita di militanza ha provocato la perdita di solidarietà con le persone che vivono nel bel mezzo delle guerre imperiali. Molti lavoratori nei paesi imperialisti hanno diretto la loro ira verso quelli ‘più in basso’ - gli immigrati, - piuttosto che contro gli imperialisti che hanno scatenato le guerre che hanno creato il problema dell'immigrazione.

L'immigrazione, la guerra, il declino dei movimenti per la pace e operaio e dei partiti di sinistra hanno portato all'ascesa dei militaristi e dei neo-liberisti che hanno preso il potere in tutto l'Occidente. La loro politica anti-immigrazione, tuttavia, ha provocato nuove contraddizioni all'interno dei regimi, tra le élite imprenditoriali e tra i movimenti popolari nell'UE e negli Stati Uniti. Le lotte tra élite popolo possono andare in almeno due direzioni: verso il fascismo o la socialdemocrazia radicale.

*Il Prof. James Petras è un ricercatore associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione

(Traduzione dall’inglese per l’AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

lunedì 23 luglio 2018

Un matrimonio infernale: la fusione Bayer-Monsanto segna la condanna a morte per l’umanità

In che universo è possibile che a due delle corporations mondiali più moralmente corrotte, Bayer e Monsanto venga permesso di unire le forze, in quello che promette di essere il prossimo stadio nell’acquisizione delle risorse agricole e farmaceutiche del pianeta?
Attenzione, anticipo della trama. In questa horror-story di epiche proporzioni non si trova un Mr. Hyde: c’è solo il Dr. Jekyll. Come nella sceneggiatura di un horror di David Lynch, la Bayer AG, famosa per i suoi gas venefici, ha finalizzato (per la cifra di 66 miliardi di dollari) l’acquisizione di Monsanto, la multinazionale agro-chimica che dovrebbe essere sul banco degli imputati nel carcere di Guantanamo e appellarsi al Quinto Emendamento [rifiutarsi di rispondere alle domande n.d.t], invece di godere dell’equivalente societario di protezione ed impunità per i suoi crimini contro l’umanità. Questi sono i privilegi che derivano dall’essere una corporation trasnazionale al di sopra della legge.
Com’era prevedibile, la prima cosa che ha fatto Bayer dopo l’acquisizione di Monsanto, carica com’è di bagaglio extra e irregolarità etiche, è stata quella di dare inizio ad una campagna per il miglioramento dell’immagine. Come un cattivo di Hollywood, che cade in un crogiuolo di acciaio fuso e riappare più tardi sotto un’altra forma, la Monsanto è stata orwellianamente ribattezzata “Bayer Crop-Science Division”, il cui motto è: “La scienza per una vita migliore.”
E comunque, la stessa Bayer è uno schermo protettivo ben piccolo per la Monsanto, considerando che lei stessa ha una storia costellata di malpratiche corporative. Oltre al suo ben noto business in rimedi per l’emicrania, questa azienda tedesca ha avuto un ruolo significativo nell’introduzione dei gas venefici sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale.
Nonostante il divieto all’uso di armi chimiche risalisse alla Convenzione dell’Aia del 1907, l’Amministratore Delegato della Bayer, Carl Duisberg, che faceva parte di una commissione speciale istituita dal Ministero Tedesco per la Guerra, sapeva riconoscere un’opportunità di affari, quando ne vedeva una.
Duisberg aveva assistito ai primi test con i gas venefici ed era rimasto favorevolmente impressionato dalla nuova, terribile arma: “Il nemico non saprà neanche se una certa area sarà stata irrorata oppure no, e rimarrà tranquillamente al suo posto fino all’apparire dei sintomi.”
La Bayer, che aveva appositamente istituito un dipartimento per la ricerca e lo sviluppo degli agenti gassosi, aveva continuato a mettere a punto armi chimiche sempre più letali, come il fosgene e il gas mostarda. “Questo fosgene, che io sappia, è l’arma peggiore.” aveva rimarcato Duisberg, con uno stupefacente disprezzo per la vita, quasi stesse parlando dell’ultimo tipo di insetticida. “Raccomando caldamente di utilizzare l’opportunità di questa guerra per provare anche le granate a gas.”
Duisberg aveva coronato il suo desiderio demoniaco. La possibilità di usare il campo di battaglia come laboratorio e i soldati come cavie era arrivata nella primavera del 1915, quando la Bayer aveva inviato al fronte circa 700 tonnellate di armi chimiche. E’ stato stimato che, il 22 aprile 1915 ad Ypres, Belgio, siano state usate, per la prima, volta circa 170 tonnellate di cloro gassoso contro le truppe francesi. Nell’attacco erano morti quasi 1000 soldati e molte migliaia erano rimasti intossicati.
In totale, circa 60.000 persone erano morte nella Prima Guerra Mondiale per l’utilizzo, iniziato dalla Germania, delle armi chimiche prodotte dall’azienda di Leverkusen.
Secondo Axel Koehler-Schnura, della Coalition against BAYER Dangers [Coalizione contro i pericoli della Bayer]: “Il marchio Bayer richiama alla mente, in modo particolare, lo sviluppo e la produzione di gas venefici. Nondimeno, l’azienda non si è mai ravveduta del suo coinvolgimento negli orrori della Prima Guerra Mondiale. La Bayer non ha neanche preso le distanze dai crimini di Carl Duisberg.”
Questo comportamento pseudocriminale è continuato praticamente fino in tempi moderni. Mike Papantonio, procuratore degli Stati Uniti e presentatore televisivo, aveva parlato di una delle azioni più esecrabili di questa azienda chimica durante il programma di Thomas Hartmann, The Big Picture: “Negli anni ‘80 producevano un agente coagulante per emofiliaci chiamato Fattore VIII. Questo agente coagulante era risultato contaminato da HIV [1], e poi, dopo il divieto governativo a venderlo qui, lo avevano esportato in tutto il mondo, infettando gente in tutto il mondo. Questa è solo una parte della storia della Bayer.”
Papantonio, citando il resoconto annuale della Bayer per il 2014, afferma che sull’azienda pendono 32 differenti procedimenti giudiziari in tutto il mondo. Per una relazione dei procedimenti a carico della Bayer nel 2018, cliccate qui.
Prima di buttare nel gabinetto i vostri prodotti Bayer e tirare lo sciacquone, mettete magari da parte un’aspirina o due, perché la storia è ancora più brutta.
Una delle conseguenze dirette del mostro “Baysanto” sarà un’impennata dei prezzi per gli agricoltori, che hanno già dovuto ridurre il loro tenore di vita a causa di costi insostenibili. “Gli agricoltori, negli ultimi anni, hanno già sperimentato aumenti di prezzo del 300% su ogni cosa, dalle sementi ai fertilizzanti, tutti controllati dalla Monsanto,” ha riferito Papantonio ad Hartmann. “E tutti gli analisti sono del parere che questi prezzi sono destinati a salire ancora più in alto a causa di questa fusione.”
E comunque è difficile immaginare che la situazione possa peggiorare ancora per gli agricoltori americani, che attualmente hanno la percentuale di suicidi più alta di tutte le professioni del paese. Il tasso di suicidi per gli Americani impiegati in agricoltura, pesca e silvicoltura è di 84,5/100.000 persone, più del quintuplo di quello di tutta la popolazione in generale.
Questa tragica tendenza ricorda quella dell’India dove, una decina di anni fa, milioni di agricoltori avevavno iniziato la transizione dalle tecniche di agricoltura tradizionale a quelle che invece utilizzavano le sementi geneticamente modificate della Monsanto. In passato, seguendo una tradizione millenaria, gli agricoltori conservavano, come sementi, una parte del raccolto e lo riseminavano l’anno successivo. Quell’epoca, dove si seguivano gli schemi e i ritmi ben collaudati della natura, è ormai praticamente finita. Oggi, le sementi geneticamente modificate della Monsanto contengono la cosiddetta tecnologia-Terminator, e le coltivazioni risultanti sono sterili e non più in grado di germinare. In altre parole, la società produttrice delle sementi sta letteralmente giocando a fare Dio con la natura e con le nostre vite. Così, gli agricoltori indiani sono obbligati, ogni anno, a ricomprare a costi proibitivi una nuova fornitura di sementi (insieme al pesticida della Monsanto, il Round-Up).
Ma il mondo avrebbe dovuto forse aspettarsi qualcosa di diverso dalla stessa azienda che è stata coinvolta nella produzione dell’agente Orange, usato dall’esercito (americano) nella guerra del Vietnam (1961-1971)? Più di 4,8 milioni di Vietnamiti hanno sofferto di patologie connesse al defoliante, sparso su vaste estensioni di terreno coltivabile durante la guerra, che ha distrutto la fertilità del terreno e la produzione agricola del Vietnam. Circa 400.000 Vienamiti sono morti a causa dall’uso da parte dell’esercito americano dell’agente Orange, mentre milioni hanno sofferto per la fame, le malattie invalidanti e le malformazioni congenite.
Questa è l’azienda a cui abbiamo permesso, insieme alla Bayer, di controllare un quarto delle risorse alimentari del mondo intero. Tutto questo porta a chiedersi: chi è più pazzo? Bayer e Monsanto, o noi, la gente?
E’ importante ricordare che la fusione Bayer-Monsanto non avviene in un vuoto corporativo. Fa parte della gara delle aziende agrochimiche mondiali per accaparrarsi le risorse alimentari del mondo. ChemCina ha acquisito la svizzera Syngenta per 34 miliardi di dollari, per esempio, mentre Dow e DuPont hanno costituito un loro impero da 130 miliardi di dollari.
In ogni caso, nessuna di queste aziende ha un’immagine lorda di sangue come Bayer e Monsanto, un matrimonio diabolico che minaccia tutta la vita sulla Terra. 




Per concessione di Comedonchisciotte
Fonte: https://www.strategic-culture.org/news/2018/06/30/match-made-hell-bayer-monsanto-partnership-signals-death-knell-for-humanity.html
Data dell'articolo originale: 30/06/2018
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=23716

venerdì 20 luglio 2018

Le due superpotenze: chi controlla realmente le due nazioni?


All’interno dei gruppi di potere che governano gli Stati Uniti, uno dei quali, il complesso militare-industriale del Deep State, è ancora più potente della lobby israeliana, c’è il grande timore che un incontrollabile Presidente Trump possa raggiungere, durante il suo prossimo incontro con Putin, un accordo che ponga fine alla demonizzazione della Russia, che finora ha garantito l’enorme budget e lo strapotere del comparto della difesa militare.
La paura del Deep State è palpabile negli editoriali che lo stesso Deep State ha commissionato al Washington Post (29 giugno) e al New York Times (29 giugno), due dei megafoni del Deep State, ma che non vengono più presi in considerazione dalla stragrande maggioranza del popolo americano. I due editoriali condividono le stesse argomentazioni e le medesime frasi. Continuano a ripetere le solite, già smentite, menzogne sulla Russia, come se delle palesi ed ovvie bugie fossero dei fatti concreti.
Entrambi accusano il Presidente Trump di “prostrarsi davanti al Kremlino.” Ovviamente, l’inginocchiarsi non è una peculiarità di Donald Trump. Ma, ancora una volta, i fatti non sono di certo un ostacolo alla propaganda vomitata dal WaPo e dal NYT, i due megafoni per le bugie del Deep State.
L’editoriale del Deep State commissionato al WaPo riferisce che: “Le cause della tensione fra Stati Uniti e Russia sono ben note. La Russia ha sottratto la Crimea all’Ucraina, ha fomentato una guerra nell’Ucraina dell’Est, è intervenuta per salvare la dittatura del Presidente siriano Bashar al-Assad, ha interferito nelle elezioni presidenziali americane danneggiando Hillary Clinton e aiutando Donald Trump, ha avvelenato un ex ufficiale dell’intelligence sul suolo britannico e continua ad immischiarsi nelle elezioni degli altri paesi democratici.”
Il paragrafo di apertura del WaPo è una raccolta di tutte le sfacciate bugie costruite dal Deep State per il suo Ministero della Propaganda. Sono stati scritti molti libri sulle infiltrazioni della CIA nei media americani. Non ci sono dubbi a questo proposito. Ricordo che ero appena entrato come Staff Associate [funzionario di primo livello] nello House Defense Appropriation Subcommittee [uno dei 12 sottocomitati che gestiscono i finanziamenti al Ministero della Difesa americano – ndt], quando ero stato informato che il Washington Post era una risorsa della CIA. Questo succedeva nel 1975. Oggi il Post è di proprietà di una persona [Jeff Bezos, fondatore di Amazon.com – ndt] che gode di contratti governativi che, secondo molti, gli permettono di mantenere la sua attività di facciata.
E non dimentichiamoci di Udo Ulfkotte, il redattore della Frankfurter Allgemeine Zeitung, che aveva scritto nel suo best seller Gekaufte Journalisten [Giornalisti comprati] che in Europa non c’era un singolo giornalista importante che non fosse a libro paga della CIA. L’edizione inglese del libro di Ulfkotte è stata soppressa e ne è stata vietata la pubblicazione.

Introvabile


Il New York Times, che aveva detto la verità per l’ultima volta nel 1970, quando aveva pubblicato i Pentagon Papers e aveva avuto il coraggio di battersi per il rispetto del Primo Emendamento, ripete le bugie sull’occupazione della Crimea e sull’attacco all’Ucraina” da parte di Putin, insieme a tutte le altre immotivate stronzate sulla Russia, che avrebbe interferito nelle elezioni presidenziali, facendo eleggere Trump, che ora si genuflette davanti a Putin per servire la Russia invece degli Stati Uniti. L’editoriale commissionato al NYT insinua che Trump possa essere una minaccia alla sicurezza nazionale dell’America e dei suoi alleati (vassalli). Il problema, secondo il NYT, è che Trump non ascolta i suoi consiglieri.
Torna alla memoria il Presidente John F. Kennedy, che non aveva dato retta alla CIA e agli Stati Maggiori Riuniti sull’invasione di Cuba, sul bombardamento atomico dell’Unione Sovietica e sull’utilizzo di un falso auto-attentato (false flag) nei confronti dell’America organizzato proprio dagli Stati Maggiori, l’Operazione Nortwoods. Non è che il New York Times sta preparando l’assassinio di Trump con la scusa che è innamorato della Russia e sacrifica gli interessi nazionali degli Stati Uniti?
Io ci scommetterei.
Mentre il Washington Post e il New York Times ci dicono che, se Trump si incontrerà con Putin, svenderà la sicurezza degli Stati Uniti, Saker afferma che Putin si trova di fronte alle stesse limitazioni,  per Putin però non si tratta di un problema legato alla sicurezza nazionale, ma alla Quinta Colonna russa, agli Integrazionisti Atlantici, che hanno il loro uomo di punta nel Primo Ministro Medvedev, il rappresentante di quella ricca elite russa che si era arricchita impossessandosi, con la benedizione di Washington, dei beni statali durante gli anni di Yeltsin.
Queste elites, secondo Saker, impongono a Putin pastoie così pesanti che mettono a rischio la sovranità stessa della Russia. Per motivi finanziari è molto più importante, per queste elites, far parte dell’impero di Washington piuttosto che di una nazione sovrana. (Link).
Trovo che quella di Saker sia la miglior analisi sugli ostacoli che limitano le possibilità di Putin di rappresentare in pieno gli interessi nazionali russi.
Mi sono spesso domandato come mai Putin non faccia arrestare questi traditori dalle forze di sicurezza e non li faccia condannare alla pena capitale. La risposta è che Putin crede nel ruolo della legge e sa che la Quinta Colonna russa, finanziata e sostenuta dagli Stati Uniti, non può essere eliminata senza spargimenti di sangue e questo è contro la legge. Così la Russia rimane in bilico. Credo che alla Quinta Colonna russa la preminenza del diritto importi molto poco. A loro interessano solo i soldi.
Per quanto Putin possa essere messo in discussione, Chris Hedges, uno dei più grandi giornalisti americani viventi, che potrà anche non avere sempre ragione, ma che, quando ce l’ha, riesce ad essere molto incisivo, illustra la situazione che deve affrontare il popolo americano. E’ una situazione  irrimediabile. Il benessere e i diritti civili dell’America sembrano ormai perduti. (Link).
Secondo me, Hedges, a causa dei suoi ideali di sinistra, si era focalizzato più sulla retorica di Reagan che sui risultati ottenuti da Reagan, (tra cui) i due più importanti del nostro tempo: la fine della stagflazione, che aveva favorito il popolo americano e la fine della Guerra Fredda, che aveva allontanato il rischio di una guerra nucleare. Penso anche che Hedges non approvi la sincerità di Trump riguardo alla necessità di normalizzare le relazioni con la Russia (relazioni peraltro già distrutte dai regimi di Clinton, George W. Bush e Obama) e di riportare in patria, ai lavoratori americani, le attività delocalizzate all’estero. L’agenda di Trump lo porta in rotta di collisione con i due più potenti gruppi di interesse degli Stati Uniti. Un Presidente intenzionato ad affrontare queste poderose lobbies dovrebbe essere apprezzato e sostenuto come, e Hedges lo riconosce, fa la maggioranza dei diseredati. Se posso, vorrei far notare a Chris, che peraltro ammiro, che non spetta a Chris Hedges mettersi contro una scelta popolare. Come può funzionare la democrazia se il popolo non governa?
Hedges scrive, giustamente, “Il problema non è Trump. E’ un sistema politico dominato dal potere corporativo e dai mandarini dei due principali partiti politici, in cui noi (popolo americano) non contiamo nulla.”
Hedges ha assolutamente ragione.
E’ impossibile non ammirare giornalisti come Hedges, che riescono a descrivere la nostra condizione con una tale capacità di sintesi:
“Ora viviamo in una nazione dove i medici distruggono la salute, gli avvocati distruggono la giustizia, le università distruggono la conoscenza, la stampa distrugge l’informazione, la religione distrugge la morale e le banche distruggono l’economia.”
Leggetevi il chiarimento di Saker sulla politica russa. E’ probabile che Putin possa crollare per le pressioni della poderosa Quinta Colonna all’interno del suo governo. Leggetevi anche l’analisi di Chris Hedges sul collasso dell’America. Contiene molte verità. Che cosa succederebbe se il popolo russo si ribellasse alla Quinta Colonna e se l’oppresso popolo americano si sollevasse contro le ruberie del complesso militare-industiale? Che cosa accadrebbe se nessuno dei due popoli insorgesse?
Chi farebbe scoppiare il primo ordigno atomico?
Il nostro tempo sulla Terra non riguarda solo i nostri settant’anni, perchè anche il tempo sulla Terra dell’umanità, e quello di tutte le altre specie, è condizionato dall’uso delle armi atomiche.
E’ già da un bel po’ di tempo che i governi o, se non loro, l’umanità dovrebbe domandarsi perché esistono le armi atomiche e quando potrebbero essere usate senza causare la distruzione della vita sulla Terra.
Perchè non è questo il problema dei nostri giorni, invece, per esempio, dei gabinetti transgender o tutte le altre fake news su cui si concentrano i media prezzolati?
Gli articoli di Saker e di Chris Hedge, due individui sagaci, ci fanno capire come nessuna delle due superpotenze sia in grado di prendere le decisioni migliori, decisioni che devono essere dettate dalla democrazia e non dai voleri degli oligarchi, contro cui nessun governo eletto può resistere.
Se così fosse, sarebbe la fine dell’umanità. 
Paul Craig Roberts
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

mercoledì 27 giugno 2018

Che cosa ci fa un alto prelato del Vaticano al gruppo Bilderberg?

Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, parteciperà alla conferenza di quest’anno del gruppo Bilderberg, che si terrà a Torino, in Italia, da oggi a domenica (si è conclusa domenica 10 giugno, ndt), secondo quanto riporta la lista degli ospiti ufficiali, 131 partecipanti.

La presenza di Parolin segna la prima volta che un funzionario Vaticano di alto rango prende parte alla conferenza e potrebbe avere qualcosa a che fare con la “cultura dell’incontro” incoraggiata da Papa Francesco.
Il Papa ha sottolineato il 6 maggio, quando ha ricevuto il Premio Carlo Magno, che “è urgente per noi oggi coinvolgere tutti gli attori sociali nel promuovere «una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro», portando avanti «la ricerca di consenso e di accordi, senza però separarla dalla preoccupazione per una società giusta, capace di memoria e senza esclusioni»“.
Parolin ha preso parte al World Economic Forum di Davos l’anno scorso, dove ha tenuto un discorso sulla diplomazia pontificia. La sua partecipazione alla conferenza del gruppo Bilderberg segue le dimissioni a maggio di 34 vescovi cileni in relazione a uno scandalo riguardante alcuni sacerdoti pedofili.
Come abbiamo riferito mercoledì scorso, mentre l‘evento dello scorso anno a Chantilly si è concentrato sull’amministrazione Trump e su “Perché il populismo sta crescendo?”, i temi di quest’anno – molti dei quali possono essere archiviati alla voce “gestire la plebe” – includono:
1. Populismo in Europa
2. La sfida della diseguaglianza
3. Il futuro del lavoro
4. L’intelligenza artificiale
5. Gli Stati Uniti prima delle elezioni di metà mandato
6. Il libero commercio
7. La leadership mondiale degli Usa
8. Russia
9. Calcolo quantistico
10. Arabia saudita e Iran
11. Il mondo della “post-verità”
12. Eventi attuali
In altre parole – perché gli europei si preoccupano così tanto dei loro “confini, lingua e cultura”,come continuare a dare la colpa alla Russia del cosiddetto populismo, che cosa fare una volta che l’intelligenza artificiale e l’automazione avranno sostituito la maggior parte dei posti di lavoro e come creare nuove narrazioni in un mondo di “post- verità “, in cui nessuno crede più ai media mainstream.

E, come abbiamo visto, l’Italia ha appena fatto un passo importante nella direzione del populismo, dopo che il partito anti-migranti del Paese, la Lega, ha formato una coalizione populista con il Cinque Stelle, mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, ha preso l’incarico di vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno venerdì scorso – impegnandosi a rimpatriare 500.000 immigrati clandestini, evitare la globalizzazione, monitorare le moschee e rinvigorire l’eredità cristiana del Paese.
L’intera discussione sulla “post-verità” ruoterà probabilmente intorno alle “fake news” – etichetta applicata a qualsiasi argomento di larga diffusione che non corrisponda alla narrazione desiderata – facilitate attraverso siti di notizie alternative e i social media.
Paul Joseph Watson  di Infowars, come al solito, offre una grande interpretazione del summit:
“Sebbene i media tradizionali liquidino abitualmente il Bilderberg come un semplice ‘salotto’ senza poteri reali, ci sono innumerevoli esempi di come il gruppo eserciti la sua influenza sugli affari mondiali.
Nel 2010, Willy Claes, ex segretario generale della NATO e membro del Bilderberg, ha  ammesso  che i partecipanti al Bilderberg hanno l’incarico di attuare le decisioni che vengono formulate durante la conferenza annuale dei gestori del potere. Se questo è vero, costituirebbe una violazione della legge di numerosi paesi, che vieta ai politici di essere segretamente influenzati da agenti stranieri.
Nel 2009, il presidente del Bilderberg, Étienne Davignon, si è persino fatto vanto di come la moneta unica dell’euro sia nata da un’idea del gruppo Bilderberg.” InfoWars
Fondato nel 1954, l’incontro segreto si è svolto ogni anno “per favorire il dialogo tra Europa e Nord America”, secondo i suoi organizzatori.
Circa due terzi dei partecipanti provengono dall’Europa, mentre il resto proviene dal Nord America. Circa il 25% proviene dalla politica e dal governo, mentre il resto proviene da altri settori. È tutto molto segreto, ovviamente.
“La conferenza è un forum per discussioni informali sui principali problemi che affliggono il mondo. Le riunioni si svolgono secondo la Chatham House Rule, che stabilisce che i partecipanti sono liberi di utilizzare le informazioni ricevute, ma non devono rivelare né l’identità né l’ente di appartenenza degli oratori né di alcun altro partecipante.”
“[I] partecipanti non sono vincolati dalle convenzioni del loro ruolo né da posizioni prestabilite”, affermano gli organizzatori. “In questo modo, possono prendersi il tempo per ascoltare, riflettere e raccogliere approfondimenti. Non c’è alcun obiettivo prestabilito, non viene redatto alcun verbale e non si pubblica alcun rapporto scritto. Inoltre, non vengono approvate risoluzioni, non ci sono votazioni e non sono rilasciate dichiarazioni politiche “.
In altre parole: un’orgia di accordi sottobanco e piani generali…
E se qualcuno ancora pensa che questi siano vaneggiamenti da complottista e che invece queste élite si incontrino per discutere su ciò che è nel nostro miglior interesse, basta che ascolti semplicemente che cosa ha detto uno che è stato per 39 anni membro del comitato direttivo su uno dei loro principali obiettivi.
“Sebbene i membri di regola non discutano di ciò che accade nella conferenza, il deputato laburista e vicesegretario del partito Denis Healey, membro del comitato direttivo per più di 30 anni, interrogato dal giornalista Jon Ronson per il suo libro Them (trad. italiana: Loro. I padroni segreti del mondo. Fazi Editore, 2005, ndt), ha offerto una chiara dichiarazione delle sue intenzioni.
“Dire che aspiravamo ad ottenere un governo mondiale è esagerato, ma non del tutto sbagliato”, ha dichiarato.
“Quelli di noi che partecipavano al Bilderberg pensavano che non potessimo continuare a combattere tra di noi per niente, uccidendo e privando milioni di persone della casa. Quindi avevamo la sensazione che una comunità unica sparsa in tutto il mondo sarebbe stata una buona cosa.”
– Fonte
E ora è coinvolto anche il Vaticano…



Per concessione di Voci Dall'Estero
Fonte: https://www.zerohedge.com/news/2018-06-07/why-top-vatican-official-hanging-out-bilderberg
Data dell'articolo originale: 07/06/2018
URL dell'articolo: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=23565 


martedì 26 giugno 2018

Ammazziamo Noi la Monsanto, prima che ammazzi i nostri figli


Nel nostro mondo ci sono molte industrie  che hanno causato delle enormi devastazioni. Pensiamo alle grandi compagnie globali, alle banche, al petrolio, pensiamo alla plastica. Ma c’è un altro campo che che sta molto peggio di tutti gli altri: l’agro-chimica. A un certo momento, non molto tempo fa, i grandi produttori della chimica, che fino ad allora si erano tenuti occupati a produrre solo l’Agent Orange, i gas nervini e le sostanze chimiche che servivano per le docce nei campi di concentramento, ebbero l’idea di usare i loro prodotti nella produzione alimentare.
Dopo aver cominciato con fertilizzanti ecc., hanno pensato che rendere i raccolti completamente dipendenti dalle sostanze chimiche sarebbe stato, per loro, molto più redditizio. Hanno cominciato a comprare semi e hanno cominciato a manipolarli. Poi hanno convinto sempre più contadini, o meglio sempre più consorzi alimentari, che i “parassiti” che minacciavano i raccolti, potevano essere semplicemente uccisi, senza dover ricorrere ai metodi della natura per controllarli.
Nelle monocolture questo, in realtà, avrebbe senso, ma è il concetto stesso di monocultura che non ha senso: in natura funziona la (bio) diversità.E, per colmo di cinismo, il cibo di cui abbiamo bisogno per vivere ormai sia prodotto da una cultura che porta la morte. Perché questo è quello che fanno la Monsanto e i suoi simili: la loro soluzione a qualunque problema degli agricoltori è ammazzare tutto con il veleno. Ma questo finirà per uccidere l’intero ecosistema in cui opera e da cui dipende un agricoltore.
E certo che tutti i vari Monsanto del pianeta producono molto più materiale di “ricerca” di chiunque altro, e queste loro ricerche servono per spiegarci che la scomparsa degli ecosistemi nei posti in cui vengono introdotti i loro prodotti non dipende assolutamente dai prodotti delle varie Monsanto. E anche se qualcuno potrà dimostrare che non è vero, sarà troppo tardi: il danno sarà già stato fatto con l’impollinazione incrociata. La Monsanto potrà quindi denunciare chiunque coltivi campi che mostrano tracce delle sue sementi geneticamente modificate, anche se l’ultima cosa che vorrebbe un agricoltore è proprio trovare nel suo campo delle tracce di quel genere.
Comunque, quando ieri ho letto un pezzo di John Vidal sul Guardian, sono rimasto colpito da certi numeri. La Bayer-Monsanto, che presto sarà solo Bayer, è proprietaria del 60% dei semi e del 70% dei prodotti chimici usati in agricoltura, in tutto il mondo. Possiamo paragonare queste percentuali più o meno al numero di vertebrati e di insetti che sono già scomparsi dalle campagne di Germania, Francia e Inghilterra. E’ la vita stessa che sta morendo. L’estinzione delle specie ora è diventata una minaccia più grave dei cambiamenti climatici.
“Per mezzo di parecchie società affiliate e di compagnie di ricerca che vengono usate come armi, la Bayer-Monsanto esercita un impatto indiretto, su ciascun consumatore, e diretto sulla maggior parte degli agricoltori di Gran Bretagna, UE e USA. Controlla inoltre efficacemente quasi il 60% della fornitura mondiale di semi protetti da brevetto, il 70% delle sostanze chimiche e dei pesticidi usati per coltivare il cibo che proviene dalla maggior parte delle colture GM (geneticamente modificate) nel mondo, così come molti dei dati su cosa coltivano gli agricoltori, dove lo coltivano e quanto ne ricavano.
La Bayer-Monsanto potrà influenzare cosa e come viene coltivato nella maggior parte dei campi che producono cibo per tutto il mondo e potrà condizionare il prezzo e il metodo con cui viene coltivato.
Ma l’acquisizione è solo l’ultimo passo di una serie di tre grandi fusioni avvenute tra compagnie che controllano semi e pesticidi. Con l’appoggio dei governi, delle regole sul commercio mondiale e delle leggi sulla proprietà intellettuale, Bayer-Monsanto, Dow-DuPont e ChemChina-Syngenta hanno ottenuto tutte le autorizzazioni che servono per controllare gran parte della fornitura mondiale di semi.
Si noti che, benché Dow-DuPont e ChemChina-Syngenta siano aziende di grandi dimensioni, la sola Bayer-Monsanto già possiede il 60% delle sementi protette da  brevetto e il 70% delle sostanze agrochimiche. Dal momento che possiede “solo” il 60% e il 70%, non potrà essere accusata di monopolio. Ma il suo prodotto principale, il glifosato (venduto con il marchio Roundup) è prodotto anche da Dow, DuPont e Syngenta. Quindi insieme gestiscono effettivamente un monopolio. Non lo è solo “tecnicamente”. Questi signori hanno dalla loro  il fior fiore degli studi legali, delle lobby e dei PR, perché …..mirano al controllo globale.
[..] dato che la maggior parte degli agricoltori dei paesi ricchi già compra i semi dalle multinazionali, la voce di chi si oppone a questo monopolio  si sente a malapena. Una voce però arriva da chi conosce l’operato di Debal Deb, un ricercatore indiano, che cerca di preservare le colture antiche ed è l’antitesi della Bayer-Monsanto, che si concentra solo sullo sviluppo di un piccolo numero di colture forti e protette dal suo brevetto, Deb invece fa crescere il maggior numero di possibile di colture e fa diffondere i suoi semi.
Quest’anno sta coltivando ben 1.340 varietà tradizionali del riso indiano “folk” su un terreno che gli è stato regalato nel Bengala Occidentale. Saranno più di 7.000 gli agricoltori – in sei diversi stati – che riceveranno i suoi semi, a condizione che li coltivino e che ne distribuiscano una parte ad altri agricoltori.
Questa condivisione dei semi di “varietà locali”, non è filantropia, ma l’ultimo anello di un sistema secolare di agricoltura di mutuo soccorso che ha permesso stabilità sociale e diversità alimentare a milioni di persone. Selezionando, incrociando e scambiando continuamente i loro semi, gli agricoltori hanno sviluppato un gran varietà di prodotti riconoscibili per aroma, gusto, colore, proprietà medicinali e resistenza a parassiti, siccità e inondazioni.
La battaglia è tra biodiversità e Monsanto, e quest’ultima sta vincendo alla grande. Monsanto-Bayer vuole che gli agricoltori coltivino solo quelle poche colture, di cui possiede il brevetto e vuole che tutto il resto sia sterminato con le sostanze chimiche senza le quali queste colture non possono crescere. Monocolture su steroidi, allevate in ambienti sterili e privi di vita. Il 75% degli insetti sono scomparsi dalle campagne europee, sono scomparsi anche il 60% dei vertebrati, mentre uccelli e farfalle stanno diventando una rarità.
È follia nella sua forma più assoluta. Follia di singole persone, follia dei sistemi legali, follia della governance. Nessuno, e nessun paese, dovrebbe essere obbligato a dimostrare che i prodotti della Monsanto stanno uccidendo la biodiversità. Abbiamo uno strumento – che si chiama principio di precauzione – e dobbiamo usarlo. Come diceva Ippocrate: Primo non Nuocere. Non è complicato.
Ma devo ammettere che qualche volta penso che sia già troppo tardi. Una volta che hai ammazzato il 70% di qualsiasi forma di vita, in un qualsiasi ecosistema, come farà questo eco-sistema a riprendersi? Perché con la fusione della Bayer-Monsanto approvata in tutti i paesi del mondo, le cose andranno sempre peggio e sempre più velocemente. L’industria agro-chimica è una cultura che cresce grazie alla morte, una cultura che trae i suoi profitti da una mortalità enorme, forse peggio ancora di quella che uccise i dinosauri 65 milioni di anni fa.
E le probabilità che l’umanità sopravviva a questa catastrofe sono poche o niente. La nostra sopravvivenza dipende dalla diversità che esiste in ciascuno degli ecosistemi in cui viviamo. Ma sì, vi sento: noi siamo la specie intelligente.
Ecco qualcosa che ho pubblicato per la prima volta nel dicembre 2016, ma le cose sono peggiorate molto più velocemente di quanto pensavo allora : Ammazziamo Noi la Monsanto prima che ammazzi i nostri figli.

Estinzione e Follia di Massa



Caters – Un raro elefante albino – Kruger National Park in South Africa

Tutto muore, piccola, questo è un dato di fatto
Ma forse tutto ciò che muore un giorno tornerà …
Springsteen, Atlantic City
Erwin Schrodinger (1945) ha descritto la vita come un sistema in disequilibrio termodinamico statico che mantiene una distanza costante dall’equilibrio (morte) nutrendosi della bassa entropia del suo ambiente – cioè scambiando output ad alta entropia per input a bassa entropia. La stessa affermazione, presa alla lettera,  potrebbe valere anche come descrizione fisica del nostro processo economico. Un corollario di questa affermazione è che un organismo non può vivere in un ambiente pieno dei suoi stessi rifiuti”.
Herman Daly and Kenneth Townsend
Quello che muove le nostre economie è lo spreco, non il bisogno e nemmeno la domanda :  I Rifiuti. La  2° legge della termodinamica. E’ questo che guida la nostra vita. Punto.
Per prima cosa non ditemi che qualcuno di voi sta cercando di frenare la progressiva estinzione della natura e della fauna del pianeta, o la la distruzione della vita in generale. Non ditemi nemmeno che ci state provando. Non ditemi che dovremmo concentraci – prima – sul cambiamento climatico (che è solo una piccola parte di tutta la faccenda), non ditemi che guidate un’auto elettrica e che state separando la tua spazzatura o cose del genere. Significherebbe solo che state tentando intenzionalmente di non prendervi la vostra parte di responsabilità in questa distruzione, perché se lo fate voi, è la stessa cosa fanno anche gli altri, e il pianeta non può più assumersi la responsabilità del vostro comportamento.
Questo è tutto, in grandi linee. E gli unici tra noi che non la pensano così sono solo quelli che non vogliono pensarci. C’è chi pensa che sia più facile parlare di certi problemi – troppo grossi – che affrontarli, che questo compito dovrebbe essere lasciato agli altri. Ma perché dovremmo lasciarli agli altri? Perché qualcuno deve preoccuparsi di piccolezze come elezioni o anche guerre, quando appare sempre più chiaro che ci stiamo avvicinando rapidamente a un periodo in cui certe cose contano sempre meno?
L’ultimo rapporto sul  Living Planet  del WWF ci mostra che il pianeta è molto meno vivo di prima e che siamo noi che abbiamo ucciso quella vita che non c’è più. Siamo noi che abbiamo sostituito la vita del pianeta con metallo, mattoni, plastica e cemento. E’ il consumo di massa che porta ad una estinzione di massa e questo è assolutamente prevedibile, lo è sempre stato; non c’è niente di nuovo.
Solo tra il 1970 e il 2012 abbiamo ucciso il 58% di tutti gli animali vertebrati selvatici, ad un tasso del 2% l’anno, e nel 2020, solo tra 4 anni,  ne avremo massacrato quasi il 70%.  E allora che ci importa chi è, o chi sarà, il presidente di uno solo dei tanti paesi che ci siamo inventati su questo pianeta? Perché non prendiamo di petto, invece, le cose che sono davvero cruciali per la nostra stessa sopravvivenza?
Elefante Madre e cucciolo

L’ultimo rapporto del WWF dovrebbe farci lasciar perdere tutto quello che stiamo facendo, e farci muovere per evitare che continui questo annientamento della vita in questo nostro mondo, il fattore chiave nella nostra vita quotidiana, in ogni ora di ogni giorno, per ciascuno di noi. Qualsiasi altra cosa non sarà abbastanza e qualsiasi altra cosa vedrà annientata- quella specie che si è definita intelligente –  da questo processo.
Certo, qualche esemplare mutante potrebbe sopravvivere, magari primordiale – forse a metà strada di quel che resterà della nostra specie – un essere che vivrà in condizioni che non potremmo nemmeno osare immaginare, con un brandello della nostra intelligenza, che gli basterà per chiedersi come abbiamo potuto permettere che tutto questo sia successo. Forse ci farebbe comodo che questo essere capisse il meno possibile, in modo che una forma di ignoranza, più o meno come la nostra, possa rendere più tollerabile, per lui, quella sofferenza.
È importante notare che il rapporto non parla di una situazione stagnante, non esiste uno stato dei fatti, ma solo un processo in corso d’opera e in fase di peggioramento. Cioè, ormai non possiamo scegliere di bloccare l’annientamento della fauna che prossimamente arriverà al 70%; stiamo assistendo, e in effetti ne siamo parte attiva, ad un crescendo al ritmo del 2% ogni anno che passiamo su questo mondo (Possiamo ancora parlare più di “vivere” , se per vivere stiamo uccidendo tutta la vita che esiste intorno a noi?).
Questa Terra è la nostra unica casa.
Senza il mondo naturale in cui siamo nati, o meglio dove è nata la nostra specie, i nostri antenati, non abbiamo nessuna possibilità di sopravvivenza. Perché è il mondo della Natura che ha permesso e creato le condizioni che hanno permesso all’umanità di emergere e di svilupparsi. E non siamo neanche lontanamente in grado di creare una Terra 2.0: nozione che è assurda in se stessa. Un periodo di poche migliaia di anni in cui l’Uomo ha  ‘comprenso’  il suo mondo non possono competere con i miliardi di anni di tutta l’evoluzione. Questo è il peggior insulto che possiamo fare alla nostra intelligenza, sempre che ne abbiamo una.
Molto è stato fatto durante gli anni in cui siamo stati capaci ad adattarci alle mutevoli circostanze, e gran parte di quello che abbiamo fatto è stato fatto con tanta arroganza, quanta ne mostriamo ancora oggi, ma la grande domanda che dovremmo farci è PERCHE’stiamo facendo volontariamente tutto il possibile per scoprire fino a che punto possiamo adattarci a un mondo che finora ha fatto fronte a tutte le ferite e le perdite che noi gli abbiamo fatto sopportare. Anche se a un certo punto riuscire ad adattarci a nuove condizioni di vita, perché dovremmo volerci adattare?
Due terzi del nostro mondo se ne sono già andati, e siamo noi che li abbiamo ammazzati, e quel che è peggio – a giudicare dal nostro stile di vita – sembra che non ce ne siamo nemmeno accorti. Se non fermiamo quello che stiamo facendo, potremo arrivare a un solo risultato: uccidere anche noi stessi. Forse il nostro problema maggiore (anche se ne abbiamo parecchi altri) è la nostra capacità e propensione a non volerlo vedere e a voler negare qualsiasi nostro-comportamento-sbagliato- con-consequenze-serie.
Orso polare madre e cucciolo

Ci saranno pure tante persone serie e intelligenti che lavorano, che sognano e che ricevono miliardi di sussidi per le loro fantasie di costruire colonie umane su Marte e vediamo questo loro lavoro come un segnale di progresso e di intelligenza. Ma questo può essere vero solo se riconosciamo che la nostra intelligenza e la nostra follia sono gemelle identiche. Perché è da folli distruggere il pianeta dal quale dipende ciascun essere umano e che ci permette di vivere, e allo stesso tempo sognare una vita umana su un altro pianeta.
Mentre non vedo nessun motivo per guardare con ammirazione a personaggi come il Re delle sovvenzioni  Elon Musk, per Stephen Hawking è diverso. Sfortunatamente, nel caso di Hawking, di fronte a tutta la sua intelligenza, la sua capacità filosofica scompare.
Il Prof. Stephen Hawking ha lanciato un monito, dicendo che l’umanità non sopravviverà per altri 1.000 anni sulla Terra a meno che la razza umana non trovi un altro pianeta su cui vivere. [..] Il Professor Hawking, ha riflettuto sulla comprensione dell’universo, partendo dalle scoperte degli ultimi cinquant’anni, descrivendo il 2016 come un“tempo glorioso per essere vivo e per fare ricerca sulla fisica teorica”. “La nostra immagine dell’universo è cambiata moltissimo negli ultimi 50 anni e sono felice se ho dato un piccolo contributo”.
“Il fatto che noi umani – che siamo fondamentalmente delle semplici particelle della natura – siamo stati in grado di avvicinarci così tanto alla comprensione delle leggi che governano noi e l’universo è sicuramente un trionfo.” Mettendo in evidenza “esperimenti ambiziosi” che daranno una immagine ancor più precisa dell’universo, ha continuato: “Mapperemo la posizione di milioni di galassie con l’aiuto di [super] computer come Cosmos e comprenderemo meglio il nostro posto nell’universo.”
” Ma dobbiamo anche continuare ad andare nello spazio per il futuro dell’umanità. Non penso che sopravvivremo per altri 1.000 anni senza scappare oltre il nostro fragile pianeta.
La tragedia è che abbiamo acquisito una certa conoscenza delle leggi della Natura e dell’Universo, ma siamo assolutamente ignoranti quando si tratta di comprendere come impedirci di distruggere questo nostro mondo. Marte è uno sbocco facile, ma Marte non risolve niente. Perché è ovvio, che non è il “fragile pianeta Terra” che costituisce una minaccia per l’umanità, ma la minaccia è l’umanità stessa. Quindi come si possono risolvere i problemi della terra? scappando su un altro pianeta?
Cosa c’è di sbagliato nel dire che dovremo fare prima qualcosa qui sul pianeta terra? È che abbiamo già fatto tanto male e ucciso troppa vita? E se questa è la ragione, che cosa ci dice che non andremo a fare la stessa cosa su un altro pianeta, sempre ammettendo che riusciremo ad arrivarci (ci arriveremo)?  Non ci dice che siamo NOI STESSI i nostri peggiori nemici? E l’idea stessa di andare a occupare un “altro pianeta” non ci fa pensare che sia meglio sistemare, prima, le nostre cose su questo pianeta? Diciamo che potrebbe essere una specie di pre-condizione prima di andare su Marte, se mai ci andremo.
Per sopravvivere, non abbiamo bisogno di scappare dal nostro pianeta, abbiamo bisogno di scappare da noi stessi. Non è così facile. Molto più difficile che scappare su Marte, che non è altro che una nostra fantasia per ricominciare daccapo.
Eppoi, se riusciremo ad accettare che sistemare le cose qui prima di andare su Marte sia un prerequisito per andare lassù, forse poi non avremo più bisogno di andare su Marte, giusto?
Tartaruga gigante

Noi stiamo trattiamo tutta questa storia dell’estinzione come se fosse qualcosa che stiamo guardando dall’esterno, come se fosse qualcosa che non ci riguarda, di cui noi non siamo parte. Ho visto tanti “popoli di ambientalisti” indubbiamente ben intenzionati e “persone ragionevoli” reagire al rapporto del WWF, dicendo che c’è ancora speranza e hanno fatto riferimento a segnali che mostrano progetti che possono invertire in parte il declino del pianeta, come il salmone chinook sulla Costa Nord Americana del Pacifico, come gli agricoltori del Malawi che non usano più fertilizzanti chimici, come un santuario gigante nell’Antartico, ecc.
Anche questa è una forma di follia. Perché serve a cullare le persone in uno stato di compiacimento che è del tutto ingiustificato e  serve solo a peggiorare le cose. Non c’è stato un cambio di direzione, non c’è stata una inversione di tendenza. È come dire che se un corpo non cade a corpo morto per terra, non è caduto affatto.
Il ruolo che svolgono i gruppi ambientalisti, chi si batte per la sostenibilità e i conservazionisti nelle nostre società è cambiato drasticamente, e non siamo riusciti a vedere chiaramente come è avvenuto questo cambiamento (che invece loro hanno già fatto). Questi gruppi sono diventati parte integrante del sistema, invece di rimanere una forza esterna alla società e capace di dare l’allarme su ciò che accade all’interno della stessa società.
I gruppi conservazionisti oggi servono come apologeti di una umanità devastante che si scatena in tutto il mondo: tutti fanno una donazione a Natale e con questo gesto si fa finta di credere che la conservazione della natura sarà tutelata. Tutti riciclano qualche bottiglia e qualche involucro di plastica e sono sereni, per aver fatto la propria parte per salvare il pianeta. Questo è completamente folle. È folle quanto la distruzione stessa. È una negazione scritta a caratteri cubitali e incisa sulla carne.
Forse è un modo troppo diretto per dirlo, ma questo non significa che non sia la verità, è così che funziona. Dire che “non è troppo tardi” non è un invito a muoversi per tutte le persone che continuano a credere che ci sia ancora tanto tempo. È solo piccola e ignobile mossa di psicologia. Con queste parole si dà l’impressione alla gente che ci sia ancora tempo e questa impressione diventa subito una scusa (per rimandare). E dato che quasi il 70% di tutti i vertebrati, cioè gli animali che ci sono più vicini, sono scomparsi, quando dovrebbero dirci che il tempo è ormai scaduto?  Quando saremo all’80% ?  al 90%?
 Una Cavalletta

Non comprendiamo perché, e nemmeno se, siamo una specie così tragicamente devastatrice. E forse non riusciamo a comprenderlo. Forse è qui che la nostra intelligenza si ferma, nel punto in cui dobbiamo cercare di comprendere come siamo fatti dentro. Anche l’essere più “consapevole” tra noi tenderà a sminuire il proprio ruolo per quello che succede nel mondo e continuerà a fare  sempre le stesse cose che già fa, anche se si rende conto quanto sia dannoso, questo comportamento, per l’ecosistema, ma si sente troppo piccolo, molto più piccolo di quello che realmente è.
Anche lui cercherà scuse per il suo stesso comportamento, si dirà che deve fare certe cose per poter vivere il ruolo che svolge nella società in cui è nato, per portare i bambini a scuola e bla, bla, bla. Lo facciamo tutti. Ci mettiamo in pace la  coscienza dicendoci che abbiamo capito bene, e poi saliamo in macchina, compriamo un cartone di latte o facciamo qualche altra cosa in modo altrettanto cieco…. potremmo continuare.
Qualsiasi specie, che scopre di avere a disposizione tanta abbondanza, tanta energia, reagisce allo stesso modo: la sfrutta. E’ una pulsione inconscia che consiste nell’utilizzare l’energia il più rapidamente possibile. Se solo potessimo capire questo concetto! Ma capirlo potrebbe intralciare il concetto stesso e l’unica cosa che possiamo fare per fermare l’estinzione è usare – tutti – molto meno energia. Ma dato che il consumo (di energia) crea ricchezza e, soprattutto, potere politico, noi non risparmieremo mai. Anzi noi ci diciamo che il massimo che possiamo fare è usare delle forme di energia diverse.
Abbiamo un talento innato per negare e per mentire (a noi stessi e agli altri), che ci rende impossibile, per prima cosa, renderci conto che abbiamo un talento innato per negare e per mentire. O, per dirla in un altro modo, visto che non siamo stati capaci di impedirci di far scadere il pianeta fino a questo triste stato di oggi, perché dovremmo continuare a credere che, in futuro, noi riusciremo a fermarci?
La cosa è che questa scusa per il nostro comportamento è la stesa scusa che usano anche tutti gli altri. Fino quando continueremo a comprare roba avvolta nella plastica, non avremo il diritto, anzi perderemo anche il diritto, di incolpare l’industria che produce la plastica.
Una nuotata con i lamantini

Noi ci crediamo tanto intelligenti e – di conseguenza – ci riteniamo una specie guidata dalla ragione. Ma non lo siamo: Cosa che può essere facilmente dimostrata con una “contro-domanda”: perché, se siamo così intelligenti, ci troviamo ad aver distrutto due terzi del nostro pianeta?
Abbiamo avuto un motivo razionale che ci ha spinto verso questa distruzione del pianeta? Certo che no, diremo. Ma allora perché abbiamo distrutto due terzi del mondo, se non è stato per la razionalità? Questa è una domanda che dovrebbe farci guarire per sempre dal credere all’idea che l’Uomo sia guidato dalla ragione. Ma noi non stiamo nemmeno ascoltando la risposta che abbiamo dato a questa domanda. Noi neghiamo, noi neghiamo persino questa stessa domanda.
Ma comunque è questa stessa domanda, e questa stessa risposta, che per l’appunto NON ci farà “piantare in asso qualsiasi cosa stiamo facendo” se oggi leggiamo che il 70% di tutta la fauna selvatica scomparirà entro il 2020, che il 58% era già scomparso nel 2012 e che stiamo continuando questa distruzione ad un tasso del 2% all’anno. Per noi è più normale preoccuparci di quelle tabelle che dicono che i rendimenti dei nostri piani pensionistici saranno molto più bassi di quanto credessimo. O ci preoccupiamo che la crescita economica è troppo bassa (come se con il 70% della fauna selvatica scomparsa, si può pensare ad una crescita!).
Dopo tutto, se la distruzione del 70% della fauna selvatica non basta per farci alzare il culo dalla sedia, a che percentuale dovremo arrivare per farci muovere? All’80%? Al 90? Al 99%? Mi sa tanto che sarebbe troppo tardi.
E nemmeno possiamo contare sugli ambientalisti che se ne preoccupano per noi, abbiamo visto che non ci conviene. Perché lo stesso 70% dice forte e chiaro quanto si siano rivelati un misero fallimento.
“Prendiamo per buono” che siamo una Umanità intelligenti, perché questo ci fa sentire bene. Questo però non fa star bene il pianeta. Quello che ci spinge non è la ragione, ma quella parte del nostro cervello che condividiamo con le amebe, con i batteri e con tutte le altre forme più primitive di vita, che si ingozzano di tutto quello che trovano il più presto possibile. Il cervello “razionale” degli umani, serve ad una cosa e ad una sola: pertrovare scuse “razionali” per quello che il nostro cervello primitivo ci ha appena fatto fare.
Siamo abbastanza intelligenti per capire che guidare un’auto ibrida o un’auto elettrica non basta per fermare lo scempio che stiamo facendo al nostro mondo, ma si stanno vendendo queste auto a milioni. Quindi forse potremmo dire che siamo allo stesso tempo abbastanza intelligenti, e che non lo siamo affatto. Possiamo vedere che stiamo distruggendo il nostro mondo, ma non sappiamo fare niente che ci impedisca di continuare questa distruzione.
Ecco qualcosa che scrissi 5 anni fa:
Abbiamo fatto esattamente la stessa cosa che avrebbe fatto una forma di vita primitiva di fronte a un surplus, di cibo, di energia e, nel nostro caso, di credito e di denaro a basso costo. Abbiamo speso tutto il più velocemente possibile, per paura che arrivassero tempi di minor abbondanza. È un istinto che proviene dai segmenti più primitivi del cervello, non dalla “più razionale” corteccia frontale. Non possiamo dire che – in linea di principio  – siamo dotati di un talento, più subdolo o malvagio delle forme di vita più primitive.  Il fatto è che usiamo il nostro evoluto cervello per aiutarci a provocare quella stessa devastazione  a cui ci spinge il nostro cervello più primitivo,  ma – grazie alla nostra intelligenza evoluta – siamo capaci  di devastare molto meglio.
E’ questo che ci rende la specie animale più tragica che si possa immaginare. Ci combatteremo l’un l’altro, e lo faranno anche i nostri figli, per litigarci fino all’ultima mollica che cade sul tavolo e uccideremo tutto quello che attraverserà la nostra strada, pur di arrivare in fondo. E quando avremo finito, troveremo un modo per darci una spiegazione razionale – a noi stessi – sul perché avevamo ragione ad agire in quel modo. Possiamo essere consapevoli e renderci conto di quello che facciamo, ma non sappiamo come evitare di farlo. La Specie, in assoluto, più Tragica mai esistita.
Il più grande miracolo che vedrete mai o che potreste mai sperare di vedere, sarà così miracoloso che non potrete nemmeno riconoscerlo per quel che è. Non sappiamo più cosa significhi la parola bellezza o il valore della parola. Abbiamo perso tutto questo, e siamo sulla buona strada per perdere il resto anche. Abbiamo superato il 70%.

Raúl Ilargi Meijer

7.06.2018
Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario