mercoledì 13 giugno 2018

Il colpo di stato europeo contro l’Italia segna uno spartiacque

Le élite italiane favorevoli all'euro si sono spinte troppo in avanti. Il Presidente Sergio Mattarella ha creato lo straordinario precedente che nessun movimento politico, o coalizione di partiti, potrà mai prendere il potere se sfida l'ortodossia dell'Unione Monetaria.
Senza rendersi conto, ha inquadrato gli eventi come se fossero una battaglia tra il popolo italiano e un'eterna "casta" fedele ad interessi stranieri, facendo il gioco dei ribelli Grillini e dei nazionalisti antieuro della Lega. Per giustificare il suo veto all'euroscetticismo ha incautamente invocato lo spettro dei mercati finanziari ma, nell'insieme, le sue azioni hanno reso la situazione infinitamente peggiore.
Lo spread sulle obbligazioni italiane a 10 anni è salito di quasi 30 punti base, fino al massimo di 235 (Lunedì), quando gli investitori si sono resi conto delle terribili implicazioni dello spasmo costituzionale: una crisi che durerà tutta l'estate e che potrà concludersi solo con nuove elezioni, che non risolveranno nulla.
Negli ultimi giorni si è fatto molto per ridurre il calo delle azioni bancarie, ma queste stanno ora cedendo in modo ancora più forte. Banca Generali è scesa del 7,2% e Unicredit del 5%.
Che si tratti o meno di un "morbido colpo di stato", il territorio resta comunque assai pericoloso. Il Presidente Mattarella ha apertamente dichiarato di non poter accettare come Ministro delle Finanze Paolo Savona, perché le sue passate critiche alla moneta unica "potrebbero provocare l'uscita dell'Italia dall'euro" e portare ad una crisi finanziaria.
In un certo senso questo veto poteva essere previsto. Anche il Governo Berlusconi fu rovesciato nel 2011 da Bruxelles e dalla Banca Centrale Europea. Qualche "informatore" ha rivelato di aver manipolato gli spread sui bond per poter esercitare la massima pressione. L'UE aveva persino provato a reclutare Washington, che però si rifiutò d'intervenire. "Non possiamo sporcare di sangue le nostre mani", dichiarò il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Tim Geithner. La novità è che la santità dell'euro dovrebbe amaramente essere formalizzata come imperativo costituzionale italiano!
"Abbiamo un problema di democrazia, perché gli italiani sono sovrani e non possono essere governati dallo spread", ha detto Matteo Salvini, l'uomo forte della Lega, in forte ascesa. "È una questione molto seria il fatto che Mattarella abbia scelto i mercati e le regole dell'Unione Europea invece degli interessi del popolo italiano".
"Perché non diciamo semplicemente che in questo paese il voto è inutile, visto che sono le agenzie di rating e le lobby finanziarie a decidere i Governi?", ha dichiarato Luigi di Maio, leader del Movimento Cinque Stelle.
La Costituzione italiana concede al Presidente Mattarella alcuni poteri, per lo più non sperimentati e comunque posti in una zona grigia. Potrebbe anche sostenere che il blitz fiscale Lega-Grillini violi l'art. 80 della Costituzione e che comunque egli ha il dovere di salvaguardare i trattati dell'UE. Tuttavia, non ha alcun mandato diretto conferito dal popolo. Egli fu scelto come compromesso di basso profilo nell'ambito di un accordo preso dietro le quinte. Non ha l'autorità per bloccare in eterno l'Italia nell'euro.
L'onorevole Di Maio sta ora facendo richiesta d'impeachment, ai sensi dell'articolo 90. "Voglio che il Presidente sia processato, voglio che questa crisi istituzionale venga risolta dal Parlamento per evitare che il malcontento popolare sfugga di mano", ha dichiarato. I ribelli, in effetti, hanno voti sufficienti per poterlo rimuovere.
Ciò che è degno di nota è che le élite pro-euro hanno agito in modo veramente rozzo, spingendo la situazione verso un'impasse pericolosa. Il Ministro delle Finanze proposto, Paolo Savona, non è un testa calda. E' stato funzionario della Banca d'Italia, Ministro e Presidente di Confindustria, oltre che Direttore di un hedge-fund londinese.
Aveva fatto dichiarazioni concilianti, lasciando cadere la suggestione che l'euro sia una "gabbia tedesca". Aveva insistito sul fatto che il suo "Piano B" per uscire dalla moneta unica (2015) non era più operativo e che il suo vero obiettivo era tornare ad un euro più equo, radicato nell'art. 3 del Trattato di Lisbona, che prevede crescita economica, creazione di posti di lavoro e solidarietà. Le sue argomentazioni legali erano impeccabili.
Con un po' di furbizia, i "poteri forti" e i "mandarini" italiani avrebbero potuto collaborare con il Sig. Savona e trovare un modo per attenuare le posizioni della Lega e dei Grillini. La spinta ad escluderlo del tutto – per cercare di soffocare la ribellione euroscettica, come avevano già fatto con Syriza in Grecia – proveniva da Berlino, Bruxelles e dalla struttura di potere dell'UE. Il tempo dirà se hanno preso una cantonata, cadendo in una trappola.
"In un certo senso sono molto felice perché abbiamo finalmente sgombrato il tavolo dalle str…ate", ha dichiarato Claudio Borghi, portavoce per l'economia della Lega. "Ora sappiamo che si tratta di una scelta fra democrazia e spread. Devi giurare fedeltà al dio dell'euro per poter avere una vita politica, in Italia. E' peggio di una religione".
"Quello che stiamo vedendo costituisce il problema fondamentale dell'eurozona: non si può avere un governo che dispiaccia ai mercati o al 'club dello spread', la BCE e l'Eurogruppo li utilizzerebbero per annientare la vostra economia. Siete molto fortunati, nel Regno Unito, perché vivete ancora in un paese libero ", ha continuato.
Il Presidente Mattarella ha scelto Carlo Cottarelli – veterano del FMI e simbolo d'austerità – per formare un governo tecnico. Questo tentativo disperato non ha alcuna possibilità di ottenere un voto di fiducia nel Parlamento italiano. Sopravviverà in un limbo costituzionale. "È incredibile che stiano comunque cercando di farlo. Porterà a rivolte e a proteste politiche di massa. Alla stragrande maggioranza degli italiani non gliene frega niente dello spread", ha concluso Borghi.
Il calcolo di coloro che circondano il Presidente è che gli italiani da loro umiliati, davanti all'abisso finanziario e politico, possano cambiare idea e rinunciare all'insurrezione. La scommessa è che l'attrito politico possa ridisegnare il paesaggio entro Ottobre, considerato il mese più probabile per un nuovo voto. Questo gioco può anche riuscire, ma è in ogni caso una supposizione pericolosa.
La Lega di Matteo Salvini ha già guadagnato otto punti nei sondaggi, dopo le ultime elezioni. Si è impadronita degli eventi delle ultime 24 ore per capitalizzare l'umore nazionalista, come Gabriele d'Annunzio a Fiume nel 1919. "Non saremo mai servi e schiavi dell'Europa", ha detto Salvini.
Ha già proclamato che il prossimo voto sarà un plebiscito sulla sovranità italiana e un atto di resistenza nazionale contro "Merkel, Macron e i mercati finanziari".
Ma c'è un altro pericolo. La fuga di capitali ha una sua logica implacabile. È visibile nel crescente tasso di cambio con il franco svizzero. Esiste il rischio che i flussi in uscita accelerino e spingano gli squilibri interni Target2 della BCE verso il punto di rottura.
I crediti Target2 della Bundesbank tedesca sono già a 923 miliardi di euro. È probabile che arriveranno ad 1 trilione di euro in breve tempo, provocando forti richieste da parte di Berlino perché siano congelati. L'Istituto IFO, in Germania, ha già avvertito che devono esserci dei limiti. Ma qualsiasi mossa per limitare i flussi di liquidità significherebbe che la Germania è vicina a staccare la spina dell'Unione Monetaria e questo scatenerebbe un'inarrestabile reazione a catena.
Il Sig. Mattarella affronterà un'estate estenuante. Rischia di andare a sbattere, fra quattro mesi, con la stessa alleanza Lega-Grillini, ma con una maggioranza ancora più ampia e un fragoroso mandato a favore del loro "governo del cambiamento".
Potrebbe seguire la strada del Presidente legittimista francese Patrice de MacMahon che, sotto la Terza Repubblica, tentò d'imporre il suo "ordine morale" ad un'ostile Camera dei Deputati, negli anni '70 dell'Ottocento, invocando i suoi teorici poteri. Il tentativo fallì. Il Parlamento lo affrontò presentandogli un ultimatum: "sottomettersi o dimettersi".
Prevalse la democrazia.
Ambrose Evans-Pritchard
Traduzione: Il colpo di stato europeo contro l'Italia segna uno spartiacque

martedì 12 giugno 2018

Il caso Alois Estermann

Aloise ESTERMANN

Nuovo articolo nel Blog di Emanuela Orlandi:

"Il caso Alois Estermann"

Il Comandante dell Guardie Svizzere assassinato nel suo appartamento presso la Città del Vaticano.
Copyright © 2018 emanuelaorlandi.altervista.org, All rights reserved.


sabato 9 giugno 2018

Con la sua scelta del Primo Ministro, il Presidente italiano ha fatto un regalo all’estrema destra


La difesa dello status quo da parte di Sergio Mattarella ha assicurato il successo delle politiche razziste e populiste
L’Italia dovrebbe passarsela bene. A differenza della Gran Bretagna, esporta molto e più verso il resto del mondo rispetto a quanto importa, mentre il suo governo spende meno(esclusi i pagamenti degli interessi) rispetto alle tasse che riceve. Tuttavia, dopo due decenni persi, l’Italia è in stagnazione e la sua popolazione in stato di ribellione.
Mentre è vero che l’Italia ha un serio bisogno di riforme, coloro che attribuiscono la responsabilità della stagnazione alle inefficienze e alla corruzione a livello nazionale, devono spiegare perché l’Italia è cresciuta così velocemente nel dopoguerra fino all’entrata nell’eurozona. Il suo governo e il suo ordinamento politico erano più efficienti e virtuosi negli anni ’70 e ’80? A malapena.
La ragione singolare per le difficoltà dell’Italia è la sua appartenenza a un’unione monetaria progettata in maniera spaventosa, l’eurozona, in cui l’economia italiana non riesce a respirare e i governi tedeschi consecutivi si rifiutano di apportare riforme.
Nel 2015 il popolo greco ha eletto un governo progressista ed europeista, con il mandato di chiedere un nuovo accordo all’interno dell’eurozona. Nell’arco di sei mesi, sotto la guida del governo tedesco, l’Unione Europea e la sua banca centrale ci hanno schiacciato. Qualche mese più tardi, alla domanda del quotidiano italiano Corriere della Sera, se pensavo che la democrazia europea fosse a rischio, ho risposto: “La Grecia si è arresa, ma è stata la democrazia europea a essere ferita a morte. A meno che gli Europei non si rendano conto che la loro economia è gestita da pseudo-tecnocrati non eletti e irresponsabili, i quali commettono un errore madornale dopo l’altro, la nostra democrazia rimarrà un’invenzione della nostra immaginazione collettiva.”
Da allora, il governo pro-establishment del Partito Democratico italiano ha attuato, una dopo l’altra, le politiche richieste dai burocrati non eletti dell’UE. Il risultato è stato più stagnazione. E così, a marzo, un’elezione nazionale ha consegnato un’assoluta maggioranza parlamentare a due partiti anti-establishment che, nonostante le loro divergenze, hanno condiviso dubbi sull’appartenenza all’eurozona e l’ostilità verso i migranti. Era il raccolto pieno di rabbia per le prospettive assenti e la speranza appassita.
Dopo alcune settimane del genere di mercanteggiamento post-elettorale, comune in Paesi come l’Italia e la Germania, i leader del Movimento Cinque Stelle e della Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, hanno stretto un accordo per formare un governo. Ahimè, il Presidente Sergio Mattarella ha usato i poteri conferitigli dalla costituzione italiana,per impedire la formazione di quel governo e, invece,ha consegnato il mandato a un tecnocrate, un ex dipendente dell’FMI che non ha alcuna possibilità di voto di fiducia in Parlamento.
Avesse Mattarella rifiutato a Salvini la carica di Ministro degli Interni, indignato per la promessa di espellere 500.000 migranti dall’Italia, sarei stato costretto a schierarmi a suo favore. Ma no, il Presidente non si dimostrato esitante. Nemmeno per un attimo ha considerato di porre il veto all’idea di un Paese europeo che dispiega le sue forze di sicurezza per fare una retata di centinaia di migliaia di persone, ingabbiarle e costringerle a salire su treni, autobus e traghetti, prima di mandarli chissà dove.
No, Mattarella ha scelto di scontrarsi con la maggioranza assoluta dei deputati per un altro motivo: la sua disapprovazione nei confronti del Ministro delle Finanze designato. Perché? Poiché il suddetto signore, pur essendo pienamente qualificato per l’incarico, e nonostante la sua dichiarazione di attenersi alle regole dell’UE, in passato aveva espresso dubbi sull’architettura dell’eurozona e caldeggiava un piano per l’uscita dall’UE, ove fosse necessario. Era come se Mattarella avesse dichiarato che il buonsenso, richiesto a un futuro Ministro delle Finanze, costituiva un motivo per la sua esclusione dall’incarico.
Ciò che colpisce è l’assenza, in qualsiasi parte del mondo, di un economista ragionevole che non condivida la preoccupazione per l’architettura difettosa dell’eurozona. Nessun prudente Ministro delle Finanze trascurerebbe di sviluppare un piano per l’uscita dall’euro. In effetti, so da fonte autorevole che il Ministero delle Finanze tedesco, la Banca Centrale Europea e tutte le maggiori banche e società abbiano piani per la possibile uscita dell’Italia, così come della Germania, dall’eurozona. Mattarella ci sta dicendo che al Ministro delle Finanze italiano è proibito ideare un piano di tale risma?
Al di là del suo fallimento morale nell’opporsi alla misantropia su scala industriale della Lega, il Presidente ha preso una grave cantonata dal punto di vista tattico: è caduto proprio nella trappola di Salvini. La formazione di un altro governo “tecnico”, sotto il burocrate dell’FMI, è un regalo fantastico al partito di Salvini.
Salvini sta segretamente smaniando al pensiero di un’altra elezione – che non combatterà come un populista misantropo e divisivo quale egli è, ma come difensore della democrazia contro lo Stato profondo. Ha già scalato gli alti valori morali con parole incitanti: “L’Italia non è una colonia, non siamo schiavi dei Tedeschi, dei Francesi, dello spread o della finanza.”
Se Mattarella trae conforto dal fatto che i precedenti Presidenti italiani sono riusciti a mettere in piedi governi tecnici, che hanno svolto il lavoro dell’establishment (con tale “successo” che il centro politico del Paese è imploso), si sbaglia di grosso. Questa volta, a differenza dei suoi predecessori, non ha la maggioranza parlamentare per approvare un bilancio o addirittura per dare al suo governo prescelto il voto di fiducia. Così, il Presidente è costretto a convocare nuove elezioni che, per gentile concessione della sua deriva morale e della sua cantonata dal punto di vista tattico, restituiranno una maggioranza ancora più forte alle forze politiche xenofobe italiane, forse in alleanza con l’indebolita Forza Italia di Silvio Berlusconi.
E allora come la mettiamo, Presidente Mattarella?
Yanis Varoufakis è co-fondatore di DiEM25 (Democracy in Europe Movement). È anche l’ex Ministro delle Finanze della Grecia

Traduzione Con la sua scelta del Primo Ministro, il Presidente italiano ha fatto un regalo all'estrema destra