mercoledì 2 settembre 2026

PARTE 1 DI 10: PROLOGO – La Data Maledetta: Quando la Storia si Ripete (e Cambia il Mondo)

Proclama del generale Raffaele Cadorna ai romani: 1870

PARTE 1 DI 10: PROLOGO – La Data Maledetta: Quando la Storia si Ripete (e Cambia il Mondo)

11 Settembre. Per la maggior parte del mondo, questa data evoca immediatamente le immagini delle Torri Gemelle in fiamme, il crollo del World Trade Center e l'inizio della "Guerra al Terrore". Ma se vi dicessi che il destino ha scritto il suo copione su questa data molto prima del 2001? Se vi dicessi che l'11 settembre è un codice temporale che ha scandito i momenti più cruciali, e spesso più oscuri, della storia moderna?

Questa non è una semplice coincidenza. È un filo rosso che attraversa secoli, legando l'unità d'Italia, la nascita del complesso militare-industriale americano, i golpe sudamericani e l'attacco che ha cambiato il millennio.

Le Origini: 1860 e 1870

Tutto inizia l'11 settembre 1860. È il giorno in cui il generale Manfredo Fanti, al comando dell'esercito piemontese, varca il confine dello Stato Pontificio nelle Marche. È l'inizio di un'invasione militare che porterà, pochi giorni dopo, alla battaglia di Castelfidardo. L'obiettivo? Fermare Garibaldi e assicurarsi che Roma non cada nelle mani dei rivoluzionari, ma diventi parte del nuovo Regno d'Italia sotto il controllo dei Savoia. È il primo atto di forza che segna l'inizio della fine del potere temporale dei Papi.

Dieci anni dopo, l'11 settembre 1870, la storia accelera. Il generale Raffaele Cadorna, dal suo quartier generale di Terni, lancia il famoso Proclama ai Romani. È l'ultimatum. Le truppe italiane si preparano a marciare sulla Città Eterna. Nove giorni dopo, il 20 settembre, si aprirà la Breccia di Porta Pia. Per il Vaticano, quella data dell'11 settembre rimane impressa come l'inizio dell'umiliazione: il giorno in cui la forza bruta dello Stato Laico ha iniziato a smantellare il loro regno terrestre.

martedì 1 settembre 2026

Rete Voltaire I principali titoli della settimana 1 set 2026



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lunedì 31 agosto 2026

Statonote e spazi di sovranità - NINO GALLONI



Per trent'anni ci hanno spiegato che i soldi non ci sono. Che il vincolo è esterno, tecnico, indiscutibile. Che l'unica politica economica possibile è la contabilità. Oggi l'ordine monetario nato a Bretton Woods si sta sfilacciando: le banche centrali comprano oro, gli scambi si spostano su valute locali, il dollaro non è più un destino. E l'Italia sta a guardare, ma siccome siamo in vista delle elezioni, parliamo di cosa dovrebbe fare il prossimo governo in termini di politiche economiche, di contrasto alla deindusstrializzaione e all'inflazione. Il dollaro potrebbe non essere più un destino incontrastabile. Ne parliamo con Nino Galloni, economista, saggista. Intervista a cura di Jeff Hoffman 19 ago 2026.

IN QUESTA PUNTATA
▪️ Quali suggerimenti al governo che verrà?
▪️ Statonote, sovranità monetaria, moneta fiscale
▪️ De-dollarizzazione e mondo post-angloamericano: quanto è reale, quanto è retorica
▪️ Federico Caffè, Enrico Mattei, Aldo Moro, Bettino Craxi - un unico filo

https://www.youtube.com/watch?v=lkXfx-bUqWk

venerdì 28 agosto 2026

L’ombra di Ustica su Ramstein: la morte dei due testimoni



Il 28 agosto 1988, durante l'air show Flugtag '88 nella base NATO di Ramstein, nella Germania Ovest, la collisione tra tre velivoli delle Frecce Tricolori davanti a oltre 300mila spettatori trasformò una giornata di festa nel più grave disastro della storia delle esibizioni acrobatiche: 70 morti, tra cui i piloti Ivo Nutarelli, Mario Naldini e Giorgio Alessio, e centinaia di feriti.

Ma due di quei piloti, Nutarelli e Naldini, non erano nomi qualsiasi. La sera del 27 giugno 1980 volavano vicino al DC-9 Itavia di Ustica e avevano lanciato un codice di allarme di guerra aerea, diventando testimoni scomodi di quella notte. A quasi 40 anni dall'incidente resta il dubbio che a Ramstein non ci sia stato solo un errore umano, e che dietro la morte dei due uomini che "sapevano troppo" si nasconda l'ultimo capitolo irrisolto del mistero di Ustica.

Ne parliamo con Massimiliano Giannantoni, giornalista Sky TG24 e autore del documentario "Inferno a Ramstein". 10 ago 2026.

Capitoli:

00:00 – Introduzione: Ramstein e il legame con Ustica
01:45 – Il legame tra i due piloti e la notte di Ustica
02:43 – La dinamica dell'incidente: la manovra del cardioide
04:01 – I dubbi sulla ricostruzione ufficiale
07:21 – Autopsia mai eseguita e carte mancanti
11:03 – La sequenza di errori attribuita a Nutarelli
12:37 – L'ipotesi meccanica e i rottami sciolti
17:00 – Il sentimento dei piloti verso Ustica: le testimonianze
20:36 – Le perquisizioni del 1988 e il Codice 73
25:56 – La storia di Crociani, le minacce e la morte sospetta
32:11 – La domanda allo Stato italiano e le piste ancora aperte

https://www.youtube.com/watch?v=BeifB-gzxOc

giovedì 27 agosto 2026

Oltre il Mito: I Nuovi Storici, le Risoluzioni Inattese e le Voci Dissidenti di Israele

Neturei karta

Oltre il Mito: I Nuovi Storici, le Risoluzioni Inattese e le Voci Dissidenti di Israele

Per decenni, la narrazione ufficiale sulla nascita di Israele è stata un monolite incrollabile: un popolo senza terra che torna in una terra senza popolo, costretto a difendersi da aggressioni ingiustificate. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni '80, un gruppo di ricercatori ha scardinato queste certezze. Grazie all'apertura degli archivi di stato, i cosiddetti "Nuovi Storici" hanno rivelato un quadro ben più complesso, fatto di espulsioni pianificate, opportunità di pace mancate e risoluzioni internazionali sistematicamente ignorate. Questo approfondimento esplora le figure chiave di questa rivoluzione storiografica, le risoluzioni ONU dimenticate e le voci – religiose e laiche – che si oppongono al sionismo dall'interno stesso dell'ebraismo.


1. I Nuovi Storici: Decostruire le Fondamenta

Il termine "Nuovi Storici" (Ha-Historionim Ha-Hadashim) è stato coniato nel 1988 da Benny Morris, lo storico che per primo ha avuto il coraggio di utilizzare i documenti declassificati per sfidare la versione ufficiale degli eventi del 1948. Il loro lavoro non è mera accademia: ha fornito le basi intellettuali per comprendere le radici del conflitto israelo-palestinese al di là della propaganda.

I Tre Pilastri del Movimento

Benny Morris, con la sua opera fondamentale La nascita del problema dei rifugiati palestinesi 1947-1949, ha dimostrato che l'esodo palestinese (la Nakba) non fu causato principalmente da ordini di fuga lanciati dai leader arabi, come sostenuto da Tel Aviv per decenni. Morris ha provato che l'esodo fu il risultato di espulsioni dirette, attacchi militari e guerre psicologiche condotte dalle milizie sioniste e dal neo-esercito israeliano. Sebbene Morris abbia mantenuto una posizione sionista critica, giustificando molte azioni come necessarie per la sopravvivenza dello Stato, i suoi dati hanno aperto la strada a interpretazioni più radicali.

Tra questi spicca Ilan Pappé, storico di origine ebraica che ha spinto le conclusioni di Morris alle loro estreme conseguenze morali. Nel suo libro La pulizia etnica della Palestina, Pappé sostiene che l'esodo non fu un effetto collaterale della guerra, ma l'obiettivo centrale del "Piano Dalet" (Plan D), un progetto sistematico di svuotamento demografico della Palestina storica. Pappé non esita a usare il termine giuridico "pulizia etnica" per descrivere gli eventi del 1948, citando la distruzione di oltre 500 villaggi e massacri come quello di Deir Yassin. Le sue posizioni gli sono costate l'allontanamento dall'Università di Haifa e il trasferimento nel Regno Unito, dove oggi insegna all'Università di Exeter e sostiene attivamente il movimento BDS.

Completa la triade Avi Shlaim, storico di origine irachena autore di Il muro di ferro: Israele e il mondo arabo. Shlaim ha concentrato la sua ricerca sulla diplomazia, smontando il mito secondo cui Israele avrebbe sempre cercato la pace. Analizzando la dottrina del "Muro di Ferro", Shlaim documenta come leader come David Ben-Gurion abbiano spesso respinto iniziative di pace arabe (inclusi approcci dalla Giordania) per consolidare i confini con la forza, preferendo la certezza della vittoria militare all'incertezza del compromesso territoriale.