giovedì 5 luglio 2018

Rete Voltaire: I principali titoli della settimana 4 lug 2018


Rete Voltaire
Focus




In breve

 
Trump e la NATO
 

 
Le Comore fornivano passaporti all'Iran
 

 
I Mujahidin del Popolo esortano a rovesciare il regime iraniano
 

 
Il Qatar rappresenta Hamas presso Israele
 

 
António Vitorino nuovo direttore dell'OIM
 

 
Lafarge sospettato di aver fornito cemento a Daesh
 

 
Offensiva dell'esercito siriano contro gli jihadisti a Deraa
 

 
In Iran la crisi si aggrava
 

 
Trump rimette in discussione la funzione anti-russa della NATO
 

 
L'Estonia celebra un criminale nazista
 

 
Il dipartimento di Stato nega il visto all'ex segretario generale della NATO
 

 
Nuove manifestazioni in Iran
 

 
Sarkozy e la Libia: un'informazione può nasconderne un'altra
 
Controversie

 
abbonamento    Reclami

 

La Germania e la Siria di Thierry Meyssan

Le relazioni tra Germania e Siria, eccellenti all’epoca dell’imperatore Guglielmo II, oggi sono esecrabili. Il motivo è che Berlino, al termine della Guerra Fredda, è diventata retrovia dei Fratelli Mussulmani desiderosi di rovesciare la Repubblica araba siriana. Dal 2012 il ministero degli Esteri tedesco, insieme a quel serbatoio federale di cervelli che è l’SWP, operano direttamente per conto dello Stato Profondo statunitense con l’obiettivo di distruggere la Siria.


JPEG - 39.3 Kb
A gennaio 2015 una marcia della tolleranza radunò a Berlino i responsabili politici tedeschi e i leader mussulmani, in reazione all’attentato contro Charlie Hebdo a Parigi. La signora Merkel vi sfilò a braccetto con Aiman Mazyek, segretario generale del Consiglio centrale dei mussulmani. Benché pretenda di aver rotto con i Fratelli Mussulmani e di esternarsi schiettamente, Mazyek protegge, nel seno del proprio sodalizio, sia la Milli Gorus (l’organizzazione suprematista di Recep Tayyip Erdoğan) sia i Fratelli Mussulmani ‒ matrice delle organizzazioni jihadiste ‒ allora presieduta mondialmente da Mahmoud Ezzat, ex braccio destro di Sayyed Qutb.
All’inizio del XX secolo la Germania vantava eccellenti relazioni storiche con l’impero ottomano. Il Kaiser Guglielmo II era affascinato dall’islam. Oltre a promuovere scavi archeologici, specialmente a Baalbeck, partecipò alla costruzione delle prime ferrovie, come la Damasco-Medina. Nel 1915, quando gl’inglesi organizzarono la cosiddetta Grande Rivolta Araba, il Reich e la Sublime Porta li affrontarono insieme. Ma in seguito persero la Prima Guerra mondiale e di conseguenza i vincitori li esclusero dalla regione, con gli accordi Sykes-Picot-Sazonov.
JPEG - 29.6 Kb
Nel 1953 il presidente Eisenhower riceve una delegazione dei Fratelli Mussulmani, guidata da Saïd Ramadan. Ormai gli Stati Uniti sostengono l’islam politico all’estero.
Durante la Guerra Fredda la CIA arruolò alcuni dei migliori ufficiali nazisti per continuare la propria battaglia contro l’URSS. Tra di loro c’era Gerhard von Mende, che aveva reclutato mussulmani sovietici contro Mosca [1]. Nel 1953 questo alto funzionario installò a Monaco il capo dei Fratelli Mussulmani transfughi dall’Egitto, Saïd Ramadan [2].
JPEG - 19.1 Kb
Alois Brunner, ritenuto responsabile della deportazione di 130 mila ebrei, nel 1954 fu installato dalla CIA a Damasco, per evitare che il regime del presidente Choukri al-Kouatli non stringesse alleanze con i sovietici.
Nello stesso periodo la CIA spedisce ‒ sotto copertura ‒ ufficiali nazisti un po’ dappertutto nel mondo, per combattere i pro-sovietici. Per esempio: Otto Skorzeny in Egitto, Fazlollah Zahedi in Iran e Alois Brunner [3] in Siria. Tutti organizzano i servizi segreti locali sul modello della Gestapo. Brunner non sarà estirpato che molto tempo dopo, nel 2000, dal presidente Bachar el-Assad.
Nel periodo intercorrente tra la rivoluzione khomeinista del 1979 e gli attentati dell’11 settembre 2001, la Germania Ovest si mostra prudente verso la Confraternita. Tuttavia, su richiesta della CIA e nel momento in cui la Siria riconosce la Germania Est, essa accetta di offrire asilo politico ai golpisti che nel 1982 tentarono il colpo di Stato contro il presidente Hafez el-Assad, tra cui l’ex Guida suprema Issam al-Attar, fratello della vicepresidente siriana Najah el-Attar. Negli anni Novanta, la Confraternita si riorganizza in Germania con l’aiuto di due uomini d’affari, il siriano Ali Ghaleb Himmat e l’egiziano Youssef Nada, che in seguito saranno accusati da Washington di finanziare Osama Bin Laden. [Nel 2001 Nada fu inserito nella Lista Nera dei terroristi, redatta dagli Stati Uniti. Per questo fu perseguito dalla Svizzera, dove risiedeva. Nada si rivolse alla giustizia europea, che nel 2012 lo riconobbe vittima di persecuzione immotivata. Nel 2015 gli Stati Uniti lo depennarono dalla Lista Nera, senza clamore. Ndt]
JPEG - 26.5 Kb
Per lunghi anni il docente universitario tedesco Volker Perthes ha partecipato, a fianco della CIA, alla preparazione della guerra contro la Siria. Egli dirige il più potente serbatoio di cervelli europeo, la Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP) e, a nome dell’ONU, assiste ai negoziati di Ginevra.
Quando gli Stati Uniti scatenano l’«interminabile guerra» nel «Medio Oriente Allargato», la CIA incoraggia la Germania riunificata a promuovere un «Dialogo con il mondo mussulmano». A questo fine, a Berlino, il ministero degli Esteri fa innanzitutto affidamento sul nuovo capo locale della Confraternita, Ibrahim el-Zayat, nonché su un esperto, Volker Perthes. Quest’ultimo diventerà il direttore del principale serbatoio di cervelli federale, la Fondazione per la Scienza e la Politica (SWP).
JPEG - 23 Kb
Detlev Mehlis ha accusato, a nome dell’ONU, i presidenti libanese e siriano, Émile Lahoud e Bachar el-Assad, di essere i mandanti dell’assassinio di Rafic Hariri. La sua inchiesta si basava su false testimonianze che, quando sono state riconosciute tali, lo hanno costretto a dimettersi.
Nel 2005 la Germania partecipa all’assassinio di Rafic Hariri fornendo l’arma usata per ucciderlo (un esplosivo: non di tipo classico, contrariamente alla propaganda del «Tribunale» speciale) [4]. In seguito, la Germania fornisce anche il capo della Missione d’inchiesta dell’ONU, l’ex procuratore Detlev Mehlis [5], nonché il suo vice, l’ex commissario di polizia Gerhard Lehmann, implicato nello scandalo delle prigioni segrete della CIA.
Nel 2008, mentre la CIA prepara la «guerra civile» siriana, Volker Perthes è invitato dalla NATO alla riunione annuale del Gruppo di Bilderberg. Vi partecipa con un funzionario siriano della CIA, Bassma Kodmani. Insieme, spiegano ai partecipanti quali interessi abbia l’Occidente a rovesciare la Repubblica araba siriana e a issare al potere i Fratelli Mussulmani. Avendo mutuato il linguaggio doppio della Confraternita, Perthes firma nel 2011 un intervento d’opinione sul New York Times per irridere il presidente Assad, accusandolo di fantasticare su un «complotto» contro il suo Paese [6]. Nell’ottobre dello stesso anno, Perthes partecipa a una riunione del padronato turco organizzata dall’agenzia privata statunitense di informazioni Stratfor. Egli illustra ai partecipanti le risorse petrolifere e gassose che potranno rubare alla Siria [7].
JPEG - 30.1 Kb
Clemens von Goetze (direttore del 3° dipartimento del ministero tedesco degli Esteri) e Anwar Mohammad Gargash (ministro degli Esteri degli Emirati) ad Abu Dhabi, durante la riunione del Gruppo di lavoro per il recupero dell’economia siriana.
Proseguendo nella propria missione, la Germania organizza ad Abu Dhabi, sotto la presidenza di un proprio diplomatico, Clemens von Goetze, una riunione degli Amici della Siria. Costui ripartisce tra i presenti le future concessioni di sfruttamento che saranno assegnate ai vincitori dopo che la NATO avrà rovesciato la Repubblica araba siriana [8].
A metà del 2012, Perthes è incaricato dal Dipartimento USA della Difesa di preparare «L’indomani», cioè il governo che sarà imposto alla Siria. Egli organizza riunioni al ministero degli Esteri, invitandovi 45 personalità siriane, tra cui la propria amica Bassna Kodmani e il Fratello Radwan Ziadeh, venuto apposta da Washington [9]. Logico che Perthes diventi uno dei consiglieri di Jeffrey Feltman all’ONU. A questo titolo partecipa a tutti i negoziati di Ginevra.
I propositi del ministero tedesco degli Esteri sono ripresi parola per parola dal Servizio europeo degli affari esteri, il SEAE, rappresentato da Federica Mogherini. Questo servizio, diretto da un alto funzionario francese, redige note confidenziali sulla Siria a beneficio dei capi di Stato e dei capi di governo dell’Unione.
Nel 2015 la cancelliera Angela Merkel e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, diventato protettore mondiale dei Fratelli Mussulmani, organizzano il trasferimento di oltre un milione di persone verso la Germania [10], in armonia con le richieste della confindustria tedesca. Parecchi di questi migranti sono siriani di cui l’AKP [il partito di Erdoğan, ndt] si vuole liberare e di cui la Germania si preoccupa di evitare il ritorno al loro Paese.
Questa settimana la cancelliera Merkel sarà a Beirut e ad Amman per parlare della Siria.

mercoledì 4 luglio 2018

Nella Terza Repubblica non c’è posto per i finti progressisti

MagaldiFine della farsa: siamo nella Terza Repubblica, dove le parole di ieri – per lo più false – non valgono più. Per Gioele Magaldi, presidente del Movimento Roosevelt, si apre sotto i migliori auspici una nuova stagione, il ritorno alla democrazia, dopo la Notte della (Seconda) Repubblica fondata sull'equivoco di slogan europeisti snocciolati per mascherare l'inganno di politiche a senso unico – austerity, tagli, privatizzazioni, guerra al deficit – progettate dall'oligarchia finanziaria ai danni dei popoli europei. Ne è la prova il terremoto politico in corso in Italia, che sta gettando nel panico sia i rottami del Pd che i suoi padrini, italiani e non. «Sono forze politiche, economiche, meta-politiche e massoniche europee e internazionali quelle che guardano con paura e avversione a questo governo Conte, che potrebbe avviare un cambiamento epocale, non solo nei rapporti Italia-Europa ma proprio nella rivisitazione politica, economica, sociale di questa Disunione Europea», sostiene Magaldi, ai microfoni di "Colors Radio". «Proprio per questo, accanto a Lega e 5 Stelle, conviene pensare ad altri soggetti politici del tutto nuovi, utili per la Terza Repubblica. Ed è con questo spirito – annuncia – che a Roma, il 14 luglio, faremo la prima tavola rotonda sul "partito che serve all'Italia"».

Premessa: massimo rispetto dell'asse gialloverde. Salvini? «Lo giudico uno dei politici più interessanti, oggi, per l'Italia e per l'Europa, e continuerò a difenderlo da ogni accusa pretestuosa di razzismo, xenofobia e atteggiamenti fascistoidi: ogni volta che viene attaccato, puntualmente, basta andare oltre i titoli e i lanci sensazionalistici di agenzia per scoprire che ha detto cose spesso condivisibili e comunque pacate, sobrie e ragionevoli». Magaldi parla (anche) a nome dei circuiti massonici progressisti che sostengono il "governo del cambiamento". Sia chiaro, avverte: «Non faremo sconti, né a Salvini né a Di Maio né al governo Conte, rispetto a quello che ci aspettiamo da loro. Su certi temi, se vi fossero scivoloni di natura illiberale o non democratica saremo i primi a denunciarli». Ma intanto, aggiunge, Salvini è stato soprattutto «oggetto di campagne di odio e disinformazione, da parte di chi vorrebbe che tutto restasse così com'è». La Lega come vettore di cambiamento, che – da Pontida – propone addirittura trent'anni di governo in tandem con i 5 Stelle? «Sono felice del reciproco riconoscimento tra questi due partiti, che l'elettorato ha premiato», dichiara Magaldi. «La Lega si è completamente rinnovata proprio grazie a Salvini e ad altri giovani dirigenti, e anche i 5 Stelle sono in corso di progressiva maturazione».

L'elettorato semmai ha bastonato il centrodestra, ridimensionando Forza Italia, e ha sanzionato anche le forze del sedicente centrosinistra, cioè «gli epigoni della Seconda Repubblica, bocciati dagli elettori che hanno invece espresso una fiducia chiarissima alla Lega e ai 5 Stelle». Futuro gialloverde? Ottima prospettiva: «Sarebbe molto utile se Lega e 5 Stelle si presentassero insieme, in future competizioni elettorali», ipotizza Magaldi, impegnato con il Movimento Roosevelt a «supportare e consolidare un futuro asse tra leghisti e pentastellati». E non è tutto: bisogna anche «offrire una occasione di partecipazione politica a quei soggetti, cittadini, gruppi sociali e associazioni che non si riconoscono nella Lega e nei 5 Stelle ma neppure più nel centrodestra e nel centrosinistra, e quindi cercano un nuovo veicolo politico nel quale vedere rappresentata la loro sovranità». Da qui l'assise romana del 14 luglio, anniversario della Presa della Bastiglia, con politologi e sociologi, storici e giuristi: «E' un modo per festeggiare la democrazia: prima l'idea, poi l'utopia e infine la realtà della democrazia, quella democrazia che noi vogliamo difendere da chi l'ha calpestata, vilipesa e svuotata di sostanza», dice Carlo CalendaMagaldi. «Lega, 5 Stelle e governo Conte, del resto, nascono proprio per ridare democrazia sostanziale ai cittadini – e quindi diritti, prospettive economiche».

Salvini a Pontida annuncia la volontà di negoziare in Europa condizioni economiche che siano a vantaggio dei popoli, mentre Di Maio presenta finalmente iniziative di sviluppo dell'economia. Magaldi non teme di usare parole altisonanti: «Forse è l'avvio di una rivoluzione, la nascita della Terza Repubblica in Italia e l'alba di una nuova Europa», checché ne pensino i reduci del renzismo. A proposito: che dire dell'ex ministro Carlo Calenda e dei suoi ripensamenti "salviniani" sulla politica per i migranti, in linea con il blocco dei porti che avrebbe voluto attuare lo stesso Minniti? Su Calenda, Magaldi è scettico: «E' un personaggio che potrebbe fare l'interprete di un film, "Renzi 2 – la vendetta"». In fondo, Calenda «è un Renzi aggiornato alla situazione attuale, sgangherata, dove in tanti dicono di voler andare oltre il Pd». Tutte chiacchiere: l'ex ministro già montiano «appartiene allo stesso establishment che ha mal gestito politica ed economia italiana». E poi, cosa propone Calenda? «Non riconosco particolare spessore né a lui né ad altri candidati a ereditare quel che resta di quella forza politica», afferma Magaldi. «Anziché Salvini a Pontidasottoscrivere queste ammissioni di colpa fuori tempo massimo, Calenda e soci dovrebbero dirci cosa vogliono fare, nel presente e nel futuro».

Il problema del Pd, aggiunge Magaldi, non sta nella mancata chiusura dei porti, all'epoca di Minniti. Il vero guaio è che «ha preteso di essere l'erede di una tradizione progressista, laddove invece – da molti anni – si è fatto interprete del conservatorismo e della reazione neoliberista più becera, nonostante le aspettative anche di quei ceti popolari che un tempo hanno votato partiti sedicenti progressisti, di cui il Pd è erede». Proposte concrete? Non pervenute. A dire il vero «Nicola Zingaretti qualcosina l'ha detta, ma è anche molto bravo ad arrivare a cose fatte: ai tempi in cui il Pd veniva gestito in una certa direzione, non ricordo uno Zingaretti che si fosse messo a fare un'opposizione dura e pura alla traiettoria renziana. Adesso, certo, arrivano tutti e si accreditano come rinnovatori». Magaldi li esorta a riflettere su un punto chiave: «La scena politica della Terza Repubblica sarà di coloro i quali smetteranno di fingersi quello che non sono, e cercheranno di rappresentare le istanze della sovranità popolare». Istanze che ovviamente «sono molto diverse da quelle linee-guida di governo della politica e dell'economia che hanno caratterizzato la Seconda Repubblica, cioè gli ultimi 25 anni». Per intenderci: «Chi si fa paladino dei diritti civili ha trascurato del tutto quelli sociali ed economici. Avrà la capacità di capire che tutti i diritti vanno saldati insieme? Solo allora ci sarà una speranza, anche per quell'area politica, di rigenerarsi». E dunque porte aperte, nel "partito che serve all'Italia", anche «ai dirigenti del Pd in crisi di coscienza e di identità, oltre che a tutti gli elettori che sono in crisi di appartenenza e di fiducia».

To see the article visit www.libreidee.org

VACCINI / CONTINUA LA CAMPAGNA DI BUFALE DEI PRO VAX. MA IL NOBEL LUC MONTAGNIER LI SPUTTANA


Il vicepremier tuttofare Matteo Salvini dice una frase sui vaccini e apriti cielo. Si alzano dal sarcofago i PD, tuonano dalle loro cattedre (sic) i soloni della scienza di casa nostra, suona la fanfara mediatica tutta pro vax. 
Ormai il copione è ben noto: appena si alza un dito per mettere in dubbio non l’utilità dei vaccini, ma solo le modalità d’uso, di somministrazione e caso mai la qualità dei vaccini stessi, si mette in moto la possente macchina di Big Pharma, che con i suoi tentacoli arcimiliardari è in grado di comprare l’ok degli scienziati, quello dei partiti sempre a caccia di fondi e quello ormai in svendita dei media. 
Ad essere fregati i cittadini, i genitori che in questo bailamme politico e (dis)informativo non sanno che pesci prendere, stretti da un obbligo alla vaccinazione che neanche nella Germania hitleriana sarebbe stato mai adottato e quindi ricattati – pistola alla tempia – sul fronte del diritto all’istruzione e all’educazione dei loro figli. 

Giulia Grillo. In apertura Matteo Salvini e, sullo sfondo, il popolo dei NO VAX
Nel bel mezzo da un lato il decreto Lorenzin, che appunto obbliga all’assunzione di 10 vaccini dieci, cosa che in nessun paese civile europeo è in voga; e dall’altro il paragrafo del ‘contratto’ gialloverde che sul tema così si esprime: “pur con l’obiettivo di tutelare la salute individuale e collettiva, garantendo le necessarie coperture vaccinali, va affrontata la tematica del giusto equilibrio tra diritto all’istruzione e diritto alla salute, tutelando i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale”.
Un tema, comunque, mal posto. Perchè non si tratta solo di diritto all’istruzione, ma di diritto alla salute – quella vera – da rispettare senza se e senza ma: e quindi non costrigendo i ‘greggi’ dei bimbi italiani a subire un’imposizione parahitleriana, invece a ricevere tutte le cure del caso, ben compresi i vaccini. Ma attenzione: vaccini di qualità super controllata; e somministrati – quelli che risultano necessari – in maniera cauta, saggia, dopo i dovuti e rigorosi controlli, nel più totale rispetto del “Principio di Precauzione”, come hanno stabilito in modo inequivocabile le Nazioni Unite a Rio de Janerio nel 1992 e ha ribadito la stessa Unione Europea nel 2002.
ATTENTI A QUEI TRE, I MAGHI DEI VACCINI 
Partiamo dalle news. 
Dopo le parole del titolare del Viminale, Matteo Salvini, subito osserva la ministra della Salute, la 5 Stelle Giulia Grillo: “Le valutazioni scientifiche non competono alla politica. La politica non fa scienza, la scienza la fanno gli scienziati”. Tortuoso. Anche perchè non dice una sola parola sugli immensi interessi di Big Pharma nel settore e sui giganteschi conflitti d’interessi che coinvolgono alcuni ‘soloni’ in camice bianco che dettano il Verbo scientifico.

Roberto Burioni
Eccoci, allora, a questi Soloni, i Maghi dei Vaccini. Genuflessi tutti i media a raccoglierne le Parole, fregandose di sentire il parere di qualche scienziato che la pensi in modi diverso: quasi avesse la peste. 
Scende in campo Repubblica sempre più in ginocchio davanti agli interessi di Big Pharma, soprattutto da quando Mario Calabresi è al timone del quotidiano: “Salvini fa il no-vax. ‘Dannosi 10 vaccini’. La ministra lo stoppa”, romba il titolo. 
I pareri eccellenti raccolti? Quello della “scienziata e senatrice a vita” Elena Cattaneo che etichetta Salvini come “irresponsabile e incompetente” e del Super No Vax Stefano Burioni, il quale parla di “bugia pericolosissima”. 
Da una campana all’altra, eccoci a quella del Corsera che parte lancia in resta con Ariete Burioni: “Accusa il titolare del Viminale di ‘aver detto una menzogna’ e gli lancia una sfida: ‘mi indichi quali vaccini sono ‘assolutamente superflui’, indicando la bibliografia che supporta le sue affermazioni, altrimenti avremo la certezza che il ministro dell’Interno racconta pericolose bugie”. 
Il quotidiano diretto da Luciano Fontana passa poi all’altro Vate in gonnella, la farmacista a vita Cattaneo, che accusa Salvini di “irresponsabilità: parla di cose di cui non ha competenza” e di “fare campagna elettorale sulla salute dei bambini”.
Il Corsera stavolta fa di più, e intervista un altro maitre a penser pro Vax, quell’Alberto Mantovani che consorella Repubblica ha più volte definito “lo scienziato italiano più citato nella letteratura scientifica mondiale”. Ecco, tra ovvietà & baggianate, il Mantovani Pensiero. 

Elena Cattaneo
Alla domanda del cronista sui rischi legati alle vaccinazioni risponde: “Ne corriamo molti di più in automobile ed esiste il rischio di intossicazione per tutti i farmaci”. Da ricovero.
Poi, sulle possibili reazioni avverse ai vaccini: “Le reazioni avverse sono per una maggior parte legate alla puntura dell’ago”. O a quella di una vespa che si trovi nei paraggi. 
Ancora, il cronista del Corsera chiede sulla vaccinazione contro l’epatite B: “L’epatite B ha flagellato l’Italia. Ora le nuove generazioni sono immuni da un virus che è causa di grave infezione al fegato e può portare al tumore”. Vedremo a breve cosa ne pensa uno scienziato appena più ‘illustre’ di lui.
Dicevamo prima: come mai i Palazzi dell’informazione di casa nostra non hanno il coraggio di sentire neanche una volta il parere di uno scienziato che la pensa in maniera diversa? 
Interpellano i soliti noti: dal massone Burioni in palese conflitto d’interessi per i suoi brevetti nel campo dei vaccini e che tratta tutti come “Somari” (dal titolo del suo ultimo capolavoro), alla farmacista Cattaneo che combatte da una vita anche sul fronte della vivisezione senza se e senza ma, ben sapendo che è perfettamente inutile e serve solo a gonfiare i porfatogli di Big Pharma.
PARLA IL NOBEL PER LA MEDICINA LUC MONTAGNIER
Mistero. Quando basta andare ad un convegno organizzato dall’Ordine dei Biologi per incontrare, ad esempio, il premio Nobel Luc Montagnier, che di vaccini se ne intende centomila volte più di un Burioni, di una Cattaneo e di un Mantovani. 
Riportiamo alcune frase pronunciate da Montagnier poco più di tre mesi fa a Roma, invitando i lettori ad ascoltare il testo dell’intervento tenuto il 10 marzo presso la sede dell‘Ordine nazionale dei Biologi, ancora reperibile via internet. Eccone alcuni passaggi salienti.
“Siamo in presenza di una moltitudine di fattori tossici. Si sviluppano epidemie, insorgono nuove malattie, si moltiplicano gli agenti infettivi. Le risposte non possono essere univoche, ma articolate, non fornite in modo semplicistico per la salute umana. Come succede attraverso i vaccini”.

Luc Montaigner
A proposito dell’alluminio che è contenuto nei vaccini: “Molti sostengono che ingeriamo alluminio anche mangiando. Ma una cosa è ingerire ed eliminarlo attraverso l’intestino, altra cosa è iniettarlo nelle vene, quindi introdurre subito la sostanza in circolo. Resta per parecchio in sito ma poi arriva fino al cervello. L’alluminio nei muscoli può essere causa di malattie. Per questo deve essere eliminato assolutamente dai vaccini”. 
A proposito del tanto discusso obbligo vaccinale, così sottolinea il premio Nobel per la Medicina: “Quando in Francia è stato varato l’obbligo per alcuni vaccini, io sono stato contrario, perchè la vaccinazione di massa può essere molto pericolosa”.
“Prima di somministrare qualsiasi vaccino vanno effettuati accurati, più che approfonditi esami su chi lo riceve; occorre misurare con attenzione gli anticorpi, valutare tutte le possibili reazioni. Insomma andare molto cauti, con i piedi di piombo”. E non trattare i bambini come tanti polli in batteria da vaccinare tanto al pezzo per rispettare diktat & interessi di Big Pharma.
Continua Luc Montagnier nel suo intervento: “In Francia la campagna di vaccini ha prodotto molti effetti collaterali, perchè le industrie pensavano solo ai loro profitti e sono aumentate in modo sensibile le patologie”. Appunto.
E a proposito dell’epatite B di cui discetta Mantovani: “Ricordo una tragedia che ha colpito la Francia ma anche altri Paesi. La campagna di vaccini contro l’epatite B ha causato moltissimi decessi di emofiliaci, per via degli emoderivati somministrati, a cominciare dai fattori VIII e IX”. Proprio come è successo in Italia per la strage del sangue infetto, con un processo finalmente in corso a Napoli dopo 20 anni (venti) di attesa!
Va giù molto duro, Montagnier: “In Francia abbiamo avuto una campagna di vaccinazioni obbligatoria per la somministrazione di vaccini entro i due anni. Un grande errore medico, scientifico e politico”. E anche morale. 
E, per chi non ha ancora capito, spiega: “I vaccini vanno somministrati con saggezza, senza abusi, dopo una serie di controlli, rispettando e attuando il principio di Precauzione adottato oltre un quarto di secolo fa dalle Nazioni Unite e poi confermato dalla Ue”.

Giulio Tarro
Sorge a questo punto più che spontanea una domanda. Se lorsignori, i Super Scienziati del calibro di Burioni, Cattaneo, Mantovani e compagnia bella non vogliono parlare con cittadini, medici e ‘somari’ certo non alla loro siderale altezza, perchè non accettano il confronto con qualcuno che è un po’ al di sopra di loro, visto che è stato insignito di un Nobel per la Medicina e non fa parte di logge e loggette di alcun tipo? 
Come mai i Vati di casa nostra continuano a suonarsela e cantarsela tra loro, in mezzo a chitarre e mandolini, nani e ballerine di un’informazione ormai comprata e venduta tanto al pezzo? 
P.S. Consigliamo a tutti di evitare fonti ‘inquinate’ per una approfondita conoscenza in materia. 
Se volete saperne realmente di più leggete “10 cose da sapere sui vaccini – Tutta la verità – Un libro indispensabile per genitori consapevoli” (Newton Compton Editori). 
Lo ha scritto Giulio Tarro, un virologo di fama mondiale, per due volte candidato al Nobel per la Medicina, allievo di Albert Sabin, l’inventore del vaccino antipolio. 
La Voce ne ha scritto in un paio d’inchieste che potete trovare cliccando in basso. 
Utile – il libro – per capire e misurare gli interessi di Big Pharma, i conflitti d’interesse che appestano il mondo scientifico e accademico, e per sapere chi lotta davvero per la salute dei bambini e dei genitori: e chi invece fa affari speculandovi sopra e puntando le sue carte proprio sull’ignoranza dei cittadini.   

LEGGI ANCHE
16 agosto 2017

18 aprile 2017

PARLA GIULIO TARRO / SOS METALLI TOSSICI, NEL 2050 UN BIMBO AUTISTICO SU DUE

3 aprile 2018

19 marzo 2018

martedì 3 luglio 2018

LA DINASTY DEI PARNASI / TUTTI GLI AFFARI MILIONARI E LE AMICIZIE BORDER LINE

Rapporti con il Venerabile Licio Gelli, terreni e proprietà appartenute per una vita ai "Cavalieri dell'Apocalisse mafiosa", quindi lo scrigno di tutti i segreti che facevano capo al super banchiere delle cosche Michele Sindona.
Di tutto e di più nel 'portafoglio' lavori e non solo di casa Parnasi, oggi tornata agli onori delle cronache per l'affaire dello stadio giallorosso a Tor di Valle e l'inchiesta montante della procura di Roma.
Un business che bolle in pentola da almeno un anno e mezzo, dopo un primo trattamento a cura della giunta capeggiata da Ignazio Marino e la stretta finale impressa da quella griffata Virginia Raggi.
Quel 'portafoglio' per anni è stato tra le mani di Sandro Parnasi, il patriarca della dinasty mattonara romana, storicamente rivale del gruppo Caltagirone, con cui ha diviso la torta degli appalti: anche se negli ultimi tempi la potente famiglia tutto cemento ha preferito dedicarsi alle lucrose attività estere. Le questioni romane, quindi, appannaggio soprattutto di Parsitalia & consorelle, sponsorizzate al punto giusto e in modo perfettamente trasversale.


Valter Veltroni e il fratello Valerio.

Nel montaggio di apertura Luca Parnasi e sullo sfondo Michele Sindona
Ecco cosa la Voce scriveva in un'ampia inchiesta di aprile 2011: "La famiglia Parnasi, come la gran parte dei palazzinari romani, ha imparato il copione a memoria: amici di tutti, a destra e a sinistra, con Walter Veltroni e Gianni Alemanno, con Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Sempre a fianco dei manovratori". In quel reportage venivano dettagliati i principali business mattonari dell'epoca all'ombra del Cupolone: da Tor Marancia a Mostacciano e al comprensorio Torrino nord; da Montesacro all'Eur 2; da Casalpalocco alla Collina Fleming.
In quest'ultimo caso, i progetti di casa Parnasi hanno trovato adeguata accoglienza dalla giunta Alemanno, "in perfetta continuità con i desiderata del predecessore Veltroni".
Del resto fu non poco fitta la rete degli interessi tessuta tra Luca Parnasi, il rampollo della dinasty, e Valerio Veltroni, fratello di Walter e con il pallino degli affari immobiliari, lungo l'asse Pisa-Roma.

LEGAMI PERICOLOSI
Ma veniamo alle amicizie border line e agli affari pericolosi.
Titola la Verità di Maurizio Belpietro il 20 giugno: "Quando Gelli scriveva a Parnasi: grazie dei doni". Il riferimento, of course, è al patriarca Sandro Parnasi, uno degli storici mattonari romani.
Come a suo tempo furono, ad esempio, i Marchini e i Belli.
Sul primo fronte la gran parte del patrimonio Marchini è finito proprio sotto l'ombrello dei Parnasi. Mentre il rampante Alfio, dopo aver dismesso le sue partecipazioni nel 'Risanamento', ha pensato bene di tuffarsi nell'agone politico romano. Un flop.
Sull'altro versante, c'è una vicenda tutta da raccontare e che porta dallo scrigno di casa Sindona ai salotti di casa Parnasi. Via Belli. Una story che nel 1990 fa tappa a Napoli. State a sentire.


Alfio Marchini

Quello scrigno, SGI, ossia Società Generale Immobiliare, racchiudeva tutte le ricche partecipazioni immobiliari che facevano capo al super cassiere della mafia e con alte protezioni vaticane, Michele Sindona, il quale finì i suoi giorni grazie ad una tazzina di caffè corretto servitogli nelle galere dell'Ucciardone.
Tra le perle di SGI alcune controllate d'oro, non solo per i beni posseduti ma soprattutto per i segreti custoditi: SGI Lavori, SGI Casa, SGI International e sorella Sogene. Storie di maxi riciclaggi, proventi illeciti, operazioni estere. Di tutto e di più, in quelle casseforti.
Non a caso, infatti, don Michele aveva rilevato il tutto dal Vaticano. Passato Sindona a miglior vita, quel tesoro e soprattutto quei segreti non possono che passare in mani fidate: ed ecco la Arcangelo Belli story, che con alcuni amici mattonari capitolini acquisisce la 'polpa' di Sogene.
Passano gli anni, gli affari non volano con il vento in poppa, comunque il 'bottino' sta al sicuro.
Fino a che tutto finisce nelle aule della sezione fallimentare, va in scena la rituale asta e quel patrimonio finisce nelle mani di uno sconosciuto imprenditore napoletano impegnato nel settore della meccanica idraulica, Paolo Martinez. Di quella liquidazione si occupò un prestigioso studio partenopeo guidato dall'allora avvocato ed ex senatore della Sinistra Indipendente, Gustavo Minervini. La storia è molto complessa e porta fino ai paradisi fiscali all'epoca più accorsati, e ad una serie di fiduciarie, comodo paravento per affari opachi. Potete rileggere la vecchia storia nelle pagine della Voce di ottobre 1990.
Alcuni anni di nebbie, poi l'ultimo passaggio: Sogene & Sgi finiscono nelle mani del gruppo Parnasi: siamo nel 1993, a condurre l'operazione il comandante Sandro, con un Luca che ancora indossa i calzoncini corti, o quasi.
Sorgono spontanee alcune domande: cosa ha portato prima l'Arcangelo Belli, poi mister Martinez quindi Big Parnasi a inghiottire una patata comunque sempre bollente? Valevano più i residui cespiti immobiliari oppure i segreti, pur sempre una 'merce' che ha un suo valore sul mercato? Nessuna inchiesta della magistratura ha mai anche appena cercato di far luce su quei misteri. Da novanta. Varrebbe certo la pena – oggi – di capire il perchè di quelle indagini mancate.

DA SINDONA A GRACI

Elio Lannutti

Passiamo all'altra storia bollente. Aste fallimentari che passione, per Parsitalia, Eurnova e consorelle, ossia i bracci mattonari di casa Parnasi.
Ed è così che sborsando meno della metà del prezzo, ossia circa 130 milioni invece di 290, i costruttori romani riescono ad accaparrarsi un vero e proprio patrimonio immobiliare che fa capo a Francesco Finocchiaro e Gaetano Graci, i due "Cavalieri dell'Apocalisse mafiosa" che hanno per decenni dettato legge nella Sicilia degli appalti, in compagnia di altre dinasty che andavano per la maggiore, come quelle dei Cassina, dei Costanzo e dei Rendo.
La story viene condita anche con il fallimento della banca Sicilcassa, che aveva erogato pingui fondi alle imprese di Finocchiaro e Graci. Uno dei 'tesori' più preziosi che il tandem possedeva erano dei terreni a Roma, zona Eur.
Ecco come cinque anni fa ha dettagliato i fatti il Messaggero di casa Caltagirone, una cronaca che non fa sconti vista la storica rivalità tra i due gruppi mattonari: "Quella proprietà era stata acquistata nel corso di un fallimento della banca Sicilcassa. I terreni dell'Eur su cui oggi sorge il palazzo della Provincia erano di Graci e Finocchiaro. Nel 2002 entrano in campo i costruttori Parnasi che fanno una transazione per comprare i crediti e le azioni di tre società del gruppo Graci-Finocchiaro, che alla data del crac avevano un'esposizione di 287 milioni di euro verso la Sicilcassa. Grazie all'accordo, i Parnasi rilevano tutto pagando meno della metà, 129 milioni. E nel pacchetto ci sono anche i terreni dell'Eur".


Nicola Zingaretti con Enrico Gasbarra

Continuava il Messaggero, all'epoca diretto da Mario Orfeo, poi passato ai fasti Rai: "La trattativa si chiude nel 2003, dopo che la zona era stata trasformata da M1 a M2, ovvero da zona edificabile per servizio pubblico e zona edificabile a destinazione privata. L'operazione è opaca, perchè non è chiaro se nel fare il prezzo per quel terreno alle porte di Roma, i liquidatori di Sicilcassa abbiano tenuto conto di quanto la variazione della destinazione d'uso avrebbe fatto lievitare il valore. E' un fatto, però, che il Comune di Roma, allora guidato da Walter Veltroni, chiude con la Parsitalia di Luca Parnasi un accordo di compensazione: al Comune viene restituita l'area del Pratone della Valle e in cambo la società ottiene la zona di Eur Castellaccio, con una edificabilità complessiva di ben 780 milioni di metri cubi. Tra i tanti edifici che vengono costruiti c'è quello del nuovo palazzo della Provincia, ente abolito nel 2014 ma che nel frattempo ha speso 263 milioni di euro per acquistare una nuova sede, un'operazione avviata dall'ex presidente della Provincia Enrico Gasbarra ma conclusa dal suo successore Nicola Zingaretti, vicino a Parnasi".
Per la più classica delle serie, "Amici Miei".
Una vicenda, quella dell'affare Eur-Parnasi e annessa Provincia story, che passa politicamente del tutto inosservata. Nel più totale e roboante silenzio.
Mosca bianca l'allora senatore Elio Lannutti, storico presidente di Adusbef, l'associazione a tutela dei risparmiatori, che in un'interrogazione parlamentare datata 30 novembre 2011 (la numero 640) denunciava le manovre in corso e chiedeva una risposta al ministro dell'Economia: "il piano di acquisto della nuova sede della Provincia di Roma rischia di appesantire in maniera eccessiva i bilanci dell'ente; non sono chiari i motivi per cui la Provincia venda una parte del proprio patrimonio immobiliare e proceda all'acquisto di un'imponente struttura nella zona dell'Eur".
In basso potete leggere il testo di quell'interrogazione in cui viene anche ricostruito tutto l'iter dello sconcertante affare. Sulle spalle dei romani, dell'erario e a solo vantaggio di un gruppo mattonaro privato.
Che fino a ieri voleva mettere le mani sul governo gialloverde in fase di gestazione…

LEGGI ANCHE
GRUPPO PARNASI / TUTTI I SEGRETI, DA SINDONA A GRACI, DALL'AFFARE "PROVINCIA" ALLA CITTA'-STADIO  
10 febbraio 2017
L'interrogazione di Lannutti
L'INCHIESTA DELLA VOCE DO OTTOBRE 1990
Inchiesta Voce ottobre 90