martedì 26 settembre 2017

Rete Voltaire: I principali titoli della settimana 21 settembre 2017


Rete Voltaire
Focus




In breve

 
200.000 israeliani attesi in "Kurdistan" dopo la proclamazione del nuovo Stato indipendente
 

 
Secondo H.R. McMaster, Hezbollah non è un'organizzazione terrorista
 

 
Nel 2016 la Guida suprema della Rivoluzione ha distribuito nel mondo oltre un miliardo di dollari
 

 
Susan Rice ammette di aver fatto spiare Donald Trump
 

 
Nelle commemorazioni dell'11 settembre il presidente Trump vieta ogni riferimento alla versione di Bush
 

 
Doppio gioco USA in Siria
 

 
L'Arabia Saudita sostiene il processo di pace russo in Siria (Lavrov)
 

 
USA: la crisi degli oppiacei collegata alla perdita del lavoro
 

 
La riscrittura del massacro del Sinjar
 
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lunedì 25 settembre 2017

Armi ad Energia Diretta usate l'11 settembre

domenica 24 settembre 2017

Venezuela comincia a vendere il proprio petrolio in Yuan cinese. Sempre più concreto il pericolo di una invasione statunitense

Attilio Folliero, Caracas, 15/09/2017

Vedasi anche: "Pesanti sanzioni degli Stati Uniti contro il Venezuela"

Il 15 settembre 2017 Venezuela ha cominciato a segnalare il prezzo di vendita del proprio petrolio inYuan cinese, la cui sigla internazionale è CNY. Il Ministero dell'Energia e Petrolio del Venezuela nella sua pagina web ha riportato il prezzo medio di vendita settimanale del proprio petrolio in 306,26 Yuan, in aumento rispetto alla settimana scorsa quando era stato in media 300,91 Yuan.

Prezzi del petrolio nella pagina web del Ministero dell'Energia e Petrolio del Venezuela

Per la prima volta nella sua storia il prezzo del petrolio venezuelano non è più indicato in dollari. Nella stessa pagina web, però si riporta anche il cambio Dollaro/Yuan. Per un dollaro la settimana scorsa (all'8 settembre) occorrevano 6,52 yuan, alla data odierna per un dollaro occorrono 6,55 yuan.

Si tratta di un altro segnale della decadenza del dollaro (e degli Stati Uniti).

Perché Venezuela ha cominciato a segnalare e vendere il proprio petrolio in Yuan? Lo scorso 25 agosto il Governo statunitense di Donald Trump ha emanato pesanti sanzioni contro il Venezuela e PDVSA, l'industria petrolifera statale. 

L'obiettivo di queste sanzioni è impedire al Venezuela l'approvvigionamento di dollari e l'accesso ai finanziamenti. PDVSA, attraverso CITGO, la sua filiale negli Stati Uniti, vende il petrolio venezuelano negli USA; i dollari derivanti da questa vendita, fino al giorno delle sanzioni, venivano trasferiti al Venezuela, che li utilizzava per importare i beni di cui il paese ha bisogno.

Il Venezuela vende agli USA oltre un milione di barili di petrolio al giorno, ma in virtù di queste sanzioni è materialmente impossibilitato ad incassare i dollari derivanti dalla vendita. Non solo: le sanzioni impediscono la compravendita di titoli (Bond) emessi legalmente da PDVSA e quindi viene impedito l'accesso ad ogni forma di finanziamento.

Secondo Peter Koening (1), economista ed ex funzionario della Banca Mondiale (Word Bank) si tratta delle sanzioni più dure della storia emanate dal Governo degli Stati Uniti; sono il frutto evidente di una guerra finanziaria diretta a paralizzare il paese e costituiscono, inoltre un crimine di guerra, dato che mettono in pericolo la vita di milioni di venezuelani.

In definitiva con queste sanzioni impedendo al Venezuela di accedere ai dollari, la moneta utilizzata nel commercio internazionale, si impedisce anche di poter comprare cibo e medicine nel mercato internazionale. Inoltre, le sanzioni hanno anche l'obiettivo di mandare il paese in default, in fallimento: non potendo accedere ai propri conti in dollari, il Venezuela sarebbe anche impossibilitato a pagare le rate in scadenza del proprio debito pubblico.

Queste sanzioni stanno spingendo il Venezuela ad abbandonare il dollaro ed a cercare nuovi mercati per la vendita del proprio petrolio e l'approvvigionamento dei beni di cui ha bisogno il paese.

La Cina è un paese in forte sviluppo che ha bisogno di energia, di petrolio e sta investendo fortemente in Venezuela e in tutto il continente americano; è sufficiente pensare che sta finanziando la costruzione del Nuovo Canale del Nicaragua, opera ingegneristica che permetterà il passaggio delle grandi navi cargo tra il Pacifico e l'Atlantico.

Cina, Russia, i paesi dell'Organizzazione di Shanghai (SCO) ed ora anche il Venezuela si stanno sempre più allontanando dall'egemonia del dollaro. Il commercio internazionale tra questi paesi si effettuerà attraverso le rispettive monete locali ed in particolare utilizzando sempre più le monete della Cina e della Russia (Yuan e Rublo).

Il dollaro, a cui è legato anche l'Euro, e tutto il complesso finanziario che ruota attorno ad esso (Federal Reserve, Wall Street, Bank for International Settlement, ovvero il BIS, ed il sistema SWIFT) saranno progressivamente sostituiti dal CIPS, il Sistema della Cina per i pagamenti internazionali e dal costituente Sistema per i pagamenti internazionali della Russia. Non va dimenticato che Russia e Cina in questi ultimi anni hanno acquistato grandi quantità di oro e continuano ad acquistarlo per sostenere la propria moneta. Sta dunque per terminare il monopolio del dollaro e della finanza statunitense ed occidentale. In definitiva stiamo assistendo al tramonto degli Stati Uniti.

Come reagiranno gli USA? Gli USA accetteranno di farsi pacificamente da parte? Certamente gli USA non accetteranno di farsi da parte; cercheranno in tutti i modi di mantenere il dollaro come principale moneta degli scambi commerciali internazionali.

In realtà per gli USA è una questione di vita o di morte: il giorno in cui il dollaro cesserà di essere la principale moneta del commercio internazionale, il giorno in cui il dollaro cesserà di essere la moneta di Riserva Internazionale per eccellenza sarà la fine per l'Impero statunitense. Nel momento il cui il dollaro cesserà di essere la moneta di riferimento internazionale, la grande quantità di dollari della Riserva Internazionale, la grande quantità di dollari  in circolazione, la grande quantità di dollari che la FED ha stampato per finanziare il debito pubblico USA sarà immessa nel mercato facendo letteralmente crollare il suo valore. In definitiva chi ha i dollari sarà costretto a venderli per acquistare le nuove monete internazionali. Il valore del dollaro crollerà e gli USA saranno interessati da una iperinflazione; l'Unione non reggerà e gli Stati Uniti termineranno dividendosi. Da tanti anni pensiamo e scriviamo che questo sia il futuro riservato agli Stati Uniti. Ovviamente gli USA sono ancora una grande potenza militare, anche se in declino, per cui utilizzeranno tutta la forza di cui dispongono per impedire l'abbandono del dollaro e quindi la loro fine.

Il Venezuela non aveva alternative: abbandonare il dollaro o sprofondare. La decisione di abbandonare il dollaro e vendere il proprio petrolio in Yuan inevitabilmente porterà gli Stati Uniti ad adottare provvedimenti di natura militare. Insomma non è difficile prevedere un intervento armato (diretto o indiretto) contro il Venezuela. In Venezuela tutti sono consapevoli di questo pericolo. Un anno fa circa, il Generale venezuelano Jacinto Pérez Arcay in una intervista a Russia Today, considerava "inevitabile" l'invasione statunitense del Venezuela. Oggi, dopo questa decisione di vendere il proprio petrolio in Yuan, il pericolo di una invasione statunitense diventa sempre più concreto e imminente.

Bisogna ancora aggiungere che la decisione di abbandonare il dollaro non riguarda solo il Governo, ma tutta la società venezuelana. La Banca Centrale del Venezuela ha cessato di offrire dollari al pubblico, sia imprese che privati (attraverso il Mercato cosiddetto Dicom); i cittadini e le imprese che disponevano di un conto corrente in dollari presto potranno aprire un conto corrente in Yuan, Rublo o Rupia. Insomma si va verso l'abbandono totale del dollaro.

Ovviamente il Venezuela non è isolato; Russia e Cina, le grandi potenze in ascesa che hanno grandi investimenti in Venezuela, non possono permettere una invasione del Venezuela; hanno il diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e sicuramente lo utilizzerebbero. Tutto ciò potrebbe non essere sufficiente per dissuadere gli USA da avventure militari contro il Venezuela o contro la Russia e la stessa Cina. Per gli USA – come analizzato – è una questione di vita o di morte.

Inevitabilmente il mondo sta andando incontro ad una guerra di proporzioni inimmaginabili. O meglio chi regge i destini del mondo sa benissimo quali sarebbero le conseguenze; non dimentichiamo che gli USA e altri paesi possiedono armi atomiche il cui utilizzo mette in pericolo la vita sul nostro pianeta. Loro, coloro che reggono i destini del mondo, sanno benissimo che stiamo andando verso una guerra catastrofica che potrebbe portare all'estinzione della vita sul nostro pianeta. È per questo motivo che si sono "preoccupati" di creare il "Deposito globale di sementi delle Svalbard" (Svalbard Global Seed Vault), un bunker quasi al Polo Nord in cui si conservano le sementi di tutto il mondo. Le sementi sembrano dunque a salvo, ma rimarrebbe vivo qualcuno per poterle utilizzare?

Nota

(1) Peter Koening lo scorso 2 settembre ha inviato una lettera al Presidente Maduro in cui appunto esprime le sue considerazioni circa le sanzioni imposte da Trump al Venezuela. La lettera è leggibile all'Url: http://www.laiguana.tv/articulos/67286-carta-maduro-economista-banco-mundial 

Venezuela comincia a vendere il proprio petrolio i...

venerdì 22 settembre 2017

Elon Musk News - Issue 100


Elon Musk News - Issue 100
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Note From The Curator
The top three stories in this issue of Elon Musk News are:
  1. SpaceX Successfully Launches The X-37B Spaceplane
  2. India Plans To Build A Hyperloop
  3. Tesla Model 3 is built with 50% parts from US/Canada, and 25% from Mexico – here's why it's important
SpaceX achieved another successful mission Thursday morning with its first launch of the X-37B spaceplane. It marked SpaceX's 10th booster landing of 2017, and 16th landing overall. The perfectly clear Florida skies made it possible for some truly stunning photos to be taken. I highly recommend checking out this little gallery of photos taken by John Kraus. Incredibly, he managed to capture a shot with the descending booster in the background, and floating surfer in the foreground. It makes for a perfect home screen picture on your mobile :)

Also, this marks the 100th issue of Elon Musk News. Thanks so much for your support!!

Sincerely,
Zachary

P.S. I'm looking to hire a newsletter curator! If you're interested, then click here.
Featured Quote
"People are mistaken when they think that technology just automatically improves. It does not automatically improve. It only improves if a lot of people work very hard to make it better, and actually it will, I think, by itself degrade."
— Elon Musk

From BI
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SpaceX
SpaceX launched its Falcon 9 rocket for the US military Thursday, carrying the X-37B spaceplane to orbit for its fifth mission. Liftoff for the OTV-5 mission occurred at the first attempt, with a T-0 of 10:00 AM Eastern time (14:00 UTC) out of the Kennedy Space Center's Pad 39A in Florida. The booster returned to LZ-1 for another successful landing.

The launch attempt came as hurricane Irma was bearing down upon Florida, which could had necessitated the standdown and saw it returned to its hangar to allow the storm to pass. Had a rollback been required, SpaceX would have needed twenty-eight hours to get the rocket horizontal and secured within its hangar. In the end, this didn't become a consideration, as three seconds before liftoff, the nine Merlin-1D engines powering Falcon 9's first stage ignited and Falcon began its ascent to orbit.
SpaceX is largely on track to achieve an internal goal of conducting its first Texas launches in December 2018. Photos and videos taken by local newspapers and residents suggest that progress is gradually being made. It is understood that the foundation for the launch facility is nearly complete, marking the end of one of the lengthiest and most difficult tasks needed for the new pad. The importance of this new Texas launch facility will be the additional 12 annual launches SpaceX will be able to conduct from it. Adding to a veritable fleet of launch pads, Boca Chica will become the fourth SpaceX pad once it is activated in 2018 or 2019.

LC-40, destroyed in a static fire anomaly just over a year ago, is nearly repaired and will likely be reactivated in October. Following its reactivation, SpaceX's team of pad engineers will move their focus to LC-39A, where they will upgrade the pad in preparation for Falcon Heavy's inaugural launch later this year. Once the pad engineering team is finished with the majority of their East Coast construction, the team can begin to focus exclusively on SpaceX's Texas facilities. The start of 2018 will likely see a flurry of progress made at Boca Chica.
Tesla
There was no doubt that the smaller and lighter Model 3 would crush the efficiency of Tesla's flagship Model S, which achieved an EPA-rated 104 MPGe with its most efficient versions (60D, 75D and 90D). But it is more interesting to see how it fares with smaller electric vehicles in the same segment.

The Hyundai Ioniq Electric is the undisputed leader with 136 MPGe and as for long range electric vehicles, the Bolt EV, which has 238 miles of range, leads with 119 MPGe. Now a Model 3 EPA sticker was spotted and it shows that Tesla's Model 3 with Long Range battery pack, which has 310 miles of range, hit 126 MPGe. It's a good result for the bigger battery pack version and makes the Model 3 lead efficiency for electric vehicles with a range of over 200 miles.
An updated battery study based on crowdsourced data from Model S and Model X owners suggests that Tesla's battery pack will still have 80% capacity after reaching 840,000 kilometers (521,952 miles). On average the battery will degrade by 1 percent every 50,000 km driven.

It's worth noting that the battery degradation data we're seeing is from Tesla's 18650 cell and not the company's newest 2170 cell being used on the Model 3. Based on Tesla's comment that its 2170 cell has improved energy density and an all-around more efficient design, it wouldn't come as a surprise if Model 3 and future fleet's using this cell type can support more battery cycles, reach 1 million miles of use, and still retain over 80% of its original capacity.
Under NAFTA, cars that have been assembled in Canada, the US or Mexico need a minimum of 55% content to be from North America in order to be considered a "NAFTA vehicle" and be exempt of any tariffs, duties or taxes when sold in Canada, the US or Mexico. In Canada, that's 6.1% or over $2,000 on the base price of the Model 3.

The Model 3 was expected to be Tesla's first vehicle not to be slapped with the price bump thanks to Tesla's new '2170' battery cells manufactured in the US instead of Japan. Now it's official with a Model 3 Monroney Sticker being spotted and confirming that 50% of the parts are from US/Canada, and 25% from Mexico. In comparison, other electric vehicles have much fewer North American parts. Like the Chevy Bolt EV, which is assembled in Michigan, has only 26% US/Canadian content, according to its Monroney Sticker.
Zach says: It's always a pleasure to read a glowing review of the Model S P100D with stunning photos :)

As Elon Musk pointed out at the Model 3 reveal, the S is still the more desirable car, and the P100D is the top performance dog in its S range. After driving both the 3 and Model S P100D, even for a short time, there's really no direct performance comparison. While Model 3 has early adopter cache, the Model P100D is in another class. It is the ultimate statement car of the moment, more than car makes that come with a higher price tag like Ferrari, Porsche, or McLaren.
Morgan Stanley's Adam Jonas is one of the top analyst covering Tesla and now he seems pretty excited about the imminent launch of Tesla Semi. In a new note to clients today, Jonas wrote: "We believe TSLA's reveal of its autonomous, electric Class 8 semi-truck this month could be the biggest catalyst in Trucking in decades and potentially set off separation between the technology leaders and the laggards among carriers, shippers, truck OEMs and suppliers."

The analyst is of the opinion that Tesla Semi will have a range of 200-300 miles – primarily to support regional trucking routes. Furthermore, he expects Tesla to announce some major trucking partnerships for companies to operate early fleets of the new electric truck. The actual date of the unveiling is still unknown, but Elon Musk said it would happen in September. Jonas also noted that it could be linked to the North American Commercial Vehicle Show in Atlanta on September 25.
Longtime Nike special project engineer and "senior innovator" Tiffany Beers confirmed on her LinkedIn page that she left the shoemaker to join Tesla. During her 13-year tenure at Nike, Beers held several positions in engineering – mainly in the company's innovation lab.

While her work as a high-tech shoemaker would seem unrelated to Tesla's field, the optimization of that her team had to accomplish to make a working and manufacturable version of the Nike Mag self-lacing shoe is actually directly related to Tesla. They had to optimize the energy consumption and battery pack inside the shoe to make it last as long as possible on a single charge while being as light as possible, much like what automakers are trying to do with electric cars.
Last year, Tesla shared its ambitious plans to increase its annual production capacity to 500,000 vehicles in 2018 with new Model 3 production. It's a higher planned production capacity than any other all-electric vehicle offered today. But Tesla also plans to repeat it with the upcoming 'Model Y' and now a new Morgan Stanley report suggests that both vehicles could virtually dominate the global EV market early in the next decade.

Musk said that he sees demand for the small SUV to be even higher than Model 3. Last year, he said that he anticipates demand for the Model Y to land between 500,000 to 1 million units per year – versus around 500,000 units for Model 3. It's important to note that Morgan Stanley's projections are significantly below Tesla's own estimates.
Zach says: This short op-ed piece is one of the better ones I've read. Lambert does an excellent job of highlighting the misinformation often spread about Tesla.

Tesla is now the target of attacks by the same "merchants of doubt" behind tobacco industry lobbying and global warming deniers. H. Sterling Burnett, a former advisor of the oil industry friendly National Center for Policy Analysis, which was also backed by the Koch brothers, and now a "research fellow" at The Heartland Institute, published a scathing op-ed titled 'Middle class bearing Tesla subsidy' in the Detroit News. The piece is filled with so much misrepresentation of the truth that I can barely read a sentence without finding a blatant falsehood.
Tesla Energy
Tesla unveiled and started taking orders for Powerwall 2, its latest generation of home battery packs, almost a year ago (October 2016). Yet, installations are still very limited in the US today as thousands of reservation holders are still waiting. Now it looks like Tesla is finally expanding the reach of the highly anticipated product.

While Tesla lists a Powerwall 2 for $5,500, they also say that $700 in "supporting hardware" is required and "typical installation cost ranges from $800 to $2,000." It's why Tesla is focusing deliveries in markets with high electricity rates and where residential solar has a high penetration rate. Furthermore, Tesla has been guiding "fall 2017", which starts in just a few weeks, for a production ramp up to start delivering the increasing number of Powerwalls won through its referral program over the last year.
Hyperloop
Hyperloop Transportation Technologies (HTT) announced it has signed a deal with the state of Andhra Pradesh, in southeast India. Working with the state's economic development board, HTT will spend six months studying possible routes for a hyperloop connecting the cities of Vijaywada and Amaravati—a move that would transform a 27-mile, hour-long drive into a six-minute whoosh. And then, over an undisclosed period of time, the Los Angeles-based company says it will build the thing.

The India deal is just the latest for HTT, which also plans to build networks of tubes in South Korea, Slovakia, and Abu Dhabi. But to make all—or any—of that happen, the company's 800 engineers (most of whom have day jobs and work on this in their spare time, in exchange for stock options) must first master the practical aspects of the hyperloop. The company has not publicly demonstrated a working system, but CEO Dirk Ahlborn is confident. "We are ready to build," he told WIRED in June. "Technology is not an issue."
SpaceX has released rules for its third competition, which will require that each competing pod propel itself. Similar to Competition II, the next competition slated for Summer 2018 requires that all interested teams be composed of students working to develop either a new pod or a significantly modified pod from any that participated in earlier competitions. The new contest will have a singular pursuit of maximum pod speed and controlled deceleration.

There is an immense amount of value to be derived from applying engineering theory and working as a group while attempting to produce a pod, regardless of whether it works or wins. SpaceX's sponsorship of the event is a testament to that fact.
Misc.
Tesla CEO Elon Musk made a bold claim on Twitter over the weekend: "China, Russia, soon all countries w strong computer science. Competition for AI superiority at national level most likely cause of WW3 imo."

Musk was responding to a story tweeted by The Verge about Russian President Vladimir Putin, who thinks that the nation with leading AI technology will be the 'ruler of the world.' "Artificial intelligence is the future, not only for Russia, but for all humankind. It comes with colossal opportunities, but also threats that are difficult to predict. Whoever becomes the leader in this sphere will become the ruler of the world," Russian President Vladimir Putin said.
Apparel
Tesla & SpaceX Themed Apparel
Hi! My name is Zach and I run S3XY Apparel as well as Elon Musk News. Reporting on everything Elon and his companies do gives me a ton of ideas for designs, the best of which are made into tees, hoodies, mugs, stickers, and iPhone cases!
Get Nerdy 🤓

Elon Musk News Anson Ave Coquitlam, British Columbia V3B 2H6 Canada


giovedì 21 settembre 2017

Francesca Immacolata Chaouqui: c’è il file Emanuela Orlandi

Non volendo, ho letto molte cose: C'è il file di Emanuela Orlandi e capisco il finale di una storia che deve rimanere sepolta, parlo solo di ciò che è di mia competenza anche perché non ero tenuta a vedere quei documenti sul caso Orlandi

Libro Francesca Immacolata Chaouqui

Francesca Immacolata Chaouqui, laureatasi in Giurisprudenza all'Università Sapienza di Roma, sposa un informatico, Corrado Lanino, che ha una lunga esperienza di lavoro in Vaticano. Lavora per Ernst&Young Italia e per lo studio legale Orrick, Herrington & Sutcliffe Italia.
La svolta per lei arriva quando Papa Francesco la chiama, nel luglio del 2013, a far parte della Cosea, la Commissione referente di studio e indirizzo sull'organizzazione delle strutture economiche e amministrative della Santa Sede, guidata dal monsignore spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda. Tutti e due vengono arrestati in Vaticano per la fuga di notizie e la divulgazione di documenti riservati, anche se la Chaouqui viene poi rilasciata per la sua collaborazione alle indagini.
In rete, su Linkedin, la Chaouqui così descrive il proprio ruolo all'interno della commissione vaticana: "Sono membro della Pontificia Commissione Referente di studio e di indirizzo sulla struttura degli enti economici e amministrativi della Santa Sede. Sono parte attiva di un team composto da 8 esperti di materie giuridiche, economiche, finanziarie e organizzative con la responsabilità di raccogliere informazioni per introdurre riforme nelle istituzioni della Santa Sede, finalizzate ad un'ottimizzazione degli organismi esistenti e ad una più attenta programmazione delle attività economiche di tutte le Amministrazioni vaticane. La posizione, creata tramite Chirografo da Sua Santità Papa Francesco, è coperta da segreto di Stato e riporta esclusivamente al Pontefice. Sono l'unica donna, l'unica under 55 e l'unica italiana del team composto da sette laici e un prelato".
«Dossier scottanti in una cassaforte della mia camera da letto? In realtà, è un caveau in
un'azienda specializzata». È quanto afferma al Fatto Quotidiano «Io ho iniziato la mia carriera grazie a Giulio Andreotti, da lui ho imparato l'importanza degli archivi».
Esce il suo libro "Nel nome di Pietro"
Nel giorno di uscita del suo nuovo libro, Nel nome di Pietro edito da Sperling & Kupfer, sottotitolo: "Ricchezze, affari, intrighi e scandali dalla carte segrete della commissione del Papa", Chaouqui spiega di aver «messo nel libro quello che era importante per smontare certe ricostruzioni. Il resto lo userò solo se sarà necessario per il bene della Chiesa: ho già iniziato un secondo libro…».    Per la prima volta, viene alla luce «per intero la storia dei lavori della Commissione pontificia sulle finanze vaticane. Una ricostruzione dall'interno – forte di corrispondenze e documenti esclusivi mai resi pubblici – di sprechi, ricchezza, affari e intrighi. E soprattutto un duro j'accuse alle lobby internazionali che all'interno del Vaticano vorrebbero compromettere la missione di rinnovamento di Papa Francesco».
Nel dialogo-intervista con lo scrittore Andrea Di ConsoliFrancesca Immacolata Chaouqui, tra l'altro, risponde:
E allora proviamo a dire qualche verità. A un certo punto lei fa un riferimento alla lobby dei gay in Vaticano. Dunque esiste, questa lobby? 
"Non lo dico solo io, lo ha detto anche Papa Benedetto XVI. Purtroppo ci sono delle correnti e dei gruppi che hanno come obiettivo quello di proteggersi tra di loro, perché magari condividono qualcosa, hanno dei segreti che li accomunano".
C'è un passaggio nel libro che è molto forte. Lei sostiene che alla Cosea arrivavano continuamente dossier anonimi, anche fotografici, su abitudini e comportamenti di uomini di Chiesa. Perché non ne parla più dettagliatamente?
"Se io raccontassi queste cose non farei il bene della Chiesa. Ho fatto riferimento a questi dossier per far capire come dall'esterno si tentasse di utilizzare e strumentalizzare Cosea per cose interne. Io e Balda queste cose le vedevamo per primi perché eravamo gli unici due componenti della commissione che vivevano a Roma. In alcuni casi abbiamo avvisato il Pontefice, in altri abbiamo deciso di non dire niente".
Ma dove si trovano ora questi materiali? Sono stati distrutti? 
"No, no. Questi materiali li ho io".
Ho capito. Nel libro fa anche un riferimento al caso Orlandi. Cito testualmente: "C'è il file di Emanuela Orlandi e capisco il finale di una storia che deve rimanere sepolta". Cosa significa questa frase ermetica e sibillina? 
"Nel libro ci sono delle cose che aiutano a ricostruire la mia verità, e ce ne sono altre che ho inserito solo per far capire il contesto nel quale ho lavorato. Se rivelassi alcune cose non aiuterei nessuno, non farei il bene della Chiesa. Ma non è il mio ruolo. Non sono io a dover dire certe cose".
Sì, però lei dimostra di sapere la verità sul caso Orlandi. Perché non la dice? 
"Non volendo, ho letto delle cose. Ho letto molte cose, sì. E se fossi io a decidere se rivelarle o no, parlerei. Ma è una mia precisa impostazione: parlo solo di ciò che è di mia competenza. Anche perché non ero tenuta a vedere quei documenti sul caso Orlandi".