giovedì 17 agosto 2017

Interpretazioni divergenti in seno al campo antimperialista di Thierry Meyssan

Quando, nel 2011, gli jihadisti attaccarono il suo Paese, la reazione del presidente Bachar el-Assad fu controcorrente: invece di rafforzare i poteri dei servizi di sicurezza, li ridusse. Ora, sei anni dopo, la Siria sta per uscire vincitrice dalla più importante guerra dopo il Vietnam. Lo stesso tipo di aggressione si sta verificando in Ameria Latina, che però risponde in maniera molto più canonica. Thierry Meyssan illustra le differenze di analisi e strategia del presidente Assad, da un lato, e dei presidenti Maduro e Morales dall'altro. Non è questione di mettere questi leader in concorrenza fra loro, ma di invitarli a prescindere dagli indottrinamenti politici e di tener conto delle guerre più recenti.


A maggio 2017, Thierry Meyssan spiegava su Russia Today in cosa consistano gli errori delle élite sudamericane di fronte all'imperialismo USA. Meyssan insiste sul cambiamento di paradigma dei conflitti armati attuali e sulla necessità di ripensare radicalmente il modo di difendere la patria.
L'operazione di destabilizzazione del Venezuela continua. Nella fase iniziale, gruppuscoli violenti che manifestavano contro il governo hanno ucciso dei semplici passanti e persino cittadini che si erano uniti alla loro protesta. In una seconda fase, i grandi distributori di derrate alimentari hanno organizzato una penuria di beni nei supermercati. In seguito, appartenenti alle forze dell'ordine hanno attaccato ministeri, fatto appello alla ribellione e sono entrati in clandestinità.
La stampa internazionale continua ad attribuire i morti delle manifestazioni al "regime", sebbene numerosi video dimostrino che si tratta di assassinii deliberatamente perpetrati dagli stessi manifestanti. Fondandosi su queste informazioni menzognere, i media definiscono «dittatore» il presidente Nicolas Maduro, come fecero sei anni or sono con Muammar Gheddafi e Bachar el-Assad.
Gli Stati Uniti hanno utilizzato l'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) contro il presidente Maduro, come, a suo tempo, utilizzarono la Lega Araba contro il presidente el-Assad. Senza aspettare di essere esclusa dall'OSA, Caracas ne ha denunciato i metodi ne è uscita.
Ciononostante, il governo Maduro ha subito due fallimenti:
-  Gran parte dei suoi elettori non sono andati a votare nelle le elezioni legislative di dicembre 2015, consentendo in tal modo all'opposizione di ottenere la maggioranza in parlamento.
-  Si è fatto prendere alla sprovvista dalla penuria di derrate alimentari, sebbene un'operazione analoga fosse stata in passato organizzata in Cile, contro Allende, e in Venezuela, contro Chávez. Ci sono volute parecchie settimane perché il governo riuscisse a organizzare nuovi circuiti di approvvigionamento.
Con ogni probabilità, il conflitto avviato in Venezuela non si fermerà alle sue frontiere. Infiammerà tutto il nord-ovest del continente sudamericano e i Caraibi.
Un passo aggiuntivo sono i preparativi militari in corso in Messico, Colombia e Guyana Britannica contro Venezuela, Bolivia ed Equador. Il coordinamento è opera dell'équipe dell'ex Ufficio Strategico per la Democrazia Globale (Office of Global Democracy Strategy); unità creata dal presidente Bill Clinton, continuata dal vice-presidente Dick Cheney e da sua figlia Liz. Mike Pompeo, attuale direttore della CIA, ha confermato l'esistenza dell'organizzazione, inducendo la stampa, e poi il presidente Trump, a parlare di un'opzione militare statunitense [contro il Venezuela].
L'équipe del presidente Maduro non ha ritenuto, per salvare il proprio Paese, di seguire l'esempio del presidente el-Assad. Secondo Maduro e i suoi collaboratori, le situazioni dei due Paesi sono totalmente differenti. Gli Stati Uniti, principale potenza capitalista, aggredirebbero il Venezuela per impossessarsi del suo petrolio, secondo uno schema più volte collaudato in tre continenti. Questa prospettiva è stata ribadita da un recente discorso del presidente boliviano, Evo Morales.
È importante ricordare che il presidente Saddam Hussein, nel 2003, e la Guida Muhammar Gheddafi, nel 2011, nonché numerosi consiglieri del presidente Assad hanno ragionato allo stesso modo. Hanno ritenuto che gli Stati Uniti avessero aggredito Afghanistan e Iraq, poi Tunisia, Egitto, Libia e Siria solo per far cadere regimi che opponevano resistenza all'imperialismo americano, e poter così controllare le risorse d'idrocarburi del Medio Oriente allargato. Ancora oggi numerosi autori antimperialisti insistono in quest'analisi, cercando, per esempio, di spiegare la guerra alla Siria con l'interruzione del progetto di gasdotto del Qatar.
Ebbene, un tale ragionamento si è dimostrato falso. Gli Stati Uniti non cercavano né di rovesciare governi progressisti (Libia e Siria) né d'impadronirsi del petrolio e del gas della regione, ma di distruggere Stati, di ricacciare popolazioni nella preistoria, al tempo in cui «l'uomo era lupo per l'uomo».
I rovesciamenti di Saddam Hussein e di Muhammar Gheddafi non hanno ristabilito la pace. Le guerre sono continuate nonostante l'insediamento di un governo d'occupazione in Iraq e poi, nella regione, di governi cui partecipano collaboratori dell'imperialismo, oppositori delle indipendenze nazionali. Le guerre continuano, a dimostrazione che Washington e Londra non volevano rovesciare regimi né difendere democrazie, bensì conculcare popoli. È una constatazione fondamentale che stravolge la comprensione dell'imperialismo contemporaneo.
Questa strategia, radicalmente nuova, cominciò a essere insegnata da Thomas P. M. Barnett dopo l'11 settembre 2001. È stata resa pubblica ed esposta nel marzo 2003 — ossia appena prima della guerra contro l'Iraq — in un articolo di Esquire, poi nel libro eponimo The Pentagon's New Map, però è apparsa talmente crudele che nessuno ha creduto potesse essere applicata.
L'imperialismo ha bisogno di dividere il mondo in due: da un lato, una zona stabile che gode dei benefici del sistema, dall'altro un caos spaventoso in cui nessuno più pensa a resistere, ma unicamente a sopravvivere; una zona in cui le multinazionali possano estrarre le materie prime di cui hanno bisogno senza rendere conto ad alcuno.
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Secondo questa mappa, estratta da un Powerpoint presentato da Thomas P. M. Barbett nella conferenza tenuta nel 2003 al Pentagono, tutti gli Stati della zona rosa devono essere distrutti. Questo progetto non ha nulla a che fare né, sul piano nazionale, con la lotta di classe, né con lo sfruttamento di risorse naturali. Dopo il Medio Oriente allargato, gli Stati Uniti si apprestano a ridurre in rovina l'America Latina del nord-ovest.
Dal XVII secolo e dalla guerra civile britannica, l'Occidente si è sviluppato nell'ossessione del caos. Thomas Hobbes ci ha insegnato a sottometterci alla ragione di Stato piuttosto che rivivere il tormento del caos. La nozione di caos è ricomparsa solo dopo la seconda guerra mondiale, con Leo Strauss. Questo filosofo, che ha personalmente formato esponenti del Pentagono, voleva costruire una nuova forma di potere affondando una parte del mondo nell'inferno.
L'esperienza jihadista in Medio Oriente allargato ci ha mostrato cos'è il caos.
Il presidente el-Assad, dopo aver reagito in modo prevedibile agli avvenimenti di Deraa (marzo-aprile 2011), ossia inviando l'esercito a reprimere gli jihadisti della moschea al-Omari, è stato il primo a capire quel che stava succedendo. Invece di accrescere i poteri delle forze dell'ordine per reprimere l'aggressione esterna, ha dato al popolo gli strumenti per difendere il proprio Paese.
Innanzitutto ha revocato lo stato d'emergenza, dissolto i tribunali speciali, liberalizzato le comunicazioni internet, vietato alle forze armate di usare armi, qualora, così facendo, innocenti fossero messi in pericolo.
Queste decisioni, diverse da quanto la logica dei fatti avrebbe suggerito, implicavano pesanti conseguenze. Per esempio, durante un attacco a un convoglio militare a Banias, i soldati si sono astenuti dall'usare armi per legittima difesa. Hanno preferito essere mutilati dalle bombe degli assalitori, e talvolta morire, piuttosto che sparare con il rischio di ferire gli abitanti, che li guardavano lasciarsi massacrare senza reagire.
Come molti all'epoca, anch'io ho pensato che Assad fosse un presidente debole, che i soldati fossero troppo leali, che la Siria sarebbe stata distrutta. Tuttavia, sei anni dopo Bachar el-Assad e le forze armate siriane hanno vinto la scommessa. All'inizio, i soldati hanno lottato soli contro l'aggressione straniera. Poi, poco a poco, ogni cittadino si è impegnato, ciascuno secondo le proprie possibilità, nella difesa Paese. Quelli che non hanno potuto o voluto resistere sono andati in esilio. I siriani hanno certamente molto sofferto, ma la Siria è l'unico Paese al mondo, dopo la guerra del Vietnam, ad aver resistito fino a che l'imperialismo s'è stancato e ha rinunciato.
In secondo luogo, di fronte all'invasione di una moltitudine di jihadisti provenienti da tutte le popolazioni mussulmane, dal Marocco alla Cina, il presidente Assad ha deciso di abbandonare parte del territorio per salvare il proprio popolo.
L'Esercito arabo siriano si è ripiegato nella "Siria utile", ossia nelle città, abbandonando campagne e deserti agli aggressori. Nel frattempo Damasco provvedeva senza interruzione all'approvvigionamento alimentare in tutte le regioni controllate. Contrariamente a un preconcetto dell'Occidente, la carestia ha imperversato solo nelle zone controllate dagli jihadisti e in qualche città da loro assediata; i "ribelli stranieri" (scusate l'ossimoro) venivano approvvigionati dalle associazioni "umanitarie" occidentali perché utilizzassero la distribuzione di pacchi alimentari per sottomettere le popolazione da loro stessi affamate.
Il popolo siriano ha toccato con mano che a nutrirlo e proteggerlo era la Repubblica, non i Fratelli Mussulmani e i loro jihadisti.
In terzo luogo, il presidente Assad, in un discorso pronunciato il 12 dicembre 2012, ha delineato come intendeva ricostruire l'unità del Paese. In particolare ha sottolineato la necessità di redigere una nuova costituzione e di sottoporla all'approvazione della maggioranza qualificata della popolazione, quindi procedere a elezioni democratiche dei responsabili di tutte le istituzioni, incluso il presidente, ovviamente.
All'epoca gli occidentali si sono burlati del presidente Assad che pretendeva convocare elezioni in piena guerra. Oggi la totalità dei diplomatici coinvolti nella risoluzione del conflitto, compresi quelli delle Nazioni Unite, sostiene il piano Assad.
Mentre i commando degli jihadisti circolavano ovunque nel Paese, soprattutto a Damasco, e assassinavano uomini politici, anche nelle loro case e con le loro famiglie, il presidente Assad ha incoraggiato gli oppositori a palesarsi. Ha garantito la sicurezza del liberale Hassan el-Nouri e del marxista Maher el-Hajjar per garantirgli la possibilità di presentarsi alle elezioni presidenziali del giugno 2014. Nonostante l'appello al boicottaggio dei Fratelli Mussulmani e dei governi occidentali, nonostante il terrore jihadista, nonostante l'esilio all'estero di milioni di cittadini, il 73,42% degli elettori ha risposto alla chiamata alle urne.
In nome dello stesso principio, sin dall'inizio della guerra Assad ha creato un ministero per la Riconciliazione nazionale, fatto unico in un Paese in guerra, e l'ha affidato ad Ali Haidar, presidente di un partito alleato, il PSNS. Haidar ha negoziato e concluso più di un migliaio di accordi di amnistia di cittadini che avevano preso le armi contro la Repubblica, che poi sono stati integrati nell'Esercito arabo siriano.
Durante questa guerra, contrariamente a quanto afferma chi lo accusa gratuitamente di praticare torture generalizzate, il presidente Assad non ha mai usato mezzi coercitivi contro il proprio popolo. Non ha mai imposto l'arruolamento in massa e la coscrizione obbligatoria. Ogni giovane ha la possibilità di sottrarsi agli obblighi militari. Prassi amministrative permettono a ogni cittadino maschio di evitare il servizio militare, se non desidera difendere il proprio Paese con le armi. Unicamente gli esiliati, che non hanno accesso a queste prassi, possono trovarsi in situazione d'irregolarità rispetto alle norme.
Per sei anni, il presidente Assad ha costantemente, da un lato, fatto appello al proprio popolo, responsabilizzandolo e, dall'altro, ha cercato, per quanto possibile, di nutrirlo e proteggerlo. Ha sempre corso il rischio di dare prima di ricevere. Ed è per questo che oggi ha conquistato la fiducia dei siriani e può contare sul loro sostegno attivo.
Le élite sudamericane sbagliano se intendono proseguire la lotta per una ripartizione più equa delle ricchezze, che fu dei decenni passati. Oggi la lotta più importante non è tra maggioranza del popolo e una piccola classe di privilegiati. La scelta cui si sono trovati di fronte i popoli del Medio Oriente allargato, e alla quale ora i sudamericani devono rispondere a loro volta, è difendere la patria o morire.
I fatti lo dimostrano: l'imperialismo contemporaneo non mira più prioritariamente a fare man bassa delle risorse naturali. Oggi vuole dominare il mondo e saccheggiarlo senza scrupoli. Mira ormai a schiacciare i popoli e a distruggere le società delle regioni di cui già sfrutta le risorse.
In quest'èra di ferro e fuoco, solo la strategia di Assad permette di rimanere eretti e liberi.

lunedì 14 agosto 2017

Una Commissione d’inchiesta parlamentare per Emanuela Orlandi

A settembre 2017 l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare per Emanuela Orlandi.
Lo ha dichiarato il Senatore Vincenzo Santangelo, portavoce del Movimento 5 Stelle, dalla sua pagina Facebook:
CASO ORLANDI: 34 anni di indagine senza verità.
"Oggi voglio ricordare il caso di Emanuela Orlandi, nonostante si faccia molto per dimenticarlo. 
Emanuela Orlandi era (è? era? ancora non è dato saperlo) una ragazza, quindicenne, cittadina vaticana, scomparsa nel nulla trentaquattro anni fa, divenuta, suo malgrado, il caso emblematico di come si possa essere sottratti alla propria vita, e, con ampi margini possibilità, cancellati dalla terra, senza che nessuno acceda alla verità sulla propria sorte.
Per lei, infatti, nessuna verità, né storica, né processuale. Lo Stato non è riuscito a dare risposte alla sua famiglia nonostante 34 anni indagini, terminate con l'archiviazione.
Uno Stato può spendere tanti soldi pubblici per 34 anni di indagini senza scoprire nulla? A settembre chiederemo l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare per capirlo.
Il caso Orlandi è un simbolo di malagiustizia. Comprendere perché il sistema si sia così gravemente inceppato in questa vicenda giudiziaria, dai contorni paradossali, vuol dire dare una speranza anche a tutti gli scomparsi, tantissimi in Italia, che attendono di essere ritrovati, anche solo nella verità circa i loro destino."

martedì 8 agosto 2017

Imposimato, giudice NoVax: «Io non sono contrario...»


«Io non sono contrario - dice - ma per consentire a ciascuno di decidere. Io rispetto la legge, ma quando ce vò, ce cò». La Cassazione: nessuna correlazione tra vaccini e autismo, respinta la richiesta di risarcimento di un padre



Roma - Giudice Ferdinando Imposimato, ha visto cosa dice la Cassazione? Non c'è correlazione tra i vaccini e l'autismo (respinta la richiesta di indennizzo di un padre che attribuiva all'antipolio l'insorgere della malattia nel figlio). Lei era uno dei sostenitori della causa. «Cosa vuole che ne capiscano i giudici della Cassazione? Non hanno la più pallida idea della materia».
Il magistrato che ha combattuto mafia, camorra, terrorismo e misteri di Stato è uno dei paladini «Free Vax». Perché è contrario ai vaccini?
«Io non sono contrario, sono per la libertà di scelta».
Qui però si parla di scienza su una perizia tecnica già accolta in primo e secondo grado, non di opinioni...
«E invece bisognerebbe parlare del conflitto di interessi del direttore sanitario del ministero, Ranieri Guerra, che figura anche nel cda di Glaxo produttrice del vaccino esavalente. C'è una denuncia del Codacons contro di lui. La Corte costituzionale mi dà ragione».
Su cosa?
«Sentenza numero 107 del 26 aprile 2012. Parla di falsa propaganda che influenza il senso comune sui vaccini e di generale clima di affidamento senza che siano conosciuti i rischi per la salute».
Da magistrato che difendeva le istituzioni ad agitatore di battaglie che sembrano riprendere le bufale del web. Perché questa sfiducia?
«Già Aldo Moro, nell'assemblea costituente, parlava di rispetto della tutela per la salute, spiegando che nessuno può essere obbligato a trattamenti sanitari per legge, nel rispetto della persona».
Vaccini a parte, il suo sembra un sentimento più generalizzato: il gasdotto in Puglia, lo stadio della Roma, le stragi di Capaci e via D'Amelio, Emanuela Orlandi viva in Turchia, il gruppo Bilderberg che guiderebbe i governi di tutto il mondo... Non c'è una tesi complottista che non la veda schierarsi.
«Io ho una posizione laica, sono dalla parte della giustizia. E molte di queste operazioni che ha citato sono portate avanti da società che non danno affidamento. Multinazionali come la Goldman Sachs».
Come si è formato questi convincimenti? Avrà documenti per provare quello che dice...
«Indagando sulla mafia e sul terrorismo. E grazie ai miei amici ebrei che mi hanno insegnato la disobbedienza civile. Rispetto la legge, ma quando ce vò ce vò».
Il Movimento Cinque Stelle la voleva presidente della Repubblica. È un fatto politico?
«Io sono per l'imparzialità e la verità. A volte mi sbaglio, ma sempre in buona fede».

roma.corriere.it




giovedì 3 agosto 2017

Premio Roberto Morrione: L'inchiesta come una punta affilata sulla roccia


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I canali: l'inchiesta come una punta affilata sulla roccia. Diario dei finalisti

I canali: l'inchiesta come una punta affilata sulla roccia.

Ultimi giorni, ultime cose da fare prima di chiudere un lavoro che ha composto le nostre giornate e scandito il nostro tempo negli ultimi tre mesi. Siamo un po' indietro, ma abbiamo infilato la quinta marcia e sfrecciamo con il cuore affannato e il fiato corto. In realtà, se c'è qualcosa che ci fa …
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Le mani sul fiume: il webdoc ha forma e sostanza. Il diario della inchiesta finalista

Le mani sul fiume: il webdoc ha forma e sostanza.

Questo mese non ho preso in mano la telecamera, non ho tirato fuori il taccuino degli appunti e non ho fissato interviste. Questo è stato un mese di assemblaggi e di accostamenti. E' stato il mese in cui questo webdoc ha preso forma, in cui questa casa virtuale ha costruito le sue fondamenta e ha cambiato mille …
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Matti per sempre: il webdoc è pronto!

Ormai lo possiamo dire: il nostro viaggio nel mondo della salute mentale è terminato. Eccoci qua, davanti al nostro web doc: rileggiamo i testi (e ogni volta scopriamo nuovi refusi), riascoltiamo gli audio, guardiamo i video, sfogliamo le foto. Sistemiamo gli ultimi dettagli con una certa soddisfazione. Sappiamo che abbiamo cercato di fare …
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Minacce alla redazione de I SICILIANI GIOVANI

Minacce alla redazione de I SICILIANI GIOVANI

Riccardo Orioles, direttore de I Siciliani Giovani ci informa delle minacce ricevute dalla redazione de I Siciliani giovani nel giorno del ricordo della strage di via D'Amelio, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Condanniamo questo atto intimidatorio e rinnoviamo tutta la nostra solidarietà a Giovanni …
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martedì 1 agosto 2017

Il volo delle farfalle. La scomparsa di Emanuela Orlandi

L’attrice vincitrice del premio FERSEN per la drammaturgia VI edizione 2010 asostegno della petizione per la verità su Emanuela.
Continua ad occupare grandi spazi nel mondo dell’informazione la scomparsa “misteriosa” di Emanuela Orlandi ad una fermata d’autobus il 22 giugno 1983. Per questo motivo e per il grande successo di pubblico e di critica, riscosso nel mese scorso, la compagnia ed il Teatro dell’Orologio hanno deciso di riproporre lo spettacolo dal 18 al 30 maggio.
I tanti fili interrotti che compongono la trama della scomparsa di Emanuela Orlandi trovano solamente muri di silenzio. Le telefonate dei ”rapitori”, le dichiarazioni di Papa Giovanni Paolo II, le possibili connessioni con Ali Agca, il Fronte Turco…, quasi 27 anni di buio, fino alle rivelazioni di Sabrina Minardi, la superteste compagna di uno dei Boss della Banda Della Magliana che continua ad aprire scenari sui mandanti di questo insolito rapimento…
Tante tessere che danno vita a un giallo che non sembra trovare soluzione.
il volo delle farfalle
“Nostra figlia” ha dichiarato il padre, Ercole Orlandi, “è stata rapita da un’organizzazione così potente, così efficiente, che non aveva nessun timore degli inquirenti italiani. È un intrigo internazionale. Dietro la scomparsa di Emanuela si sono mossi grossi apparati. Servizi segreti, centrali di spionaggio straniere, ben organizzate, ben protette, con infinita libertà di movimento.”
Nello spettacolo che Federica Festa e Matteo Festa hanno dedicato a uno dei più oscuri misteri degli anni Ottanta, tre personaggi femminili danno voce e corpo alla storia: una venditrice di souvenir del Colonnato di San Pietro, una suora, la sorella della Orlandi. Tutte e tre toccate in modo diverso da questa scomparsa. La ricostruzione dell’intricato destino di Emanuela diventa una grande sfida al silenzio, all’omertà, ai depistaggi che hanno lasciato la famiglia Orlandi sola, accanto all’ombra di un’assenza.
“Lo spettacolo nasce da un commistione di sensi del dovere: di donna, di romana, di italiana, di attrice, di coetanea” è così che Federica Festa presenta il suo nuovo spettacolo, diretto e interpretato come di consueto da lei stessa.
“Io avrei la stessa età di Emanuela “dice” se lei non fosse stata sottratta all’attesa di quell’autobus. Come lei, da adolescente passeggiavo spesso tra san Pietro e Largo Argentina, come lei suonavo il flauto, indossavo jeans e scarpe da ginnastica. Mio zio era Monsignore, viveva nella Canonica del Vaticano e ho respirato a lungo nelle domeniche in visita a Zio Don Mario l’aria mista di Talco Roberts e mirra di quelle sale silenziose e vuote, dove si poteva parlare solo sottovoce e camminare a testa bassa.
Sono cresciuta con la storia della scomparsa di Emanuela e i primi giorni dopo quel 22 giugno 1983 i miei genitori mi dissero che non volevano che uscissi più da sola.”
Oggi questo mistero Federica e Matteo Festa lo vogliono guardare in faccia. Per conoscerlo meglio, per averne meno paura, mostrando dall’inizio alla fine e attraverso una puntuale analisi delle diverse sentenze della Procura di Roma e delle interviste ai protagonisti, ai testimoni, ai familiari, lo scenario completo di questa insoluta tragedia.
18 E 19 MAGGIO 2012 ORE 21.30
DOMENICA 20 MAGGIO ORE 18.30
TEATRO DELL’OROLOGIO SALA ORFEO
VIA DEI FILIPPINI 17-A WWW.TEATROROLOGIO.IT
TEL 066875550 BIGLIETTO 10 EURO
 Supervisione Marco Delle Fratte
LA voce di Emanuela è di Francesca La Scala
Tecnico Raffaele Cannavacciuolo
Foto di scena di Enzo Maniccia
il volo delle farfalle
Il volo delle farfalle

“Il volo delle falfalle”: semplicemente grazie, Federica.

Definire “Il volo delle farfalle” una rappresentazione teatrale è davvero riduttivo: non è una semplice sequenza di battute. È difficile da spiegare a chi non l’abbia visto, ma ci voglio ugualmente provare. Federica e Matteo Festa, autori di questa meraviglia, hanno raccolto in poco più di un’ora 29 anni di storia. Una storia fatta però non di cronaca asettica ma di sentimenti vivi.
Federica, unica e sublime attrice di questo spettacolo, interpreta diversi personaggi, dando vita a momenti leggeri e a momenti di profonda sofferenza, alternati a voci fuori campo che riportano le novità, che in questi anni si sono susseguite. La vediamo quindi interpretare una suora, l’insegnante di  canto corale di Emanuela che si prende cura della basilica di Sant’Apollinare prima, poi Natalina Orlandi e infine Imma, una simpatica venditrice ambulante che ha perso i suoi risparmi con lo scandalo del Banco Ambrosiano. Attraverso questi personaggi veniamo dunque a conoscenza delle varie piste che si sono seguite in questi anni: la banda della Magliana, il terrorismo internazionale, la fuga volontaria… Ma tutto avviene in maniera blanda senza puntare il dito contro questo piuttosto che quell’altro personaggio. I protagonisti, infatti, non sono le accuse ma i sentimenti: quelli di Natalina, quelli di Ercole, quelli di mamma Maria, quelli di tutti coloro che hanno conosciuto Emanuela. Chi ha letto il libro “Mia sorella Emanuela” a stento può riuscire a trattenere le lacrime quando viene riportato l’episodio della convocazione in caserma dei carabinieri, quando ad Ercole veniva offerto whisky mentre i militari setacciavano la zona, alla ricerca del corpo di Emanuela (in seguito al ritrovamento di una busta contenente dei sassolini, simbolo della via crucis, ndr). Difficile non sorridere amaramente alla lettura del diario di Emanuela: “ho 15 anni, frequento il liceo scientifico e forse mi daranno due materie a fine anno”… Eccoli i pensieri semplici e genuini di un’adolescente come tante a cui sono state strappate le ali della libertà. Come non provare rabbia alla lettura del passo biblico “la verità vi renderà liberi”. Come non provare tenerezza alle parole della suora “Ah, Emanuela… Aveva un sorriso così dolce che non potevi non contraccambiare!”. E il pensiero vola inevitabile a quella foto della sorridente ragazza con la fascetta.
Ieri, al Teatro dell’Orologio, prima dello spettacolo, tra il pubblico in attesa eccoli lì i soliti discorsi da bar, le fastidiose teorie da Cluedo. Dopo la rappresentazione, invece, solo il silenzio, un silenzio che sa di riflessione. Il primo aggettivo che mi è venuto in mente per descrivere “Il volo delle farfalle” è stato “catartico”. Federica Festa con la sua incredibile interpretazione tocca i cuori di ogni singolo spettatore che non può più rimanere un algido inquisitore. Viene trascinato dentro ai fatti, dentro al turbinio di emozioni, che, ovviamente, non possono essere le stesse che la famiglia Orlandi patisce da 29 anni, ma che fanno comunque star male, fanno smuovere le coscienze. Sono contenta che queste repliche siano coincise con il weekend che precede la marcia del prossimo 27 maggio perché, a mio avviso, gli spettatori non potranno non sentirsi coinvolti, non potranno non scendere in piazza. Grazie quindi a Federica e Matteo Festa che in questo lavoro hanno messo cuore e passione. In ogni singola scena, in ogni singola battuta si sentiva la convinzione di quello che si stava pronunciando. Tutto ciò fa bene alla “causa Orlandi”, ma fa bene anche a tutti noi, membri di una società in cui l’individualismo e l’egoismo sono “valori” che cercano di farsi strada sempre più. Grazie, Federica, per il tuo lavoro, per la tua interpretazione e per averci dimostrato che è ancora possibile dedicarsi al prossimo con abnegazione.
Mel
Hanno già scritto:
Lo spettacolo molto toccante è, forte della licenza poetica, un duro attacco al silenzio del Vaticano, parte questa particolarmente apprezzata dai familiari della vittima    Laura Landolfi, Il Riformista
Il volo delle farfalle è una vertigine che ci fa ridere amaramente ed indignare, un bell’esempio di teatro civile per non perdere del tutto la memoria, mai come oggi, destinata all’oblio. Gabriella Gallozzi, L’Unità
C’è l’intenzione di utilizzare il teatro per guardare in faccia un mistero, per conoscerlo meglio, per averne meno paura, mostrando dall’inizio alla fine e attraverso una puntigliosa analisi delle sentenze della Procura di Roma e delle interviste ai protagonisti, ai testimoni, ai familiari, lo scenario completo di questa mai risolta tragedia umana. Emilia Costantini, Corriere della sera
Un atto unico sconvolgente e lucido, in cui lo spettatore è coinvolto fino all’ osso, Tania Croce, Culturanet
La venditrice di souvenir, assolutamente il carattere più riuscito, che guarda la storia dall’esterno. Paola Polidori, Il Messaggero
Uno spettacolo che merita di essere visito perché realizzato con garbo; col garbo di chi vuol raccontare una storia senza sfruttarne i lati più oscuri ed inquietanti soltanto per rendere più appetibile la messa in scena.Camilla Barbieri, Recensito.net
Soffermarsi sul mestiere, sul talento innegabile di quest’attrice e della sua regia, è praticamente superfluo; basta assistere a questi sessanta minuti coinvolgenti, che non disdegnano neanche di suscitare sorrisi e commenti divertiti, senza mai perdere di vista quel filo rosso, accorato, legato al viso dolce di una ragazza scomparsa nel nulla, e al dolore e al ricordo di chi l’ha conosciuta. Un volo di farfalle lieve come il loro battito d’ali sottolinea i passaggi d’animo e d’intenzione delle molteplici interpretazioni della Festa, aiutata dalla sua fisionomia intensa e attenta. Luisa Monnet, Teatro.org
Questo è il vero teatro civile. Valentino de Luca, FUORI LE MURA. COM
Gli autori ringraziano Natalina Orlandi e Pietro Orlandi per il sostegno e il prezioso aiuto dato allo spettacolo.

emanuelaorlandi.altervista.org