lunedì 11 dicembre 2017

"Il futuro elettrico" di Nikola Tesla

domenica 10 dicembre 2017

Trump pronto a dichiarare Gerusalemme capitale d’Israele


L'annuncio del presidente Usa è previsto con ogni probabilità domani. I paesi arabi: "Avrà conseguenze pericolose". I palestinesi dell'Olp: "Colpo di grazia alla soluzione a due stati". Hamas invoca una "nuova Intifada". In stand by, almeno per ora, lo spostamento dell'ambasciata Usa nella Città santa


Gerusalemme (Foto: Reuters)

Gerusalemme (Foto: Reuters)
della redazione
Roma, 5 dicembre 2017, Nena News – L'amministrazione statunitense ha annunciato ieri di non aver ancora stabilito se trasferirà o meno l'ambasciata Usa a Gerusalemme, nonostante la data limite per prendere una decisione in merito sia stata ormai superata. "Nessun provvedimento sarà preso oggi. Decideremo nei prossimi giorni" ha detto laconicamente un portavoce della Casa Bianca.
Secondo la legge americana, essendo andati oltre i termini legali per firmare il rinvio, potrebbe essere ora il Congresso Usa a imporre al presidente di trasferire l'ambasciata a Gerusalemme. Non solo: il Congresso potrebbe anche tagliare i finanziamenti del Dipartimento di Stato se l'amministrazione americana non dovesse rispettare quanto previsto nell'"Atto dell'ambasciata di Gerusalemme" del 1995 che impone lo spostamento nella Città santa della sede diplomatica americana. Tuttavia, al momento, lo scenario più probabile è che i repubblicani (maggioranza al Congresso) diano qualche altro giorno di tempo a Trump per prendere la sua decisione finale sulla questione. Le opzioni che ha il presidente sono due: o dare luce verde al trasferimento dell'ambasciata rispettando così quanto ha più volte annunciato in campagna elettorale. O, scenario più concreto, rinviare la discussione di altri sei mesi come hanno fatto negli ultimi due decenni tutti i presidenti a stelle e strisce.
L'esitazione statunitense potrebbe essere stata in qualche modo influenzata anche dalle dichiarazioni di diversi attori mondiali e regionali. Ieri il presidente francese Emmanuel Macron avrebbe espresso a Trump la sua "preoccupazione" per l'eventuale mossa unilaterale di Washington di dichiarare Gerusalemme capitale d'Israele. Secondo il leader francese, il suo status "deve essere affrontato nei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi che devono dare vita a due stati, Israele e la Palestina, che vivano in pace e sicurezza l'uno a fianco dell'altro con Gerusalemme come capitale".
Dopo giorni di silenzio, ieri ha parlato anche l'Arabia Saudita. Riyadh, per bocca dell'ambasciatore saudita Khalid bin Salman, ha detto che qualunque annuncio americano sullo status della città senza un accordo definitivo sulla questione israelo-palestinese danneggerà il processo di pace e aumenterà le tensioni regionali. "L'Arabia Saudita – ha sottolineato – continua a sostenere il popolo palestinese e ciò è stato riferito all'amministrazione Usa". Le dichiarazioni di Macron e di Khalid bin Salman erano state anticipate domenica da quelle dei ministri degli esteri egiziano e giordano durante i loro incontri con il Segretario di stato Usa Rex Tillerson.
L'annuncio su Gerusalemme è previsto per domani: se Trump sembra "cedere" da un lato (e per il momento) sull'affair ambasciata, appare infatti molto intenzionato a riconoscere la città come capitale dello stato ebraico. Incluso il suo settore orientale (quello arabo) occupato dall'esercito israeliano nel 1967 e rivendicato dai palestinesi. La questione sarà al centro della riunione di "emergenza" convocata per oggi dalla Lega araba. Un simile vertice è stato convocato anche dall'Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC).
Gli ufficiali palestinesi di Ramallah hanno ribadito in questi giorni come questo riconoscimento metterebbe fine ai negoziati di pace. Il portavoce del presidente Abbas, Nabil Abu Rudeinah ha dichiarato sabato che una eventuale decisione di Trump in tal senso rappresenterebbe uno sviluppo pericoloso che destabilizzerebbe la regione mediorientale. Per Husam Zomlot dell'Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) tale atto sarebbe "il colpo di grazia alla soluzione a due stati" e avrebbe "conseguenze catastrofiche". Dal canto suo, invece, Hamas ha invocato "una nuova Intifada" per fermare questa "cospirazione". Abu Mazen e il leader islamista, Ismail Haniye, si sono trovati d'accordo sulla necessità di tenere una manifestazione a Gerusalemme che "unifichi gli sforzi del popolo palestinese".
La Giordania, che si proclama custode dei luoghi santi islamici di Gerusalemme, con il suo ministro degli esteri Ayman Safadi ha parlato di "pericolose conseguenze" politiche qualora l'annuncio di Trump dovesse essere implementato. Incontrando a Washington domenica il Segretario alla difesa Usa James Mattis, il re giordano Abdallah ha spiegato che questa decisione americana rafforzerà i gruppi terroristici attivi in Medio Oriente e farà collassare l'iniziativa di pace a cui sta lavorando l'amministrazione Trump.
Quel che non spiega il re è però in che cosa consista questa "iniziativa di pace" trumpiana. L'annuncio di Gerusalemme come capitale d'Israele, infatti, rientra in un piano più grande previsto dall'amministrazione Usa con cui gli americani provano a ridisegnare il Medio Oriente in chiave anti-Iran attraverso una stretta alleanza tra Israele e Arabia saudita. In tale scenario, la questione palestinese diventerebbe ancora più marginale rispetto al conflitto contro il "nemico sciita".
La normalizzazione dei rapporti tra lo stato ebraico e i paesi arabi è ormai sempre più alla luce del sole. La monarchia saudita nega però qualunque "normalizzazione" con Tel Aviv e smentisce le ultime rivelazioni del New York Times secondo cui il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe chiesto al presidente palestinese Abbas di proclamare il villaggio di Abu Dis (nel governorato di Gerusalemme, oltre il Muro costruito da Israele in Cisgiordania) capitale di un futuro stato di Palestina in cambio di cospicui aiuti finanziari. Una proposta simile fu avanzata nel 1995 proprio dallo stesso Abbas e dall'ex ministro israeliano Beilin. Abu Dis, si disse allora, sarebbe diventata la "capitale temporanea" della Palestina. La realtà avrebbe raccontato poi un'altra storia, eppure ad Abu Dis i lavori di costruzioni del Parlamento palestinese furono davvero avviati. Nena News

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sabato 9 dicembre 2017

Vincenzo Agostino: ''L'assassino di mio figlio è dentro lo Stato, non si è voluto cercarlo''


agostino nemo video

L'intervento a "Nemo"
di AMDuemila - Video
"L'assassino di mio figlio non ha mai pagato per quello che ha fatto perché non l'hanno voluto cercare. Perché l'assassino è dentro lo Stato, dentro agli uomini deviati dello Stato". Vincenzo Agostino, il papà del poliziotto Nino, ucciso davanti ai suoi occhi assieme alla moglie il 5 agosto 1989, torna a chiedere giustizia. Ieri sera è intervenuto alla puntata di Nemo - nessuno escluso, la trasmissione condotta da Enrico Lucci e Valentina Petrini andata in onda su Rai 2. Un racconto commovente il suo, in una puntata che ha visto come ospiti la giornalista Bianca Berlinguer e l'attore Giampaolo Morelli.
Agostino, che ha deciso di non tagliare più barba e capelli fin quando non avrà giustizia, ha detto con forza: "Mio figlio è stato ucciso 40 giorni dopo il fallito attentato all'Addaura. Sono forse l'unico padre vivente che ha visto uccidere il figlio davanti ai propri occhi. Ricordo bene quei colpi di proiettile che maledettamente entravano nel corpo di mio figlio. Lui mi chiamava mentre trascinava la moglie per terra per proteggerla. Io correvo verso di lui per non farlo cadere. Lei, giovane donna di 19 anni, dice a quei bastardi che hanno ucciso mio figlio 'io so chi siete'. E questi sparano anche a lei". "Prima che venisse il medico legale sono passate ore - ha ricordato ancora - Poi hanno trovato un biglietto addosso a mio figlio dove era scritto: 'se mi succede qualcosa andate nel mio armadio'. Nessuno mi ha mai detto cosa vi fosse. Cosa hanno trovato? Chi c'era sugli scogli all'Addaura? Io ancora non ho verità e giustizia".
Agostino ha anche ricordato il giorno in cui un uomo, con la "faccia da mostro", venne a chiedere notizie del figlio tempo prima dell'omicidio. "Lui era partito in viaggio di nozze e viene questo uomo che ho definito 'faccia da mostro'. Ci sono voluti 26 anni per poterlo cercare. Alla fine l'ho trovato e l'ho riconosciuto in un confronto all'americana all'aula bunker dell'Ucciardone. Questo uomo è stato lasciato libero ed è morto il 21 agosto. Si chiamava Giovanni Aiello, stroncato da un infarto. Che posso pensare io? Che è un infarto vero o un infarto di Stato?". 
Infine, quando Lucci gli ha chiesto se riuscirà mai a tagliarsi i capelli e la barba, ha risposto: "Io me lo auguro ma non più per me, ma per i giovani che sono il presente. Loro devono costruire il domani".


venerdì 8 dicembre 2017

Thomas Torelli newsletter: verso Choose Love! ❤

Choose Love è possibile grazie a voi!

Grazie al contributo di 479 sostenitori, in un mese siamo arrivati al 51% dell'obiettivo per la campagna di raccolta fondi (crowdfunding) di Choose LoveAbbiamo ancora 19 giorni (fino al 17 dicembre) per raggiungere l'obiettivo. Ancora tanto lavoro ci attende per completare l'opera, ma siamo carichi di energia! 
⚠ AGGIORNAMENTO DI AVANZAMENTO LAVORI
Venerdì 1 dicembre due splendide interviste, all'ex magistrato Gherardo Colombo e allo scrittore Ivan Nossa, autore di "Il Potere e la Magia della Gratitudine"Abbiamo ancora tanti progetti in cantiere e tutto questo sarà possibile grazie ai contributi finora ricevuti sulla piattaforma Indiegogo. Rimanete collegati, presto nuovi teaser :D
La strada è ancora lunga e abbiamo bisogno del tuo contributo per arrivare al cuore delle persone. Dalla pagina della campagna puoi pre-ordinare il DVD e scegliere il premio che preferisci. Più siamo, più daremo il segnale che la reLOVution non è solo il sogno di un piccolo gruppo di visionari, ma di migliaia di "guerrieri della luce" che, consapevoli del potere delle proprie scelte e delle loro azioni, decidono di essere parte attiva del cambiamento.

Sostieni Choose Love
contribuisci al potere dell'amore!
Diventa co-creatore anche tu!
Ecco il trailer nuovo di Choose Love!

Eventi per Choose Love a dicembre:

Giovedì 7 dicembre ad Aosta* di nuovo insieme  Emiliano Toso (che comporrà la colonna sonora di Choose Love a 432Hz) e Thomas Torelli per l'evento "RELOVUTION A 432Hz. Scegli l'Amore per nutrire l'Anima".
E ancora, Sabato 9 dicembre a Venezia* con alcuni dei protagonisti del film,  Ivan Nossa e Claudio Pagliara, che insieme con Thomas Torelli sveleranno alcune anticipazioni sulle loro interviste. 
Ed infine, a chiusura della campagna di crowdfunding, Martedì 12 dicembre Thomas Torelli sarà a Parma* a raccontarci come l'amore può davvero cambiare il mondo. Una vera e propria festa, ricca di ospiti e sorprese.
*Tutti gli eventi sono finalizzati alla realizzazione del film. Noi ce la stiamo mettendo tutta e speriamo col vostro aiuto di portare il film in tutte le sale d'Italia il prima possibile.

Affrettati, prenota ora il tuo posto:
 
Aosta 7 dicembre
Venezia 9 dicembre
Parma 12 dicembre

Tutti i prossimi eventi:

  • Domodossola (VB) – venerdì 1 Dicembre 2017: proiezione di "Food ReLOVution" e dibattito col regista Thomas Torelli
  • Omegna (VB) – sabato 2 Dicembre 2017: proiezione di "Pachmama" e dibattito col regista Thomas Torelli
  • Trevi nel Lazio (FR) - martedì 5 Dicembre 2017: Proiezione di ""Un Altro Mondo" e dibattito con Thomas Torelli
  • Ariccia (RM) – mercoledì 6 Dicembre 2017: proiezione di "Un Altro Mondo" e dibattito col regista Thomas Torelli
  • Aosta – giovedì 7 Dicembre 2017: Convegno "Relovution a 432Hz" con Thomas Torelli ed Emiliano Toso
  • Venezia – sabato 9 dicembre 2017: Evento raccolta fondi Choose Love con Ivan Nossa, Claudio Pagliara e Thomas Torelli
  • Parma – martedì 12 dicembre 2017: Conferenza del regista Thomas Torelli "Da Un altro mondo a Choose Love"
  • Cognola ai Colli (VR) – venerdì 15 dicembre 2017: proiezione di "Un altro Mondo"
Guarda tutti i dettagli

Food ReLOVution alla conquista del mondo!

Care Amiche e cari Amici, La relovution non ha confini :D Siamo felicissimi ed onorati di comunicare che venerdì 22 dicembre Food Relovution sarà lanciato nel mondo con la versione in inglese (anche per i non udenti) sulla piattaforma di streaming 'on demand' Food Matters TV.

Su FMTV puoi guardare in streaming una vasta raccolta di documentari sulla salute ed il benessere, video ricette, lezioni di yoga, interviste a tanti esperti e molto altro, quando e come vuoi. Con nuove uscite settimanali e il 70% di contenuti unici, non sarai mai a corto di ispirazione per la salute. Puoi guardare FMTV comodamente dal tuo computer, iPhone, Apple TV, iPad e Roku, oppure sulla tua televisione usando l'app di Apple TV, Roku o collegando un cavo HDMI dal tuo computer alla tua televisione.
"Pensalo come il Netflix per documentari relativi alla salute"
 - Joe Cross (Fat, Sick & Nearly Dead)

Se avete voglia di avere a portata di un click tanti contenuti interessantissimi date un'occhiata e se vi va, avvisate i vostri amici nel mondo che ora potrano vedere la versione internazionale di Food ReLOVution online
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Approfitta delle Offerte di Natale!

Care Amiche e cari Amici, a Natale aiutateci a diffondere consapevolezza regalando ai vostri amici e parenti una nuova visione del mondo. Scopri tutte le incredibili offerte natalizie disponibili sul nostro sito.
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Ricordati che siamo qui per qualsiasi domanda o dubbio, scrivici e ne saremo felici di poterti aiutare. Uniti ce la possiamo fare! Unisciti a noi e sii parte del cambiamento. Scegli l'amore per cambiare il mondo.
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mercoledì 6 dicembre 2017

All'ONU, l'incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà, di Thierry Meyssan

Mentre i presidenti Putin e Trump fanno progressi sulla questione siriana, gli alti funzionari statunitensi all'ONU sono impegnati in un braccio di ferro con la Russia. Rifiutandosi di indagare su un crimine, giudicato tale a priori, hanno provocato non uno, bensì quattro veti al Consiglio di Sicurezza. Secondo Thierry Meyssan, il comportamento schizofrenico degli Stati uniti sulla scena internazionale attesta la divisione dell'amministrazione Trump e, al tempo stesso, il declino dell'imperialismo americano.


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Adottando lo stesso atteggiamento del suo lontano predecessore, Adlai Stevenson, durante la crisi dei missili cubani, Nikki Haley ha denunciato l'incidente di Khan Shaykhun mostrando come prova fotografie raccapriccianti. "Prove" la cui autenticità il Meccanismo d'inchiesta congiunto Onu-OPAC [Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, ndt] si è tuttavia rifiutato di certificare. Si noti che il falco Jeffrey Feltman è seduto accanto all'ambasciatrice.

lunedì 4 dicembre 2017

Suicidio Conti, c’è anche una inchiesta per fuga di notizie sulle lettere

    PESCARA. La procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un procedimento penale nei confronti di ignoti per il reato di rivelazione segreto di ufficio in relazione alla divulgazione su organi di stampa il 19 novembre 2017 di parte del contenuto del manoscritto rinvenuto dai Carabinieri nell'autovettura dell'ex generale Guido Conti, divulgazione avvenuta prima della consegna di copia della lettera ai familiari ed alla Procura.

Conti si è suicidato il 17 novembre con un colpo di pistola.
La sera del 18 novembre l'agenzia di stampa nazionale AdnKronos pubblica ampi stralci delle lettere: «da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perché tra i tanti atti, ci sono anche prescrizioni a mia firma. Non per l'albergo - insisteva - di cui non so nulla, ma per l'edificazione del centro benessere, dove solo poi appresi non esserci state vittime. Ma ciò non leniva il mio dolore. Pur sapendo e realizzando che il mio scritto era ininfluente ai fini della pratica autorizzativa mi sono sempre posto la domanda: potevo fare di più?»...

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sabato 2 dicembre 2017

Mangiafuoco: Emanuela Orlandi. Quarta puntata.

Condotto da: Angela MariellaSandrone Dazieri e Camilla Baresani. Regia di Luca Raimondo. In redazione: Mimmi MicocciMaria Cristina CusumanoLaura Nerozzi e Cristiana Affaitati. A cura di: Angela Mariella.


Mangiafuoco
Mangiafuoco
© RAI 2017 – tutti i diritti riservati.
Quarta puntata. Mangiafuoco del 19 ottobre 2017
Quella che vi stiamo raccontando è una brutta storia e vi confesso che da quando siamo entrati nella caverna di Mangiafuoco, mai viaggio mi è stato più crudele e adesso, se avrete il cuore continuare a leggere, toccheremo veramente il fondo. Perché il mistero di è diventato sempre più difficile da raccontare, perché quello che vi stiamo raccontando non è un mistero qualunque. La protagonista, suo malgrado, è una ragazzina di 15 anni che nel 1983, quando tutto ebbe inizio, aveva tutta la vita davanti. E' bella, simpatica, felice. Felice come lo siamo stati tutti a quell'età, in cui niente ti fa paura perché tutto deve ancora succedere e ad Emanuela non sa proprio quello che le sta per succedere, il 22 giugno del 1983. Nella sua vita non c'è un fidanzato consumato dalla gelosia, non c'è una rivale mangiata dall'invidia, non c'è rabbia in questa storia, non c'è disperazione, non c'è ossessione, non c'è alcun sentimento fuori controllo. No, in questa storia tutto, ma proprio tutto, è sotto controllo. Un controllo strettissimo, mantenuto con lucidità e pazienza e infatti, dopo 35 anni, per la verità non ci sono ancora spiragli e l'unico sentimento che trova spazio in questa storia, è il dolore di una famiglia che ha perso il suo frutto più bello e ancora non sa perché. O meglio, di perché in questa storia ce ne sono fin troppi. L'ultimo è arrivato qualche settimana fa. Vero o falso? Cos'è quel dossier su Emanuela Orlandi? Domanda che pesa su un documento che, tra voci e spese per vitto alloggio in un pensionato a Londra, cure mediche e infine il rientro della salma in Vaticano nel 97, racconterebbe, il condizionale è obbligatorio, una inquietante e inedita versione della storia di quella ragazza scomparsa nel nulla 34 anni fa. Ma guardiamo questo documento su Emanuela Orlandi pubblicato dal quotidiano La Repubblica grazie al giornalista Emiliano Fittipaldi. Sono poche pagine e si leggono in fretta, lasciandoti addosso la sensazione di vuoto, come addentare un pollo di gomma. In questo elenco di spese per gestire il caso Orlandinon ci sono firme, timbri, pezze d'appoggio, numeri di conti correnti, fatture e ricevute, (posto che il Vaticano si usano non ne ho la minima idea), però racconta la storia della Orlandi attraverso un'altra visuale, quella dei soldi. Come diceva il giudice Falconebisogna sempre seguire i piccioli per trovare la verità, sempre che ne esista una sola. La storia del giornalismo in fondo è la storia delle patacche. Così, a memoria, ricordo finti diari di Mussolini, il mercurio rosso, l'autismo procurato dai vaccini, le armi batteriologiche, l'intercettazione del governatore Crocetta, ma sicuramente voi ne avete in mente altri che ho rimosso. Di fronte una patacca ben confezionata, spesso ci caschiamo, perché ci racconta quello che già crediamo di sapere e mette in bella le nostre idee, ci tranquillizza e i giornalisti si preoccupano sempre meno delle smentite e sempre di più di arrivare in tempo a uno scoop prima degli altri.


Emiliano Fittipaldi

"L'importanza di questo documento, il motivo per cui il sottoscritto,ma anche Il Corriere della Sera, che ha fatto lo scoop prima di me ,in realtà lo ha pubblicato,è perché è un documento interno,che viene dall' interno del Vaticano. Questo documento quindi, di cui  non conosciamo l'origine, ma è chiaramente un apocrifo, è fatto molto bene .Ha una serie di messaggi in codice, che a mio modesto parere, manda probabilmente per ricattare, per minacciare pezzi della gerarchia probabilmente vicino al mondo di Wojtyla ,che conosce forse meglio quella storia".
Illazioni. Nient'altro che illazioni, questo è tutto quello che possiamo fare se leggiamo il documento diffuso dal giornalista Emiliano Fittipaldi. Si tratta di una lettera di cinque pagine datata marzo 1998, cioè 15 anni dopo il rapimento di Emanuela Orlandi. E' indirizzata dal Cardinale Lorenzo Antonetti, Capo dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, al cardinale Giovanni Battista Re, allora Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato Vaticana e a Jean Louis Tauran, a capo della Sezione Pontificia Rapporti con gli Stati. La lettera intitolata "Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi, Roma 14 gennaio 68 " cioè la sua data di nascita. Alla lettera avrebbero dovuto essere allegate circa duecento pagine con fatture e ricevute, che però non sono state consegnate a Fittipaldi.  La prima cosa che viene in mente, dopo aver scorso la fotografia scurita di questa lettera, sembrerebbe la copia di un fax, uno di quelli impressi su rotolo di carta chimica, una lettera composta con caratteri che sembrano non di un programma per computer, bensì  scritti con una più arcaica macchina da scrivere, è che si tratti dell'ennesimo depistaggio e macchinazione. Ormai la storia dei 34 anni inutilmente trascorsi dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, ci ha abituato a non credere più a nulla.


Orlandi muro bambole
Pietro Orlandi

"Secondo me è stato sbagliato il modo di farlo uscire. Io sapevo dell'esistenza di questi fogli e del contenuto e di quello che c'era scritto,ma non li avevo mai visti .Quando sono uscite quelle di Fittipaldi, quelli che ha fatto uscire Fittipaldi,ho avuto conferma di quello che mi era stato detto circa un  anno prima.Io non sapevo che li stava cercando anche lui. Io devo dire che c'è stata troppo fretta da parte dei media o dei giornalisti,da parte del Vaticano di dire subito è un falso, è ridicolo, è una bufala , eccetera eccetera. Secondo me ha un valore, io non so se sia originale nel senso scritto effettivamente  dal cardinale Antonetti all'epoca, oppure  sia stato fatto più di recente, però sicuramente non è un documento scritto tanto per scriverlo, falso e messo là dentro.  Ci sono delle parti di verità, secondo me, là dentro. C'è qualcosa d'importante e io non riuscirei ad escluderlo e gettarlo nel cestino come falso e basta. Se stava là c'era un motivo secondo me."
Perplessità legittime a cui Fittipaldi, indirettamente dai microfoni di Zapping su Radio Uno risponde così :
"Questi  documenti, sia i Vatileaks il primo di questo da protagonista e altri giornalisti, sia di Vatileaks numero due tutti i documenti ricordo veri, mai smentiti dalla prima all'ultima riga, sono utilizzati ovviamente per guerre interne, guerre tra bande interne. Io penso che anche questo documento apocrifo, che esce adesso e che l'averlo pubblicato smina comunque qualsiasi forma di ricatto possibile, una volta che tu pubblichi una roba del genere, serve come arma di ricatto, arma di minaccia, arma per mandare messaggi, e forse però arma però per dire attenzione noi qualche informazione su questa vicenda così scandalosa noi la conosciamo."
Minacce, depistaggi, sminamenti, tutte le parole che queste carte fanno venire in mente evocano un'unica immagine: i Corvi sono tornati a volare bassi sul Cupolone.
Se non vivete a Roma, non potete capire quanto la vicenda di Emanuela Orlandi sia  inscritta nelle sue mura antiche, anche 34 anni dopo. Non lo capivo nemmeno io prima di trasferirmi vicino Saxa Rubra e scoprire che Roma non è una città, ma una nazione a sé. Grande con la provincia, un quinto della Svizzera e con metà dei suoi abitanti, uniti da un essenza che va oltre la posizione geografica e diventa sangue, costume, lingua. Di questa nazione il Campidoglio è la capitale e le varie zone sono altrettante città che si attraversano superando invisibili frontiere, con regole, abitudini differenti. Con centri di attrazione, piazze quasi sconosciute a chi non è nato da quelle parti. A Roma però, tutti sanno che il cuore, le cui pulsazioni danno il ritmo che tutti percepiamo sottopelle, è nascosto dietro le mura vaticane e la scomparsa di Emanuela Orlandi con il balletto delle maschere delle menzogne, degli americani e dei criminali sepolti in gran segreto, lo ha fatto sanguinare. Quella ferita è ancora aperta, ancora genera dolore e sgomento.
Ma torniamo al nostro documento. Nell'intestazione c'è scritto Sua riverita eccellenza arcivescovo Giovanbattista Re, tenete a mente questo nome è il primo chiodo che mettiamo. Lui è vivo, ha smentito subito tutto e sta per chiamarci, ve lo racconteremo più avanti. Per ora continuiamo a leggere : pc, per conoscenza sua riverita eccellenza arcivescovo Jean-Louis TouranRe e Touran erano fra i più stretti collaboratori di papa Wojtyla. Segretario di Stato Vaticano in quel tempo era Agostino Casaroli, è un altro chiodo, lui non c'è nell'intestazione, ma lui c'è in questo documento. Anche questo è un quadro che dovremmo attaccare più avanti, ma io continuo a leggere, sono al titolo Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato Città del Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi, c'è anche la data di nascita, Roma 14 gennaio 1968. Chissà, l'hanno messa, forse, per non incorrere in errori di omonimia e infatti Emanuela è nata proprio quel giorno. Se fosse viva Emanuelaoggi sarebbe una donna di quasi 50 anni, ma Emanuela è morta, almeno questo è quello che abbiamo sempre pensato tutti e invece, questo documento, proverebbe il contrario.
La lettera indica che il Vaticano avrebbe investito 483 milioni per tenere nascosta Emanuela tra il 1983 e il 1997. Quattordici anni per finanziare andirivieni preteschi Roma-Londra, inclusi 21 milioni di lire assegnati alla voce attività generale trasferimento presso Stato Città del Vaticano con relativo disbrigo pratiche finali. Quattordici anni in cui Emanuela avrebbe vissuto nascosta da preti e suore a Londra, avrebbe partorito un figlio della colpa e infine sarebbe morta e il suo cadavere sarebbe stato rimpatriato in Vaticano, ovviamente in segreto. Illazioni dunque, ma nessuna certezza. Insomma, come nelle peggiori pagine di storia, tutto è vero e niente è vero. Come quella prima spesa che il Vaticano avrebbe dedicato ad Emanuela. Nel documento c'è scritto pagamento di 450 mila lire versati ad una spia presso l'atelier di moda delle sorelle Fontana. Non è vero ma è vero o è vero il contrario? È vero ma non è vero.
La prima voce del documento pubblicato da Fittipaldi riguarda il pagamento di 450 mila lire a una fonte investigativa presso "Atelier di moda sorelle Fontana". Torniamo allora alle 19:00 del 22 giugno 1983, quando Emanuela, appena terminata la lezione di flauto traverso e subito prima di uscire dalla scuola, chiama da un telefono a gettoni la sorella Federica, allora ventunenne, per riferirle che un uomo le ha proposto di fare propaganda ai cosmetici americani Avon durante una sfilata delle celebri sorelle Fontana a Palazzo Borromini. Le sorelle Fontana, un marchio di moda che ha simboleggiato l'eleganza femminile, prima e dopo gli anni ruggenti della Roma della Dolce Vita contribuendo a renderla chic e internazionale, smentiranno poi, di aver mai autorizzato alcuna dimostrazione di cosmetici durante una propria sfilata.
La prima cosa che salta all'occhio è che le spese sono cominciate nel gennaio del 1983. Visto che Emanuela Orlandi è sparita sei mesi dopo, se il documento fosse vero significa che la ragazza era già sotto osservazione dalle strutture della security Vaticana. Si inizia con un pagamento con "Fonte investigativa presso l'atelier di moda sorelle Fontana di 450 mila lire" poi spiccioli a varie fonti sino ad arrivare a una voce inquietante Spostamento che costa 4 milioni. Da qui saltiamo a Londra dove risultano pagate le rette vitto e alloggio presso il 176 di Chapman Road, un luogo che da Google Maps, sono andato a controllare, risulta un giardinetto con una bici parcheggiata, ma forse ai tempi era altro oppure hanno sbagliato il numero della via. Poi si arriva a pagamenti per cliniche, visite ginecologiche, visite mediche, viaggi di luminari, alti prelati venuti direttamente da Roma.
Mettendo insieme i puntini sembra la pezza di appoggio di una delle teorie sulla scomparsa della Orlandi che si è sussurrata per anni, quella che diceva che all'interno del Vaticano ci si divertisse a fare orge e balletti verdi. Emanuela Orlandi, presa con la forza o ingannata o drogata, sarebbe stata portata ad uno di questi festini rimanendo incinta per lo stupro di un alto prelato. Una volta rimasta incinta sarebbe stata portata a Londra per partorire, dove sarebbe rimasta sino a morte naturale per malattia o altro. Dopo la sua morte, avvenuta, secondo il documento, nel 1997, i servizi segreti Vaticani l'avrebbero riportata indietro. La voce recita attività generale trasferimento presso lo Stato Città del Vaticano con relativo disbrigo pratiche finali lire 21 milioni.  Pratiche finali, ovvero il trasporto di un cadavere per la sepoltura in Vaticano, almeno questo è quello che ci viene da pensare, insieme al cadavere dell'ex membro della Magliana Enrico De Pedis detto Renatino, anche se quando la tomba è stata aperta, come tutti sapete, c'erano solo le ossa del titolare.  Così parliamo noi, ma che cosa ne pensa del documento l'avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò?


Laura Sgrò

"E' un falso, capiamoci, un documento di quella natura non può mai passare per documento originale.  Quando io dico che si tratta di un falso bisogna capire se totalmente falso il contenuto o se veicola qualche voce che in qualche modo può essere veritiera. E' chiaro, è un documento che non ha nessuna caratteristica, sia dalla modalità di scrittura sia […] di contenuti, che nulla a che vedere con la scrittura vaticanese e documenti ufficiali quindi quantomeno non è un documento ufficiale . Bisogna capire se c'è qualcosa che sia in qualche modo ricollegabile al vero. Comunque il grosso interrogativo è  anche se fosse un falso perché viene utilizzato il nome di Emanuela Orlandi per veicolare forse qualche ricatto, qualche informazione . Questa  è una cosa che credo la famiglia abbia il sacrosanto diritto di sapere …."
A questo punto della storia, inganniamo le menti. E' un gioco e dura poco, il tempo di un racconto a metà tra verità e bugie. Dimenticatevi tutto quello che vi abbiamo detto finora e cioè che il documento non è autentico. Proviamo a immaginare cosa sarebbe successo se quel documento fosse un documento vero. Cosa sarebbe stata la vita di Emanuela dal 22 giugno del 1983, se tutto quello scritto in quelle carte, fosse vero?
Secondo Fittipaldi che ha cercato di ricostruire seguendo le indicazioni del documento, le tappe dell'allontanamento di Emanuela da Roma, la ragazza sarebbe stata trasferita tra il 1983 e il 1985 in un ostello al 176 di Chapman Road a Londra. Il Vaticano avrebbe pagato vitto e alloggio per 8 milioni di lire. Con quegli otto milioni, ai tempi, si copriva circa un anno di alloggio. Seguono poi spese febbraio 85 febbraio 88. Vi si trovano ben 18 milioni di lire  per il trasferimento e permanenza del commendator Camillo Cibin o Cibìn, presso 6 Ellerdale road. A quell'indirizzo si trovano ancora oggi le suore Marcelline che gestiscono una scuola di inglese per ragazze straniere. Tuttavia secondo l'attuale direttrice suor Giuliana Carrara è improbabile che un uomo abbia dormito nel refettorio, comunque, in tutto, il Vaticano avrebbe pagato 128 milioni di lire. A quei 18 se ne aggiungono altri 20 per anticipo pagamento retta forfettaria. Poiché il documento è quasi sicuramente un falso, possiamo lanciarci nelle illazioni senza tema di dire cose assurde. E' tutto assurdo nella vicenda di EmanuelaOrlandi. In pratica possiamo pensare che la presunta Emanuela si trovasse male dai padri Scalabriniani e sia stata trasferita dalle Marcelline.
Insomma ci sono conventi, convitti, collegi, rette mensili, rette forfettarie, rette omnicomprensive. Potrebbe sembrare tutto normale, una normale studentessa all'estero se non fosse che è un violento dramma  e se non fosse che tutto questo è niente rispetto a quello che stiamo per leggere nelle ultime righe. Tre milioni di lire versati alla clinica Saint Mary Hospital Campus Imperial College London, a  Roma avrebbero detto una clinica ginecologica. Il documento allude a complicazioni gestazionali o ginecologiche tra il 1988 e il 1993 sono registrati ben 3 milioni per saldare il conto della clinica St. Mary's Hospital Campus Imperial College di Londra. Ci sono poi le competenze della ginecologa Lesley Regan. La Regan esiste, è viva, è vera, è laureata a Cambridge e  specializzata in gravidanza a rischio e problemi dell'infertilità.  Non ricorda di aver mai conosciuto una Emanuela Orlandi, sempre che la presunta Emanuela non usasse uno pseudonimo. Se la donna di cui parla il documento fosse Emanuela, a quel punto sarebbe stata una ventenne viva e vegeta che avrebbe probabilmente partorito un bambino, magari il figlio di un Cardinale assatanato di sesso.
Nel dossier viene tirata in ballo anche la gendarmeria Vaticana. Fino a poco tempo fa le uniche informazioni che avevo, erano che Pierfrancesco Favino ne aveva interpretata una nel film Angeli e Demoni. Adesso ne so di più. Intanto è un corpo civile ma militarmente organizzato. E' l'unico Corpo di Polizia dello Stato Vaticano e assolve a tutti i compiti di polizia, da quella giudiziaria a quella stradale, di frontiera, doganale tributaria, mortuaria eccetera eccetera. Tramite l'Interpol, collabora con gli uffici di intelligence di tutto il mondo, soprattutto quando il Papa è in viaggio. Dentro il Vaticano, invece, della sicurezza del Pontefice si occupano le guardie svizzere, un'altro corpo molto interessante. Se un  cittadino Vaticano commette  un reato fuori dei confini se ne occupa la polizia locale, secondo le leggi internazionali, salvo se sia un pubblico ufficiale.  In quel caso se ne occupa direttamente il Tribunale Interno e se la persona in questione viene giudicata colpevole può essere rinchiusa nelle camere di sicurezza vaticane, che non sono un vero e proprio carcere, ma funzionano più o meno nello stesso modo. Attualmente le celle di sicurezza sono vuote, almeno è quello che dicono.
In questa storia abbiamo anche messo dei chiodi. A quei chiodi dobbiamo ancora appendere dei quadri. Il primo, ha la faccia tonda di Monsignor Agostino Casaroli nel gioco dei se Sua eminenza reverendissima Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli avrebbe commissionato una fantomatica attività ad un fantomatico comando numero uno, ma i poverini che stanno facendo la lista della spesa e che quindi stanno compilando questo resoconto, non sanno quanti milioni siano stati spesi per codesta fantomatica attività. Quello che possiamo dirvi noi è che a un certo punto, nel caso di Emanuela, si ritaglia uno spazio proprio lui, Monsignor Casaroli. Entra in un'intercettazione chiamato con un numero in codice, risponde al telefono una suora che pare sapere tutto.
 C'è anche un altro personaggio in questo resoconto, un personaggio del Vaticano che abbiamo lasciato lì in sospeso ad attendere. Resta da dire chi fosse quel Camillo Cibin o Cibìn, mandato a Londra presumibilmente per aiutare Emanuela nello spostamento da un indirizzo all'altro. Responsabile dell' Ufficio Vigilanza della Città del Vaticano, era l'uomo di fiducia di papa Wojtyla, era colui che aveva catturato Ali Agca  rincorrendolo subito dopo l'attentato al papa in piazza San Pietro. Ed era colui che a Fatima aveva bloccato, l'anno seguente, un sacerdote fanatico che voleva accoltellare il Papa, ed era comunque colui che lo seguì in ognuno dei suoi più di cento viaggi. Insomma quando c'era da proteggere qualcuno di prezioso o di scottante, eccolo allora spedito a Londra per collaborare al presunto trasloco di Emanuela. L'ultimo chiodo della nostra storia ha la voce flebile di Monsignor Giovan Battista Re. Ricordate? E' lui l'intestatario del resoconto, è lui che avrebbe dovuto sapere che per la cittadina Emanuela Orlandi nata a Roma il 14 gennaio del 1968, il Vaticano aveva speso tutti quei soldi, voce per voce, milione dopo milione, per anni, per tenerla nascosta in vita e in morte. Di lui prima vi facciamo sentire cosa dice Ali Acga, torna sempre nella nostra storia l'attentatore del Papa.
Ali Agca
Monsignor  Re è uno dei pochi protagonisti ancora vivi di questa triste vicenda e noi il Monsignor Re lo abbiamo cercato. Lo abbiamo cercato per offrirli quello che abbiamo di più caro, un microfono. Un microfono, ottimo per ripetere quello che in fondo aveva già detto, appena uscito il documento di FittipaldiQuel documento è falso, io non l'ho mai visto e noi lo abbiamo cercato, abbiamo cercato Monsignor Re e lui ci ha chiamato. Ha chiamato Maria Cristina Cusumano, con una voce gentile ha detto …mi scusi signorina io sono anziano, è passato tanto tempo, quel documento non l'ho mai visto. Mi dispiace ma non voglio parlare al microfono, perché sono un povero vecchio ,mi dispiace però per la famiglia. E' stata gentile a cercarmi… E'finita così, tutto vero. Almeno di questo siamo sicuri.


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